Back

Indice Comunicati

Home Page

SENATO DELLA REPUBBLICA

SENATO DELLA REPUBBLICA                     CAMERA DEI DEPUTATI

 

 

DISEGNO DI LEGGE  N. 1

 

D’INIZIATIVA DEI GRUPPI PARLAMENTARI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

 

 

 

 

 

Disciplina dell'intervento pubblico nelle politiche abitative

 

 

 

Onorevoli Colleghe e colleghi! - Tutte le ricerche indicano come le famiglie con abitazioni in affitto hanno, in gran parte, redditi medio bassi che sono assolutamente incompatibili con il mercato privato. L'intervento pubblico nelle politiche abitative limitato all'edilizia residenziale pubblica si è rilevato inadeguato sia dal punto di vista quantitativo (esiguo il numero di alloggi offerti) che qualitativo (il livello dell'offerta e i soggetti a cui si rivolge).  Così come prendendo a riferimento l'Europa non si può non rilevare che in tale contesto l'intervento pubblico nelle politiche abitative è questione assai più importante che in Italia. Non a caso l'Italia ha il triste primato di fanalino di coda dell'Europa nell'offerta di alloggi a canone sociale. In questo caso i dati parlano chiaro; in effetti, per ogni 100 famiglie, risultano in abitazione in affitto a canone sociale: in Italia 5; nel Regno Unito 26; in Olanda 36; in Francia 18; in Austria 23; in Svizzera 24. Quindi la media europea delle famiglie in abitazioni a canone sociale è di 16 su 100 famiglie. In Italia siamo tre volte sotto la media europea.  E' da sottolineare, altresì, che in Europa la spesa per la politica sociale della casa è di dieci volte superiore a quella del nostro Paese, anzi con le ultime leggi finanziarie siamo giunti in pratica all'azzeramento di fatto. Questo diviene, nella realtà, un elemento di forte disuguaglianza e di arretratezza dell'Italia rispetto all'Europa.  Con il trasferimento delle competenze alle regioni in materia di edilizia residenziale pubblica si sono, certamente, trasferite le competenze ma non è stato attuato alcun trasferimento di risorse. Il risultato di tale "innovazione" è devastante: le regioni dovrebbero intervenire non per sostituire proprie imposte a imposte alle quali lo Stato rinuncia, bensì, istituirne delle altre. Ciò non può che acuire il divario tra le regioni più povere, dove l'offerta è già più scarsa e degradata, le regioni più ricche e le regioni che non avranno alcuna risorsa. Addirittura il Governo non ha ancora attuato gli interventi minimi dovuti sulla base di quanto disposto dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, emanato in attuazione della "legge Bassanini". Il citato decreto legislativo prevede che il Governo definisca: cosa si intende per "servizio minimo" da garantire in tutto il Paese riguardo all'edilizia residenziale pubblica; quali siano i piani di edilizia pubblica da cofinanziare in quanto di interesse nazionale; quale la quota di finanziamento dell'edilizia residenziale pubblica da definire in sede di legge finanziaria; quale l'assetto proprietario per l'edilizia residenziale pubblica. In compenso si è solleciti anche oltre il dovuto in fatto di dismissioni e di privatizzazione degli enti gestori di edilizia pubblica.
Il presente disegno di legge intende applicare quanto previsto dalla "legge Bassanini" con una ulteriore specifica. In genere si è affrontato il problema dell'intervento pubblico nelle politiche abitative relegandolo alla questione dell'edilizia residenziale pubblica, tema oltretutto divenuto sempre più marginale. Riteniamo che l'intervento pubblico nelle politiche abitative debba rappresentare un ambito di intervento più vasto e complessivo nel quale, oltre al tema centrale e decisivo dell'edilizia residenziale pubblica, emergano altre due questioni prioritarie: l'aumento di offerta di alloggi a canone più basso di quello di mercato; la politica fiscale delle casa e le agevolazioni.
A tale fine il disegno di legge da noi presentato prevede:           

a)      la definizione di un finanziamento certo per la politica sociale della casa pari almeno all'1 per cento del bilancio dello Stato da stabilire nell'ambito della legge finanziaria;

b)      il pieno utilizzo delle eventuali rimanenze dei fondi ex GESCAL, anche reintegrando le risorse sottratte incostuzionalmente alle regioni. Tale piano deve prevedere la piena disponibilità per le regioni stesse e per gli altri enti locali di utilizzare le risorse anche per l'acquisto e l'affitto diretto di alloggi già costruiti; 

c)      il mantenimento delle strutture di gestione nell'ambito pubblico impedendo ogni  privatizzazione del settore;         

d)      la garanzia del principio del canone rapportato al reddito dell'assegnatario e del canone sociale per i redditi più bassi;    

e)      l'ampliamento dei soggetti destinatari dell'intervento pubblico;

f)       l'indirizzo a favorire nella costruzione e nel recupero degli immobili l'uso di materiali ecocompatibili, l'utilizzo di fonti di energia rinnovabile, nonché la rimozione delle barriere architettoniche;

g)      la specificazione dei compiti dell'Osservatorio della condizione abitativa, istituito ai sensi dell'articolo 59 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.

