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Reportaje | Los nuevos trogloditas

Reportage: I nuovi trogloditi


I mendicanti delle caverne di Barcellona*


A Barcellona, a meno di tre chilometri di distanza dai lussuosi edifici di Paseo de Gracia, indigenti di ogni tipo hanno ricavato la loro dimora sul fianco della montagna di Montjuich.

di Paco Soto, Barcellona, 26/03/2006


’Nella capitale del disegno e del “seny” i nuovi trogloditi mi circondano. Non lontano da Barcellona uomini e donne dai 20 ai 35 anni hanno scelto di vivere all’interno di vere e proprie caverne, tra materassi sudici e bidoni d’acqua. Quando escono dai loro rifugi, si dedicano a chiedere l’elemosina per il centro della città.’


Juan Goytisolo descrive così  in ‘Campos de Níjar’ la miseria di  uomini e donne costretti  a trovare rifugio in vere e proprie caverne e purtroppo, nonostante lo sviluppo e l’ era cibernetica, i più poveri tra i poveri continuano a cercare sotto terra un luogo dove abitare.


A differenza delle caverne di Guadix, un richiamo per il turista, le caverne disseminate sul fianco di Montjuich mostrano l’aspetto più triste di Barcellona. Queste caverne si trovano in prossimità del quartiere di Poble Sec, ove nacque il popolare cantautore Joan Manuel Serrat; sono luoghi distanti dai grandi viali e dalle zone commerciali, distanti dalla Sagrada Familia e dal parco Güell. Le poche persone, tra coloro che vivono vicino a Poble Sec, ad essere al corrente dell’esistenza di queste abitazioni ne hanno denunciato la presenza alle autorità municipali.


Le grotte sono attualmente utilizzate da indigenti costretti a rifugiarsi in luoghi più appartati e tranquilli per sfuggire alla pressione delle autorità e all’aggressione di bande giovanili. In questo modo evitano di dover lottare per trovare un posto in cui dormire a Barcellona, città  in cui circa duemila persone sono costrette a  vivere per strada.


«Coscienza Umana »


«I senza tetto sono i nuovi trogloditi e questa è una vergogna per la coscienza umana e per il Comune di Barcellona», dice Manuel Pérez, pensionato di 77 anni di origine andalusa. Pérez emigrò a Barcellona alla fine degli Anni Cinquanta e ha provato sulla propria pelle l’umiliazione di chi è obbligato a dividere un’abitazione di dieci metri quadrati con altre persone. Secondo Pérez, inoltre, la condizione dei nuovi senzatetto è addirittura più grave rispetto a quella di chi, come lui,  emigrò circa mezzo secolo fa,  «perché nessuno li vuole e sono costretti a nascondersi, lontano dagli occhi della gente».


In queste grotte - prettamente popolate da spagnoli, anche se vi si trovano alcuni migranti clandestini - si accumulano materassi sporchi, coperte di ogni genere, lattine e bidoni d’acqua, tra altri utensili. Per vedere queste  ‘infraviviendas’  (sottocase) basta posizionarsi davanti alle due scuole locali, la  Del Bosc e la  Carles I, o passare tra i campi circostanti.


«A volte li vediamo uscire dai loro rifugi, assomigliano a dei veri cavernicoli; si dirigono verso il centro della città per chiedere l’elemosina e per cercare qualcosa da mangiare», spiega Jacinta, un’abitante della zona.

«Non si relazionano con il vicinato, anzi evitano qualsiasi contatto con gli abitanti del quartiere, forse per paura che questi possano denunciarne la presenza. Ma non sono pericolosi e non ci creano nessun problema», assicura Manuel Pérez.


Per fare in modo che gli abitanti possano svagarsi, il Municipio  ha installato tavoli da ping-pong e alcune porte per giocare a calcio sui terreni polverosi, a pochi metri di distanza dai sentieri che portano alle caverne. Non lontano da esse e da tanta desolazione si trovano  piscine olimpiche  e ristoranti di lusso.

La città dei giochi e della postmodernità sorride cinicamente alla Barcellona terzomondista. «La facciata esterna della città è stata lustrata per bene; Barcellona è una città all’avanguardia ma esiste anche una città nascosta, dove la povertà e l’emarginazione vivono dei suoi rifiuti» si rammarica Pérez.

 



*          Traduzione dall’originale “Reportaje: Los nuevos trogloditas”. Gianluca Tagliavento e Marzia Bucca, volontari International Alliance of Inhabitants. Aprile 2006.

 


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