Back

Indice Comunicati

Home Page

Roma 15 febbraio 2006

Roma 15 febbraio 2006

 

Camera dei deputati

 

Discussione del disegno di legge: S. 3768 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1o febbraio 2006, n. 23, recante misure urgenti per i conduttori di immobili in condizioni di particolare disagio abitativo, conseguente a provvedimenti esecutivi di rilascio in determinati comuni (Approvato dal Senato) (A.C. 6360 ) (ore 14,37).

 

(Discussione sulle linee generali - A.C. 6360 )

 

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la VIII Commissione (Ambiente) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Stradella, ha facoltà di svolgere la relazione.

FRANCESCO STRADELLA, Relatore. Signor Presidente, faccio presente che il decreto-legge n. 23 del 2006 è rivolto a sospendere, per la durata di sei mesi (vale a dire, fino al 3 agosto 2006), la procedura esecutiva di sfratto nei soli comuni con più di un milione di abitanti. Il blocco delle procedure esecutive di sfratto riguarda i conduttori in condizioni di particolare disagio, quali gli anziani ultrasessantacinquenni o con gravi handicap, purché non dispongano di altra abitazione, né del reddito sufficiente ad affittare un nuovo immobile. Viene, tra l'altro, precisata la definizione di handicap grave - invalidità superiore al 66 per cento - e quella di reddito sufficiente - superiore ai requisiti reddituali previsti dal decreto ministeriale 7 giugno 1999. Vengono previsti, quindi, due casi in cui non è possibile ricorrere alla sospensione dello sfratto: per mancato regolare pagamento del canone d'affitto e nell'eventualità che il proprietario dimostri di trovarsi nelle stesse condizioni richieste dall'affittuario per ottenere la sospensione. Al riguardo, ricordo che la materia oggetto del decreto-legge è già stata disciplinata da precedenti provvedimenti di urgenza; tuttavia, gli ultimi due decreti intervenuti in materia di sfratti non prevedevano una mera proroga generalizzata del termine di cui all'articolo 80, comma 22, della legge finanziaria per il 2001. Infatti, contro tale prassi si è espressa, di recente, la Corte costituzionale con la sentenza n. 155 del 2004. Proprio per tali ragioni, il decreto-legge all'esame dell'Assemblea ridisciplina le misure a sostegno dei conduttori disagiati, mentre - in relazione alla proroga degli sfratti - ne riduce la portata applicativa, in quanto questa è circoscritta ai soli comuni con più di un milione di abitanti e prevede un ulteriore restringimento dei requisiti soggettivi richiesti per poter godere della sospensione. Osservo, inoltre, che il decreto-legge in esame reca anche norme agevolative dal punto di vista fiscale, prevedendo (all'articolo 2, primo comma ) che, per tutta la durata della sospensione, vengano azzerate le imposte sul reddito dovute allo Stato e ai comuni dai proprietari. Per di più, tutti i comuni potranno, nel rispetto dell'equilibrio di bilancio, concedere esenzioni o riduzioni dell'ICI e dell'addizionale comunale, per l'anno fiscale 2006, anche a quei proprietari che sospendono volontariamente - per lo stesso anno 2006 - le esecuzioni degli sfratti a conduttori che si trovano in condizioni familiari o patrimoniali particolarmente disagiate. Il decreto reca, inoltre, una norma (all'articolo 2, comma 3) integrativa delle disposizioni recate dall'articolo 1, comma 3, del decreto-legge 27 maggio 2005, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005, n. 148, volta ad ampliare la platea dei conduttori beneficiari degli interventi speciali per la realizzazione di alloggi sperimentali e di alloggi di edilizia sociale nei quattordici comuni capoluogo di maggiore emergenza abitativa previsti dallo stesso comma 3, comprendendovi anche i conduttori che si trovino nelle stesse condizioni familiari od economiche previste dal comma 2 dell'articolo 2 del decreto-legge in esame.
Segnalo, infine, che il decreto-legge è stato approvato dal Senato senza modifiche di sostanza, salvo una parziale riformulazione delle norme di copertura finanziaria, recate dall'articolo 3.
Faccio, poi, presente che le Commissioni I, V e VI hanno espresso parere favorevole e che il Comitato per la legislazione ha formulato talune osservazioni relative a rilievi di natura puramente tecnica. In conclusione, considerate le particolari condizioni di limitatezza temporale in cui si trova a procedere il Parlamento e considerata altresì l'assoluta rilevanza del provvedimento in esame, ritengo che l'Assemblea possa assicurare un orientamento favorevole al decreto-legge in esame, per la sua definitiva conversione in legge.

MICHELE SAPONARA, Sottosegretario di Stato per l'interno. Il Governo si riserva di intervenire sul prosieguo del dibattito.

PRESIDENTE. Sta bene. È iscritto a parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

 

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, se posso permettermi di dare un contributo alla Presidenza, le segnalo che il primo nome dei deputati in missione alla ripresa pomeridiana della seduta odierna lo ha di fronte a lei, al proprio banco. Quindi, forse è utile...