Come appare evidente, anche se esposto in estrema sintesi, con il disegno di legge che presentiamo all'attenzione del Parlamento intendiamo porre una questione rilevante che attiene a una impostazione strategica relativa all'avvio di una vera e articolata politica abitativa che non può non avere come asse prioritario la questione del ruolo di promozione e di intervento pubblico.


Art. 1.

(Finalità dell'intervento pubblico).


        1. Finalità dell'intervento pubblico nelle politiche abitative è garantire il diritto a un alloggio adeguato ai nuclei familiari e ai soggetti che, a causa di condizioni economiche insufficienti o  precarie, di situazioni di disagio o di altri impedimenti non hanno la possibilità di accesso al mercato degli immobili ad uso abitativo. 

       2. Finalità primaria dell'intervento pubblico nelle politiche abitative è garantire ai soggetti che, sulla base dei requisiti posseduti, rientrano tra i beneficiari dell'accesso all'edilizia residenziale pubblica, il diritto ad accedere ad un alloggio adeguato alle loro esigenze previo pagamento di un canone sociale determinato dalle leggi regionali.

        3. E' altresì finalità dell'intervento pubblico nelle politiche abitative, promuovere politiche di offerta di alloggi a canoni rapportati alle condizioni economiche dei soggetti che possiedono un reddito non superiore a quello previsto dalle leggi regionali per la permanenza in un alloggio di edilizia residenziale pubblica.

        4. L'attuazione delle finalità di cui ai commi 1, 2 e 3 costituisce il servizio minimo per quanto concerne l'intervento pubblico nelle politiche abitative da garantire sull'intero territorio nazionale.
        5. Ferma restando la competenza delle regioni in materia di definizione dei canoni, nell'edilizia residenziale pubblica è garantito il principio del canone rapportato al reddito dell'assegnatario e del canone sociale per i redditi più bassi.

 

Art. 2.

(Soggetti dell'intervento pubblico).


        1. Sono soggetti dell'intervento pubblico nelle politiche abitative lo Stato, le regioni e gli enti locali, ognuno per le proprie competenze e mediante programmi integrati di programmazione e di intervento nel settore abitativo, volti all'attuazione della finalità di cui all'articolo 1.

        2. Sono altresì soggetti dell'intervento pubblico nelle politiche abitative gli istituti e gli enti pubblici regionali operanti nel settore dell'edilizia residenziale pubblica, comunque denominati, i cui ruoli e competenze sono definiti dalle regioni, fermi restando i diritti di proprietà e di gestione degli alloggi in capo ai medesimi istituti ed enti.

        3. Sono soggetti dell'intervento pubblico nelle politiche abitative, gli enti a partecipazione pubblica o sotto controllo e vigilanza pubblici, le cooperative e le imprese incaricati di attuare gli interventi pubblici o di cooperare alla loro realizzazione e che beneficiano di fondi pubblici per la costruzione e il recupero di alloggi di edilizia residenziale pubblica.

 

Art. 3.

(Programmi di edilizia residenziale pubblica di interesse nazionale).


        1. Costituiscono programmi di edilizia residenziale pubblica di interesse nazionale quelli destinati:

            a) ad incrementare l'offerta di alloggi a canone sociale per i soggetti di cui al comma 2 dell'articolo 1;

            b) ad incrementare l'offerta di alloggi a canoni rapportati alle condizioni economiche per i soggetti di cui al comma 3 dell'articolo 1;

            c) a prevedere interventi che garantiscano l'accesso ad un nuovo alloggio ai soggetti sottoposti a provvedimento esecutivo di sfratto in possesso dei requisiti per la permanenza in alloggi di edilizia residenziale pubblica o in particolari condizioni di disagio sociale o familiare;

            d) a realizzare piani di intervento per l'offerta di alloggi in locazione, a canone sociale o convenzionato, a determinate categorie quali anziani, studenti, giovani coppie, portatori di handicap;

            e) a realizzare piani di intervento per favorire l'inserimento nel sociale degli immigrati;

            f) a favorire la mobilità sul territorio nazionale, in particolare in relazione a motivi di lavoro e di studio;a favorire lo sviluppo di piani per la costruzione di alloggi da destinare a locazione permanente a canoni convenzionati;

           g) a sviluppare interventi di cooperazione, in particolare nella forma della proprietà indivisa.

