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11 aprile 2006

11 aprile 2006.

Elezioni. Sul “definitivo” consuntivo suggeriamo ancora una certa prudenza. Qualche riflessione sui motivi del testa a testa e sulle probabili conseguenze per le cose che ci interessano.

 

Camera. Percentuali di voto: Unione 49,8%, Casa della Libertà 49,7%. All’Unione vanno 340 deputati (grazie al premio di maggioranza) e alla Casa della Libertà 277. Mancano ancora i 12 deputati attribuiti al voto degli italiani all’estero, ma il dato non cambierebbe salvo delle sorprese derivate dal controllo sui conteggi che presumibilmente sarà richiesto dai rappresentanti della CdL  La  differenza di 22.000 voti andrà verificata dalla Giunta delle Elezioni della Camera dei Deputati esaminando i verbali sui voti annullati e contestati; la cifra non è ufficiale, si parla di 500.000 voti. I tempi della verifica sono abbastanza lunghi, molti mesi se vale l’esperienza del ricorso nel 2001 di Di Pietro che riteneva che la sua lista avesse superato la soglia del 4%. Questo per la completezza dell’informazione.

 

Senato. Percentuali di voto: Casa della Libertà 50,2, Unione 48,9. Alla Casa della Libertà vanno 155 senatori, all’Unione 154. Mancano i 6 senatori attribuiti al voto degli italiani all’estero; pare che 4 su 6 siano dell’Unione. Dunque il dato sulla maggioranza nel Senato potrebbe essere ribaltato. Se così non fosse il controllo sui risultati verrebbe effettuato, questa volta su richiesta dei rappresentanti dell’Unione, sui risultati di alcune regioni come il Lazio che erano “in bilico” con differenziali ristrettissimi.

 

Commento: nella modestia di una organizzazione “parziale”, che comunica soprattutto tramite un sito di successo ma non paragonabile alla forza dei media che vanno per la maggiore, avevo paventato questo controverso risultato. Ci basta ricordare il titolo dell’editoriale del 24 marzo: “ Casa e risparmi delle famiglie: il centro sinistra rischia grosso” e il flash finale del 9 aprile che descriveva l’appeal controverso dei due schieramenti nei confronti degli incerti. Nell’intervallo era significativa la pagina del Sole24Ore di domenica 2 aprile che riteneva che sulla casa fossero in bilico 1 milione di voti.

 

A questi riferimenti mi permetto una aggiunta non di poco conto: la CdL e in particolare Forza Italia ha vinto in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli - Venezia Giulia; il differenziale lo ha fatto la linea Tremonti che non può essere assimilata al brutale attacco di Berlusconi alla Confindustria all’assemblea di Vicenza. Di che si tratta? Tremonti ha insistito sulla protezione europea rispetto al dumping sociale cinese e indiano, cercando di saldare gli interessi dei medi imprenditori del nord con la difesa del posto di lavoro dei loro dipendenti. Operazione riuscita grazie anche al supporto dei vari Galan e Formigoni. Pare che anche in Emilia e nelle Marche abbia avuto un certo effetto questa impostazione.

 

Che succede da ora in poi? I temi da me ricordati resteranno sullo sfondo ma non accantonati. Per intenderci, gli affondi di Berlusconi hanno lasciato il segno; sarà difficilissimo procedere da subito, per chi lo volesse, contro i canoni sociali nell’edilizia residenziale pubblica, nella revisione degli estimi e tanto meno nell’incremento della tassazione sui titoli di risparmio. E francamente questo non è negativo.

Rischiano però di restare scoperti i settori del precariato della casa e del lavoro. Si tratta di molti milioni di persone, che richiederebbero un forte governo socialmente spostato a sinistra; probabilmente non lo sarebbe stato nemmeno un governo dell’Unione con una netta maggioranza di seggi. Ma sarebbe stato incalzato a sinistra. E’ più complicata l’azione nei confronti di un esecutivo che fosse troppo preoccupato in questa fase di rassicurare i mercati finanziari interni e internazionali, ma questa è una partita a sinistra molto aperta. Dunque, ottimismo con prudenza.