 

PRESIDENTE. È missione segreta (Si ride) ...

 

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, come diceva anche il relatore, ci troviamo oggi ad affrontare in discussione sulle linee generali un disegno di legge di conversione di un decreto-legge che riguarda la proroga degli sfratti. In realtà, signor Presidente, il provvedimento di cui stiamo discutendo è il terzo in materia di proroghe degli sfratti nell'arco di diciotto mesi, ossia immediatamente a seguire dalla richiamata sentenza della Corte costituzionale cui faceva riferimento il relatore, ossia la n. 155 del 2004. In realtà, tale sentenza, signor Presidente, onorevoli colleghi, tendeva a porre un freno alle normali proroghe degli sfratti, intervenendo a difesa dei proprietari degli alloggi e dando sostanzialmente al Governo il compito di arrivare a proroghe degli sfratti solo attraverso una sorta di incentivo, di aiuto ai proprietari che si sarebbero trovati colpiti dai relativi provvedimenti d'urgenza. Signor Presidente, a mio avviso, la Corte costituzionale è intervenuta perché la ripetizione di provvedimenti d'urgenza che riguardano la proroga degli sfratti stava iniziando a venire incontro ad una manifesta esigenza sociale, ma non facendosi carico il Governo - e lo Stato stesso - di tale problema, bensì scaricandolo sull'altra parte di tale emergenza sociale, ossia quella dei proprietari degli alloggi che hanno dato in affitto i propri appartamenti e che, o perché hanno bisogno di tornarne in possesso o per altre ragioni, ritengono di dover procedere ad una richiesta di sfratto. In realtà, la Corte costituzionale, giustamente sotto tale profilo, afferma che lo Stato ed il Governo debbono fare qualcosa in merito. È chiaro, signor Presidente, che tale tema non nasce certamente oggi, ma perdura da molto tempo. Io e lei, che non solo siamo residenti in questa città, ma che in questa città facciamo politica da un certo lasso di tempo, sappiamo che in particolare nelle grandi aree metropolitane - ed Roma tale tema è molto grave -, se e fino a pochi anni fa tale problema non rappresentava ancora una vera e propria emergenza, perché vi erano grandi sacche di sofferenza, ma non vi era un'effettiva emergenza oggi le famiglie si sono impoverite, anche quelle di medio reddito (e non importa se ciò sia avvenuto a causa della politica dissennata di questo Governo, a tutto campo e non solo sul tema della casa). Pertanto, obiettivamente, il tema dell'abitazione, in particolare per le fasce sociali più difficoltà, è un tema che rappresenta, nel nostro paese ed in particolare nelle grandi aree metropolitane - ovviamente anche a Roma - nonostante la politica messa in atto dalle amministrazioni comunali, rappresenta, a mio avviso, una vera, reale e concreta emergenza con la quale misurarsi. Dunque, penso che - non volendo, ovviamente, interpretare il pensiero della Corte costituzionale, ossia dei giudici che hanno preso la menzionata decisione - la ricordata sentenza volesse, in qualche modo, rivolgere in positivo alle responsabilità del Governo l'esigenza di non scaricare sempre sul cittadino il risultato di alcune misure, che devono essere effettivamente equanimi e di tutela per tutti: sicuramente per le famiglie sfrattate, ma anche per i proprietari di abitazione. Sostanzialmente, ritengo che la Corte costituzionale non presupponesse certo la reiterazione di decreti-legge su decreti-legge, volti a bypassare i vincoli e lo spirito con il quale la stessa Corte aveva adottato la sentenza del 2004. Si chiedeva, invece, al Governo una politica sulla casa reale, concreta e strategica, se possibile, che tenesse anche conto del mutamento di tale problema dal punto di vista sociale. Mi riferisco ad una politica, ad una strategia, a qualcosa che dovesse tenere insieme la complessità degli eventi che fanno riferimento ad un determinato tema, ma anche all'esigenza pragmatica per chi governa di dare soluzione ai problemi che si incontrano. Mi riferisco ad una politica organica, che mettesse in piedi una serie