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La montée du mouvement communal en Russie

 

La crescita del movimento comunale in Russia*

 

Dall’applicazione, il 1o gennaio 2006,  della nuova normativa sull’alloggio e dall’accelerazione della riforma della sfera comunale, le azioni di protesta si moltiplicano e coinvolgono sempre più regioni.

Non passa quasi giorno, e soprattutto non passa fine settimana, senza che abbiano luogo manifestazioni in una o l’altra città della Russia. Il fine settimana del 18 e 19 Febbraio si sono mobilitate più di dieci città - Ekaterinbourg (2000 persone richiamate dal comitato locale di coordinamento delle lotte), Vladivostok (5000 persone nell’iniziativa della “Camera civica” locale), Omsk (2000 persone richiamate dal Comitato delle azioni di protesta, raggruppamento che include la maggior parte dei partiti d’opposizione e delle associazioni), la periferia di Mosca, Perm, Novossibirsk, etc.

Il movimento non ha l’ampiezza del movimento di massa dei pensionati dell’inverno 2005 contro la rimessa in discussione delle garanzie sociali di categoria, ma la tendenza è ad un allargamento costante della protesta. Da una parte, ogni giorno porzioni sempre più numerose della popolazione si aggiungono al movimento, e dall’altra si attivano e si espandono in tutto il paese i meccanismi di coordinamento costituiti durante il movimento dei pensionati dell’anno scorso. Insomma la riforma in corso, detta “comunale”, non è che all’inizio e la popolazione è ancora lontana da sentire tutte le brutali ripercussioni sociali di ciò che non è altro che un tentativo di privatizzazione del patrimonio immobiliare comunale e dei flussi finanziari legati alla gestione degli immobili.  Per comprendere il senso della riforma bisogna sapere che la maggioranza della popolazione vive in alloggi che la municipalità affitta a prezzi molto inferiori a quelli di mercato, o che essa ha privatizzato gratuitamente con le riforme d’inizio anni ’90. Questa politica sociale degli alloggi che permetteva alla maggioranza della popolazione di conservare un tetto, malgrado salari molto bassi, ora si sta concludendo. L’equipe di Putin la considera troppo costosa e non abbastanza efficace. Si cerca quindi di aprire l’ambito dell’alloggio, che tocca gli interessi vitali della popolazione, alle forze brutali del mercato – di un mercato alla russa, che lascia sempre i migliori pezzi da privatizzare ai funzionari dello Stato e, all’occorrenza, alle municipalità ed ai grossi monopoli parastatali del gas e dell’elettricità.

 

Una riforma brutale delle politiche sull’alloggio

La riforma si sviluppa su diverse linee guida che è opportuno ricordare rapidamente. Da una parte, si tratta della liberalizzazione delle tariffe delle forniture comunali (gas, acqua ed elettricità innanzitutto), col pretesto di farne pagare alla popolazione il 100% del costo. In realtà, tenuto conto della vecchiaia degli impianti e della cattiva qualità dei servizi comunali, la popolazione paga da molto tempo non solo il 100% del costo, ma anche la parte dell’energia e dell’acqua che si disperde attraverso canalizzazioni e condotte difettose e mal isolate. La popolazione inoltre paga anche la parte del “costo” che finisce in tasca ai funzionari municipali e ai dirigenti delle società comunali. L’anno scorso il prezzo dei servizi comunali è aumentato in media di più del 30% su base annua (contro un’inflazione media nel paese del 10%). E il 1o  gennaio 2006 le tariffe sono aumentate di nuovo, in media del 30%, cosa che affonda ulteriormente i bilanci familiari. Malgrado i sussidi ai redditi più bassi, complicati da ricevere, sempre più persone sono in ritardo coi pagamenti, cosa che le espone alla minaccia di uno sfratto. Malgrado il potere voglia mostrarsi prudente nel procedere, la liberalizzazione completa delle tariffe è già realizzata, essendo puramente simboliche le norme generali fissate dalle autorità federali.

Un secondo aspetto delle riforme consiste in un arresto alle privatizzazioni “gratuite” degli appartamenti concesse agli abitanti dallo Stato sovietico (ricordiamo che non esisteva mercato immobiliare in epoca sovietica e che, avendo la popolazione perduto tutti i suoi risparmi in seguito alla liberalizzazione dei prezzi di gennaio 1991, i riformatori eltsiniani non avevano altra scelta che le privatizzazioni gratuite degli alloggi). Queste privatizzazioni gratuite diventano impossibili a partire dal 1o gennaio 2007. Questa misura può apparire normale vista dall’Occidente liberista, non per questo è più umana. Una parte importante della popolazione aspetta infatti, per ottenere un alloggio, da 20 a 40 anni su “liste d’attesa” redatte dalle municipalità e, ricevendo un alloggio da qui a 10 o 20 anni, le famiglie non potranno più privatizzarlo. Ora, malgrado il lancio del programma di prestiti ipotecari, l’acquisto di una casa al prezzo di mercato resta fuori della portata della maggioranza.

