Back

Indice Comunicati

Home Page

 
22.03.06. Trieste: due assoluzioni per occupanti senza titolo

VI INVIAMO DUE DELLE SENTENZE DI ASSOLUZIONE DEL TRIBUNALE DI TRIESTE PER OCCUPAZIONE SENZA TITOLO. PER DESIDERIO DEGLI IMPUTATI ABBIAMO CANCELLATO I NOMI. RITENIAMO MOLTO INTERESSANTE E INNOVATIVA SOPRATTUTTO LA SECONDA SENTENZA, IN QUANTO AFFRONTA RADICALMENTE LA QUESTIONE DELLA PRECARIETA' LAVORATIVA E SOSTANZIALMENTE DICE CHE UNO NON E' COSTRETTO A FARE QUALSIASI LAVORO DI M***A: ([...] Ancora, si potrebbe forse sostenere che il XXXXXXXXX aveva il dovere di attivarsi per procurarsi i mezzi economici necessari a sostenere un canone di locazione: però, anche ammesso che la stessa Costituzione afferma che il cittadino ha il dovere di svolgere un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale della società, si deve notare che esso è stabilito quale dovere civico e delinea un connotato di buona convivenza civile, non istituisce certo un obbligo giuridico coercibile da parte dei pubblici poteri o il cui inadempimento sia altrimenti sanzionabile ed è esso stesso subordinato alle possibilità dell'individuo e alle sue scelte personali (art. 4, c. 2 Cost.). L'inconsistenza del richiamo, nel caso che ci occupa, al dovere di attivarsi per produrre reddito risulta poi evidente qualora si pensi che esso sarebbe opponibile a chiunque chieda una prestazione di natura assistenziale; ed esso anzi apparirebbe tanto più giustificato, quanto più intenso sia il bisogno che in concreto si chieda di soddisfare.[...])


N. 508/2005 R.G. notizie di reato

117/2006 Reg. Sent.
Data del deposito

N. 128/2006 R.G.Tribunaie

Data di irrevocabilità
    N.     Reg. Esec.
    N.     campione penale
Redatta scheda il

TRIBUNALE ORDINARIO DI TRIESTE


SENTENZA
(artt. 544 e segg. c.p.p.)


REPUBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


Il Giudice dott. Fabrizio Rigo, alla pubblica udienza del 30.01.2006, ha pronunciato la seguente

SENTENZA


nel procedimento a carico di:
XXXXXXXXX XXXXXX nato a Trieste il XX.XX.XX res.te a Trieste via Biasoletto n. 16 domicilio dichiarato

Libero - presente
IMPUTATO
Del delitto di cui all'art. 633 e 639 bis c.p. perché arbitrariamente e per fini di ingiusto profitto e per fini di personale occupazione, senza alcun titolo invadeva (penetrazione non momentanea ma con carattere di stabilità), l'appartamento sito in via Biasoletto 16 int. 7 di proprietà dell'ATER della Provincia di Trieste.
In Trieste dal 19 febbraio 2004 alla data odierna.


CONCLUSIONI DELLE PARTI

Pubblico Ministero: concessione delle attenuanti generiche. mesi 3 di reclusione.
 Difesa: assoluzione dell'imputato per difetto dell'elemento soggettivo e ricorrenza dello stato di ncc~ssjtà


SVOLGIMENTO DEL PROCESSO.
Con decreto di citazione a giudizio della Procura del Tribunale di Trieste l'imputato venivaa rinviato a giudizio davanti a questo Tribunale in composizione monocratica per: rispondere del reato a lui ascritto in rubrica.
All'udienza dibattimentale, celebrata alla presenza dell'imputato, il Pm chiedeva di essere ammesso a provare i fatti di causa mediante prova per testi e documentale, mentre il difensore chiedeva l'esame dei testi di lista, nonché l'esame dell'imputato. Ammesse le prove richieste dalle parti, si procedeva all'istruzione dibattimentale nel corso della quale venivano esaminati i testi citati e l'imputato.
Indi, dichiarata chiusa l'istruzione dibattimentale, le parti discutevano la causa concludendo come da verbale di udienza.

