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ANZIANI: OTE, ASSALTO DELLE FINANZIARIE A LORO ULTIMA RISORSA, LA CASA

CASA/ANZIANI: OTE, ASSALTO DELLE FINANZIARIE A LORO ULTIMA RISORSA, LA CASA

 

Roma , 9 mar -Aziende, istituti di credito e finanziarie si apprestano a partire all'attacco di uno dei più vasti mercati disponibili: le case degli anziani. Il pericolo che si corre e' quello di finire nelle fauci di chi eroga i prestiti vitalizi ipotecari: una sorta di esproprio coatto, ma legale, dell'immobile in cambio di pochi soldi. Lo stato ha sempre meno risorse per l'assistenza, il carovita incalza, e allora, per assicurarsi un'esistenza dignitosa ai nonni non resta altro che impegnare l'unico bene disponibile, frutto di una vita di lavoro. Uno scenario che comincia ad affacciarsi anche in Italia, dove 8,5 milioni di famiglie sopra i 65 anni sono titolari di un patrimonio immobiliare di 900 miliardi di euro, ma su di loro incombe il rischio di finire intrappolati in un contratto che nasconde furbizie, trucchi, clausole penalizzanti, come ha scoperto l'Osservatorio della Terza Età in una recente indagine. A far scattare la corsa all'unico bene ancora disponibile per i pensionati e' stata la norma della Finanziaria sul prestito vitalizio ipotecario, a metà strada fra un prestito personale e il classico mutuo ipotecario, che consente finanziamenti a medio e lungo termine con capitalizzazione annuale di interessi e spese, e rimborso integrale in unica soluzione alla scadenza, assistiti da ipoteca di primo grado su immobili residenziali, riservati a persone fisiche con età superiore ai 65 anni compiuti. Il prodotto, peraltro già presente sul mercato, offre la possibilità di ottenere una somma variabile fra il 20 ed il 50% del valore dell'immobile di proprietà, lasciando agli eredi il compito di restituirla, con i dovuti interessi e spese. La percentuale della somma erogata, rispetto al valore del bene casa, e' in funzione dell'età del richiedente: più si e' in là con gli anni e maggiore sarà l'importo ottenibile. A prima vista - spiega l'OTE - sembrerebbe una nuova forma di credito per 8 milioni di anziani con casa, da utilizzare per curarsi, aiutare i figli, ecc., ma se si approfondisce la materia ci si accorge che lo scenario e' inquietante. L'OTE ha, infatti, rilevato che esso rappresenta un 'eccellente affare per gli operatori del settore, che si candidano ad acquisire una cospicua fetta di patrimonio immobiliare italiano, erogando in media somme per circa un terzo del valore della casa, remunerate con tassi variabili (oggi tra il 6 e il 6,5%), e con spese fisse determinate da una serie di clausole e di condizioni capestro.  Una grande speculazione, insomma, che si abbatterà come una scure sugli eredi, che corrono il rischio di perdere il bene patrimoniale, perché impossibilitati a risarcire una somma enormemente superiore a quella erogata. L'esperienza italiana, anche se alle prime battute, ha ben mutuato l'esempio degli altri paesi, soprattutto anglosassoni, in tema di sottrazione 'legale' degli immobili. Sul mercato si possono già ottenere anticipi sul valore della casa, partendo dai 65 anni in su: Quello che molti italiani non sanno e' che dopo la firma del contratto l'immobile diventa, di fatto, di proprietà della banca, perché sarà vietato sub affittarla, ristrutturarla, adibirla a sede di una attività imprenditoriale propria, e nemmeno si potrà cambiare domicilio o residenza. L'anziano, fino alla sua morte, praticamente non potrà più disporre a suo piacimento dell'immobile, ne' compiere qualsiasi atto di disponibilità, mentre la parte finanziatrice può modificare le condizioni economiche del contratto, in qualunque momento in ragione di incrementi di costi legati a variazioni di legge o di regolamenti. Praticamente un 'nodo scorsoio ' che si stringe anno dopo anno. Dopo l'aspetto normativo, l'OTE ha osservato la parte finanziaria, che contiene ''fuochi pirotecnici '' degni della migliore tradizione: Nel momento in cui viene erogato un prestito vitalizio ipotecario, ad esempio, di 55 mila euro, bisognerà sottrarre circa il 20% di oneri fissi (spese notarili, rogito, perizie, assicurazione, spese banca, ecc.), che riducono a  45 mila euro la somma effettivamente consegnata nelle mani del pensionato. Dopo dieci anni, ammesso che i tassi di interesse non abbiano subito variazioni, chi eredita il bene immobile dovrà restituire ben 98 mila euro, a cui vanno aggiunti altri 5-6 mila euro, e forse più, già pagati annualmente (rinnovo polizza assicurativa, spese registrazione,invio estratti conto, ecc). Quindi, a conti fatti, si ottengono 45 mila euro e se ne versa un importo pari a due volte e mezzo. Un bello affare, ovviamente per chi presta i soldi e aspetta la dipartita del vecchietto per entrare in possesso della casa. Una prospettiva che potrebbe essere evitata solo con il pagamento del 'riscatto' finale da parte dei familiari, che deve avvenire entro dodici mesi. Come l'esperienza anglosassone insegna, però, in molti casi questo non avviene e l'eredita' sfuma.    Uno scenario del genere ci preoccupa afferma Roberto Messina, Segretario generale dell'Osservatorio della terza età. Non si può tacere - sottolinea - sulle implicazioni sociali e i potenziali pericoli che questo strumento finanziario possa determinare nella situazione patrimoniale degli anziani e nei conflitti potenziali con gli eredi.  Come dire - conclude Messina - lo Stato prima non riesce ad assolvere alle sue funzioni e poi getta milioni di cittadini nelle fauci delle banche, delle assicurazioni e delle società finanziarie. Forse era il caso di affidare ad una società pubblica la gestione di questo strumento, in maniera da ridurre drasticamente gli oneri e gli interessi per chi ricorre al prestito. Mi auguro che si riesca a mettere a fuoco tutti questi aspetti per tutelare gli anziani, che in questo caso sono la parte debole. Ai nonni, invece, voglio dire che, in caso di bisogno, possono ricorrere anche alla