Il terzo aspetto concerne lo sviluppo della politica degli alloggi sociali ad affitti inferiori a quelli di mercato, che riguarda i redditi più bassi e quelli che non hanno privatizzato il loro alloggio per paura delle tasse e degli oneri supplementari che pesano sui proprietari. Anche questo, visto da Occidente, appare normale. Questo se non si prende in considerazione la tendenza degli affitti, anche se sociali, ad aumentare regolarmente, soprattutto con la nuova libertà delle municipalità di gestire a loro piacimento il patrimonio degli alloggi  municipali non privatizzati – se è possibile affittare una casa à un negozio o ad una ditta, perché privarsi di questi benefici per fare del sociale? Infine, diventa molto più semplice essere sfrattati dagli alloggi sociali, per morosità nel pagamento dell’affitto, ma anche per astratti “bisogni di Stato”. Gli sfratti sono già cominciati, appena la nuova normativa sull’alloggio è entrata in vigore.

Il quarto aspetto riforma il sistema di gestione degli immobili e dei terreni adiacenti. Fino ad ora la maggioranza delle abitazioni è stata gestita da società comunali appartenenti alle municipalità. La nuova normativa sull’alloggio lascia ormai meno di un anno – fino  al 1o  gennaio 2007- ai proprietari di alloggi per scegliere collettivamente, in assemblea generale, la modalità di gestione della propria casa (co-proprietà, società di gestione o “gestione diretta”). Se i proprietari non avranno compiuto una scelta per quella data, l’edificio passerà d’ufficio ad una società di gestione scelta dal comune per “concorso”. Sapendo quello che sono i “concorsi” in Russia, non è difficile prevedere i risvolti pratici di questa misura – la gestione degli immobili e dei terreni adiacenti (e quindi dei flussi monetari legati al pagamento degli oneri ed al possibile sfruttamento dei terreni o degli alloggi “vacanti”) passa a società private (la privatizzazione delle società comunali è prevista dalla legge) strettamente legate ai funzionari municipali e controllabili unicamente dal Comune (le condizioni dei contratti di sfruttamento e di gestione sono controllate solo dal Comune, poiché gli abitanti hanno solo l’obbligo di firmare). È evidente che le Municipalità attendono con impazienza il 1o gennaio 2007 per appropriarsi di una tale manna immobiliare, cosa che spiega la mancanza d’informazioni alla popolazione su questo aspetto della riforma. A  febbraio 2006, meno del 3% degli abitanti hanno scelto autonomamente il modo di gestirsi.

Infine, ultimo aspetto di questa riforma, il costo del restauro degli immobili passa totalmente ai proprietari e, attraverso l’affitto fissato dal Comune, agli inquilini. Ancora una volta, quello che può sembrare normale in Occidente non lo è in Russia. In realtà gli abitanti in tutti questi anni hanno pagato regolarmente per la manutenzione e la ristrutturazione degli immobili che tuttavia, per la maggior parte dei casi, non si è fatta da 20 se non da 30 anni. Gli esperti lanciano l’allarme sulla condizione critica della maggioranza delle abitazioni, molte delle quali rischiano di crollare. Ora, con la nuova normativa sull’alloggio, la Municipalità ha anche il diritto di dichiarare un’abitazione “insalubre” (senza criteri precisi) e di richiederne la distruzione – alle spese dei proprietari degli alloggi! Argomento del potere: lo Stato non ha i mezzi per recuperare tutte le abitazioni, bisogna ricorrere al mercato. Ma quale attore del mercato investirà nella ricostruzione di un immobile che deve essere distrutto, se non per raderlo al suolo e sostituirlo con un qualsiasi edificio più redditizio, espellendone gli abitanti?

Con questa rapida analisi della nuova politica dell’alloggio si può misurare la vastità delle riforme e dei pericoli che esse implicano per la maggioranza della popolazione. La mancanza d’informazione, la complessità delle norme e la loro adozione progressiva impediscono alla popolazione di sentirne rapidamente gli effetti. Tuttavia  si va creando un movimento di resistenza, attraverso diverse strade.

 

Le resistenze

Da una parte, la brusca fiammata delle tariffe comunali si è subito tradotta in un abbassamento dei redditi familiari, il che rappresenta la prima motivazione per andare ad ingrossare le fila dei manifestanti. Con slogan del tipo “abbasso il furto comunale!” migliaia di persone sono già scese in strada, sempre più spesso in maniera spontanea, cosa che ricorda l’inizio del movimento dei pensionati dell’anno scorso e rende probabile una dinamica di crescita del movimento comunale in gestazione. In certi casi, come a Blagoventchesk (Estremo Oriente), i manifestanti hanno costretto le autorità municipali a tornare sulla loro decisione di aumentare drasticamente le tariffe.