MOTIVI DELLA DECISIONE.
Pacifica appare nel caso in esame la materialità del fatto, ammessa dall'odierno imputato. È invero emerso che costui, avendo perduto la disponibilità di avere un alloggio, aveva occupato un alloggio dell'Ater che non era in quel momento occupato.
Sul punto, oltre a quanto riferito dal teste Carocci, vi sono le dichiarazioni confessorie rese appunto dall'imputato, il quale ha ammesso l'addebito, rammentando peraltro di essersi trovato in una situazione necessitata. lnvero in quel periodo egli aveva deciso di abbandonare gli studi che stava seguendo in quel di Treviso e di far ritorno a Trieste in quanto la riforma universitari attuata, che aveva in sostanza modificato in itinere il corso di studi che stava seguendo, gli avrebbe consentito di ottenere soltanto un diploma che non gli offriva alcuna concreta possibilità di lavoro, escludendo la possibilità di un'iscrizione a qualsiasi albo professionale.
A causa di dissapori insorti con i genitori, egli non poteva più convivere con costoro e dopo essere ospitato da alcuni amici e non avendo né altri famigliari cui rivolgersi né alcuna relazione affettiva, aveva deciso di occupare un alloggio dell' Ater, non senza peraltro aver in precedenza tentato, come si vedrà più avanti, di acquisirne uno in modo legittimo.
È peraltro provato che l'imputato, dopo aver concluso i contratti per la fornitura dell'acqua, del gas e della elettricità, aveva di sua iniziativa ed in modo spontaneo, deciso di versare mensilmente l'importo di € 20 all'Ater a titolo di canone di locazione (v. la documentazione prodotta dalla difesa).
La questione che rileva nel caso di specie è costituita dunque, sul piano giuridico, dall'applicabilità della scriminante dell'art.54 c.p.
Orbene, benché la questione non sia affatto pacifica e questo stesso giudice abbia sul punto non poche perplessità, va rilevato che non solo la giurisprudenza di merito, anche di questo Tribunale, ma anche la suprema Corte abbia ormai ritenuto di poter applicare in casi del genere la scriminante dello stato di necessità, sicché questo giudice ritiene di doversi conformare all'insegnamento del giudice di legittimità. Invero secondo la suprema Corte nella nozione di danno grave alla persona possouo farsi rientrare anche situazioni che pongono in pericolo solo indirettamente l'integrità fisica, ma che attentano alla sfera dei beni primari collegati alla personalità (Cass. 19 marzo 2003, Bocchino, Ced 225447). In tale prospettiva dunque, secondo la Corte - anche il diritto alla casa di abitazione rientra nell'ambito di quei diritti fondamentali della persona la cui violazione consente di ritenere applicabile la scriminante dello stato di necessità nell'ipotesi in cui tale diritto risulti irrimediabilmente compromesso. La Corte ha peraltro imposto un rigoroso accertament anche degli altri requisiti della scriminante ed in particolare l'inevitabilità altrimenti del pericolo e la necessità, che nel caso di specie paiono sussistere.
Da un lato infatti lo stato di pericolo per l'imputato è imputabile ad una condotta a lui non riferibile, essendo egli stato costretto a lasciare l'abitazione della famiglia di origine a causa dei forti contrasti insorti sulle scelte radicali imposte al giovane e sulla decisione, pure indotta, di lasciare gli studi.
Va inoltre evidenziato che l'imputato, prima di porre in essere la condotta per cui è stato rinviato a giudizio, si era informato presso gli uffici dell'Ater al fine di verificare se avesse titolo per acquisire in modo legittimo un alloggio, ma gli era stato riferito che in quel periodo non era prevista l'emanazione di alcun bando di gara, sicché egli era del tutto escluso dalla legittima possibilità di aspirare ad un alloggio dell'Ater attraverso modalità conformi all'ordinamento.
Tale circostanza è stata del resto confermata dal teste Punis, il quale ha riferito che nemmeno in precedenza, vigenti le vecchie norme, un giovane nella condizione dell'odierno imputato avrebbe potuto acquisire un alloggio di edilizia economico popolare. Inoltre il predetto teste ha ribadito che l'ultimo bando di gara fu emanato nel 2001 e che parteciparono a quel bando circa 3000 concorrenti. Ha altresì specificato il teste che "...da allora, dal 2001, se uno non ha fatto domanda nel 2001, non ha più potuto presentare domanda perché l'aggiornamento della graduatoria è consentito da una norma straordinaria che consente l'inserimento nella graduatoria anche definitiva solo in presenza di sfratto o con un'età avanzata, gli anziani, quindi giovani assolutamente no".
Emerge dunque anche da tale deposizione che in sostanza l'imputato non aveva in quel momento altre soluzioni se non quella di occupare un alloggio momentaneamente disponibile, che egli ha del resto abbandonato non appena è stato in grado di reperire un altro tetto, quale quello offertogli dalla ragazza con la quale aveva successivamente allacciato una relazione sentimentale.
Nell'ambito di tale vicenda deve del resto essere evidenziato come, sul piano del bilanciamento degli interessi in gioco, l'imputato abbia agito senza alcun sotterfugio anzi in sostanza autodenunciandosi presso l'Ater al quale inviava mensilmente una somma di denaro per l'occupazione dell'alloggio, peraltro in quel momento non occupato da alcuno e indicando anagraficamente la propria residenza proprio presso l'alloggio occupato.
Considerate quindi le peculiarità della vicenda in esame, l'imputato dovrà essere assolto dal delitto ascrittogli perché il fatto non costituisce reato ai sensi dell'art.54 c.p.

