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RENDITA E BLOCCO EDILIZIO

RENDITA E  BLOCCO EDILIZIO

 

Se con il termine "rendita" non intendiamo solamente la rendita fondiaria e la rendita urbana, ma anche quelle forme di reddito che sfruttano situazioni di privilegio, si può dire che in Italia i settori speculativi hanno sempre avuto un peso significativo.

Dall'Unità d'Italia ad oggi le classi sociali che percepiscono la rendita hanno sempre fatto parte del gruppo politico dominante: a fine '800 la borghesia agraria del Nord si allea con i latifondisti del Sud in funzione anticontadina per una politica economica immobilista nel Sud e poco stimolante per le nascenti industrie settentrionali; la Sinistra storica che reggerà le redini del governo a partire dal 1876, se da una parte abolirà la tassa del macinato, dall'altra non arriverà a promuovere quella riforma agraria che avrebbe potuto non solo migliorare le condizioni di vita dei contadini, ma anche avviare lo sviluppo dell'agricoltura capitalistica. La riforma agraria promessa anche sui campi di battaglia della Prima guerra mondiale da Diaz non verrà attuata e lascerà il passo all'iniziativa reazionaria degli agrari nelle campagne grazie alle iniziative dei fasci di combattimento. Lo stesso fascismo perpetua l'alleanza tra la borghesia industriale e la nobiltà latifondista meridionale. La riforma agraria giungerà solo nel 1950 con De Gasperi, ma senza avviare alcun processo di sviluppo agricolo e senza scardinare gli assetti sociali nel Mezzogiorno dove l'economia verrà ancora gestita dai vecchi latifondisti che investiranno i capitali recuperati dai remunerativi espropri in attività speculative e quindi anche nell'edilizia. Anche se le lotte degli anni '60 porteranno all'approvazione di leggi che impongono piani regolatori e permettono espropri ed edificazioni in diritto di superficie, il peso dei settori speculativi resterà sempre molto importante a tal punto che chiunque vorrà alternarsi al governo dovrà giurare fedeltà alla rendita: la legge di Equo canone votata dal PCI nel 1978 all'epoca dei governi di unità nazionale, la legge dei Patti in deroga nel 1992 proposti e votati dai DS un paio di anni prima di entrare nella stanza dei bottoni, la Legge 431 approvata da tutta la sinistra prima di assumere le redini del governo nazionale.

 

Ma come può una élite sociale ed economica esprimere tanto potere? Su cosa basa il suo consenso? Senza una analisi delle classi sociali e del blocco storico dominante diventa difficile capire chi abbiamo di fronte e come disaggregare le forze dell'avversario. Il tentativo quindi per noi deve essere quello di analizzare quali interessi si coalizzano dentro il "Blocco edilizio".

 

IL BLOCCO EDILIZIO

 

"Secondo rapporti di maggiore o minore subordinazione, in questo blocco si raccoglie un variegato coacervo di forze. Ci sono tutti: residui di nobiltà fondiaria e gruppi finanziari, imprenditori spericolati e colonnelli in pensione proprietari di qualche appartamento, grandi professionisti ed impiegati statali incatenati al riscatto di una casa che sta già deperendo, funzionari e uomini politici corrotti e piccoli risparmiatori che cercano nella casa quella sicurezza che non riescono ad avere dalla pensione, oppure che ritengono di risparmiare in avvenire sul fitto pagando intanto elevati tassi di interesse, grandi imprese e capimastri, cottimisti, ecc. Un mondo nel quale, all'infuori di poche sicure coordinate (quelle di sempre, della potenza economica e del potere politico) vasta è l'area magmatica delle improvvise fortune e della prigione, del triste esproprio. Un mondo, però, che si tiene saldamente insieme strumentalizzando (per rafforzare i più solidi legami di interesse economico) il fanatismo dell'ideologia delle casa, la drammatica necessità di ottenere una casa anche a costo di sacrifici, la necessità di avere un lavoro: il contadino fattosi edile, di fronte alla necessità di non lavorare, è naturalmente portato a considerare inutili e dannose sottigliezze tutti i perfezionamenti democratici dei regolamenti edilizi. Il fatto che questo sistema non sia in grado di dare la casa a tutti finisce per essere la condizione di forza del "complesso edilizio." (Valentino Parlato su Il manifesto n° 3-4 1970)

 

L'Istat non è in grado di fornire dati aggiornati sulla composizione sociale dei proprietari e degli affittuari, ma con buona approssimazione possiamo dire che circa l'80% degli affittuari sono percettori di reddito fisso, lavoratori dipendenti, impiegati e pensionati, mentre la massa prevalente dei proprietari è costituita da imprenditori, liberi professionisti, dirigenti, lavoratori in proprio e impiegati, ma ormai anche lavoratori dipendenti in genere.

Al di sopra dello schieramento dei proprietari vi è il gruppo dominante che si presenta eterogeneo e non sempre fortemente coeso. Il nucleo determinante è sempre più nettamente costituito dalle società immobiliari e da società commerciali. E' un intrico di interessi e di forze nel quale si intrecciano forme diverse di rendita con interessi e profitti industriali e commerciali.