 2. Costituiscono interventi di rilievo nazionale dell'intervento pubblico nelle politiche abitative, quelli destinati a: 

a) concedere contributi integrativi ai soggetti meno abbienti per il pagamento dei canoni di locazione di immobili di proprietà pubblica o privata;

b) favorire l'accesso alla proprietà della prima casa di abitazione attraverso la concessione di mutui agevolati e di contributi alle categorie dei soggetti di cui al comma 1, lettera d).

   

3. I programmi di interesse nazionale sono realizzati attraverso la costruzione, il recupero, l'acquisto, il conferimento o la locazione di immobili da parte dello Stato, delle regioni, degli enti locali, degli istituti e degli enti regionali di gestione dell'edilizia residenziale pubblica, nonché degli altri soggetti pubblici e privati incaricati dell'attuazione dei piani.

4. Ai fini della realizzazione dei programmi di cui al comma 3, gli enti locali hanno il diritto di prelazione in relazione alla dismissione di immobili pubblici o di enti a partecipazione pubblica o controllati da amministrazioni pubbliche liberi o per i quali gli inquilini non hanno esercitato il dritto di prelazione.

 

Art. 4.

(Modalità dell'intervento pubblico).

1. L'intervento pubblico nell'edilizia residenziale favorisce, per la costruzione e il recupero degli immobili, l'uso di materiali ecocompatibili e di fonti di energia rinnovabile, nonché la rimozione delle barriere architettoniche. 

       2. L'intervento pubblico è, altresì, attuato garantendo il funzionale inserimento urbanistico degli interventi e delle urbanizzazioni primarie e secondarie connesse con i piani di edilizia residenziale pubblica.

 

Art. 5.

(Interventi per il recupero del patrimonio immobiliare pubblico).


        1. Obiettivo primario dell'intervento pubblico nelle politiche abitative è il recupero del patrimonio immobiliare pubblico in stato di degrado. A tale fine, le regioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, emanano apposite norme per garantire il recupero di immobili pubblici in stato di degrado, da parte di cooperative costituite dai soggetti destinatari degli interventi di cui alla medesima legge mediante specifiche convenzioni.

        2. Ai fini del recupero dei centri storici le regioni, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, possono emanare, per i comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti e per i capoluoghi di provincia, norme finalizzate al recupero delle unità immobiliari residenziali da destinare alla locazione non utilizzate e non utilizzabili a tale fine, prevedendo la realizzazione di opere di manutenzione straordinaria o di ristrutturazione, ai sensi di quanto previsto dalla normativa vigente in materia o mediante apposite convenzioni.

 

 

 

 

Art. 6.

(Finanziamento dell'intervento pubblico nelle politiche abitative).


        1. Annualmente la legge finanziaria determina le risorse da destinare agli interventi pubblici nelle politiche abitative in misura comunque non inferiore all'1 per cento, delle spese totali iscritto nel bilancio di previsione annuale dello Stato.

 

Art. 7.

(Assetto proprietario degli alloggi di edilizia residenziale pubblica).


        1. Gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, ad esclusione degli alloggi di proprietà degli enti locali, sono conferiti alle regioni che possono trasmetterne la proprietà agli stessi enti locali, fermo restando l'obbligo di mantenere la proprietà e la gestione pubbliche dei medesimi alloggi.

        2. Le regioni assicurano la unitarietà della gestione e della programmazione degli interventi di edilizia residenziale pubblica e degli altri interventi finalizzati a soddisfare le esigenze abitative del territorio di competenza.

        3. Le regioni stabiliscono altresì, i ruoli e le competenze degli enti locali in materia di programmazione e di gestione degli interventi, di gestione e di manutenzione del patrimonio e delle altre competenze connesse al settore dell'intervento pubblico nelle politiche abitative.
        4. Gli immobili facenti parte del patrimonio di edilizia residenziale pubblica sono esonerati dal pagamento dell'imposta comunale sugli immobili.

 

Art. 8.

(Osservatorio della condizione abitativa).


1. All'Osservatorio della condizione abitativa istituito ai sensi dell'articolo 59, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, sono, altresì, attribuiti compiti sulla condizione abitativa, nonché di elaborazione di proposte per l'adeguamento dei programmi dell'intervento pubblico nelle politiche abitative.