P.Q.M.
Il Tribunale di Trieste


***************************************************


N.1052/04 RG. notizie di reato
1\: ì57/05 Reg. Sen[ Data del deposito
N.2113/0-l. RG.Tribunaie
Data di irrevocabiIità
    N     Reg. Esec
    N     campione penale
Redatta scheda lì
TRIBUNALE ORDINARIO DI TRIESTE
SENTENZA
(artt. 544 e segg. C.p.p.)
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Giudice dott. Francesco Antoni, alla pubblica udienza del 08.04.05, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nel procedimento a carico di
XXXXXXXXX XXXXX nato a Trieste il XX.XX.XX residente a Trieste Viale Campi Elisi n 18 e Con domicilio eletto c/o aw. Ferrucci Luca Maria del Foro di Trieste
Libero - presente
XXXXX XXXXXX - ornissis _
IMPUTATO
Del reato di cui agli artt 110 – 633/1 - 639 Bis c.p., perchè in concorso tra loro, invadevano arbitrariamente l'appartamento sito in via Campi Elisi 18/6 di proprietà dell'ATER, al fine di occuparlo. In particolare dopo la disdetta contrattuale dell'ultimo locatore avvenuta il ] 6.0703, si stabilivano nel suddetto appartamento, abitandovi, essendo ivi residenti, avendo aperto a nome di XXXXX l'utenza ACEGAS, avendo apposto il nominativo XXXXX sia sul campanello fuori dall'edificio che sulla porta dell'appartamento in questione ed avendo corrisposto, a nome di XXXXX, all' ATER la somma di euro 20 con la causale Affitto dicembre 2003.
In Trieste permanente

CONCLUSIONI DELLE PARTI
Pubblico Ministero: pena di euro 500 di multa
Difesa: assoluzione perché il fatto non sussiste o non costituisce reato e deposita giurisprudenza


N. 1052/04 R.G.N.R.
N. 2113/04 R.G.T.
N. 757/05 R. Sent.

 
Motivi della decisione
1. Il Pubblico Ministero, compiute le indagini preliminari, chiedeva e otteneva l'emissione di decreto penale di condanna di XXXXX XXXXXXXXX per il reato menzionato in rubrica alla pena di € 500 di multa.
L'interessato proponeva rituale Opposizione, chiedendo la celebrazione del dibattimento; di conseguenza, il G.I.P. in data 8.11.2004 emetteva decreto di citazione a giudizio.
Nell'udienza del 8.4.2005, presente l'imputato, espletate le formalità di apertura del dibattimento, revocato il decreto penale opposto, il Pubblico Ministero chiedeva l'esame dei testimoni menzionati nella lista precedentemente depositata a norma dell'art. 468 c.p.p. e chiedeva l'esame dell'imputato; il difensore chiedeva l'esame dei testi della propria lista e produceva documenti.
Venivano poi escussi i testi XXXXXXX XXXXX, XXXXXXXXXXX XXXXXXX, XXXXX XX XXXXXX; successivamente il Pubblico Ministero rinunciava all'esame dei testi XXXXXXXXXX, XXXXXXXX, XXXXXXX, XXXX,XXXXXXXXX, XXXXXXX e XXXXX, nulla opponendo la difesa e anzi, sull'accordo delle parti, venivano acquisiti i verbali delle. sommarie informazioni testimoniali rese da costoro nel corso delle indagini preliminari.
Aveva luogo poi l'esame dell'imputato e, infine, veniva escusso il teste XXXXX XXXXX.
Chiusa l'istruttoria, udite le conclusioni delle parti, lo scrivente pronunciava sentenza, dando lettura del dispositivo.