di misure non per la necessità dello Stato di intervenire a seguito di una sentenza della Corte costituzionale, al fine di mettere un'ulteriore pezza al problema degli sfratti; ma ad una politica della casa che abbattesse sostanzialmente il problema di fondo, ossia quello della grande difficoltà (o quasi impossibilità), soprattutto per alcune fasce della popolazione, di aver accesso all'abitazione. Mi riferisco ad una politica della casa. In realtà, questo Governo non ha attuato una politica della casa nel 2001; non lo ha fatto nel 2002, né nel 2003; certamente, non lo ha fatto nel 2004 e, considerato questo decreto-legge, nemmeno nel 2005. Signor Presidente, ci si potrebbe accontentare, se, di fronte alla constatazione del fatto che non si è in grado di fare qualcosa, ci si limitasse a rimanere fermi. Pertanto, si dovrebbe dire: «non siamo in grado di governare la situazione e, quindi, rimaniamo fermi». Invece, si è assunta una politica che, a mio avviso, è assolutamente coerente con l'atteggiamento che questo Governo ha sempre tenuto nei confronti dei più deboli, delle persone che pagano le tasse e rispettano le leggi, premiando con i condoni coloro che violano le leggi e che non pagano le tasse, ossia i più furbi, che secondo questo Governo rappresentano anche i più forti, i migliori, coloro a cui sono interessati gli amministratori della cosa pubblica nel nostro paese. In realtà, il Governo non è rimasto fermo: in questi anni ha messo in atto una politica sulla casa che ha minato ancora di più una condizione già difficile in funzione di una crisi economica che si è abbattuta, ancora una volta, sulle famiglie più deboli ed anche sui ceti medi. Anziché prevedere misure in positivo, il Governo, in sostanza, ha completamente scaricato il problema sugli enti locali già colpiti dai tagli operati con le leggi finanziarie. Penso alla nostra città, che ha subìto, oltre ai tagli ordinari, anche la riduzione di quei pochi finanziamenti straordinari rappresentati, ad esempio, dal fondo per Roma capitale, funzionali al riconoscimento delle esigenze e del ruolo di cui si fa carico Roma in quanto capitale. Mi riferisco, quindi, ai tagli delle leggi finanziarie sui trasferimenti agli enti locali ed ai tagli nei finanziamenti straordinari.
Dopodiché, si mettono in campo misure che, in realtà, nel tentativo di bypassare la decisione della Corte costituzionale, scaricano ulteriormente sui comuni anche le questioni che dovrebbero riguardare la presa di posizione del Governo rispetto alle due parti in causa: i proprietari e gli sfrattati. Ma ciò non è sufficiente: il Governo dovendo ridurre le risorse, azzera i buoni casa, in particolare in quelle città dove essi rappresentavano un piccolo polmone di resistenza; comunque, li riduce a qualcosa che è incommensurabilmente sproporzionato rispetto alle esigenze reali esistenti, in particolare, nelle grandi aree urbane. Il Governo aveva annunciato che avrebbe riservato una particolare attenzione allo sviluppo dell'edilizia pubblica, svolgendo una particolare attività propositiva. Abbiamo visto qual è l'effetto di questa grande iniziativa del Governo!
Non c'è stata alcuna politica per l'edilizia pubblica. Non ci sono stati minimamente, nonostante i tanti decreti che sono stati adottati in questa materia, i tanto promessi e annunciati incentivi sia dal punto di vista fiscale, sia dal punto di vista creditizio, che avrebbero potuto garantire l'accesso alla proprietà da parte delle famiglie più bisognose e in difficoltà. In compenso, però, si è proceduto alla cartolarizzazione, soprattutto nelle grandi città. Sappiamo perfettamente qual è stato l'effetto devastante di quel procedimento che ha riguardato la cartolarizzazione di istituti dello Stato, che ha messo sul lastrico, di nuovo in mezzo alla strada, decine di migliaia di famiglie, che oggi si trovano in una condizione difficile e che incrementano l'esercito di coloro che vivono l'emergenza casa in modo drammatico. Però, signor Presidente, onorevoli colleghi, a ridosso della campagna elettorale, spunta lo splendido «faccione» del Presidente del Consiglio che annuncia agli italiani che l'emergenza casa è risolta. Non so se avete visto quei manifesti stupendi 6x3, in cui il Presidente del Consiglio ci informa che questo è uno degli obiettivi raggiunti dal Governo e sul quale rilancia.