2. Fanno parte dell'Osservatorio della condizione abitativa il Ministro per le infrastrutture e dei trasporti, i rappresentanti delle regioni e degli enti locali, i presidenti degli enti e degli istituti regionali operanti nel settore dell'edilizia residenziale pubblica, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei conduttori e della proprietà edilizia maggiormente rappresentative a livello nazionale, i soggetti pubblici e privati attuatori dei piani di intervento definiti a livello nazionale, regionale o locale, le associazioni dei consumatori, i rappresentanti delle associazioni che si occupano dell'inserimento sociale degli immigrati nonché i rappresentanti delle categorie di cui all'articolo 3, comma 1, lettera d).

3. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da emanare entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri di composizione e di funzionamento dell'Osservatorio della condizione abitativa.

4. Con cadenza annuale è convocata la conferenza nazionale sulle politiche abitative sulla base di un rapporto predisposto dall'Osservatorio della condizione abitativa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SENATO DELLA REPUBBLICA                     CAMERA DEI DEPUTATI

 

 

DISEGNO DI LEGGE  N. 2

 

D’INIZIATIVA DEI GRUPPI PARLAMENTARI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nuova disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo e modifiche alla legge 9 dicembre 1998, n. 431

 

 

 

 

 

Onorevoli Colleghi! - Con il presente disegno di legge si propone di modificare la legge 9 dicembre 1998, n. 431. Punto di partenza della presente iniziativa è la constatazione che l'applicazione della legge n. 431 del 1998 non ha determinato una modificazione nelle tendenze generali nel settore abitativo privato, innescate dai patti in deroga. Abbiamo assistito alla continua lievitazione dei canoni privati che hanno raggiunto cifre semplicemente incompatibili con le retribuzioni. La prova sta nel fatto che dal 1999 ad oggi la principale motivazione delle sentenze di sfratto risiede nella morosità che mediamente rappresentano il 70% del totale degli sfratti emessi in Italia  Al contempo si è acuita l'emergenza abitativa, in particolare nelle aree metropolitane, che ha una precipitazione sociale negli sfratti;  nelle seicento mila famiglie che sono collocate utilmente nelle graduatorie nei bandi per l'assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica; nelle richieste, ogni anno in aumento, di contributi all'affitto.  La motivazione della sostanziale inefficacia della legge n. 431 del 1998 è data da un punto nodale, non risolto dalla stessa legge: la presenza di due canali contrattuali, quello del libero mercato e quello della contrattazione collettiva dei canoni. La possibilità di scelta che rimane in capo alla proprietà, su quale tipologia di contratto adottare, l'esiguità del beneficio fiscale a favore della contrattazione collettiva dei canoni, l'assurdità della sussistenza di benefìci fiscali anche per la proprietà che scelga il libero mercato, rendono di fatto residuale il campo dell'applicazione del canale concordato, relegandolo all'area della grande proprietà pubblica e in rari casi in quella privata.  A quanto detto si sono accompagnati altri due fattori negativi:una gestione della legge n. 431 del 1998 da parte dei Governi che si sono succeduti, assolutamente negativa su due punti chiave: gli sgravi fiscali per gli inquilini, che sono stati riservati (contraddicendo lo spirito e la lettera della legge) solo agli inquilini che conferiscono nel canale concordato (quindi una minima parte degli aventi diritto) e il contributo di sostegno all'affitto che si riduce ulteriormente a causa delle scelte nefaste di tagli operate dalle leggi finanziarie approvate dalla maggioranza che sosteneva il precedente Governo Berlusconi; l'intervento della Corte costituzionale che ha cancellato le parti più innovative della legge n. 431 del 1998 tra le quali l'obbligo di dimostrare la regolarità fiscale come condizione per l'esecuzione dello sfratto e l'intervento sul risarcimento del danno. E' quindi, a parere dei proponenti, assolutamente necessario riproporre un intervento legislativo che sciolga i nodi irrisolti della citata legge n. 431 del 1998. Il disegno di legge che presentiamo si fonda su tre punti fondamentali:


 a) l'incentivo all'affitto attraverso un uso adeguato della leva fiscale;

b) l'abolizione del canale della libera contrattazione dei canoni;

c) il superamento dell'istituto dello sfratto per finita locazione.

 

A tali punti si aggiunge un intervento in materia fiscale che garantisce a tutti gli inquilini, a prescindere dal tipo di contratto stipulato, il diritto a godere della detrazione fiscale prevista dalla legge. Ricordiamo che tale disegno di legge interessa una platea di alcuni milioni di famiglie, in gran parte composte da soggetti con redditi medio - bassi e che gli affitti hanno un peso rilevante nell'aumento dell'inflazione.

