Back

Indice Comunicati

Home Page

CASA: DAL 1993 AFFITTI +116% NEI CAPOLUOGHI PROVINCIA

CASA: DAL 1993 AFFITTI +116% NEI CAPOLUOGHI PROVINCIA

 

Roma, 8 mag - Dal 1993 al 2005 gli affitti delle abitazioni nei capoluoghi di provincia sono aumentati mediamente del 116%, il triplo dell'inflazione registrata nello stesso periodo, con punte di +287 a Rimini, +270 a Bolzano e +248% a Cuneo. Lo rileva l'inchiesta del Sole 24 Ore del Lunedì sui dati di Scenari immobiliari. I canoni corrono più veloci dei valori di compravendita, scrive il quotidiano, sottolineando che risultano più lenti, sia nelle compravendite che nelle locazioni, il Mezzogiorno e le Isole: infatti i canoni per un trilocale di 100 metri quadrati sono aumentati del 39% a Cagliari, del 35% a Agrigento e del 27% ad Avellino. Milano e' appena sotto la media con un incremento degli affitti del 112%, Roma e' più indietro, a +96%, come Campobasso e Terni. E nel 2006? I valori attuali possono considerarsi in linea con quelli dell'anno scorso perché hanno ormai cominciato a registrare un raffreddamento. Dovuto principalmente - precisa il giornale - al fattore domanda: le famiglie che possono permettersi affitti elevati scelgono ovviamente la strada del mutuo e della proprietà. In ogni caso, a giudizio del quotidiano, i grafici sugli affitti possono soddisfare gli investitori, visto che la redditività media annuale e' stata di circa il 3% al netto di tutto (inflazione, imposte, spese).  

 

AFFITTI:RIMINI IN TESTA NELLA CLASSIFICA DEI RINCARI  Dal 1993 nei capoluoghi di provincia aumenti hanno superato il 116%

 

Roma, 8 maggio 2006 Gli affitti delle case stanno cominciando a rallentare: ma solo perché, soprattutto nei centri minori, prima avevano corso troppo. E' quanto emerge da un'inchiesta svolta dal Sole 24 Ore sui dati di Scenari immobiliari. Dal 1993 i canoni per un trilocale di 100 metri quadrati commerciali nel centro dei 103 capoluoghi di provincia sono cresciuti in media del 116%, cioè il triplo dell'inflazione registrata nello stesso periodo. In testa alla classifica Rimini, che ha visto rincari nell'ordine del 287%, seguita da Bolzano (+270%), Cuneo (+248%), Pesaro (+235%) e Ravenna (+234%). Nelle ultime cinque posizioni figurano Alessandria (+44%), Bari (+42%), Cagliari (+39%), Agrigento e Avellino (+27%). In linea con la media le città maggiori che hanno registrato aumenti del 120 per cento.   

 

 

CASA: 32.000 ABUSI EDILIZI NEL 2005, MOLTI IN ZONE A RISCHIO

 

Roma, 7 maggio 2006. Gli abusi edilizi non si fermano. Lo scorso anno si stima che siano state realizzate circa 32.000 nuove abitazioni senza i permessi necessari, pari al 10% delle costruzioni  realizzate nel 2005. Case costruite non rispettando i vincoli previsti dalla legge e, molte volte, non considerando i pericoli che possono  arrivare dall'ambiente. In Italia il 7,1% del territorio e' soggetto a

frane e alluvioni: si tratta di zone in cui e' sconsigliato o vietato realizzare delle costruzioni ma non sempre i cittadini ne tengono  conto. I comuni a rischio sono il 70% del totale. Tra le regioni più esposte ci sono: Calabria, Umbria, Valle d'Aosta. Questi i dati che emergono dal dossier Legambiente 'La difesa del suolo in Italia ' e dallo studio del Cresme (Centro ricerche economiche sociali di mercato) sul nuovo abusivismo edilizio. Nel 2004, in Italia, secondo i dati del Centro, sono state  ultimate complessivamente circa 278.000 abitazioni, con un significativo incremento rispetto agli anni precedenti. E anche nel  2005 si stima una conferma dei dati dell'anno precedente. Gli interventi abusivi dovrebbero essere circa 32.000, con un incremento rispetto all'attività abusiva assestata, che prende come anno di riferimento il 2000, di circa il 28%.  Questo e' il risultato di un mercato della casa

