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PRECARIO' UNO SFRATTO SICURO.


Chi non ha tempo non legga, è solo uno sfogo. Si tratta uno sfratto come
tanti. Mi hanno chiesto di presenziare per evitare che una giovane
famiglia fosse divisa tra alberghi popolari e altri simili luoghi ameni. I
"servizi sociali" (chissà perché si incaponiscono a chiamarli ancora
così?) non avevano altra soluzione. Una burocrazia efficiente e veloce: da
una parte la lista dei "marginali" e dall'altra un elenco di letti
disponibili; un semplice gioco di incastri e tutti si sistemano; alla fine
si può anche dire che i servizi del comune sono efficienti e che il
modello toscano è il migliore dei modelli possibili. Come no? Anche nelle
stalle i contadini smistano vacche, tori e vitelli in recinti adatti alla
mungitura, all'ingrasso, alla monta. Non so i bovini che ne pensano, ma so
che gli umani si organizzano in famiglie (questa sfrattata era anche
sposata con tutti i sacri crismi voluti da Ruini) e che all'interno di
queste cellule sociali si formano affetti, legami forti tra genitori e
figli. Questo è troppo complicato per la burocrazia dei servizi sociali:
il gioco di incastri tra senza dimora e letti non prevede sciocchezze come
l'integrità di un nucleo familiare. E si incazzano pure se glielo dici.
Sentivo le telefonate concitate all'assistente sociale che lasciava
sbalordita la madre sfrattata, gli occhi sgranati chiedevano: ma come? ma
sono venuta un sacco di volte a chiedere... come non si può? Ma non
sappiamo come pagare...
Già, perché forse quello cui ho assistito non era tanto un problema di
"servizi sociali" troppo burocratici, ma solo un "problema di quattrini".
Un affitto di 750 euro (pare nemmeno tanto!!!)
Marito precario edile a tre mesi caduto da un camion, tre mesi ingessato,
pochi spiccioli dall'INAIL, lavoro e reddito perduto; resterà invalido e
non potrà più fare il suo lavoro.
Moglie imprenditrice di se stessa (è tanto di moda) in una lavanderia che
fallisce; anche lei senza reddito.
Un figlio piccolo, chissà se ha avuto i 1000 euro che il nostro presidente
elargisce tanto generosamente?
Smettono di pagare affitto e bollette. Gas tagliato, inverno senza
riscaldamento. Il proprietario vuole l'affitto o l'appartamento indietro.
"Questo non è un problema di servizi sociali o di emarginazione, ma di
quattrini". Questa frase di Simoni (Unione Inquilini) riassume brutalmente
il senso di questa vicenda. La mancanza di reddito, l'abbondanza di
precarietà; una storia che potrebbe essere quella di tanti, di troppi. Un
incidente, un contrattempo e tutto crolla; il mondo intorno ti guarda con
commiserazione, scuote la testa e cerca di dimenticare.
In un angolo cerco di capire lo stato d'animo di quella giovane donna che
corre qua e là come una mosca prigioniera in un vaso. Immagino l'angoscia
che le attanaglia gelida la gola. Scrivo a chi ha voglia di leggere per
liberarmi dei rimasugli di dolore che ho riportato a casa e ancora mi
tormentano.
E poi mi si affollano alla mente le frasi del proprietario
dell'appartamento che minaccia di chiamare l'assessore De Siervo: " E' mia
amica e vi sistema lei!". Il poliziotto della digos che ci guarda, con
disprezzo e voglia di vendetta, mentre siamo davanti al portone per
impedire l'ingresso. L'avvocato che si rivolge a qualcuno di noi con un
senso di schifo che mi imbarazza e mi lascia senza parole. Si sentono di
un'altra classe, forse anche di un'altra specie. La specie di chi ha e
può.
Io, che precario per ora non sono, sento in quegli sguardi tutto il
disprezzo che i "marginali" hanno addosso tutti i giorni. Mi vergogno del
mio privilegio di avere una casa, un reddito; capisco quanto sia difficile
essere dalla parte degli ultimi, condividerne il dolore che non ha
riscatto. Forse farnetico, ma ripenso alle parole attribuite a Gesù sulla
croce: Padre perché mi hai abbandonato? Non c'è nessuna grandezza nel
subire le sventure della vita, si è soli e bere tutto il proprio dolore.
Le vittime restano sole, nessun angelo scende a portare corone di
consolazione, nessun velo si squarcia. C'è solo l'angoscia di chi subisce
e il disprezzo di chi possiede. Sì, perché solo disprezzando chi non ha si
può sopportare la vergogna del proprio privilegio; nel mondo delle
possibilità, chi fallisce ha la colpa della propria disgrazia.
Scusate l'intrusione, è solo una piccola cronaca di precarietà quotidiana.


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