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Dopo l’incontro del 17 gennaio 2006 - “riconquistare il diritto alla casa”- riflessioni e proposte

Dopo l’incontro del 17 gennaio 2006, “riconquistare il diritto alla casa”, riflessioni e proposte.                  

 

Sul sito web www.unioneinquilini.it sono stati presentati in un editoriale (gli editoriali hanno cadenza settimanale) i tre giorni d’incontri e assemblee prodotte a sinistra ed eventi e iniziative governative abbastanza eclatanti; danno il segno di una accelerazione. Sono anche delineate le questioni emerse durante l’incontro del 17 gennaio.

 

L’intenzione che ha lo ha determinato è stata fin dall’inizio quella di riunire chi s’era espresso per una svolta positiva, non sottacendo le differenti posizioni su questioni di non poco conto. L’obiettivo è stato largamente raggiunto; la partecipazione è stata significativa e di livello; nessuna diplomazia, rispetto reciproco. Questo è stato anche il giudizio espresso a caldo dai partecipanti a conclusione dell’iniziativa.

 

Le questioni.

 

Un primo rilievo che può essere mosso a chi è intervenuto dopo l’introduzione di Simoni è che non è stato raccolto adeguatamente il significato dell’obbligo di soccorso nei confronti di chi non ha o perde l’alloggio. Non è cosa scontata, tanto meno nell’impegno istituzionale. E’ su questo che in queste giorni si discute al Consiglio dei Ministri, con Veltroni e il Prefetto Serra che intervengono, con eventi che si susseguono da Trento a Bologna a Torino.

In queste ore ci raggiungono radio e televisioni, le più diverse e strane,  fino ad una Radio Rosa di Firenze che chiede sul blocco degli sfratti deciso dal Governo -  che non c’è perché tutto è rimandato al prossimo Consiglio dei Ministri. Quando ci chiedono qual'è l’essenza della nostra posizione insistiamo sulla questione del “soccorso”: perché un senza tetto equivale ad un terremotato o ad un ferito per la strada. La questione è dirimente, senza questa scelta il resto si consuma, è una trama debole.

Certo, nel programma dell’Unione (per quello che abbiamo letto, salvo altre modifiche) è espresso l’impegno a garantire negli sfratti il passaggio da casa a casa, ma  è condizionato da risorse aggiuntive; e se queste non ci sono e se il mercato è indisponibile?  

Si entra con questo al centro dell’incontro, al confronto con l’Unione.

Il momento di più palpabile tensione si è verificato quando De Vincenti (relatore per l’Unione sulla parte delle politiche abitative) ha ricordato al segretario generale del Sunia, Luigi Pallotta (che ribadiva la necessità di una particolare modifica della 431/98) che un contratto nazionale dei lavoratori aveva un connotato che lo diversificava da un eventuale contratto nazionale sull’affitto; da un lato si contrapponeva – per usare una formula di rito – lavoro e capitale; dall’altro c’era il “prendere o lasciare” con l’impossibilità di autoridursi il canone o attivare altre contromisure.

Ebbene, se a questa presunta impossibilità si accompagna la scarsa disponibilità a realizzare un massiccio e accelerato stock di abitazioni “fuori mercato” (il calmiere)  che cosa resta ad un parte gravemente precarizzata della popolazione? Per i più il ripiegamento in un privato di sofferenza, per altri la ribellione individuale o collettiva.

Questo ulteriore rischio di degenerazione della coesione sociale dovrebbe portare, assieme ad altri stringenti argomenti come la connessione virtuosa tra un sistema di canoni controllati e lo stesso contributo all’affitto, a far schierare in modo netto l’intera Unione con le posizioni esposte da Pallotta (Sunia), da Libero (CISL, Nazionale), da Lamanna (CGIL Nazionale) e da Balsamo (ANCI), e di demarcarsi da un preteso realismo che prende atto dell’interclassismo della stessa Unione per… abbozzare. Come se nella prassi interclassista della Prima Repubblica non vi fossero anche delle posizioni che proteggevano una delle parti sociali in conflitto piuttosto che l’altra! Insomma, non sempre un certo interclassismo portava allo zero.

E’ davvero urgente incontrare la commissione Welfare dell’Unione, prendendo per buona la disponibilità annunciata nel corso dell’incontro, per rafforzare la richiesta di revisione sostanziale della legge 431/98.

Andiamo avanti. Dagli interventi di Balsamo, Lamanna, Stufara (coordinatore casa per la Conferenza delle Regioni), e Calimani (DS) sono emerse due ipotesi di lavoro di forte spessore. La prima, è quella dell’individuazione delle risorse finanziarie necessarie per il rilancio di una consistente edilizia pubblica; un gruppo di lavoro potrebbe approfondire le questioni aperte come quella del rapporto tra trasferimenti fiscali ai Comuni e un diverso Bilancio nazionale, ancorato all’obbligo dello Stato di definire il livello minimo delle prestazioni sociale; e l’alloggio è tra queste.

La seconda, è quella del dove realizzare l’alloggio a canoni non di mercato, nelle accezioni tradizionali (sovvenzionata) o, diciamo, innovative (a canone moderato). Va presa sul serio la proposta contenuta nel documento DS-Calimani (siglato Direzione Nazionale DS) sugli standard sociali da introdurre nelle trasformazioni e valorizzazioni di aree urbanizzate.

Questione cruciale, per la quale si dispone già oggi di una quantità notevole di notizie sui programmi in atto, nei quali va richiesta una ricontrattazione, e sui propositi da correggere o modificare radicalmente.

Certo, quasi sempre si tratta di iniziative private di forte impatto, molte su aree industriali dismesse o in dismissione; ma c’è anche da opporsi ai piani di vendita prospettati dal Governo Berlusconi sui demani, compreso quello della Difesa (caserme e quant’altro).

Resta accennata, ma non trascurabile, una questione che qualche rapporto ha con il fisco e tantissimo con un blocco sociale popolare da non rigettare né tartassare. E’ quella della tassazione sulla prima casa. Se ne occupano i sindacati confederali, è inserita nel documento congressuale del Sunia, l’Unione Inquilini sta organizzando i primi comitati dei proprietari-utenti della prima casa.

In replica ne ha parlato De Vincenti (Unione) ed anche Balsamo (Anci), con posizioni dalle quali l’Unione Inquilini dissente. Non è accettabile ad esempio l’automatismo di una rivalutazione dei valori catastali per le abitazioni dei centri storici rispetto a quelle delle periferie; comporterebbe sicuramente ad un ulteriore stravolgimento della composizione sociale in numerosi quartieri dove ancora resiste il popolo.

In difesa di questa realtà sociale si schiera in modo intransigente l’Unione Inquilini che non dimentica che queste furono opzioni fortemente condivise da tutta l’Urbanistica Democratica.

 

Post-scriptum: l’incontro ha avuto una buona amplificazione su molte TV anche nazionali, sulle Radio, nelle Agenzie e sulla Stampa. E’ rimbalzata in altre iniziative, quella di Bologna, complessa e stimolante, a cui ha partecipato Simoni, quella di Torino a cui ha partecipato Pasquini. Se ne parlerà nelle scorse settimane in Versilia, nelle Marche, a Napoli.

 

 Nota redatta da www.unioneinquilini.it

Redazione nazionale

 

 

 


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