D'altra parte, è un Governo che aveva annunciato di aumentare le pensioni minime all'inizio della campagna elettorale del 2001. Non essendoci riuscito, se non per una minima parte, oggi racconta agli italiani che, siccome non è riuscito a portarle a 500 euro mensili, nel prossimo mandato le porterà a 800 euro! È del tutto normale, allora, che sui muri non solo di Roma - dove vivo -, ma di tutta Italia, spuntino dei meravigliosi manifesti 6x3 con i quali il Governo ci informa e ci annuncia cosa effettivamente ritiene di aver fatto su questo tema e, soprattutto, cosa racconta ulteriormente ai propri elettori. Sono convinto, però, poiché le cose si pagano sulla pelle e sulla propria persona, che la gente sarà più rigorosa nel chiedere il resoconto di ciò che è stato fatto a chi ha governato per cinque anni e chiede il voto per governare ancora. Credo che il conto non può essere dato con un manifesto 6x3, seppur bello, affisso su tutti i muri. In realtà, come dicevo, credo che ciò non potrà che farlo il Governo dell'Unione, che mi auguro sarà il prossimo Governo di questo paese. Non è pensabile andare avanti su questa materia come si sta facendo ancora una volta con questo decreto, ossia con misure tampone. Preso atto della situazione, che - lo ripeto - rappresenta una vera e propria emergenza, occorre chiarire, effettivamente, quale sia il ruolo che lo Stato può svolgere in una situazione del genere. Noi pensiamo che lo Stato abbia un suo ruolo in tale materia, perché, come previsto dalla Costituzione, siamo convinti che sul tema dell'edilizia pubblica, che è direttamente legato ai diritti civili ed umani delle persone, lo Stato abbia il dovere, oltre che il diritto, di operare attraverso una effettiva e concreta strategia, soprattutto perché la situazione di questo paese e, in particolare, delle fasce più deboli è molto difficile. Si tratta di una situazione che non pochi istituti di ricerca ormai definiscono drammatica, nella quale non si arriva più alla quarta settimana del mese. Sempre di più, ci sono persone che vivono di stenti. Basta girare per le strade della nostra Italia per rendersi conto di quale sia lo stato di difficoltà nel quale si trovano tante persone. Ce ne sono tante altre che possono sembrare nascoste, ma sappiamo benissimo qual è il dramma delle giovani coppie. Si fa tanto riferimento alle politiche per la famiglia e agli incentivi, ma sappiamo bene qual è il dramma dell'accesso alla casa per le giovani coppie, com'è possibile e com'è realizzabile. Lo stesso vale per quelle situazioni disagiate nelle quali vivono tante persone handicappate. Ci sono anche nuove emergenze delle quali questo Governo sembra proprio non accorgersi, o forse pensa di avere risolto tutto attraverso quel prestigioso provvedimento legislativo che è la legge Bossi-Fini. Mi riferisco al tema degli immigrati, quei tanti immigrati regolari che lavorano nel nostro paese e non sono nelle condizioni di accedere al mercato degli affitti con i canoni inaccessibili attualmente presenti in tutta Italia. Vi è, inoltre, il tema dei single, di quelle tante persone che, per ragioni diverse, si trovano a vivere non più in famiglia e devono trovare soluzioni alternative, magari avendo anche carico, come è giusto che sia, delle situazioni pregresse. Vi è un esercito di persone in questo paese che sembra essere sommerso rispetto agli occhi del Governo. Tali persone attendono - e credo che non possano farlo se non sperando in un cambio di passo al Governo - che finalmente in questo paese la politica della casa possa rappresentare motivo di speranza ed una soluzione al dramma che stanno vivendo. Queste persone, certo, non avranno alcun beneficio dal decreto-legge in esame.