2. Ha riferito il teste XXXXX - avvocato, dirigente dell'area legale dell'ATER (Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale) - di avere denunciato l'odierno imputato perché questi abusivamente occupato un alloggio dell'ATER, sito a Trieste in viale Campi Elisi n. 18. Il fatto era emerso quando un incaricato dell'ente si era recato nell'alloggio (che all'inizio del 2003 era stato rilasciato dal precedente locatario) insieme agli incaricati di un'impresa, cui sarebbe stato affidato l'incarico di svolgere lavori di ristrutturazione; in quella occasione - aveva appreso - l'incaricato dell'ATER non era riuscite ad accedere all'alloggio, in quanto le chiavi in suo possesso (consegnate all'ente dal precedente assegnatario) non permettevano l'apertura della porta; in seguito era stato compiuto un nuovo sopralluogo da parte di altri incaricati dell'ente, i quali avevano
desunto che verosimilmente l'alloggio era stato abusivamente occupato.
Da accertamenti effettuati presso l'anagrafe era poi emerso che una persona - tale XXXXX - aveva ivi fissato la propria residenza anagrafica, cosicché l'ipotesi dell'occupazione abusiva ne era uscita rafforzata: per tale ragione era stata sporta denuncia all'Autorità Giudiziaria. Nel frattempo, ha aggiunto, aveva constatato che all'ente perveniva un versamento mensile di venti Euro da parte dell'occupante dell'alloggio; i versamenti erano continuati con regolarità, quantomeno - per quanto è a sua conoscenza - fino al gennaio del 2005.
Ha poi riferito il teste che nell'alloggio avrebbero dovuto venire eseguiti lavori di miglioria, sia per rendere gli impianti conformi alle prescrizioni di legge, sia per migliorarne la qualità complessiva, che tali lavori non sono poi stati eseguiti, essendo impossibile accedere all'interno dell'alloggio e che l'ente trattiene le somme che via via riceve, anche a titolo di anticipo sul risarcimento che potrebbe venire riconosciuto al medesimo in relazione all'occupazione senza titolo.
Ancora, ha proseguito il teste, riferendo che l'alloggio in questione rientra nell'ambito del patrimonio di edilizia sovvenzionata che l'Azienda amministra, per il conseguimento dei fini istituzionali, in favore dei soggetti meno abbienti, ai quali esso potrebbe venire assegnato in forza di procedimento concorsuale, ossia, previa pubblicazione di un apposito bando e di apposita valutazione da parte della commissione competente circa il possesso dei requisiti da parte dei richiedenti.
Il teste XXXXXXX - ingegnere dipendente dell'ATER e responsabile dell'area manutenzione - ha riferito che l'alloggio in questione era stato rilasciato dal precedente assegnatario il 31 luglio 2003 e che il sopralluogo all'atto del quale era stata rilevata l'occupazione abusiva era avvenuto il 19 agosto successivo; l'alloggio, la cui costruzione risale all'incirca agli anni Cinquanta, era di dimensioni piuttosto grandi (composto da ingresso, soggiorno, cucina tre stanze e un bagno, non ha saputo ricordare la metratura complessiva) necessitava di lavori di manutenzione straordinaria, concernenti la messa a norma degli impianti e il rifacimento dei rivestimenti; lo stabile in cui si trova è privo di ascensore, di  posti auto e di altri servizi.
Il teste XX XXXXXX, agente della Polizia Municipale ha riferito di avere effettuato vari sopralluoghi presso l'appartamento in cui era stata denunciata l'occupazione abusiva. In alcune occasioni non vi aveva trovato alcuno, udendo soltanto un cane abbaiare dall'interno dell'alloggio; il 29.1.2004 però, suonando al campanello, aveva loro aperto l'imputato, che nell'occasione venne anche identificato; al contempo, ha ricordato il teste, l'uomo aveva contattato il suo legale di fiducia, per farsi consigliare circa l'atteggiamento da tenere con gli agenti colà giunti in "visita"; ha aggiunto che, nel frangente, aveva constatato che vicino al campanello vi era un'etichetta recante il nome "XXXXX", che all'anagrafe il XXXXXXXXX risultava risiedere proprio in Viale Campi Elisi n. 18, a far data dal 6 novembre 2003, mentre XXXXXX XXXXX risultava abitante dal gennaio del 2004 e, infine, di non avere potuto svolgere accertamenti in ordine all'attivazione, nell'appartamento, di forniture di acqua ed energia elettrica.

3. Rispondendo alle domande postegli dalle parti nel corso dell'esame l'imputato ha ammesso di avere abusivamente occupato l'alloggio dell'ATER e di abitarvi tuttora stabilmente, insieme a tale XXXXXX XXXXX.
Ha sostenuto il XXXXXXXXX che, a seguito della decisione di non proseguire negli studi, i suoi genitori gli avevano "tagliato i viveri" e non avevano acconsentito a che, dopo il rientro da Roma (ove si trovava, appunto, per motivi di studio), ritornasse ad abitare da loro; allora, non disponendo del denaro necessario a prendere un appartamento in locazione, aveva prima chiesto ospitalità a vari amici; ma poi aveva compreso di non poterne abusare troppo a lungo; ha precisato di avere si trovato un'occupazione lavorativa (in realtà, non bene precisata, quale 'free-Lance" nel mondo dello spettacolo, la quale però gli assicurava modeste entrate economiche, per di più con notevole discontinuità.
Per trovare un'adeguata sistemazione alloggiativa, allora, si era recato negli uffici dell'ATER, ove aveva appreso che non era prevista entro breve tempo l'emissione di alcun bando per l'assegnazione di alloggi, mentre la possibilità di conseguire un'assegnazione fuori dal bando era anch'essa da escludere, giacché questa possibilità viene riservata unicamente alla soluzione di esigenze alloggiative ben più gravi e urgenti della sua.
Allora, saputo che vi erano vari alloggi dell'ATER vuoti, si era messo alla ricerca di un alloggio da occupare, trovando in questo sullo propria strada anche il XXXXX, che aveva un'esigenza pari alla sua. Trovato l'appartamento in viale Campi Elisi 181 l'aveva occupato assieme allo XXXXX, vi aveva trasferito la propria residenza anagrafica nel novembre del 2003, vi aveva compiuto alcuni lavori di sistemazione (avendo trovato l'alloggio in pessime condizioni) e, nel dicembre dello stesso anno, aveva iniziato a risiedervi stabilmente; al contempo, insieme allo XXXXX, aveva preso a versare mensilmente all'ATER tramite posta l'importo di venti Euro.
Ha aggiunto di avere attivato le consuete utenze domestiche (acqua, energia elettrica, non quella di telefonia fissa) e di aver speso complessivamente qualche centinaio di Euro per i lavori di miglioria dell'appartamento (peraltro, eseguiti in economia), spese che ha diviso con il coinquilino.

