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La casa che non c’è, l’obbligo di soccorso, l’ordinanza del TAR del Lazio

La casa che non c’è, l’obbligo di soccorso, l’ordinanza del TAR del Lazio.

Eppur si muove.

 

Dichiarazione e appello di Vincenzo Simoni,

Segretario nazionale dell’Unione Inquilini

 

Da molte settimane sto intervenendo in modo inequivocabile sull’obbligo di soccorso istituzionale. Insisto: il mercato immobiliare è criminogeno, produce crimini; il mercato immobiliare è fuorilegge, sta violando un pacchetto intero di norme costituzionali. L’inazione di chi ha responsabilità pubbliche è connivenza, è concorso.

Non sento repliche, non si avanzano giustificazioni; neppure le associazioni dei locatori rivendicano l’assoluta libertà di usare ed abusare della proprietà.

La carenza d’alloggi popolari disponibili è evidente; non ci si può coprire promettendo però che nel futuro…tra cinque anni si farà. E che cosa? I programmi faticosamente si dipanano, alcuni – pochi – vanno nella direzione giusta, altri, i più ripercorrono la strada dell’intesa con chi ha determinato la crisi, e sono costoro ancora considerati partners affidabili. Immobiliaristi, quasi sempre, affiancati da qualche cooperativa d’edificazione in cerca di redditività.

Oggi c’è da requisire: si sa con quale strumento giuridico, sono le norme della Legge sanitaria, che affida ai sindaci la capacità di farlo; che cosa requisire? Alloggi sfitti da tempo, preferibilmente di medio-grandi proprietà, identificati con ricerche sul campo o con l’incrocio delle utenze (gas, luce, acqua); con questo si realizzi uno stock potenziale di pronto impiego. Il corrispettivo può essere il canone concordato a livello territoriale, il contributo del beneficiario al Comune può essere pari al canone sociale corrisposto in un’assegnazione pubblica.

Tutte cose sperimentate, descritte da noi in veri e propri dossier, con moduli, argomentazioni giuridiche, riferimenti normativi internazionali, patti sottoscritti e via dicendo.

Se si concorda con l’obbligo di soccorso, quale alternativa all’intervento sul libero mercato? I ricoveri in pensioni, alberghi, residence, contenitori della progressiva discesa nel degrado? Oppure interventi choc con baracche prefabbricate, containers, roba da terremotati? Vergogna in entrambi i casi, per i sindaci, altra sofferenza per il crescente popolo dei precari, premio osceno alla tracotanza immobiliare.

Oppure, e questo è quanto finora è successo, prendere tempo, far passare la nottata con un’ulteriore parziale proroga, utilizzare le elezioni che sospendono – forse – l’impiego della forza pubblica; cronicizzate l’emergenza. Scordarsi di Sandro Medici.

Questo cinismo c’è. Sta negli uffici tra molti dirigenti, in troppi assessorati; addestrati a selezionare i postulanti, alimentando sfiducia e non speranza. Un esempio tra tanti: a Firenze dei senza tetto se ne occupa un assessorato che si qualifica come assessorato “alla marginalità”. Quando invece dovrebbe essere “assessorato per l’emancipazione”!

Confidano nel tempo queste grigie figure che sanno solo lamentarsi del governo, di fondi sempre insufficienti, di situazioni irrisolvibili. Sì, perché ora hanno cambiato registro, non possono non dire, quello che tentano è rimbalzare la questione.

 

 

Bene invece ha fatto Sandro Medici e ottima è la pronuncia del TAR del Lazio; la notizia campeggia sul nostro sito e produce attenzione, ci arrivano messaggi che incoraggiano. Va utilizzato bene questo varco, subito nei consigli comunali l’impegno al soccorso, subito la richiesta di attrezzare uffici appositi, subito i presidi, la raccolta di firme, l’incalzare i partiti: utilizzare ogni opportunità preelettorale.

 

 

Questa campagna, che propongo ai movimenti e sindacati casa, non è affatto alternativa alla necessità di passare al solo canale concordato; tutto si lega. Non solo; il processo al mercato, indebolito nei consensi mediatici, produce altri rimbalzi. Da altre parti ad esempio, i costruttori dell’ANCE e la stessa Confedilizia, si richiedono urgenti programmi pubblici:”Fate voi per chi non può pagarci!”. Certo, è per dirottare la pressione! Questo per dire che la società non è immobile, lo è quando ripiega. Con una stagione di movimento si attivano altre componenti; chi per convinzione, chi per opportunità, possono convergere in un flusso che può essere positivo. Qualcosa ne esce, spesso con rapidità impreviste.

 

Roma, 27 gennaio 2006

 


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