Nel "blocco edilizio", a fianco agli interessi del gruppo dominante, si collocano in posizione a volte antagonista e a volte subordinata, gli edili. La bassa composizione organica del capitale, la relativa brevità del ciclo produttivo, la coincidenza delle funzioni di speculatore, costruttore e commerciante nella stessa persona o gruppo, consentono ai boss dell'edilizia una elasticità di manovra nei confronti dei lavoratori assai maggiore di quella degli industriali veri e propri. Nel tenace e soffocante sistema di ricatto che tiene unito il vasto ed eterogeneo aggregato del "complesso edilizio" si realizza una pressione continua alla corporativizzazione coatta della categoria degli edili.

La componente più strumentalizzabile all'interno del "blocco" rimane comunque quella dei piccoli proprietari: senza nessun potere contrattuale, la massa di chi ha investito i risparmi nella seconda casa per le ferie o in pochi appartamenti da cui ricavare l'affitto, è capace di mobilitarsi a livello di opinione tutte le volte che in parlamento si discute di leggi per l'affitto, richiamata dalle grida di allarme delle immobiliari anche se i suoi obiettivi non coincidono con quelli delle grandi società. La preoccupazione che gli immobili si svalutino non dovrebbe interessare i piccoli proprietari  che non possono permettersi di giocare i loro immobili sul mercato a causa dei costi elevati di tali operazioni, così come non dovrebbe preoccuparli una legislazione urbanistica che ponga limiti alla speculazione in favore dell'interesse pubblico, ma quando il mercato flette colpendo gli interessi dei costruttori e delle grandi immobiliari, sono loro che garantiscono la massa d'urto per strappare ai governi i provvedimenti per sostenere la domanda e per liberalizzare le possibilità di costruzione. I piccoli proprietari hanno come obiettivi la possibilità di non registrare i contratti, di ottenere gli sfratti per necessità in tempi più rapidi, di scaricare sugli inquilini i costi delle manutenzioni straordinarie, ma questi obiettivi non vengono sostenuti da chi all'interno del "blocco edilizio" ha il potere economico per ricattare il parlamento e il potere politico di trattare i propri interessi. La massa dei piccoli proprietari è sempre sul piede di guerra pronta a seguire chi impugnerà la bandiera della difesa dei loro piccoli privilegi che, per le grandi società, diventeranno poi enormi rendite differenziali.

Dallo sblocco degli sfratti di trent'anni fa ha preso sempre più consistenza la categoria dei proprietari dell'appartamento in cui abitano. Molti sono lavoratori dipendenti che sono stati costretti a svenarsi per comperare la casa in seguito allo sfratto per finita locazione. Anche questa componente sociale ormai, in mancanza di iniziative adeguate da parte della sinistra e dei sindacati casa, ha di fatto assunto i comportamenti della piccola proprietà senza rendersi conto che i propri interessi sono più vicini a quelli degli inquilini che a quelli dei proprietari; con gli inquilini i condomini potrebbero condividere le battaglie contro gli amministratori disonesti, contro il costo del riscaldamento, contro le speculazioni mascherate da norme per la sicurezza, per il miglioramento delle condizioni di vita dei quartieri, obiettivi questi che non possono coinvolgere chi abita in zone di pregio e che si disinteressa degli immobili che possiede nelle periferie.

Purtroppo l'illusione di poter cambiare stato sociale entrando nel numero dei "proprietari" ha offuscato la mente di molti lavoratori che oggi, anche all'interno dei quartieri popolari messi in vendita dall'Aler, si sentono superiori agli inquilini con i quali ingaggiano vertenze su pretesti capziosi.

 

GLI OBIETTIVI

 

Alla luce di quanto detto risulta chiaro che senza disarticolare il blocco edilizio difficilmente sarà possibile ottenere una legislazione più vicina agli interessi degli inquilini e dei senza casa.

 

L'eliminazione dell'ICI per la casa di abitazione e l'innalzamento dell'ICI per le case non di abitazione sono gli strumenti per differenziare gli interessi dei condomini da quelli dei piccoli proprietari.

A questi obiettivi deve essere accompagnata una campagna per demistificare il significato del termine "proprietà" quando la casa che si rivaluta è quella che si abita e che non potrà essere venduta per realizzare il valore aggiunto.

Nei caseggiati di ERP e nei condomìni popolari è necessario avviare vertenze sulla qualità della vita nella città (miglioramento dei trasporti, inquinamento, servizi sociali, ecc.) e vertenze per la difesa del salario (costo dei trasporti, vertenze sul costo dei combustibili per il riscaldamento, ecc.) per ricomporre le fratture che la destra economica e certa sinistra hanno creato all'interno delle masse popolari.

Sarà necessario operare anche per sottrarre all'egemonia delle grandi immobiliari anche il consenso dei piccoli proprietari (possessori di due o tre appartamenti) con una disciplina degli affitti che, mentre garantisce i diritti degli inquilini, risponda anche alle loro esigenze (sfratto per necessità in tempi brevi, agevolazioni significative per contratti concordati, agenzie casa pubbliche che garantiscano sui pagamenti e i cambi casa, ecc.).

Anche con gli edili sarebbe necessario prendere contatti per verificare la possibilità di condividere obiettivi precisi da sostenere nei cantieri durante le vertenze di categoria e nei quartieri con la mobilitazione dei Comitati inquilini.

 


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