ancora in alta pressione. Solo a cavallo tra il 1992 e il '93, anni  della seconda sanatoria edilizia, si verificò una dinamica così  elevata della nuova edilizia residenziale. Le abitazioni abusive costruite tra il 1998 e il 2001 sono state 96.000, mentre nei quattro anni successivi sono state raggiunte le 118.000 unità. Complessivamente dal 1982, anno del primo condono, al 2005 sono state realizzate 1.183.000 costruzioni abusive. Fortunatamente oltre ad aumentare il numero delle costruzioni abusive cresce anche il numero delle infrazioni riscontrate in Italia  dalle forze dell'ordine. Gli illeciti riscontrati nel 2004 sono stati  7.393, considerando non solo le abitazioni ma in generale le costruzioni illegali. Rispetto all'anno precedente si e' registrato un incremento del 3,6% rispetto al 2003. Ma cresce anche il numero dei  sequestri: quelli effettuati nel 2004 sono stati 1.675, con un incremento del 17,7%. Secondo il dossier di Legambiente la superficie nazionale interessata da rischi idrogeologici legati a frane e  alluvioni e' pari al 7,1% del territorio, cioè 21.505 chilometri quadrati. I comuni a rischio di alluvioni e frane sono ben 5.581, pari al 70% del totale. Calabria, Umbria, Valle d'Aosta sono regioni in cui il 100% dei comuni e' a rischio, seguite da Lombardia (99%) e Toscana (98%). Soltanto i principali eventi alluvionali dal 1993 hanno causato 343 vittime, con danni economici per oltre 10 miliardi di euro. Al momento la presenza di abitazioni, per lo più abusive, in aree a rischio e' molto diffusa. L'indagine di Legambiente sui comuni ad elevato rischio idrogeologico italiani ha dimostrato come il 90% dei comuni considerati ha sul proprio territorio abitazioni o attività in aree di esondazione, per lo più si tratta di insediamenti abusivi. Nel decennio 1991-2001, ricorda Legambiente, in Italia si sono  verificati 12.000 frane e oltre 1.000 piene. Solo nel 2003 i principali eventi alluvionali hanno coinvolto più di 300.000 persone;le risorse necessarie al intervenire nei territori colpiti sono pari a 2.184 milioni di euro. Per salvare gli abitanti di questi luoghi si  sta intervenendo soprattutto attraverso la delocalizzazione. Cercare di  spostare strutture e attività che sorgono in aree a rischio e' il primo, in ordine di priorità, degli interventi che vanno attuati per  una seria politica di mitigazione del rischio idrogeologico. Rimuovere le attività dalle zone esposte a fenomeni di dissesto -sottolinea Legambiente- e' il modo più efficace per ridurre quasi a  zero il livello di rischio. Secondo il dossier di Legambiente la superficie nazionale interessata da rischi idrogeologici legati a frane e alluvioni e' pari al 7,1% del territorio, cioè 21.505 chilometri  quadrati. I comuni a rischio di alluvioni e frane sono ben 5.581, pari al 70% del totale. Calabria, Umbria, Valle d'Aosta sono regioni in cui il 100% dei comuni e' a rischio, seguite da Lombardia (99%) e Toscana  (98%). Soltanto i principali eventi alluvionali dal 1993 hanno causato 343 vittime, con danni economici per oltre 10 miliardi di euro. Al momento la presenza di abitazioni, per lo più abusive, in aree a rischio e' molto diffusa. L'indagine di Legambiente sui comuni ad elevato rischio idrogeologico italiani ha dimostrato come il 90% dei comuni considerati ha sul proprio territorio abitazioni o attività in aree di esondazione, per lo più si tratta di insediamenti abusivi.

Nel decennio 1991-2001, ricorda Legambiente, in Italia si sono  verificati 12.000 frane e oltre 1.000 piene. Solo nel 2003 i principali eventi alluvionali hanno coinvolto più di 300.000 persone;le risorse necessarie al intervenire nei territori colpiti sono pari a 2.184 milioni di euro. Per salvare gli abitanti di questi luoghi si sta intervenendo soprattutto attraverso la delocalizzazione. Cercare di  spostare strutture e attività che sorgono in aree a rischio e' il  primo, in ordine di priorità, degli interventi che vanno attuati per una seria politica di mitigazione del rischio idrogeologico.  Rimuovere le attività dalle zone esposte a fenomeni di dissesto -sottolinea Legambiente- e' il modo più efficace per ridurre quasi a zero il livello di rischio. Nella tabella che segue vengono riportati i dati relativi al numero complessivo delle abitazioni realizzate in un anno, dal 1982 al 2005, e il numero degli abusi edilizi.

 

      dal 1982, anno del primo condono, al 2005.

