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Nel conflitto d’interessi tu “c’entri”...

Piero Sansonetti

Durante il duello con Francesco Rutelli - in Tv, al programma Matrix - il presidente della Camera Pierferdinando Casini ci ha attaccato per un nostro titolo di qualche giorno fa, che diceva così: "Requisire per soli diciotto mesi la terza casa sfitta: dov’è lo scandalo? ". Casini ha usato il nostro titolo per cercare di mettere in difficoltà Rutelli. Voleva dirgli che lui, Rutelli, - di idee liberali - non può fare coalizione con dei comunisti bertinottiani ottocenteschi, ancora assetati di sangue borghese, e pronti a espropriare, requisire, punire, sottrarre case, macchine, barche, e forse anche altri beni di lusso, e comunque prontissimi a colpire la proprietà privata alla prima occasione. Potremmo fare osservare a Casini che prima di immischiarsi nel problema delle difficili relazioni tra Rutelli e noi (ogni tanto queste relazioni sono effettivamente difficili e conflittuali...) dovrebbe occuparsi dell’accordo che la sua coalizione sta stringendo con i ragazzi che l’altro giorno, nella Curva Sud dello stadio Olimpico, hanno esposto quello striscione favorevole all’olocausto nazista. Ma fin qui restiamo nel campo delle polemichette e delle ritorsioni un po’ dozzinali. A Casini invece vorremmo fare una osservazione più seria. Da anni, giustamente, la politica italiana si agita e si attorciglia attorno al conflitto di interessi. Quello, gigantesco, di Berlusconi, che controlla la metà delle reti televisive nazionali, e poi assicurazioni, compagnie pubblicitarie, banche, supermercati, squadre di calcio, eccetera eccetera; e contemporaneamente è presidente del Consiglio, e quindi promuove leggi che danneggiano o favoriscono gli interessi di quelle tv, banche, assicurazioni eccetera. Spesso Berlusconi si è difeso, assai debolmente, sostenendo che quando si parla di questioni che possono riguardare i suoi interessi privati, lui abbandona la riunione politica, o di governo, nella quale si parla di queste cose, e non si pronuncia. Noi non ci crediamo. E però chiediamo a Casini: dal momento che non è un mistero la sua relazione con una gentile (e ricca) signora che è figlia, erede e amministratrice del più importante gruppo edilizio romano, i Caltagirone - con fortissimi interessi nella costruzione di nuove case e nel lasciare il più possibile sfitte le vecchie - non crede che quando si parla di politica edilizia ed abitativa, e di case sfitte, farebbe bene a restare zitto? Solo per Berlusconi vale il conflitto di interessi? Troppo facile. Un po’ di eleganza non guasta. Non è bello vedere un signore fortemente interessato alle ricchezze “palazzinare” sdegnarsi perché qualcuno ha proposto una soluzione - per altro ragionevolissima e molto moderata - al dramma di migliaia e migliaia di persone sfrattate e senza tetto. In questa stessa pagina Casini potrà leggere di un padre nobile del suo partito d’orgine, la Dc, che non si fece affatto impressionare dalla parola requisizione. Si chiamava La Pira, non aveva niente a che fare con gli interessi dei costruttori edilizi, e adesso la Chiesa pensa di farlo santo.
Il presidente Casini - nella stessa trasmissione Tv, "Matrix" - ha anche parlato di Pacs, cioè della legge per regolamentare le unioni civili fuori dal matrimonio, e si è nuovamente dichiarato del tutto contrario, perché - dice - il matrimonio è basato sulla famiglia, cioè sull’unione amorosa tra due persone di sesso diverso, e sulla famiglia è basata la nostra società, e la nostra etica, e la civile convivenza. Chi accetta queste regole bene, chi non le accetta si arrangi. Voi sapete che Pierferdinando Casini ha una famiglia fondata non sul matrimonio ma sull’unione civile. Lui è sposato con una donna, poi il matrimonio è finito, lui si è innammoratro di un’altra donna, ha allacciato una relazione con lei, ha fatto un figlio con lei, e ora, rassegnato, accetta - da buon cattolico - di non potersi risposare e rifiuta i Pacs. Pronto a pagare in questo modo, con questa rinuncia, il fio della sua colpa un po’ libertina. Vorrei però spiegare al Presidente che non tutte le coppie di fatto si trovano nella sua situazione. Io ad esempio ho vissuto per 18 anni in unione di fatto non regolamentata con una donna e da lei ho avuto due figli. Poi, quando - qualche anno fa - ho visto avvicinarsi i 50 anni, ho pensato che a una certa età il domani non è più sicuro: gli infarti, gli ictus, non si sa mai. E se io fossi morto all’improvviso, senza avere sposato la madre dei miei figli, lei sarebbe rimasta senza pensione di reversibilità. Così dice la gentile legge italiana. E siccome non esisteva la possibilità dei Pacs, mia moglie ed io ci siamo rassegnati e abbiamo deciso di sposarci. Lieto fine. Lo stesso lieto fine non mi sarebbe stato possibile se per caso, invece di innamorarmi di una signora, mi fossi innamorato di un maschio. In quel caso non avrei potuto risolvere la questione sposandomi, e avrei dovuto vivere col mio ragazzo, sapendo che in caso di morte lui sarebbe rimasto senza la mia pensione e in forti difficoltà economiche.
Vede Casini: quando si giudica se una legge è giusta o no, non bisogna pensare che tutti coloro che dovranno affrontarne i divieti, o goderne i benefici, siano parlamentari da molte legislature, o presidenti di uno dei rami del parlamento, e convivano con una signora molto ricca che possiede un numero di palazzi sufficienti a non dover temere la mancanza di una pensione di reversibilità o la possibilità di avere la voltura di contratto affitto


(Liberazione, 5.2.06)

 


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