 


Art. 1.

(Incentivo alla  locazione privata).


        1. Nei comuni di cui all'articolo 1 del decreto-legge 30 dicembre 1988, n. 551, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 1989, n. 61, e successive modificazioni, gli immobili destinati ad uso abitativo non possono rimanere non locati per un periodo superiore a sei mesi.
        2. Qualora un immobile di cui al comma 1 rimanga non locato per periodo tempo superiore a quello stabilito al medesimo comma 1, la sua rendita catastale è quadruplicata per la determinazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi. In tale ipotesi, il contribuente è altresì tenuto a versare per il pagamento dell'imposta comunale sugli immobili (ICI) un importo doppio rispetto a quello risultante dall'applicazione delle aliquote stabilite dal comune di riferimento.
        3. Le disposizioni del comma 2 non si applicano se il contribuente ha offerto in locazione, con le procedure e alle condizioni previste dalla presente legge, al comune nel cui territorio si trova l'immobile non locato.

        4. Fa fede della effettiva locazione dell'immobile la registrazione del contratto, i cui estremi devono essere segnalati nella dichiarazione dei redditi.

 

Art. 2.

(Modifiche alla legge 9 dicembre 1998, n. 431).


1. L'articolo 2 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, è sostituito dal seguente:

        "Art. 2. (Modalità di stipula e di rinnovo dei contratti di locazione). - 1. Le parti stipulano contratti di locazione, per immobili da adibire ad abitazione principale, di durata non inferiore a quattro anni, definendo il valore del canone e le altre condizioni contrattuali nel rispetto degli accordi definiti in sede locale dalle organizzazioni della proprietà edilizia e dalle organizzazioni dei conduttori maggiormente rappresentative che provvedono alla definizione dei contratti-tipo. Al fine di promuovere i suddetti accordi, i comuni, anche in forma associata, provvedono a convocare le citate organizzazioni entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione. I medesimi accordi sono depositati a cura delle organizzazioni firmatarie, presso ogni comune dell'area territoriale interessata. Alla scadenza, i contratti sono rinnovati, fatti salvi i casi in cui il locatore intende adibire l'immobile agli usi o effettuare sullo stesso le opere di cui all'articolo 3, ovvero vendere l'immobile alle condizioni e con le modalità di cui al medesimo articolo 3. Alla scadenza del contratto, ciascuna delle parti, altresì, ha diritto di attivare la procedura per il rinnovo alle eventuali nuove condizioni determinate dai suddetti accordi definiti in sede locale fra le organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori maggiormente rappresentative.
            2. Per favorire la realizzazione degli accordi di cui al comma 1, i comuni deliberano, nel rispetto dell'equilibrio di bilancio, aliquote dell'imposta comunale sugli immobili (ICI) più favorevoli nei confronti dei proprietari che concedono in locazione a titolo di abitazione principale gli immobili. A tale fine, i comuni possono derogare dal limite minimo stabilito, ai fini della determinazione delle aliquote, dalla normativa vigente al momento in cui le delibere stesse sono assunte. I comuni di cui all'articolo 1 del decreto-legge 30 dicembre 1988, n. 551, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 1989, n. 61, e successive modificazioni, per le medesime finalità di cui al primo periodo, possono derogare al limite massimo stabilito dalla normativa vigente, limitatamente agli immobili non locati per i quali non risultino essere registrati contratti di locazione da almeno sei mesi.

           3. I contratti di locazione rinnovati o stipulati dalle compagnie di assicurazione, dagli enti privatizzati, dalle casse professionali, dai soggetti giuridici o individuali detentori di grandi proprietà, sono obbligatoriamente definiti all'interno dei valori minimi e massimi stabiliti per fasce di oscillazione, per aree omogenee indicate dalle contrattazioni territoriali sulla base di accordi integrativi locali. Alla definizione degli accordi integrativi partecipano le organizzazioni della proprietà edilizia e dei conduttori che hanno sottoscritto gli accordi in sede nazionale e locale.
        4. Ai contratti di locazione stipulati prima della data di entrata in vigore della presente disposizione che si rinnovano tacitamente si applicano le disposizioni di cui al comma 1".

        2. All'articolo 3 della legge 9 dicembre 1998, n. 5 sono apportate le seguenti modificazioni:
 a) al comma 1, le parole: "e alla prima scadenza dei contratti stipulati ai sensi del comma 3 del medesimo articolo" sono soppresse;

b) dopo il comma 6 è aggiunto il seguente: 

"6-bis. Per i casi di morosità del conduttore si applicano le disposizioni di cui all'articolo 55 della legge 27 luglio 1978, n. 392". 