 

      Anno......Totale costruzioni........di cui abusive

 

      1982............444.000..................70.000

 

      1983............415.000.................105.000

 

      1984............435.000.................125.000

 

      1985............335.000...................60.000

 

      1986............229.000...................51.000

 

      1987............264.000...................59.000

 

      1988............230.000...................50.000

 

      1989............242.000...................45.000

 

      1990............257.000...................44.000

 

      1991............251.000...................46.000

 

      1992............278.000...................50.000

 

      1993............270.000...................58.000

 

      1994............281.000...................83.000

 

      1995............265.000...................59.000

 

      1996............246.000...................36.000

 

      1997............222.000...................28.000

 

      1998............201.000...................26.000

 

      1999............193.000...................25.000

 

      2000............198.000...................23.000

 

      2001............222.000...................22.000

 

      2002............242.000...................25.000

 

      2003............252.000...................29.000

 

      2004............278.000...................32.000

 

      2005............300.000...................32.000

 

Nella tabella che segue vengono riportate le percentuali delle superfici che sono a rischio alluvione e a rischio  frana divisi per regione.

 

Regioni............rischio alluvione........rischio  frana.........totale

Piemonte..............5,2%...........................6,5%.................11,7%

Valle  d'Aosta.........0,7%........................19,5%..............20,2%

 

Lombardia..... .......5,0%..........................4,5%.....    ......9,5%

 

Trentino  A.A..........0,1%........................1,7%.... ….....1,8%

 

Veneto....................1,3%.........................0,2%..............1,4%

 

Friuli  V.G..............1,7%.........................1,3%..............3,0%

 

Liguria....................3,1%.........................2,6%..............5,7%

 

Emilia  Romagna.....4,5%........................10,0%.............4,5%

 

Toscana.................5,8%...........................6,0%.............11,8%

 

Umbria..................2,3%............................8,4%.............10,7%

 

Marche..................0,9%............................9,6%.............10,5%

 

Lazio.....................2,1%.............................5,2%..............7,3%

 

Abruzzo................0,4%..............................5,2%..............5,6%

 

Molise...................2,6%............................11,2%............13,8%

 

Campania..............4,7%...........................11,8%.............16,5%

 

Puglia...................0,1%.............................0,1%................0,2%

 

Basilicata..............2,6%.............................2,4%................5,0%

 

Calabria................3,3%..............................4,4%...............7,7%

 

Sicilia....................0,3%..............................0,5%...............0,8%

 

Sardegna...............0,2%..............................0,0%................0,2%

 

Italia....................2,6%................................4,5%...............7,1%

 

ENTI PREVIDENZA: SCIP 2 IN STALLO, INVENDUTI 44 MILA IMMOBILI INDAGINE COMMISSIONE BICAMERALE VIGILANZA SU ANDAMENTO CARTOLARIZZAZIONI

 

Roma, 7 mag. L'operazione Scip 2 con cui nel 2002 il governo Berlusconi avviò la seconda tranche della  cartolarizzazione degli immobili degli enti di previdenza non e'  ancora conclusa. A cinque anni di distanza, infatti, dei 62.800  immobili immessi sul mercato, per la maggior parte residenziali, e per un valore di 7.797 milioni di euro ne sono stati venduti 18.148 pari a 1.123,4 milioni di euro. Ne restano ancora da alienare, dunque, 44.732 per un valore di 6.673,7 milioni di euro. A tracciare un primo bilancio della maxi-dismissione e' la Commissione parlamentare di vigilanza degli Enti di Previdenza, nell'ultimo rapporto presentato in questi giorni al Parlamento. Un quadro di difficile stesura visto che ad oggi, come lamenta la stessa Bicamerale, ''manca sul tema un rapporto compiuto che permetta una valutazione delle operazioni. L'empasse che ha  penalizzato e continua a penalizzare l'operazione, al di là delle fisiologiche difficoltà legate al processo di vendita degli immobili, e' dovuta essenzialmente alla querelle apertasi all'avvio della dismissione sul prezzo di vendita del patrimonio (poi allineato con quello della prima cartolarizzazione immobiliare Scip 1). Un blocco che si e' protratto, ricorda ancora la Commissione, fino al secondo semestre del 2004. Più specificatamente resta ancora da collocare il 40,1% del patrimonio conferito dall'Inpdap; il 33,1% di quello dell'Inpdai; il 7,1% di quello dell'Inps: lo 0,7% di quello dell'Enpals; il 18,2% di quello dell'Inail; lo 0,04% di quello dell'Ipost; lo 0,3% di quello dell'Ipsema e lo 0,02% di quanto messo sul mercato per la prima volta in questa operazione dallo stato, essenzialmente dal ministero dell'economia. Complessivamente, l'operazione Scip 2 ha determinato incassi iniziali per gli enti cedenti per circa 6.627,5 milioni di euro grazie alle obbligazioni emesse per un importo di 6.637 milioni, mentre i costi  'up front' dell'operazione sono stati pari a 9,4 milioni. Per quanto  attiene ai costi di gestione ed in particolare a quello del personale, si e' riscontrata - si legge ancora nel rapporto- una generalizzata crescita dei relativi costi, a fronte, peraltro, di un organico sostanzialmente stabile o in molti dei casi addirittura in riduzione. Sostanzialmente meglio l'andamento dell'operazione di cartolarizzazione Scip 1, avviata nel 2001 con l'emissione di due serie di titoli collocati sul mercato per un totale di 2.300 milioni di euro. La dismissione si e' conclusa e gli immobili trasferiti dagli  enti di previdenza sono stati quasi tutti venduti e le due serie di titoli emessi dalla società sono stati integralmente rimborsate alla prima data consentita, dicembre 2002 e dicembre 2003. Il portafoglio di Scip 1 si componeva di 27.251 unità immobiliari per la maggior parte residenziali con un valore di mercato pari a 3.543 milioni di euro e di 262 unità immobiliari commerciali con un valore di mercato pari a 1.557 milioni di euro. Ma, come scrive ancora la Commissione nel suo report annuale, non sempre le dismissioni hanno avuto un effetto benefico sugli enti di previdenza come dimostra la perfomance dell'Inpdap i cui impatti delle cartolarizzazioni non sono stati positivi a livello economico per l'Istituto che ha realizzato minusvalenze. Non solo. Tra i rilevi avanzati dalla Commissione anche il fatto che non e' chiara l'evidenza del margine di autonomia che verrà riconosciuta ai singoli enti nella gestione delle disponibilità risultanti dalla dismissione, ad oggi depositata, fino alla chiusura delle operazioni de quibus, sui conti fruttiferi della Tesoreria.