4. Ha riferito il teste XXXXX - già funzionario dell'IACP – ATER, ora collaboratore del sindacato degli inquilini SUNIA - che l'unica via che un soggetto percettore di basso reddito può seguire per ottenere l'assegnazione di un alloggio ATER è la partecipazione a un bando di concorso; tuttavia, l'ultimo concorso è stato bandito nel 2001 e non si prevede a breve l'indizione di altro concorso; e questo, nonostante che ogni anno circa 250-300 alloggi si rendano disponibili per nuove assegnazioni, che poi vengono fatte sulla base della graduatoria formata nel 2001. In ogni caso, i criteri stabiliti per l'assegnazione dei punteggi sono concepiti in guisa tale che, di regola, i giovani difficilmente riescono a collocarsi utilmente nella graduatoria e in pochi casi vi riescono, quando al basso reddito si somma la presenza di figli e altre situazioni di bisogno.
Viceversa, la partecipazione tardiva alla procedura di assegnazione di un alloggio è consentita soltanto a coloro che siano colpiti da un provvedimento esecutivo di rilascio o siano di età superiore ai sessant'anni.
Ha proseguito riferendo che, per quanto ha potuto apprendere in tanti anni di lavoro nel settore, già nel 1971 a Trieste l'emergenza casa era evidenziata dalla pendenza di ben tremila domande di assegnazione di alloggio; ai giorni nostri, per un verso la situazione non è mutata, perché le domande pendenti sono lo stesso numero; però, rispetto a quell'epoca, sono venuti meno i punti di riferimento assistenziale costituiti dal dormitorio pubblico "Gaspare Gozzi" (che garantiva duecento posti letto) e quello rappresentato dai ricoveri comunali, potendo oggi i bisognosi fare assegnamento soltanto sui pochi posti letto disponibili presso il centro gestito da un sacerdote e presso un ricovero gestito dalla Caritas.

5· Dunque, è assodato che l'imputato ha commesso il fatto che gli viene ascritto, ovvero, che egli ha abusivamente occupato l'appartamento dell'ATER sito in viale Campi Elisi n, 18, insieme ad altro soggetto. Al di là dell'identificazione del medesimo sulla soglia dell'alloggio da parte della Polizia Municipale e dell'apposizione di un nominativo accanto al campanello, vi è la diretta ammissione fatta dal XXXXXXXXX nel corso del suo esame.
Peraltro, va subito rilevato che l'occupazione in questione è stata attuata senza attuare alcun nascondimento. Anzi, da un lato la stessa è stata ufficializzata presso l'anagrafe comunale (avendo entrambi gli occupanti fissato nell'alloggio la propria residenza anagrafica), dall'altro essi hanno attuato una forma di riconoscimento (più  che altro simbolica, per la verità) del diritto dominicale dell'ente, versando mensilmente una modesta somma di denaro, come se fossero assegnatari dell'alloggio. Di talché, l'atteggiamento processuale dell'imputato (e la linea difensiva prescelta) appare coerente con la forma che l'occupazione ha assunto fin dal suo inizio. In buona sostanza, il XXXXXXXXX sostiene di avere occupato l'alloggio essendosi trovato nello stato di bisogno, conseguente alla mancanza di una dignitosa sistemazione alloggiativa.

Subito si deve notare, però, che il XXXXXXXXX non ha fornito una prova oggettiva della sussistenza del suo stato di bisogno, né con riferimento al momento in cui l'occupazione ha avuto inizio, né per il periodo successivo; però, le circostanze addotte per dimostrarlo appaiono quantomeno verosimili, sulla base della comune esperienza; peraltro, una verifica critica al riguardo non appare utilmente esperibile: infatti, l'escussione testimoniale dei genitori, ad esempio, non sarebbe utile a confermare l'assunto dell'imputato (perché i genitori sarebbero pur sempre sospettabili di non voler danneggiare il figlio rendendo dichiarazioni difformi dalle sue), né a smentirlo (potendosi al contrario sostenere che la smentita sia suggerita dall'esigenza di non ufficializzare la scelta di diseredare il figlio, o comunque di negarla per non trame disdoro, ovvero, all'opposto, potendosi ritenere che la stessa sia dettata dall'animosità ancora esistente nei riguardi del figlio che ha tradito e disatteso le aspettative dei genitori).
Potrebbero venire esperite specifiche indagini sulle condizioni patrimoniali dell'imputato, che però difficilmente sortirebbero risultati utili, attesa la dichiarata precarietà dell'attività lavorativa prestata dal medesimo; comunque, va notato che non si rinvengono elementi sintomatici di significative disponibilità finanziarie in capo all'imputato.

