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Ein Verleger auf der Buchmesse in Havanna
 
Da Cuba corrispondenza del "nostro" Zambon.

Un editore alla Fiera dell’Avana

 

Dalla finestra si scorge il Malecón flagellato dalle onde; sono le 10 di mattina, la pioggia batte violenta ed il termometro segna soltanto 14 gradi. In lontananza si staglia la fortezza di San Carlos, sede della Fiera dell’Avana.

È la domenica del 12 febbraio 2006, l’ultimo giorno di fiera. Come ogni giorno l’apertura avviene alle ore 10 del mattino e come d’abitudine già si accalcano alle entrate code lunghissime di gente, intere scolaresche, giovani e vecchi topi di biblioteca che si apprestano a dare l’assalto alla fortezza, a conquistarla per un giorno intero per entrare nel mondo del libro e poter acquistare qualche bel titolo ad un prezzo compatibile con il limitato potere d’acquisto dei cubani.

Oggi il tunnel che attraversa la baia è impraticabile a causa della pioggia che ha provocato una piccola inondazione; che è stata però sufficiente a provocare un incidente e per questo siamo costretti a fare il giro dell’intera baia per il non trascurabile prezzo di 20 Chavitos, nomignolo affettuoso con cui i cubani chiamano il nuovo Peso Convertibile, definizione ufficiale che sembra valere soltanto per i turisti stranieri. Insomma più o meno 18 Euro, prezzo per i quale il taxista pensa bene di metterci in mano una ricevuta in bianco, che il cliente potrà poi riempire secondo i propri gusti e necessità.

Malgrado la temperatura particolarmente „bassa“, ecco che già i visitatori già si accalcano per poter guadagnare l’entrata. Più di 500.000 visitatori hanno attraversato durante i giorni precedenti gli stretti passaggi, con tanto di ponte levatoio, che portano all’interno della fortezza.

 

La 15° Fiera dell’Avana

 

La fiera si tiene puntualmente in febbraio già da 15 anni.

Essa rappresenta il più significativo evento culturale cubano. E non ha luogo soltanto all’Avana, ma prosegue poi –durante un intero mese- attraversando tutta l’isola di città in città. Non è una fiera come quelle di Francoforte, Lipsia, Londra o Parigi: qui i libri si vendono, eccome! Gli stand vengono letteralmente presi d’assalto da masse affamate di cultura e qui si può constatare come il libro sia ben di più che un “bene di consumo”. Dappertutto si legge lo slogan “leggere è crescere“. Nessun espositore ha bisogno di attirare l’attenzione dei visitatori regalando un manifesto o una matita. Già senza regali deve difendere il proprio stand come fosse lo scrigno di un tesoro.

Quest’anno hanno preso parte alla fiera 20 editori tedeschi, riuniti in due padiglioni contigui. Assieme al Venezuela ed al Messico la Germania è dunque la nazione più rappresentata. Gli editori tedeschi vengono assistiti da Reinhard Thiele e dai suoi aiutanti organizzati dall’Ufficio Fieristico, nell’ambito della rete di solidarietà per Cuba (www.buchmesse-havanna.de) e con l’appoggio determinante della Casa editrice „8. Maggio“ di Berlino. Reinhard  è alla fine riuscito a far arrivare davvero le casse dei libri di ogni editore allo stand rispettivo, e non crediate che si trattasse di un’impresa facile.

La casa editrice che io rappresento, la Zambon Verlag, è una piccola casa editrice e non è automatico pensare di trovare i nostri pochi libri se si pensa che per esempio il Venezuela ha portato qui ben 2 milioni di esemplari. Ma alla fine tutto si risolve e ciascuno prende il proprio posto di “combattimento”.

 

Alcuni editori tedeschi sono ormai da anni espositori „abituali“, ma quest’anno se ne sono aggiunti alcuni „nuovi“ come per esempio la Rowohlt Verlag di Amburgo. Non ci sono dunque soltanto i soliti editori di “sinistra”. E si parla tedesco. Volonterosi studenti cubani  che –senza mai esser stati in Germania- parlano un tedesco grammaticalmente ineccepibile, spesso persino senza alcun accento sono qui a prestarci il loro indispensabile aiuto. È il caso per esempio di Enrique e di Karrell, che hanno quest’anno realizzato per noi la prima traduzione “cubana” dal tedesco allo spagnolo.