 

CASA: PDL BOSCHETTI (DL) PER EMERGENZE ABITATIVE

L'AQUILA, 6 maggio 2006 - Il Consigliere regionale Antonio Boschetti (Dl) ha presentato una proposta di legge che prevede  di aumentare la percentuale della riserva di alloggi comunali disponibili da destinare all'emergenza abitativa. Allo stato attuale, la legge regionale 96/1996, all'articolo 15, prevede  una quota del 15% da riservare, con cadenza annuale, a categorie di soggetti disagiati. Secondo Boschetti, la previsione di una tale riserva non e' stata sufficiente a risolvere, se non in modo del tutto parziale, l'emergenza abitativa, con particolare riferimento a quelle realtà territoriali caratterizzate da una notevole densità demografica. .

 

CASA: LECCE; 24 ALLOGGI PER DIPENDENTI FORZE POLIZIA

LECCE, 5 maggio 2006 - Ventiquattro alloggi di edilizia sovvenzionata saranno realizzati a Lecce in seguito a una  convenzione stipulata tra il ministero dei lavori pubblici e il  Comune. Destinatari degli alloggi in locazione saranno i  dipendenti delle forze di polizia (polizia di Stato, carabinieri, guardia di finanza, polizia penitenziaria, corpo forestale dello Stato e vigili del fuoco), del ministero della giustizia, dell'amministrazione civile del ministero dell'interno e delle amministrazioni dello Stato impegnate nella lotta alla criminalità organizzata. Ne da' notizia la prefettura di Lecce.

 

CASA: AFFITTI ITEA; PURIN (CGIL), TUTELARE FASCE DEBOLI

TRENTO, 5 maggio 2006  La Cgil del Trentino non ritiene giustificati i rincari dei canoni Itea che interesseranno 3500 inquilini e che vengono imputati a ragioni tecniche, e sollecita un immediato intervento della parte politica per la salvaguardia delle fasce più deboli dell'inquilinato. Lo scrive in una nota il segretario generale della Cgil del  Trentino Ruggero Purin. Il presidente Dellai, in sede di elaborazione della riforma delle politiche abitative - prosegue Purin - aveva garantito che l' importo degli affitti non avrebbe subito aumenti, salvo quelli previsti dalla precedente normativa, fino all' entrata in vigore della riforma. Sappiamo che gli aumenti - aggiunge Purin - a differenza di quanto qualcuno sta tentando di far credere, non sono legati alla legge di riforma. Utilizzare le fasi di transizione per procedere a dei rincari appare sempre una scelta inopportuna. Lo risulta in modo particolare nel  contesto della riforma dell' Itea e della stretta finale sul regolamento, perché si rischia di intorbidire acque già troppo agitate.

 

 


Top

Indice Comunicati

Home Page