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 15)

 

ROBERTO GIACHETTI. Questo decreto-legge tenta di mettere, come si dice dalle nostre parti, una toppa ad un problema enorme, ma evidenzia l'incapacità di politiche organiche da parte del Governo su questo tema. Il provvedimento, forse, serve a giustificare qualche manifesto elettorale, ma non certo a risolvere il problema dei cittadini. Signor Presidente, il decreto-legge ricade anche su Roma, dove esiste una contesa tra i candidati a sindaco della Casa delle libertà (mi riferisco alle tre, quattro o quarantacinque «punte» del Polo nella vicenda romana). Forse, così come si è «impallinato» il decreto-legge sull'agricoltura, e poi succederà anche a quello sulla pubblica amministrazione, qualcuno pensa di continuare a fare, sulla pelle dei cittadini e della gente perbene, anche su questo decreto-legge il giochetto che abbiamo visto fare solo qualche ora fa su altre questioni che, pure, non sono di minore rilevanza (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e di Rifondazione comunista).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Folena. Ne ha facoltà.

 

PIETRO FOLENA. Signor Presidente, il gruppo di Rifondazione comunista esprime un giudizio molto severo sul testo sottoposto, in piena campagna elettorale, al nostro esame. Si può dire che tale testo era stato annunciato da quella fortissima iniziativa propagandistica e mediatica che nelle settimane passate il Presidente del Consiglio ed altri esponenti del Governo hanno cercato di lanciare sui temi della casa. Siamo giunti al paradosso di leggere nella città di Roma, nella capitale, manifesti a firma di Alleanza nazionale con il seguente testo: «Oggi sfratti, domani case popolari». Probabilmente, tali manifesti anticipano una condizione di opposizione di questo partito. È tutto vero, solo la firma è sbagliata: «Oggi sfratti (vi sono i duecentomila sfratti in corso a livello nazionale nel paese), domani case popolari». Infatti, dopo le elezioni, se avverrà quello che larga parte dell'opinione pubblica si aspetta, l' Unione sarà chiamata a nuove responsabilità di Governo e bisognerà invertire la politica che si è consolidata nel corso degli ultimi anni. Tuttavia, questo topolino, anzi qualcosa di ancora più piccolo, di decreto-legge rispetto alla montagna degli sfratti era largamente prevedibile quando, sei mesi fa, abbiamo esaminato un precedente provvedimento in materia. Proprio il nostro gruppo, con una battaglia parlamentare che ebbe una certa eco nel luglio scorso, aveva anticipato la necessità di pensare ad una proroga degli sfratti più consistente sia per dimensione temporale sia per estensione territoriale sia, infine, per categorie sociali cui ci si riferisce, come precondizione di un piano per la casa serio e radicale che andasse alla radice del problema. Allora, non si è voluto dare ascolto a queste parole, accusando il nostro gruppo e la nostra parte politica di avere una visione statalistica, legata al passato, conservatrice. Il risultato è che le «visioni» così moderne, mercantili, che hanno affidato l'intero campo delle politiche della casa alle sole logiche del mercato, hanno spinto il Governo, vista la candidatura di due ministri, come Alemanno e Baccini alla guida del comune di Roma, e di un altro ministro, come Brighetto Moratti, alla guida della città di Milano, a presentare un decreto che riguarda Roma e Milano, e poi anche Napoli, perché dovendo stabilire un limite numerico oggettivo si è stabilito quello del milione di abitanti. La prima domanda che intendo porre ai colleghi della maggioranza ed al Governo, è la seguente: con quale logica si può pensare che i diritti di uno sfrattato ultrasessantacinquenne o portatore di handicap della città di Roma, Milano o Napoli debbano essere più riconosciuti e riconoscibili rispetto a quelli di persone con le stesse caratteristiche, ultrasessantacinquenni o portatori di handicap, delle città di Bari, Bologna, Torino, Genova, Palermo, Venezia, Catania, Firenze e delle altre realtà metropolitane o ancora di tantissime altre realtà urbane gravemente segnate dall'emergenza degli sfratti? Siamo di fronte ad un provvedimento che, come ha denunciato l'ANCI, l'Associazione nazionale dei comuni d'Italia, e come hanno denunciato le associazioni degli inquilini, riguarda circa duemila famiglie, duemila su 200 mila casi. Ciò crea un'evidente sperequazione e non può nascondere gli effetti redistributivi alla rovescia che, grazie alle politiche del Governo Berlusconi, sono state operate in questi anni. In questi anni sono cresciute grandissime ricchezze immobiliari e finanziarie. Le vie delle nostre città hanno visto esercizi commerciali chiudere, piccole aziende dover fermare la propria attività, fallire, e migliaia di famiglie sopportare condizioni economiche meno vantaggiose. Abbiamo visto sostituire le vecchie botteghe delle città con agenzie immobiliari che si alternano con le banche, che «raccontano» di immobili in vendita o in affitto a prezzi assolutamente stratosferici, che sono l'evidente manifestazione del potere della nuova classe dirigente del paese che sta dietro a questo Governo, basata sulla rendita finanziaria, speculativa, immobiliare e non su imprese sane, che si reggono magari su un conflitto tra impresa e lavoro. Una nuova classe dirigente formata da grandi gruppi che hanno speculato sulle cartolarizzazioni e che hanno visto i propri patrimoni decuplicare di