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Da Ferruccio De Bortoli l’ultimatum della finanza internazionale a Ro-mano Prodi

Da Ferruccio De Bortoli l’ultimatum della finanza internazionale a Romano Prodi.

 

Il Sole - 24Ore si presenta nella testata come un “Quotidiano Politico Economico Finanziario” senza specificare se (e che) è l’organo della Confindustria. Ferruccio De Bortoli, suo direttore, si sta esponendo, senza alcuna sbavatura, come il portavoce degli interessi finanziari dominanti; punto e basta.

Cominciamo con l'estrapolare i passaggi cruciali dell’editoriale di domenica 30 aprile. Comincia subito, irritato dalle votazioni alla Camera e Senato, a bollare la maggioranza di centro sinistra come “eterogenea, debole, disarmante, con alleati infidi”.

“Figuriamoci – egli insiste - che cosa potrà accadere quando si dovrà votare su scelte che riguardano la politica economica, l’impresa, il mercato del lavoro, la liberalizzazione dei servizi”.

Prodi non ascolti nessuno se non “ gli osservatori esteri, che detengono il 55% del nostro debito pubblico”. Questi ultimi”, prosegue il portavoce, “ non hanno deposto alcuna scheda nelle urne del 9 e 10 aprile, ma purtroppo (!) godono di un privilegio che gli elettori italiani non hanno: votano tutti i giorni acquistando o vendendo azioni, obbligazioni, tutoli di Stato, portando o sottraendo capitali”.

L’avvertimento è velenoso: “ Non chiediamo a Prodi di dimenticare le proprie promesse agli elettori, sia chiaro, ma di ricordarsi anche di quest’elettorato ombra (permanente) che coincide con i mercati internazionali. Tutto qui. Ciò non vuol dire infliggere alcun sacrificio gratuito (sic!) agli italiani …” Le cose da fare? Sempre quelle, sempre più ossessivamente ribadite: “ Liberalizzare, togliere privilegi, tagliare burocrazia e spesa pubblica “.

 

Liberalizzare che cosa? Il Sole24ore ce lo ripete quasi ogni settimana: quello che resta delle aziende pubbliche, comprese le residue municipalizzate. Quali privilegi vanno tolti? Non quelli delle caste degli opulenti professionisti né tanto meno quello dei rentiers immobiliari. Privilegiati sono i lavoratori, quelli non ancora flessibili e precarizzati. Quale spesa pubblica va tagliata? Non si fa cenno alle succulenti consulenze esterne, né allo spreco dei cosiddetti grandi lavori. E che allora? Saranno ancora i buoni pasto, le rette degli asili, sulle vacanze degli anziani, la miseria delle esenzioni dei ticket e dei contributi all’affitto? Un resto di pudore impedisce a De Bortoli di specificare, ma che altro sarà se non quel che rimane di un welfare che affonda?

Il titolo dell’articolo (Percorsi accidentati e scelte obbligate) è comunque sintomatico di una prevista difficoltà. Gli accidenti non provengono dai grandi comuni e dalle regioni che contano, da tempo orientate nei loro bilanci da tanti piccoli Padoa Schioppa; qui si dimagrano le prestazioni sociali, qui si appesantisce l’onere sui ceti popolari di crescenti tariffe dei servizi pubblici, qui si precarizza alla grande su tutto.

Gli accidenti possono accadere in corso d’opera da movimenti complessi; comitati spontanei che si collegano a sindacati di base; movimenti di base che influenzano pezzi di sindacalismo confederale; una sinistra che – obtorto collo cioè con il collo torto – solidarizza con le resistenze. E’ l’imprevisto, il mal francese, le masse!

 

Ieri era il Primo Maggio. Un Primo Maggio comunque diverso; perché non è cosa da poco aver visto piangere il Cavaliere.

Tra pochi giorni verrà presentato da Prodi il suo Governo; in un contesto mobile, senza dubbio transitorio. Verso che cosa? L’incertezza dei potenti ci rafforza; basta non perdere le battute. Ragionare, collegare, programmare, fare le cose che contano, e che siano di massa. Il mondo si muove, si muove.

 

Vincenzo Simoni

 

 


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