     3. L'articolo 6 della legge 9 dicembre 1998, n. 431 è sostituito dal seguente:
        "Art. 6. (Rilascio degli immobili). - 1. Qualora ricorrano le condizioni di cui all'articolo 3 della presente legge, il giudice competente ai sensi dell'articolo 26, primo comma, del codice di procedura civile, fissa il giorno dell'esecuzione entro il termine di sei mesi, salvo i casi di cui al comma 2.

            2. Per i conduttori, con reddito familiare inferiore al limite di permanenza in un alloggio di edilizia residenziale pubblica, aumentato di un terzo qualora sia presente un anziano ultrasessantacinquenne, ovvero uno o più minori, ovvero uno o più portatori di handicap con invalidità superiore ai due terzi, ovvero un malato terminale, l'esecuzione dello sfratto è condizionata all'effettuazione del passaggio ad altro alloggio adeguato alle esigenze familiari nel comune di residenza.

            3. Ai fini di cui al comma 2, i comuni predispongono appositi elenchi dei soggetti sottoposti a provvedimento esecutivo di rilascio dell'immobile che versano nelle condizioni di cui al medesimo comma 2 e provvedono all'assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, anche in deroga alle graduatorie per l'assegnazione di case popolari, attraverso l'acquisto o la locazione di immobili, ovvero all'erogazione di contributi per l'affitto o per altre iniziative che consentono il soddisfacimento del diritto alla casa.

            4. In deroga a quanto previsto dal decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, ai comuni, alle regioni nonché agli istituti autonomi per le case popolari e ai loro consorzi comunque denominati, è concessa la prelazione per l'acquisto degli immobili ad uso abitativo che vendono dimessi degli enti previdenziali pubblici e degli altri enti pubblici, e per i quali i conduttori non esercitano il diritto di prelazione o che risultino liberi.

            5. Se la motivazione della sentenza di esecuzione dello sfratto, ai danni di conduttori che versano nelle condizioni descritte al comma 2, è dovuta a morosità nel pagamento del canone di locazione, il proprietario ha diritto al pagamento del medesimo canone, come definito dagli accordi locali di cui all'articolo 2, da parte dell'amministrazione comunale, con priorità a tale scopo dell'utilizzo dei fondi di cui al fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione di cui all'articolo 11, fermo restando il dovere, da parte del conduttore, al pagamento al comune di un canone rapportato a quanto stabilito dalle rispettive leggi regionali vigenti in materia di canoni di locazione di immobili di edilizia residenziale pubblica.

            6. Il periodo di sospensione dell'esecuzione dello sfratto di cui al comma 2, non può eccedere ventiquattro mesi, decorsi i quali la pubblica amministrazione deve in ogni caso provvedere al soddisfacimento di quanto previsto al medesimo comma 2".
        

4. L'articolo 8 della legge 9 dicembre 1998, n. 431 è sostituito dal seguente:
        "Art. 8. (Agevolazioni fiscali). - 1. Il reddito imponibile derivante al proprietario dai contratti stipulati o rinnovati ai sensi del comma 1 dell'articolo 2 della presente legge, a seguito di accordo definito in sede locale e nel rispetto dei criteri indicati dal decreto di cui al comma 2 dell'articolo 4, ovvero nel rispetto delle condizioni fissate dal decreto di cui al comma 3 del medesimo articolo 4, determinato ai sensi dell'articolo 34 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, è ulteriormente ridotto del 50 per cento. Per i suddetti contratti, il corrispettivo annuo ai fini della determinazione della base imponibile per l'imposta proporzionale di registro è assunto nella misura minima del 50 per cento.

2. Gli enti locali possono stipulare convenzioni con enti pubblici, con società di natura privata e con altri soggetti pubblici e privati nelle quali, a fronte di ulteriori interventi agevolativi di riduzione dell'ICI praticata, anche al di sotto dell'aliquota prevista per il settore in locazione, sono definiti importi di canone ricompresi nella fascia prevista dagli accordi in sede locale, di cui al comma 1 dell'articolo 2, in relazione a conduttori con reddito non superiore al limite stabilito per l'accesso all'edilizia residenziale pubblica. Sempre a tale fine, il reddito imponibile del locatore, derivante dai contratti stipulati o rinnovati sulla base delle convenzioni citate, è ulteriormente ridotto del 30 per cento".