6. Passando alla valutazione dei fatti sotto il profilo strettamente giuridico, si deve valutare se il XXXXXXXXX versasse o meno nello stato di necessità, rilevante ai sensi dell'art, 54 C,D, per escludere la punibilità del fatto commesso.
Anzitutto, va considerato che il XXXXXXXXX con la sua condotta ha inteso soddisfare la necessità di disporre di una sistemazione alloggiativa. Non occorrerebbe ricordare che il bisogno di una dignitosa sistemazione abitativa rientra nelle esigenze basilari di vita delle persone, se non per constatare che esso, nel comune sentire dei tempi moderni, ha assunto i caratteri di un vero e proprio diritto soggettivo (il c.d. "diritto alla casa"), il quale ha trovata un indiretto riconoscimento anche nella carta costituzionale, sotto vari aspetti: le. disponibilità di un conveniente alloggio è un fattore che propizia la formazione e lo sviluppo della famiglia, che la Repubblica si è  impegnata a promuovere (art. 31, c. l Cost.), al punto che la Repubblica favorisce l'accesso alla proprietà dell'abitazione (art. 47. c. 2 Cost.), tutto ciò nell'intento - generalmente perseguito dal legislatore costituzionale - di riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell'uomo (art. 2 Cost.) e di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitino di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini e impediscano il pieno sviluppo della persona umana (art. 3, c. 2 Cost.).
Va ricordato, a tale proposito, che se la dottrina più risalente escludeva l'applicabilità della scriminante per beni giuridici diversi da!l'integrità fisica della persona, propria o altrui, da tempo ormai è invalsa un'interpretazione estensiva, tendente ad allargare l'applicazione dell'istituto a vari altri beni personali, come la libertà personale, fisica o morale, la libertà sessuale, la riservatezza, l'onore, da considerarsi beni essenziali della persona alla luce dei principi costituzionali appena sopra indicati. In tal modo ha trovato riconoscimento in questa sede, oltre al diritto alla salute, anche il diritto all'abitazione. In sede giudiziaria, ciò spesso è avvenuto davanti ai giudici di merito; viceversa, la giurisprudenza di legittimità si è mostrata assai più prudente, perché, pur affermando che la scriminante in esame è applicabile a tutte le minacce dirette contro i bisogni primari della persona (dunque, anche alla necessità di un alloggio), ha poi sostenuto sia necessario ravvisare puntualmente tutti gli altri elementi costitutivi dell'esimente, particolarmente la necessità dei fatto e l'inevitabilità del pericolo, tenuto conto delle esigenze di tutela dovute ai terzi (così Cass., sez. IIl, 18.3.1983) non è inutile notare, però, che lo specifico caso posto quella volta all'attenzione della S.C. era del tutto differente da quello qui in esame e riguardava l'abusiva occupazione trentennale di porzione del demanio marittimo da parte di una costruzione con destinazione abitativa, per la quale era stato addotto lo stato di bisogno, discendente da precarie condizioni socio-economiche, il quale avrebbe impedito all'imputato di procurarsi altro alloggio).
E' parimenti ovvio che il bisogno dell'alloggio accompagna l'intera esistenza della persona e certo non ammette sospensioni o rinvii: ne consegue che esso dovesse ritenersi incombente (sulla sufficienza di un pericolo di tale natura perché sia ravvisabile l'attualità del pericolo, cfr. Cass., sez. I, 10.12.1978), tanto all'atto di commettere l'occupazione abusiva, quanto durante tutto il periodo in cui la stessa è stata mantenuta.

Perciò si deve concludere che la mancanza attuale di una sufficiente sistemazione alloggiativa è foriera  di rappresentare un grave pericolo di danno per la persona. Viene In considerazione non soltanto il bene della salute (sia fisica che psichica), ma anche quello della stessa dignità della persona.
Peraltro, si può ragionevolmente escludere che il pericolo in questione sia stato volontariamente causato dal  XXXXXXXXX. Al riguardo, giova notare che la mancanza di un abitazione consegue solo in via del tutto indiretta dalla volontà dell'imputato, bensi in via diretta e immediata da una determinazione presa dai suoi genitori, che, preso atto della sua scelta di continuare gli studi, lo avrebbero costretto ad "arrangiarsi" per quanto concerne il vitto e l'alloggio. Però, se proprio dalla scelta personale e di vita compiuta dal XXXXXXXXX è insorto il bisogno di una sistemazione alloggiativa autonoma da quella che in precedenza i genitori gli garantivano, non si può - per questo soltanto - ritenere che lo stato di necessità sia stato dal medesimo volontariamente causato: altrimenti, questa causa di giustificazione sarebbe assai raramente ravvisabile, posto che per ogni situazione in cui il soggetto venga a trovarsi è sempre individuabile un antecedente causale (magari di molto anteriore) rappresentato da una volontaria determinazione: allora, occorre guardare soltanto a quelle decisioni che siano in relazione immediata e diretta con la condizione in esame (in tal senso, v. Cass., sez. V, 18.12.1997).
Più problematico appare l'apprezzamento concernente la possibilità di evitare altrimenti il pericolo in esame, ossia, di soddisfare il bisogno abitativo con modalità lecite.
Il XXXXXXXXX ha sostenuto di essersi rivolto agli sportelli dell'ATER, però vanamente: non soltanto egli non si trovava all 'epoca nelle condizioni di poter aspirare ad un'assegnazione fuori dal bando, ma anche qualora l'ente - in epoca futura non determinata - avesse indetto un nuovo bando per l'assegnazione di alloggi di edilizia sovvenzionata, egli non avrebbe avuto grandi chances di ottenere soddisfazione. L'assunto ha trovato una diretta conferma in quanto riferito dai testi XXXXX e XXXXX: particolarmente il primo ha sottolineato la difficoltà che di regola i giovani incontrano nell'ottenere l'assegnazione di un alloggio, anche qualora
    percepiscano un reddito particolarmente basso.
Per questo aspetto, dunque, si deve concludere che il XXXXXXXXX in concreto non avrebbe potuto soddisfare il suo bisogno abitativo rivolgendosi all'ATER, soprattutto se si considera che - come specificato sopra - tale bisogno per sua natura non è rinviabile, ancor meno quando sia ragionevole dubitare che l'attesa riesca utile al conseguimento dello scopo.