Un secondo tipo di conflitti riguarda le categorie che hanno problemi di alloggio particolari. Si tratta ad esempio degli abitanti delle “case dei lavoratori” che ci vivono da 20-30 anni in “attesa” di una diversa sistemazione che non è mai stata fornita – questa precarietà riguarda circa 20 milioni di persone. Queste case, per la maggior parte, sono state privatizzate negli anni ’90, cosa che priva gli abitanti dell’accesso alla “privatizzazione gratuita” degli alloggi comunali. D’altro canto, anche quando la casa è restata sotto la gestione comunale, il Comune ha rifiutato agli abitanti il diritto alla privatizzazione. I casi di sfratto di questi ultimi mesi, in certi casi molto energici, hanno riguardato soprattutto gli abitanti di queste case, di cui la maggioranza aveva ricevuto l’ordine di abbandonare i locali. Poiché più di altri si trovavano col coltello alla gola, gli abitanti si sono mobilitati ed organizzati. Movimenti di abitanti di “case dei lavoratori” si organizzano nella maggio parte delle città. Si sta strutturando un movimento esteso a tutta la Russia, è prevista per il 5 marzo una giornata di proteste coordinate per la difesa del diritto all’alloggio per gli abitanti di queste case.

Un’altra categoria molto attiva è quella dei «truffati delle piramidi immobiliari”. Si tratta di famiglie che hanno risposto all’offerta di società immobiliari di costruire edifici a partire dalle quote fornite dai futuri proprietari. Poiché la maggior parte di queste operazioni aveva ottenuto il permesso delle autorità municipali molti si sono fatti tentare ed hanno versato tutti i loro risparmi a delle società che si sono affrettate a sparire con il denaro raccolto, con il cantiere appena aperto. Lo scandalo è stato molto forte a Mosca, dove non sono un segreto per nessuno i legami (anche di parentela) del sindaco Loujkov con le società immobiliari della capitale. Ma in tutto il paese sono coinvolte decine di migliaia di persone e anch’esse si organizzano in comitati. Decine di azioni di protesta, a cui partecipano migliaia di persone, si sono succedute l’ultimo mese, arrivando fino al blocco delle grandi vie di comunicazione.

Un terzo tipo di mobilitazione ruota attorno alla questione del controllo dei terreni adiacenti agli edifici. In tutte le grandi città, in particolare Mosca, le costruzioni si intensificano e si edifica sempre più vicino agli spazi pertinenti alle abitazioni già in loco (questa politica è detta di “costruzioni compatte”). Le nuove leggi lasciano quasi totale libertà alle municipalità di ignorare l’opinione degli abitanti degli edifici vicini, e le norme ambientali e di sicurezza sono regolarmente trasgredite, con l’aiuto della corruzione. Anche in questo caso, davanti all’intensificarsi di questo tipo di edilizia, gli abitanti si mobilitano e si organizzano in comitati di quartiere. Alcuni, come nel quartiere di Taganka a Mosca (contro la costruzione da parte della General Motors di un centro commerciale su un terreno verde protetto), arrivano fino ad usare le maniere forti ed a bloccare i cantieri. A volte gli abitanti l’hanno vinta, ma più spesso la macchina corrotta della municipalità e delle società immobiliari ha il sopravvento. Il problema è che questo movimento è molto locale e frammentato. Se si esclude l’eccezione di qualche coordinamento a livello di un’intera città, questi comitati non sono coordinati tra di loro.  Tuttavia qua e là vengono prese iniziative per dare via al processo di strutturazione del movimento di resistenza contro questa edilizia selvaggia.

 

 

Un caso meno diffuso, ma non eccezionale, è quello di chi ha perduto la casa a causa dell’incendio doloso del proprio immobile. Questo è diffuso soprattutto nei comuni più corrotti, come ad esempio Astrakhan, dove nel giro di qualche mese centinaia di persone – che ovviamente abitavano nel centro storico – si sono ritrovate per strada. Hanno organizzato un “comitato degli incendiati” che si batte per ottenere una sistemazione decente in un altro alloggio e l’ammissione di responsabilità da parte dell’autorità comunale, sospettata di chiudere gli occhi su incendi commissionati da società che avevano ricevuto l’assicurazione di ottenere il terreno una volta liberato dagli abitanti.