 

Vincenzo Simoni

Allegati: editoriale 24 marzo e nota del 9 aprile.

                                                                                            ALLEGATI

 

24 marzo 2006 

Casa e risparmi delle famiglie:

il centrosinistra sulla difensiva rischia grosso.

 

E’ in affanno sulla questione della tassazione dei titoli di stato; guardato a vista dai proprietari utenti della loro prima casa, allarmati per la preannunciata revisione delle rendite catastali; incapace di dare un segnale rassicurante ad un milione di assegnatari. Né sul versante dell’immenso precariato sociale vengono dati dei messaggi affidabili di emancipazione. Sul precariato il centro destra non ha carte da giocare, ma questo non è un suo potenziale bacino elettorale. E’ sulle altre tre questioni che ha deciso di muoversi con spregiudicatezza. Non ci sorprenderemmo se in queste due settimane non tentasse un colossale affondo mettendo in sottordine provocazioni di altra natura.

 

Scontando comunque un prezzo in termini di consenso tra gli incerti, il centro sinistra avrebbe qualche possibilità di contenere la pressione avversaria:

1) garantendo ai proprietari di prima casa  che in nessun caso verrebbero portate a termine delle operazioni di revisione catastale con effetti sull’ICI per la prima casa;

2) dichiarando in modo netto che la tassazione sui titoli di stato in una fase di rendite insignificanti non subirà alcuna revisione;

3) dichiarando altresì che il patrimonio residenziale pubblico resterà pubblico anche nella sua gestione e che i canoni in ogni saranno rapportati al reddito delle famiglie e non a valori di mercato.

Può non bastare per recuperare un consenso in crisi ma almeno si potrebbe evitare di produrre la saldatura tra risparmio delle famiglie e la rendita finanziaria e immobiliare e di regalare al centro destra (in particolare a Forza Italia) non pochi abitanti delle case “popolari”.

 

P.S.: la DC per quattro decenni (non solo e non tanto nel ’48) vinceva le elezioni sulle paure dei “piccoli” e non sugli interessi dei “grandi”.

***

9 aprile 2006

 

ELEZIONI POLITICHE VERSO IL 90° MINUTO: i non schierati si interrogano: conservatori con giudizio o progressisti con prudenza?

 

Nelle elezioni il risultato non è affidato alle squadre ma agli spettatori.

Un po’ come se dopo una serie di partite in cui si gioca senza porte la tifoseria nazionale dovesse con il voto segreto indicare l’equipe più idonea a concorrere sull’arena internazionale.

 

Nel nostro caso erano sotto esame:

la difesa (dei risparmiatori e dei consumatori), la tenuta del centro campo (il sistema d’imprese), la capacità di rafforzare le ali dello schieramento (i settori più esposti e logorati dalla durezza del gioco), la forza di penetrazione dell’attacco (la competitività e l’innovazione).

 

Spassionatamente mi sentirei di dare queste valutazioni:

per la difesa sono apparse più credibili le proposte del centro destra; sulla tenuta del centro campo quelle del centro sinistra; sul potenziamento delle ali scarsa lucidità in entrambi; sull’attacco qualche sprazzo in più nel centro sinistra.

 

Giudizio complessivo:

la proposta del centro destra è sostanzialmente difensiva, parte senza ambizioni di classifica, cerca eventualmente di inserirsi nei varchi dei concorrenti; quella del centro sinistra cerca di allungare la squadra, paventando lo scivolamento delle parti basse della classifica, ma senza una lucida visione del gioco. A poche ore dalla chiamata al voto gli elettori, non schierati “a prescindere”,  sono agitati da due contrastanti pulsioni: proteggersi e dare il voto al centro destra o osare con prudenza e dare il voto al centro sinistra. I dubbi investono entrambe le proposte: non si è sicuri che la protezione sia tale da garantire un efficace contropiede; e di converso che la proposta di attacco non esponga tutta la squadra a devastanti debacle. Arrivederci a lunedì sera!

P.S. Silvio Berlusconi, trainer del centro destra, avrebbe dovuto essere il valore aggiunto; invece rischia, per i troppi falli, di penalizzare la sua squadra.


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