peso e le loro fortune divenire immense. Alcuni di loro, i più imprudenti, hanno sognato di comprare Il Corriere della sera o qualche banca (ma sono finiti come dovevano finire!), mentre altri, meno imprudenti, hanno collocato i loro patrimoni nelle casseforti del capitalismo italiano che, nel corso di questi anni, è diventato sempre di più, in una parte preponderante, un capitalismo finanziario speculativo immobiliare. Qual è l'altro piatto della bilancia? Vorrei citare a tale proposito alcuni dati che forniscono, ad esempio, le organizzazioni degli inquilini. Si è parlato di 200 mila sfratti (dato pubblicato dal Ministero dell'interno); a tale proposito, mi si deve spiegare con quale ratio il Governo emana un decreto-legge che non tiene conto di quanto lo stesso afferma sugli sfratti nel sito da tutti consultabile del Ministero dell'interno! A proposito dell'incidenza degli affitti, il costo medio degli stessi nella capitale si attesta intorno a 1.061 euro; considerando un piccolo bilocale di 60-65 metri quadrati, per non allargarsi troppo, in centro il canone si attesta a 1.500 euro, mentre in periferia a 750 euro. Nella città di Napoli, il canone medio si attesta a 856 euro; ad esempio, un bilocale di 60-65 metri quadrati in centro costa 782 euro, mentre in periferia 600 euro.
Nella città di Milano, il canone medio è di 1.167 euro (si tratta del costo più elevato delle grandi realtà urbane e metropolitane del paese); un bilocale in zona centrale costa 1.500 euro, mentre in zona periferica 854 euro. Inoltre, il tasso di incidenza dei contratti sul reddito è abbastanza clamoroso. In generale, i canoni sono aumentati dal 1994 al 2004-2005 da una media (registrata nel periodo antecedente al 1994) di 280 euro circa a livello nazionale ad una media intorno ai 500-510 euro a livello nazionale. Per quanto riguarda i redditi più bassi fino a 10 mila euro, prima del 1994 l'incidenza del canone era del 34 per cento, mentre adesso è del 60 per cento.
Si potrebbe prendere a riferimento anche un periodo più breve; i colleghi del centrodestra potrebbero giustamente osservare che questi processi si sono registrati anche nel corso dell'esperienza di Governo del centrosinistra, fra il 1996 ed il 2001, ed è vero che, già in quel periodo, si evidenziò una crescita, ma il balzo significativo in avanti si è manifestato nel corso degli ultimi anni. L'incidenza media sui redditi fino a 10 mila euro nel 1998, a metà della legislatura, era del 41 per cento, nel 1994 del 33,6, mentre nel 2004 del 60 per cento. Per quanto riguarda i redditi medi fra i 20 mila ed i 30 mila euro, si passa dall'11,22 di incidenza nel 1994 al 13,70 del 1998 ed al 20 per cento oggi. Per i ceti più ricchi, vale a dire per i soggetti con redditi superiori a 40 mila euro, l'incidenza oggi è del 12 per cento. Da questi dati emerge che i redditi più elevati, nella dinamica complessiva dei prezzi del mercato della casa, stanno sopportando molto di meno l'aumento consistente dei costi, mentre i redditi medio - bassi, rispetto alla sostanziale scomparsa del settore pubblico, stanno pagando un prezzo molto elevato. A proposito degli alloggi sociali in affitto, in Italia si registra il 23 per cento di alloggi sociali in affitto sul totale del monte alloggi.
Se esaminiamo il dato della Gran Bretagna - che spesso i colleghi della maggioranza citano quale esempio di riformismo al quale dovremmo ispirarci, ma a cui evidentemente loro non si sono ispirati - notiamo che gli alloggi sociali costituiscono il 66 per cento sul totale degli affitti. In Olanda ci si attesta intorno al 65 per cento e in Danimarca al 43 per cento. La Francia, nel 2004, ha costruito 100 mila alloggi pubblici e il sindaco di Londra ne ha costruiti 15 mila nel 2005 programmandone altri 15 mila nel 2006. Nello stesso periodo, partendo dalla misura fondamentale della legge n. 431 del 1998 - sulla quale la nostra parte politica ha qualche riserva e che comunque occorre superare, come del resto è scritto nel programma dell'Unione con riferimento alle politiche per la casa - siamo passati da 388 milioni di euro del fondo di sostegno all'affitto nel 1999 a 209 milioni nel 2003. Dunque, il fondo di sostegno all'affitto è stato quasi dimezzato. Questi dati evidenziano il problema che ci troviamo di fronte. Se poi entriamo più nel merito, è evidente che di tale situazione pagano un prezzo molto elevato i redditi medio-bassi, gli immigrati, che hanno sempre maggiore difficoltà a reperire alloggi sul mercato, gli studenti, le giovani coppie che intendono creare una famiglia e, in generale, tutti coloro che cercano un'autonomia abitativa nel nostro paese. Nel 2006, l'autonomia abitativa per una parte importante della popolazione, sia attraverso l'acquisto dell'alloggio sia mediante l'affitto, non è garantita: il diritto alla casa non è garantito! Proprio per queste ragioni, occorre cambiare strada. Abbiamo presentato una serie di emendamenti che, agganciandosi a questo limitato decreto, cercano di migliorarlo annunciando il piano per la casa di cui tratta il programma dell'Unione presentato da Romano Prodi nei giorni scorsi. In primo luogo, vi è la necessità di prevedere nuovamente il sostegno all'affitto, rispondendo ad una esigenza molto più larga rispetto a quella di cui fin qui si è parlato. Le famiglie che hanno presentato domanda ai comuni per ricevere il contributo al pagamento dell'affitto rappresentano il 6,7 per cento del totale delle famiglie in affitto. Secondo i dati dell'ANCI, su 73 comuni ad alta tensione abitativa, le domande presentate sono state 105 mila e di queste oltre 92 mila sono state dichiarate ammissibili e 72 mila sono state soddisfatte, pari all'84 per cento del totale.