Infine, un ultimo tipo di problemi mette in moto comitati di palazzo, associazioni di quartiere, comitati d’azione o semplici cittadini più attivi della media, ed è quello della gestione di immobili e terreni. Anche se l’informazione scarseggia, reti di militanti si incaricano di diffonderla e sempre più persone cominciano ad interrogarsi sul futuro delle loro case. Le riunioni di abitanti di quartiere o di palazzo si moltiplicano, organizzate a volte da militanti di alcune reti o partiti politici, a volte dagli abitanti stessi. Cominciano a fare breccia idee di auto-organizzazione ed autogestione degli alloggi, per evitare il passaggio sotto il controllo di una società di gestione imposta dal Comune. Sono idee che toccano solo una parte minoritaria della popolazione ma, se il movimento si consolida, permettono di sperare in un progresso nell’auto-organizzazione dei cittadini. Questi comitati cominciano a strutturarsi ed a stabilire legami al fine di permettere lo scambio di esperienze ed informazioni. Gli animatori di alcuni di essi partecipano alle azioni di protesta contro la nuova normativa sull’alloggio, esigendo innanzitutto il recupero degli immobili a spese dello Stato, come riconoscimento del debito contratto da diversi anni a questo riguardo.

Complessivamente, poiché i motivi di scontentezza e i focolai di contestazione sono molto diversi, il movimento è relativamente disgregato. Tuttavia si può osservare l’inizio di un processo di coordinamento grazie a diversi operatori messi in rete. Sono innanzitutto i partiti politici a tentare di strutturare tutti questi conflitti in un movimento di contestazione più globale e di massa, ma ci riescono più o meno bene a seconda delle zone. Il partito comunista e il RKRP (partito comunista operaio di Russia) puntano su idee semplici come “Abbasso la nuova normativa sull’alloggio!”, “Abbasso agli aumenti delle tariffe comunali!”, ma le iniziative di protesta organizzate solo da loro non raccolgono più di qualche centinaio di persone, soprattutto pensionati.

Le azioni con partecipazione più massiccia sono quelle che iniziano spontaneamente o sono coordinate da una coalizione di forze politiche e sociali diverse. Sotto questo aspetto, l’Unione dei soviet di coordinazione (SKS) è la meglio posizionata e gioca un ruolo chiave. Si tratta dell’unione di comitati regionali di coordinazione delle lotte, creati durante il movimento dei pensionati dell’anno scorso. Da allora questi comitati proseguono la loro vita estendendosi ad altre città e altre categorie di popolazione. Le città socialmente più dinamiche - Ijevsk, Perm, Omsk, Novosibirsk, Vladivostok, San Pietroburgo, la periferia di Mosca, Samara, Togliatti, etc. vedono lo sviluppo di questo tipo di raggruppamenti che si coordinano tra loro attraverso la rete SKS. L’appello lanciato dal SKS sul tema “un mese d’azioni di protesta per una politica dell’alloggio sociale” (dal 12 febbraio al 18 marzo) è ben compreso nel dinamismo crescente del movimento. Prendendo l’esempio di Ijevsk (repubblica di Udmurtia), il Soviet locale (“di coordinazione delle azioni cittadine”) riunisce rappresentanti dell’associazione dei pensionati, del RKRP già citato, di giornalisti indipendenti, di studenti, di sindacalisti, anarchici, movimenti politici d’opposizione liberale, di abitanti di case di lavoratori, di comitati di quartiere etc. In occasione della grande manifestazione del 12 febbraio, al suo appello più di 4000 persone si sono raggruppate ed hanno bloccato la circolazione per diverse ore.

Il movimento è ancora lontano dallo strutturarsi politicamente ad un livello globale, ma il successo di coordinamenti attivi ed aperti alle iniziative di base, come il SKS, apre prospettive di sviluppo. Prossima data-chiave: 4 marzo (giornata nazionale d’azione contro la nuova normativa sull’alloggio, su iniziativa del partito comunista e sostenuta dal SKS), 5 marzo (giornata nazionale d’azione degli abitanti delle “case dei lavoratori”) e 18 marzo (giornata nazionale d’azione di tutte le città facenti parte del SKS).

 

Carine Clément, Istituto dell’azione collettiva (Mosca) (www.ikd.ru, info@ikd.ru), febbraio 2006, articolo apparso sul « Messagero sindacale » russo.

Appello per il sostegno: l’Istituto dell’azione collettiva (associazione di ricercatori e militanti) ha il ruolo di coordinatore tecnico dell’Unione dei soviet di coordinazione regionale (SKS) e diffonde le analisi e le informazioni sulla campagna « alloggio » in tutta la Russia, facciamo appello ai lettori per contribuire a questa campagna (pubblicazione e diffusione di giornali e volantini, riunioni di coordinamento, seminari di formazione ai problemi dell’alloggio, etc.)

 

 



* Traduzione dall’originale “ La montée du mouvement communal en Russie ”. Alice Poli, volontaria International Alliance of Inhabitants. Marzo 2006

 


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