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Casa/crisi: ore e giorni frenetici

Casa/crisi: ore e giorni frenetici

 

Mentre in una sala affollatissima a pochi passi da Montecitorio si riunivano i DS, a Trento partiva la giornata di mobilitazione per la dignità e i diritti dei senza tetto; nella notte ancora a Roma per iniziativa di gruppi di estrema destra sociale venivano appiccati centinaia di manichini contro l’usura delle banche e gli strozzini degli affitti; nella mattinata successiva l’Unione Inquilini tentava di realizzare una lobbies di parte, per “riconquistare il diritto alla casa” e c’erano quasi tutti; nella tarda serata Alemanno nella sua doppia veste di ministro e candidato a sindaco di Roma in una riunione con sindacati inquilini e associazioni dei proprietari esponeva uno schema di blocco per sei mesi degli sfratti; nelle stesse ore a Bologna la sinistra critica si riuniva a Palazzo d’Accursio con Simoni, Ottolini e Sandro Medici. Ed ancora, non potevano mancare le Coop e gli IACP che si confrontavano per proporsi come attori principali di una nuova edilizia “sociale”. Riteniamo che non sia finita, anzi!

Ma non c’è da compiacersene se da questa frenesia non se ne esce con qualcosa di concreto e di efficace, per l’emergenza e la prospettiva. E subito applicabile.

Vediamo di far ordine. A Trento, Roma e Bologna proteste e predisposizione ad altri e più corposi picchetti antisfratto, supporti probabili ad altre occupazioni, si lancia un piano di autoriduzione degli affitto al nero; i manichini alzano la tensione, la stampa rilancia; succederanno delle cose.

Ds e An, Veltroni e Alemanno e l’Unione Inquilini s’incrociano. C’è una questione che alla fine non può essere soffocata: l’obbligo di soccorso per chi perde e non ha casa. Penoso il rimbalzo delle attribuzioni:”lo faccia il Prefetto”, “il Sindaco non può”, “propongo un blocco degli sfratti al consiglio dei ministri… ma solo per Roma”, oppure il condizionale dell’Unione:”per gli sfrattati sì al passaggio da casa a casa … ma dandone i mezzi ai Comuni”. Un obbligo di soccorso condizionato! Cosa assurda.

Una diversa radicalità che non ammette compromessi è alla base delle successive posizioni dell’Unione Inquilini, che s’unisce ad Action e ai movimenti di lotta, e fa di Sandro Medici una bandiera visibile. E’ una opzione che penetra disturbando in chi s’era abituato a prendere tempo, a negarsi ai postulanti, a coprirsi dietro i bilanci e le altrui responsabilità.

Che ci vorrebbe per non reiterare questo stato di tensione e non ricorrere a provvedimenti tampone? Mettere le briglie al mercato, ritornare ad affitti moderati, predisporre un calmiere pubblico e nell’emergenza soccorrere chi non può pagare. Buone leggi e tanti soldi.

Ma oggi – ecco la questione dirimente - le buone leggi necessarie non possono soddisfare tutti; devono difendere chi sta peggio. Non possono oggi essere interclassiste. Ecco chiarita la necessità assoluta di  una modifica radicale della normativa sugli affitti, non più libero mercato, ma forte contrattazione sindacale, sul modello di un contratto nazionale di lavoro. La proposta viene da tutti, dico tutti, i sindacati e ci sta l’associazione nazionale dei comuni. Ma i politici con il loro buon senso ci avvertono: nemmeno l’Unione arriva a tanto; e dall’Unione ci dicono: voi mica rappresentate dei lavoratori che possono scioperare, voi non potete che subire! E senza forza contrattuale, aggiungono, non c’è contratto! Testuale all’incontro dell’Unione Inquilini. E le case necessarie? Di fronte al Presidente, di volta in volta operaio, amico degli sfrattati e degli assegnatari, che promette e vende case a futura memoria, e che comunque si fa sentire, c’è tanto condizionale. Sì, qualche casa, ma trattando con l’interesse privato, parlandone con le “fondazioni”, prevedendo una redditività. Tassare la rendita? La parola c’è: ma quale rendita e come e quanto? Questo anche al convegno dei DS.

E intanto lo scenario si abbrutisce. C’è chi lotta, c’è chi compie atti autolesionisti, c’è chi - la maggioranza - ancora ripiega: ci si stringerà, mi farò aiutare dai figli, dai babbi, dai nonni, ma le riserve stanno finendo. E’ una minoranza? Ma consistente, addirittura massiccia, nelle aree metropolitane, che soffrono e si intorbidano.

Attenzione: se passa il concetto che i poveri e gli impoveriti non hanno legge che li protegga, cosa resta se non l’azione diretta? e tale azione, di legittima difesa, dove può sboccare? Chi non vuole una svolta, perché estremista, mette a rischio quel poco che resta di coesione sociale. Gli scenari prevedibili? Pensiamoci bene.

Questo ai prudenti, questo ai cosiddetti realisti che stanno al nostro fianco. Svoltare è necessario e si comincia – lo ripeto fino all’ossessione - con il soccorso obbligatorio. In una opulenza sfacciata i mezzi ci sono.            

(Per l’incontro con  Alemanno, vai al centro del sito web www.unioneinquilini.it )


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