Si potrebbe obiettare che il XXXXXXXXX avrebbe potuto azionare il diritto agli alimenti, sancito dall'art. 433 del Codice Civile, esistendo soggetti obbligati in grado di soddisfarlo (in primis, i genitori]: nel
caso di specie, posto che l'abitazione pacificamente rientra nelle esigenze pratiche che il diritto in esame è chiamato a soddisfare, non vi sarebbero soverchie difficoltà ad ammettere che il XXXXXXXXX versava nello stato di bisogno e che dunque avrebbe potuto chiedere ai genitori di ospitarlo e, in caso di loro rifiuto, citarli in giudizio per veder riconosciuto tale diritto. Tralasciati i profili di ordine personale e umano che potevano indurre il XXXXXXXXX a non intraprendere tale via; occorre notare che nemmeno questa avrebbe potuto assicurargli il soddisfacimento del diritto con la necessaria tempestività e quindi essa, in concreto, non rappresentava una valida soluzione al problema.
D'altro canto, se l'occupazione abusiva è finalizzata a soddisfare con immediatezza l'esigenza abitativa, non vi è ragione per dubitare che l'azione civile in questione possa e debba venire comunque intrapresa e che la necessità di mantenere l'occupazione abusiva duri soltanto per il tempo ragionevolmente necessario a ottenere il riconoscimento del diritto in questione; peraltro (anche se per vero non risulta che siffatta azione sia stata davvero intrapresa), va notato che dall'epoca in cui l'occupazione è iniziata (estate 2003) non è ancora trascorso un lasso di tempo ragionevolmente sufficiente per il conseguimento dello scopo appena menzionato.
Ancora, si potrebbe forse sostenere che il XXXXXXXXX aveva il dovere di attivarsi per procurarsi i mezzi economici necessari a sostenere un canone di locazione: però, anche ammesso che la stessa Costituzione afferma che il cittadino ha il dovere di svolgere un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale della società, si deve notare che esso è stabilito quale dovere civico e delinea un connotato di buona convivenza civile, non istituisce certo un obbligo giuridico coercibile da parte dei pubblici poteri o il cui inadempimento sia altrimenti sanzionabile ed è esso stesso subordinato alle possibilità dell'individuo e alle sue scelte personali (art. 4, c. 2 Cost.). L'inconsistenza del richiamo, nel caso che ci occupa, al dovere di attivarsi per produrre reddito risulta poi evidente qualora si pensi che esso sarebbe opponibile a chiunque chieda una prestazione di natura assistenziale; ed esso anzi apparirebbe tanto più giustificato, quanto più intenso sia il bisogno che in concreto si chieda di soddisfare.
Notato ciò, viene proprio in considerazione a questo proposito la già menzionata mancanza, non colmabile, di una piena e oggettiva prova riguardo alla sussistenza del bisogno all'atto dell'occupazione e, anche in seguito, in costanza della medesima: Ovvero, che davvero i genitori abbiano diseredato il XXXXXXXXX e che questi non avesse e non abbia tuttora redditi bastevoli a sostenere un canone di locazione a livello di mercato.
Si deve apprezzare infine se vi sia proporzione tra il fatto commesso e il pericolo che lo stesso era destinato a scongiurare. A tale ultimo proposito si è già notato sopra quale sia il rango dei beni sottoposti a pericolo di menomazione per la mancanza di un alloggio, cosicché rimane da illustrare il primo dei profili appena menzionati.
Anzitutto, si deve notare che la condotta dell'imputato ha inciso, ecludendola, sulla disponibilità da parte dell'ATER di un appartamento che rientra nel patrimonio di edilizia pubblica sovvenzionata. Dunque, in concreto, è stato sacrificato un bene stabilmente destinato a sovvenire ad un bisogno omogeneo a quello che l'imputato ha inteso soddisfare con la condotta in esame.
D'altro canto, la condotta dell'imputato non pare del tutto improntata a finalità egoistiche, avendo egli diviso con altro soggetto il vasto appartamento occupato e avendo entrambi versato mensilmente all'ATER una modesta somma di denaro. Orbene, non risulta dagli atti se il coinquilino versasse anch'egli in una condizione analoga a quella del XXXXXXXXX, ma certo rileva il dato obiettivo costituito dalla divisione dell'alloggio fra due occupanti, che indubbiamente comporta un reciproca riduzione di quanto ciascuno ha ottenuto dalla condotta in esame. Allo stesso modo, la somma versata è certo modesta, ma essa certamente concorre (almeno in parte) a ristorare l'ente della perduta disponibilità dell'alloggio e dunque concorre nella valutazione della proporzione esistente tra fatto commesso e danno evitato.
Sotto questo aspetto, in conclusione, ritiene lo scrivente che per i fatti appena citati sia ravvisabile un'apprezzabile proporzione tra il fatto commesso e il pericolo che l'imputato si è proposto di evitare occupando abusivamente l'alloggio.

