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Il caso Unipol

Tutti uguali?

Riflessioni in breve sul caso Unipol-BNL.

 

Cerchiamo di capirci: hanno voluto essere uguali con la trasformazione in Spa, il collocamento in borsa, le scalate alle Banche d’interesse nazionale, il ruolo dei manager-padroni. 

E le Coop? Coinvolte in crack colossali (ARGENTA – Ravenna); in affanno per investimenti azzardati sull’immobiliare speculativo (Cooper-Chianti un esempio tra tanti) hanno voluto essere “uguali” anche per il lavoro flessibile e precario.

Il salto. L’accumulo di capitali porta a disegni “industriali”. Unipol ritiene di poter partecipare al riequilibrio dei grandi poteri finanziari. E qui le cose vanno interpretate bene.

Perché Unipol (e parte dei DS) si sono affiancati a Fiorani – Gnutti – Ricucci? Probabilmente ritenendoli meno obbliganti di altri.

Per entrare nel dettaglio si tratta di orientarsi tra due schieramenti, l’Assoimmobiliare con Puri Negri, Gabetti, Solari del Borgo, è la tradizione che proviene dal Piemonte, la Confimmobiliare presieduta da Ricucci, con Caltagirone come massimo supporter, è l’ambizione che risale da Roma e punta su Milano.

Due ambizioni, la sinistra non più sinistra e il palazzinaro non più  burino, si accostano e tentano la scalata.

Lotta dura senza paura. Ma la paura in altri fa novanta ed è scatenante. Passo dopo passo vengono raccolte prove; di che cosa? Di comportamenti perseguibili se non coperti.

Altri possono – restando nell’ombra e rispettando i fratelli maggiori – crescere in modo esponenziale. Da manuale sono le performance di Zunino che sta al suo posto senza sgomitare. Non fa notizia il cinquantenne per i tabloid scandalistici, non frequenta attrici, né tiene corte.

 

Ritorniamo ai DS. Aspirano a rappresentare quello che fu la DC nell’altro cinquantennio; non da soli, ma loro al centro. E i soldi? O più correttamente, dove stanno le motrici che producono lasciano il segno ad un’intera fase?

La direzione di marcia possibile per il blocco sociale di riferimento, una volta smantellata l’economia di Stato potrebbe essere rappresentata dai fondi pensione cogestiti dai sindacati confederali con l’interconnessione di un potente pool bancario; con questi pilastri si potrebbe scegliere, premiare, aggregare, costruire un assetto politico non effimero.

Sui fondi pensioni e l’uso del TFR lo scontro è stato spasmodico e non ha portato ad una svolta; è tutto rimandato. Lo stesso Maroni che riteneva di poter affidare alla Lega una parte sostanziosa del bottino è restato al palo.

La scalata alla BNL finisce in rotta; si dividono i compagni. I toscani mollano (Monte dei Paschi, Vannino Chiti si demarcano da Unipol); i DS e l’intero centro sinistra vanno verso le elezioni con la pelle scoperta.

Vittoria di chi? Dei soliti noti. Quelli che hanno di volta in volta affrontato e affondato i  Calvi e Sindona, tamponato Licio Gelli, neutralizzato Bettino Craxi, umiliato Occhetto, lasciato sulla graticola lo stesso Berlusconi. E che ora avvisano il centro sinistra che non sarà tollerata la ricostruzione di un potere politico che disponga di autonomia  economica.

Prodi in questi giorni ha parlato a comando e sciocchi quelli che non hanno capito e addirittura lo hanno applaudito.

 “La politica, dice Prodi in un’intervista alla Stampa (sic!), deve fare un passo indietro…va posto un confine tra affari e politica”.  Già; e gli affari? Un passo avanti!

Che dire a questo punto?

Dovrei tifare per la politica, stare con Fassino, D’Alema, Violante, come fa Marini; dovrei essere favorevole ad un centro sinistra potente, autosufficiente, che programma lo sviluppo con giustizia ed equità!

Già, se si trattasse di questo, se non fosse nel frattempo successo qualcosa di organico nel corpo grosso e grasso anche di questa nostra sinistra!

Mi domando se c’è qualcuno che può dirmi quale fosse il contenuto sociale della scalata Unipol a Bnl! O che cosa avrebbe dovuto succedere in meglio al popolo precarizzato grazie al saccheggio del TFR?! Con i nuovi fondi pensione ci avrebbero forse fatto le case che ci mancano?! O sarebbero stati di sostegno alle lotte operaie?

 

Non mi pare.

 

 

 



P.S. Come mai ce ne occupiamo?

Abbiamo conosciuto Zunino a Napoli, quando si è impossessato degli immobili di "Risanamento", Ligresti a Firenze per l'area di Castello, Ricucci l'abbiamo lambito a Roma quando cercava di gestire le vendite immobiliari di Enasarco, Puri Negri con Pirelli Real Estate ... dappertutto, nel patrimonio ex Ina, delle Generali e via dicendo. E al centro di tutto le cartolarizzazioni un pool bancario in SCIP1 e SCIP2 che costituisce un superpotere mondiale. Abbiamo cercato di capire come si collegassero, quali fossero le loro ambizioni: non sono stati mai interessati ad investimenti produttivi, ma solo ad incamerare i risparmi sudati delle famiglie (decine di miliardi di euro!) e su questa base procedere ad altre cosiddette valorizzazioni immobiliari. Il saccheggio del risparmio e il saccheggio del territorio sono malaugurate operazioni nelle quali si sono incartati altri soggetti che ritenevamo stessero comunque dalla nostra parte.

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