La riduzione degli stanziamenti ed il contemporaneo taglio delle risorse degli enti locali stanno rendendo impossibile non solo allargare la platea dei beneficiari, ma anche continuare - come già accaduto quest'anno - a garantire il contributo a coloro che ne hanno usufruito negli anni precedenti. Dobbiamo tornare cioè alle cifre reali e allargare decisamente la platea del sostegno all'affitto.
In secondo luogo, occorre rilanciare nel settore una politica mista. Ci troviamo in questa situazione in quanto, nel corso di questi anni, è stata affidata solo al mercato privato la regolamentazione di un grande settore come quello della casa. Se è vero che vi è stata una redistribuzione alla rovescia, per effetto della quale i redditi medi e bassi pagano con il loro affitto la grande rendita immobiliare - questo è ciò che è accaduto -, la nostra proposta è semplice: tassare i grandi patrimoni, non le piccole proprietà; tassare i patrimoni delle grandi concentrazioni di ricchezza immobiliare e finanziaria, le terze o le quarte case. Attraverso tale tassazione si potrà finanziare il settore pubblico, dotandolo di programmi di edilizia sociale impostati anzitutto al recupero della città esistente nonché di programmi finalizzati ad una locazione agevolata e selettiva che possono essere realizzati anche con delle partnership pubblico-privato e strumenti di project financing, che permettano un rilancio ed un rifinanziamento dell'edilizia convenzionata e che, in sostanza, riportino la casa al sistema misto, l'unico che può funzionare da vero deterrente rispetto alle speculazioni avvenute in questi anni. Inoltre, vogliamo che si usi la leva degli incentivi e dei disincentivi fiscali per fare in modo che quanto previsto dalla legge n. 431 del 1998 possa essere realizzato. Si tratta di favorire fiscalmente, in modo massiccio, il ricorso al canone concordato (il piccolo proprietario che ricorrerà a questo tipo di canone, deciso in sede territoriale e locale in convenzione con i proprietari, gli inquilini ed il comune, avrà un grande beneficio fiscale), mentre il proprietario che affitterà il proprio immobile secondo il criterio del libero mercato dovrà sopportare un aggravio di pressione fiscale; tutto ciò per fare in modo che la leva fiscale favorisca la costruzione di un mercato libero calmierato come quello del canone concordato. Infine, si pone la necessità di rilanciare l'accesso al credito. Mi riferisco, in particolare, ai mutui per la prima casa per giovani coppie, coppie di fatto e altri soggetti, persone che vogliono, in ogni caso, o da sole o in forme di convivenza, conquistare un'autonomia abitativa e che oggi non ne hanno la possibilità proprio perché queste forme di finanziamento all'acquisizione della casa o non sono state finanziate o sono state messe, in qualche modo, in secondo o terzo piano. Altro che la sinistra o Rifondazione sarebbero contro la proprietà privata o contro la proprietà degli alloggi da parte dei cittadini! Noi vogliamo favorire la possibilità che i cittadini possano acquistare la casa e avere l'accesso al credito e che coloro che non vogliano o non possano farlo abbiano la possibilità di ricorrere ad un mercato che non sia un regalo mascherato alla grande rendita immobiliare. Colleghi, noi abbiamo avanzato anche delle proposte molto serie per potenziare la possibilità che i sindaci ed i prefetti, di fronte ad evidenti emergenze derivanti da una ragione umanitaria possano ricorrere a provvedimenti di requisizione. Su questo punto non si tratta di sollevare scandalo; già oggi la legge lo prevede e in molte situazioni estreme, in cui si è giunti all'ultima spiaggia - è già accaduto a Roma, a Bari e in altre città - esiste questa possibilità. Da parte nostra precisiamo, con un nostro emendamento, quanto e come questa possibilità debba essere indirizzata verso alcune grandi proprietà, alcuni grandissimi patrimoni, privati o anche pubblici, sfitti o abbandonati, rispetto ai quali i sindaci ed i prefetti, in rapporto a condizioni di emergenza umanitaria, in forma transitoria e risarcendo i legittimi proprietari con il corrispettivo del canone concordato, possano individuare soluzioni ponte e transitorie in attesa di una ripresa più organica delle politiche di alloggi sociali. La delibera approvata l'anno scorso dall'amministrazione comunale di Roma, che ha fatto seguito ad apposite richieste del Movimento per la casa, va in quella direzione. Il comune di Roma e altri comuni hanno però dovuto operare in splendida solitudine perché il Governo ha lavorato soltanto per arricchire i grandi proprietari immobiliari. I nostri emendamenti, presentati al provvedimento, cercano di correggere questa politica.
Il problema della casa dovrà essere affrontato nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Lo scopo è quello di far fronte al tragico disagio sociale, a quell'impossibilità di vivere e a quella sofferenza che riguarda ormai tantissime famiglie a reddito medio - basso che nel denegato diritto alla casa incontrano uno dei principali ostacoli alla possibilità di vivere in un modo migliore all'interno della società.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Abbondanzieri. Ne ha facoltà.