        5. All'articolo 10 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, è aggiunto, in fine, il seguente comma:
            "2-bis. Le detrazioni di cui al comma 1, stabilite nei provvedimenti collegati alla manovra finanziaria, spettano agli inquilini, appartenenti a determinate categorie di reddito, a prescindere dalla tipologia del contratto stipulato".

Art. 3.

(Norme transitorie).


        1. Ai contratti stipulati o rinnovati sulla base di quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 2 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, nel testo previgente alla data di entrata in vigore della presente legge, con l'accordo delle parti, si applicano le disposizioni di cui al comma 1 dell'articolo 2 della medesima legge n. 431 del 1998, come sostituito dall'articolo 2 della presente legge. In tale caso, il locatore gode degli ulteriori benefìci fiscali previsti dal comma 6-bis dell'articolo 3 della citata legge n. 431 del 1998, introdotto dall'articolo 2, comma 2, lettera b), della presente legge.
        2. Il locatore, che ha stipulato contratti di locazione ai sensi del comma 1 dell'articolo 2 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, nel testo previgente alla data di entrata in vigore della presente legge, fino alla prima scadenza del medesimo contratto, non ha diritto alle agevolazioni fiscali previste dall'articolo 34 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni.

        3. Il locatore che ha stipulato contratto di locazione ai sensi del comma 3 dell'articolo 2 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, nel testo previgente alla data di entrata in vigore della presente legge, gode degli ulteriori benefìci previsti dal comma 6-bis dell'articolo 3 della citata legge n. 431 del 1998, introdotto dall'articolo 2, comma 2, lettera b), della presente legge, a decorrere dall'anno fiscale successivo a quello di entrata in vigore della presente legge.

            4. Le grandi proprietà immobiliari private, gli enti assicurativi, gli enti previdenziali privatizzati, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, avviano tavoli di trattative con le organizzazioni sindacali degli inquilini al fine di giungere al rinnovo contrattuale per le unità immobiliari con contratto scaduto o in scadenza e le per famiglie per le quali sia stato avviata la richiesta di finita locazione o per le quali sia intervenuta nel frattempo convalida di sfratto per finita locazione. I canoni saranno definiti con le modalità e alla condizioni previste dalla presente legge. Qualora i soggetti di cui al presente comma non procedessero  alla convocazioni delle organizzazioni sindacali per l’apertura del citato tavolo di trattativa le esecuzioni di sfratto per finita locazione in corso sono sospese.

 

 

 

 

 


SENATO DELLA REPUBBLICA                     CAMERA DEI DEPUTATI

 

 

DISEGNO DI LEGGE N. 3

 

D’INIZIATIVA DEI GRUPPI PARLAMENTARI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

 

 

 

 

 

 

 

Norme per le procedure relative ai rinnovi contrattuali per le grandi proprietà private sulla base dei criteri di cui all’articolo 2 comma 3 della legge 431/98.

 

 

 

Onorevoli colleghe e colleghi, a circa otto anni dall’approvazione della legge di riforma delle locazioni, la legge 9 dicembre 1998 n° 431, appare necessario fare un bilancio. La legge 431 del 1998, al contrario di quanto auspicato al momento della sua approvazione, non ha raggiunto i risultati attesi. Il canale agevolato è stato scarsamente utilizzato e il libero mercato ha raggiunto livelli insostenibili tanto che dal 1999 la principale motivazione di sfratto è quella per morosità. Basti pensare che solo a Roma dal 1997 al 2004, circa 40.000 famiglie hanno subito lo sfratto per morosità; eppure quelle famiglie non le troviamo nella graduatoria per le case popolari dove al dicembre 2005 risultavano presenti circa 7500 famiglie con sfratto eseguito o da eseguire. Perché non troviamo almeno la gran parte delle famiglie sfrattate per morosità nelle graduatorie? Perché queste in gran parte appartengono al ceto medio, con redditi superiori al limite di reddito per l’accesso al bando, ovvero 20.000 euro lordi. 