vendita della nuda proprietà o ad un mutuo acceso dai familiari giovani, garantito con la casa: entrambe le soluzioni sono di gran lunga meno onerose del prestito vitalizio ipotecario, ma soprattutto permettono di mantenere sempre la disponibilità dell'immobile comprato con i sacrifici di un'intera vita

 

CASA: SARDEGNA, DA REGIONE 4 MILIONI PER AFFITTI FAMIGLIE POVERE

 

Cagliari, 8 mar. Quattro milioni di euro, da aggiungere alle risorse statali, sono stati stanziati dalla Regione  Sardegna per gli alloggi a canone moderato per il 2006. Il fondo e' destinato alle famiglie in condizioni di disagio economico. I comuni provvederanno a compilare delle graduatorie il cui esito sarà reso  pubblico entro il 15 luglio. Il requisito per ottenere questi benefici e' quello di avere un reddito annuo imponibile del nucleo familiare inferiore a 11.465 mila euro, con la possibilità di allargare tale fascia a redditi superiori, in proporzione al numero dei componenti del nucleo.

 

COMUNI: LECCE; GIUNTA TAGLIA ICI PER LA PRIMA CASA, AL 3,2

 

LECCE, 8 MAR - La giunta comunale di Lecce ha  ridotto l'aliquota Ici per la prima casa che scende dal 3,5 al  3,2 per mille. Per una serie di categorie di cittadini in condizioni particolari l'aliquota e' fissata al 2,5 per mille (rispetto al  3,2). L'aliquota ordinaria resta invece del 5,5 per mille.

 

CASA: REGIONE RADDOPPIA CONTRIBUTI AFFITTI, PRONTI 4MLN EURO 2004 SODDISFATTE 57% DOMANDE; PREMI A COMUNI CHE INTEGRANO FONDO

 

CAGLIARI, 8 MAR - Via libera dalla Giunta regionale  ai fondi e ai criteri di assegnazione degli alloggi a canone  moderato per il 2006. Lo stanziamento e' di 4 milioni di euro,  da aggiungersi alle risorse statali, ed e' destinato alle  famiglie in condizioni di disagio economico. Spetterà ai Comuni  provvedere a compilare le graduatorie, il cui esito sarà reso pubblico entro il prossimo 15 luglio.    Rispetto al 2005, l'impegno finanziario della Regione, che  contribuisce al pagamento degli affitti con risorse proprie dal  2004, e' raddoppiato: l'anno scorso, infatti, il contributo  ammontava a 2 milioni di euro, in aggiunta ai 3 milioni e mezzo  dello Stato, ed aveva permesso - ricorda l'assessore dei Lavori  pubblici Carlo Mannoni - di soddisfare il 57% delle domande espresse dalle famiglie, contro il 39% della media degli anni  precedenti. Il requisito per ottenere i benefici e' quello di avere un  reddito annuo imponibile del nucleo familiare inferiore a 11.465 mila euro, con la possibilità di allargare questa fascia a  redditi superiori, in proporzione al numero dei componenti della famiglia. Il contratto di affitto deve essere regolarmente registrato e permanere per tutto il periodo al quale si riferisce il contributo ottenuto. Se i Comuni contribuiscono ad  integrare il fondo con risorse proprie, gli saranno riconosciuti dei premi

 


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