 

Venezuela Paese Ospite

 

Anche all’Avana, come del resto in altre fiere, c’è un paese ospite. E quest’anno è il Venezuela. Già, ma poi succede qualcosa che soltanto qui può succedere: l’apertura della fiera viene semplicemente spostata di un giorno: da venerdì a sabato. Venerdì 3 febbraio si tiene la cerimonia d’apertura alla presenza di Hugo Chávez, presidente venezolano e di Fidel Castro.

400 espositori ed invitati hanno il piacere di conoscere Fidel Castro e Hugo Chávez da vicino, nel vero senso letterale della parola. Supercontrolli, tombini sigillati, elicotteri, sbarramenti stradali? Assolutamente niente di tutto ciò. Un cane annusa le nostre cineprese in cerca di esplosivi, qualcuno chiede gli venga esibita la carta d’invito alla cerimonia: è tutto. Ed ecco che già ci troviamo faccia a faccia con Hugo e Fidel. Ci vien fatto di pensare al confronto con il dispendio di forze e di transenne che accompagna ogni pubblica esibizione di qualche “autorità“ nei nostri paesi europei. Hugo e Fidel sono proprio lì a portata di mano, ed anzi è proprio Chávez a porgere la sua. Le sue guardie del corpo, disarmate, si fanno da parte. Abel Prieto, ministro della pubblica istruzione, firma una dedica al ventenne Timmy Roth, studente di musica da Francoforte sulle pagine di un libro di accusa di Eva Golinger dal titolo “la crociata degli USA e della CIA contro il Venezuela”. Timmy, che da 4 mesi è qui all’Avana con il suo contrabbasso, stringe fra le mani tutto felice il libro con la dedica.

Prieto inaugura la fiera con un discorso. Al suo fianco siede Tarek William Saab, uno scrittore venezolano, autore di un libro sull’esperienza dei 2.500 medici cubani che curano le vittime del terremoto nel Kashmir. Tarek parla del suo viaggio in Pakistan. Egli invita Hugo Chávez a recitare una poesia; il presidente non si lascia pregare, monta sul palco, afferra il microfono e comincia a leggere. Ma non si ferma alla poesia, sfoglia qua e là ed entusiasma il pubblico leggendo altri passaggi dallo stesso libro.

 

 

Librodotto

 

Poi Chávez prosegue e presenta un ambizioso progetto per Venezuela, Cuba e l’intera America latina, Con riferimento alle attività petrolifere del paese i cubani hanno già battezzato il progetto con un vocabolo nuovo di zecca: “librodotto”.

Si tratta di un progetto di sostegno a lungo termine alla cultura latinoamericana, in conformità all’essenza della rivoluzione bolivariana.

La stazione televisiva Telesur, nata in diretta concorrenza con la CNN, è la prima delle numerose iniziative che le seguiranno per sostenere giovani autori, per indire premi letterari, organizzare fiere per piccoli editori. Gli scrittori conservatori ed “arrivati”, come Vargas Llosa, guardano con estremo sospetto a queste iniziative che tendono a rinnovare a loro danno il paesaggio culturale latinoamericano. Non così invece il neoeletto presidente boliviano Evo Morales che vede bel librodotto una provvidenziale occasione per restituire agli indios dell’Altopiano la loro identità culturale. Librodotto è l’argomento che senza dubbio monopolizza l’attenzione generale in questa fiera.   

Insomma Chávez ha „fatto banco“. La sua presenza in fiera ha lasciato il segno. Di lui si parla anche in un saggio molto discusso il cui autore, Heinz Dietrich, un sociologo tedesco che da anni insegna all’Università del Messico (nei tempi passati era in Germania membro del partito della rifondazione del KPD) sostiene la tesi secondo la quale Hugo Chávez  impersonificherebbe il socialismo del 21. secolo. E quest’affermazione un po’ arrischiata non sarà automaticamente accettata da tutti i suoi vecchi compagni di partito in Germania: la polemica è aperta!

 

E l’anno prossimo? L’Argentina ed il 40° anniversario della mrte di Che Guevara

 

Le casse sono state richiuse, la pioggia continua a battere insistentemente. Fra poche ore la fortezza sarà di nuovo vuota mentre i libri si metteranno di nuovo in viaggio. E noi con loro. Arrivederci sino al prossimo anno. Ospite d’onore sarà allora l’Argentina che commemorerà il 40° anniversario dell’assassinio del Che.

Leggiamo sui muri del ministero della cultura un VENCEREMOS scritto a lettere cubitali.

Chissà?

Noi speriamo: ritorneremo e vedremo.

 

Ronald Koch

14. 2. 2006

Lettore della casa editrice Zambon di Francoforte


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