MARISA ABBONDANZIERI. Signor Presidente, non amo mai ripetere, sia pure nei tempi che il regolamento della Camera concede ad ognuno di noi, cose già dette da altri colleghi; pertanto, antepongo al mio intervento, come se fosse una premessa, molti dei dati citati dai colleghi che mi hanno preceduto, da ultimo dall'onorevole Folena. Conseguentemente, mi limiterò a svolgere alcune semplici considerazioni. In una situazione nella quale le famiglie interessate dal problema serio degli sfratti fossero soltanto tremila, il provvedimento che li riguarderebbe sarebbe quasi un semplice atto amministrativo. Il decreto-legge, in realtà, è un provvedimento che, nel sospendere nelle città di Roma, Milano e Napoli gli sfratti nei confronti di quei cittadini che si trovano in situazione di grave disagio (ultrasessantacinquenni o handicappati gravi e con redditi insufficienti ad accedere alla locazione di un nuovo immobile), va criticato perché non comprende importanti aree metropolitane come, ad esempio, Firenze, Bologna, Palermo e Torino, che sono città in cui il problema casa è sicuramente sentito e significativo. Il decreto-legge sulla proroga degli sfratti è il provvedimento più ricorrente nel corso di questa legislatura - mediamente ne sono stati emanati due all'anno - insieme al provvedimento cosiddetto mille proroghe. Verrebbe voglia di dire che è il provvedimento più ricorrente insieme alle cosiddette leggi ad personam; i temi trattati nei due casi sono evidentemente diversi. In questo caso, si tratta anche della carne vita delle persone che, dovendo avere a che fare con il problema casa, vivono una situazione di grave disagio.
Per il problema casa non si sono volute trovare le risorse finanziarie necessarie per affrontarlo, sebbene questo Parlamento, lo ricordo ancora una volta all'Assemblea, ha sperperato 5 mila miliardi nei collegi elettorali. Con tale considerevole somma si potevano costruire case e dare sostegno agli affitti e ai mutui-casa. Il problema vero del decreto-legge sta, oltre che nella sua reiterazione, nel fatto che esso appalesa di fronte a tutti noi che il tema casa non è stato governato, anzi è stato sgovernato. Del resto, quando il Presidente del Consiglio dei ministri afferma, con i toni che gli abbiamo sentito usare, che l'80 per cento delle famiglie italiane ha una casa e che molti hanno anche la seconda (egli ne ha dieci, venti o quello che è!), intende dire anche che quel 20 per cento che non ha la casa e paga l'affitto rappresenta, probabilmente, un residuo rispetto ai temi cui la società è interessata e che è, quindi, per questo che la questione della casa non è stata oggetto delle politiche di questo Governo. Abbiamo assistito al fallimento del meccanismo ministeriale di cui al decreto-legge del luglio 2005 (che accentrava di nuovo le competenze in capo al Ministero), al dimezzamento del fondo per il sostegno agli affitti, agli spot elettorali finalizzati a regalare le case. Considerando, poi, che tale operazione si realizzerebbe in barba alle regioni e, persino, al fatto che il paese ha accumulato uno stock di case pubbliche prima di regalare queste ultime, occorrerebbe, da un punto di vista filosofico, pensare e capire come fare in modo che questo patrimonio rimanga agli italiani. Naturalmente, con il voto che esprimeremo alla fine dell'esame non abbiamo alcuna intenzione di chiudere la porta in faccia alle tremila famiglie che sono interessate al provvedimento: tutt'altro! Le rispettiamo e le consideriamo ed il nostro voto, probabilmente di astensione, è dovuto in primo luogo a questa ragione. Credo che la politica della casa (che nel corso degli anni che ci lasciamo alle spalle ha avuto un suo ruolo) sia stata assente dagli interventi di questi cinque anni. La legge finanziaria per il 2007, comunque la si metta, sarà la cartina di tornasole: per noi sarà una sfida riformista, per voi vedremo, eventualmente, se sarà l'effettiva presa in carico di un problema così importante. Occorre ritornare allo spirito originario della legge n. 431, che, probabilmente, sarà necessario modificare e rafforzare; come pure bisognerà riflettere sul fatto che quella della casa è una grande operazione politica e di governo in un paese dove nessuno deve mettere le classi più deboli nelle condizioni di preoccuparsi, così come invece avviene in questi ultimi anni, per non avere un «tetto». Nessuno deve mettere in condizione - direi, mai - gli extracomunitari di doversi rifugiare per troppo tempo sotto i ponti o altrove; nessuno deve mettere in condizione la gente di occupare case per le quali gli affitti sono altissimi: mi riferisco a tutti, studenti compresi.
Credo che il provvedimento in discussione si commenti da solo: è un provvedimento piccolo, piccolo, piccolo su un tema grande, grande, grande. Mi auguro che le politiche di governo dei prossimi anni portino ad interventi grandi, significativi, a cominciare dall'aspetto finanziario, per affrontare adeguatamente un problema così grande. Ritengo anche che il centrosinistra, la sua forza riformista, dovranno misurarsi con il problema della mobilità delle persone quale fattore da considerare per accedere alla casa, indipendentemente dal luogo dove si abbia la residenza.
Mi auguro che quello in esame sia l'ultimo provvedimento sulla casa e che, come dicevo prima, la legge finanziaria del 2007 ponga inevitabilmente all'ordine del giorno, tra le prime questioni, anche questa; mi auguro che saremo chiamati noi a farlo.

 

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e, pertanto, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

 


Top

Indice Comunicati

Home Page