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Pagherete caro, pagherete tutto e di più:

Pagherete caro, pagherete tutto e di più: così Visco e Fassino. Da contrastare subito.

 

Puntualmente, e nemmeno s’era completato l’iter per la fiducia, abbiamo appreso che la finanza pubblica è tornata allo scenario drammatico di quindici anni fa.

Conti pubblici allo sbando, necessità di misure straordinarie, probabile una nuova manovra correttiva! Visco ha parlato, Padoa Schioppa ha esternato, l’opposizione ha contrattaccato, oggi la stampa mette la questione in prima pagina.

Si sta ingenerando un clima torbido che potrebbe avere un contraccolpo nelle elezioni amministrative di grandi città come Torino, Milano, Roma e Napoli, per non parlare della Sicilia.

Tant’è che Prodi ha ordinato ai suoi ministri di tacere, almeno per qualche minuto.

 

Ma dall’intervento di Fassino alla Camera, con un taglio ufficiale a nome dell’Ulivo, s’è appreso che non si può ridistribuire nulla per una intera fase storica senza un nuovo sviluppo economico.

Preoccupati, noi? E che dovrebbe succedere di più agli sfrattati e ai senza casa, a chi non ha alcuna protezione dalla rendita senza fine? Di non ricevere nulla, niente forte fondo sociale per l’affitto, niente piano nazionale per l’edilizia residenziale pubblica; si prosegue con un pelosa assistenza per pochissimi. Stare fermi per noi vuol dire morire d’inedia, sempre più compressi e depressi, privati dalla cittadinanza reale.

Sui contigui proprietari della prima casa, sui detentori di risparmi derivati dalle liquidazioni e sugli assegnatari delle case popolari s’è già detto. Ci sono i redditometri, è facile tassare, si può arrivare addirittura all’esproprio consensuale con il passaggio alla nuda proprietà e alle revoche dell’assegnazione.

Allarmismo? Sta già succedendo.

Detto questo, la questione fiscale è cosa seria; determinante l’evasione e l’elusione; imponente la rendita immobiliare derivata da compravendite e caro affitti; enormi le plusvalenze dalle macroscopiche operazioni finanziarie, fatte di scalate, cessioni, valorizzazioni,  e via dicendo.

La nostra fragile penisola ha bisogno di manutenzioni continue e d’ammodernamenti infrastrutturali; il degrado ambientale costa, costa la gestione dei rifiuti; anche senza le “grandi opere” il sistema Italia richiede, come un condominio antico e sterminato, una amministrazione oculata e contribuenti onesti.

Dunque, nessun qualunquismo fiscale da parte nostra.

Ma se una svolta è necessaria, questa dovrebbe riguardare la parte che ha molto incassato e poco o niente pagato.  

 

La tesi di Fassino è forse ancor più paralizzante. Si traduce nella formula dei conservatori, secondo i quali solo se i ricchi guadagnano di più i poveri possono ricevere qualcosa.

Il braccio di ferro è forse già iniziato. Immagino che cosa stia succedendo nell’Unione, non si potrà solo far quadrato contro un’opposizione becera perché in poche settimane può precipitare quel minimo di consenso.

 

Se larghissimi settori popolari non percepiscono che il Governo è disponibile ad una diversa  politica sociale è il disastro.

Prima ancora di iniziare.

 

 

Vincenzo Simoni

 

 


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