7. Prima di passare alle conclusioni, appare opportuno svolgere alcune precisazioni, per meglio delineare la ratio decidendi che qui si seguirà,
In questa sede la condotta dell'imputato (che l'accusa intende lesiva del diritto dell'ATER di disporre dell'alloggio per il conseguimento delle proprie finalità) deve venire valutata sotto l'aspetto direttamente penalistico e, dunque, posto che il fatto materiale appare pacifico, si deve unicamente valutare se esso sia o meno scriminato da una qualche causa di giustificazione e se sussista o meno il dolo. Esulando dal presente giudizio l percio', considerazioni e apprezzamenti di ordine sociologico o politico: da un lato, l'imputato facendosi scudo del dichiarato bisogno pare rivendicare una sorta di diritto sociale a disporre di un alloggio che in atto non soddisfi un diritto di abitazione altrui (perché libero e non assegnato altri), diritto che trarrebbe argomento dalla sostenuta inefficienza del sistema di provvidenze pubbliche destinate a sovvenire, in generale, al problema della casa; non a caso, il XXXXXXXXX qualifica auto­assegnazione l'occupazione abusiva dell'appartamento in questione da lui commessa.
Di contro, il Pubblico Ministero sostiene che la condotta dell'imputato concretamente frustra il conseguimento delle finalità istituzionali dell'ATER e dunque ostacola il soddisfacimento di bisogni della medesima categoria di quello Occorso al XXXXXXXXI, ma - eventualmente - anche di molto più intensi, l'assegnazione degli alloggi di edilizia sovvenzionata è governata da precisi criteri, volti a individuare - fra più richiedenti - i titolari del bisogno più intenso e quindi più meritevole di venire soddisfatto per primo e comunque in via preferenziale; in tale ottica, proprio la constatazione che il XXXXXXXXX ben difficilmente avrebbe conseguito per tale via l'assegnazione di un alloggio ATER, evidenzia che il bisogno che lo stesso può vantare è di molto inferiore a quello che, in media, le assegnazioni permettono di soddisfare e dunque la condotta del XXXXXXXXX si risolverebbe in un atto di prepotenza.
È però evidente che gli apprezzamenti necessari nella sede penale - nel caso di specie, in ordine alla sussistenza o meno della causa di giustificazione dello stato di necessità - non possono estendersi alle valutazioni sulle quali entrambe le parti hanno fondato le proprie argomentazioni.
In particolare, non è qui possibile operare un bilanciamento del diritto che, con la sua condotta, il XXXXXXXXX ha inteso proteggere con i diritti di altri soggetti non individuati e che si pretende siano in concorrenza con quello. È solo la condizione del XXXXXXXXX che rileva in questa sede e la possibilità di ravvisare la scriminante non è certo subordinata alla dimostrazione della prevalenza del diritto del XXXXXXXXX rispetto a ipotetici diritti di terzi. Infatti, se è evidente da un lato che gli apprezzamenti dovuti in sede penale non possono per questo aspetto riprodurre le valutazioni tecniche che l'ATER opererebbe all'atto di formare le graduatorie per l'assegnazione degli alloggi, non sarebbe nemmeno possibile confrontare il diritto del XXXXXXXXX con quello che potrebbero vantare altri soggetti, in concreto non individuati e la cui esistenza è soltanto ipotetica (per quanto confermata da considerazioni di ordine sociologico).
Le argomentazioni qui svolte dalle parti trovano semmai la sede propria di discussione laddove si debbono adottare le scelte politiche di fondo per il soddisfacimento di bisogni generali della popolazione (quale è indubbiamente quello della casa), ovvero, vengono scelti e adottati i criteri per la selezione delle domande di assegnazione, giacché in quel contesto vengono valorizzati determinati aspetti - a preferenza di altri - per la distribuzione delle risorse esistenti fra la pluralità degli aventi diritto.

8. In conclusione, si deve notare che la sussistenza dello stato di necessità, pur non potendo venire affermata con obiettiva certezza (per non essere dimostrato almeno uno dei suoi vari aspetti), non può però nemmeno venire ragionevolmente esclusa (perché lo stesso profilo giudicato privo di prova positiva non può nemmeno venire con altrettanta certezza escluso), per le ragioni sopra delineate: cfr. sul punto Cass., sez. I, 14·1l.1990, Berlingieri; Cass., sez. I, 8.7.1997, Boiardi, la quale sottolinea che la pronuncia assolutoria ai sensi dell'art. 530, c. 3 c.p.p. è imposta al giudice quando - come nel caso che ci occupa - si dubiti seriamente della configurabilità della scriminante, ma al con tempo siano stati individuati elementi che ne facciano ritenere probabile la sussistenza.
In tale condizione si impone perciò la pronuncia di sentenza di assoluzione, ai sensi dell'art. 530, c. 3 c.p.p., sussistendo dubbio circa l'esistenza della causa di giustificazione stabilita dall'art. 54 c.p.
P.Q.M.
·visto l'art. 530, c. 3 c.p.p.,
assolve l'imputato dal reato ascrittogli, perché il fatto non costituisce reato;
motivazione riservata ex art. 544, c. 3 c.p.p. in giorni novanta.
Trieste, li 8.4.2005
Il 'Giudice
(Dott. Francesco Antoni)


Top

Indice Comunicati

Home Page