 In tale contesto è da segnalare che gli sfratti per finita locazione hanno colpito in particolare famiglie conduttrici di contratti di locazione con grandi proprietà private, ex Ipab, enti assicurativi e enti privatizzati. Sfratti derivanti essenzialmente dalla volontà espressa dalle citate proprietà di richiedere con i rinnovi contrattuali affitti insostenibili anche per famiglie con redditi medio bassi, le quali si trovavano di fronte al bivio di scegliere se andare incontro allo sfratto per morosità o quello per finita locazione. In particolare molti enti privatizzati come la Cassa Ragionieri, l’Inarcassa e la Cassa Forense hanno proceduto ad attivare ed ottenere, nella sola città di Roma, centinaia di sfratti per finita locazione, rifiutando categoricamente di attivare qualsiasi tavolo di trattativa con le organizzazioni sindacali degli inquilini per trovare un accordo nell’ambito del canale concordato della legge 431 del 1998, quello soggetto a importanti agevolazioni fiscali tese a rendere meno oneroso il rinnovo richiesto. Appare sconcertante che grandi proprietà private ed enti privatizzati preferiscano procedere a sfratti per finita locazione, con tempi non certo brevi di esecuzioni e rinunciando ad introiti immediati, per un puntiglio dal sapore ideologico nei confronti delle organizzazioni sindacali, escludendo altresì di verificare la fattibilità di un accordo sulla base di canoni concordati, con le associazioni della proprietà.

Con il presente disegno di legge intendiamo rendere obbligatorio in canale agevolato della legge 431/98 per le grandi proprietà private e al contempo con questo strumento ridurre il peso degli sfratti per finita locazione richiesti dai citati soggetti nelle aree urbane.

 


Articolo 1

 

1. Al fine di contenere, ridurre e affrontare  il disagio abitativo presente sull'intero territorio nazionale, a partire dalla data di entrata in vigore della presente legge alle grandi proprietà, come definite dal decreto dei Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze del 14 luglio 2004, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 266 del 12 novembre 2004, è fatto obbligo di definire con le organizzazioni sindacali degli inquilini i canoni di cui all'articolo 2, comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n. 431, ai contratti scaduti o in scadenza e ai conduttori per i quali alla citata data sia stata inviata formale disdetta di finita locazione o siano stati avviati gli atti per la convalida di sfratto o sia stata convalidata la sentenza per finita locazione, ovvero che abbiano procedure di rilascio in esecuzione.

2. Sono abrogate le norme in vigore in contrasto con la presente legge.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SENATO DELLA REPUBBLICA                     CAMERA DEI DEPUTATI                

 

 

DISEGNO DI LEGGE  n. 4

 

D’INIZIATIVA DEI GRUPPI PARLAMENTARI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

 

 

 

 

 

 

 Norme per la requisizione di immobili delle grandi proprietà sfitte per destinarli alle famiglie in emergenza abitativa

 

 

 

Onorevoli colleghe e colleghi, con il presente disegno di legge intendiamo dare ai Sindaci la possibilità di utilizzare uno strumento eccezionale e temporaneo, che tale deve rimanere, uno strumento già utilizzato anche nel recente passato, ma a sostegno del quale non erano previste forme di incentivi economici e fiscali. Nelle grandi aree urbane, in particolare, l’emergenza abitativa ha assunto connotati anche drammatici. Anche i Comuni che hanno avviato programmi di intervento sul versante dell’aumento dell’offerta di alloggi in locazione, sono pressati dal continuo verificarsi delle esecuzioni degli sfratti che ormai colpiscono anche famiglie con disagio economico e sociale. Al contempo troviamo scandaloso che decine di migliaia di alloggi, in particolare di grandi proprietà, restano chiusi e lasciati sfitti anche per decenni. Allo scopo di permettere ai Comuni di affrontare l’emergenza abitativa, in particolare quella derivante dagli sfratti, il nostro disegno di legge intende fornire ai Sindaci un sostegno alla requisizione temporanea di  alloggi sfitti di grandi proprietà private per utilizzare gli stessi, per il tempo strettamente necessario, all’avvio e conclusione dei programmi avviati di aumento di alloggi in locazione sia a canone sociale che a canale concordato o convenzionato. Con il presente disegno di legge prevediamo che al proprietario sia riconosciuto un risarcimento del danno pari al canone minimo previsto dalla fascia minima dell’accordo territoriale definito tra le associazioni della proprietà e i sindacati inquilini, per la zona ove è ubicato l’immobile soggetto a requisizioni temporanea. Sottolineiamo che i canoni concordati sono soggetti a forti detrazioni fiscali. Sempre a sostegno della requisizione si offre ai proprietari la possibilità di portare in detrazione, per l’intera durata della requisizione, l’importo del canone introitato a titolo di risarcimento; infine si prevede che i Comuni possano azzerare l’ICI per gli immobili in questione.


Articolo 1

 

1. Al fine di contenere ed affrontare il disagio abitativo derivante, in particolare, dall'incidenza degli sfratti, soprattutto nelle aree metropolitane ad alta tensione abitativa, il Sindaco in qualità di responsabile della salute dei cittadini, può procedere alla requisizione temporanea di immobili sfitti, inutilizzati o in degrado per una durata massima di tre anni.

2. Possono essere oggetto di requisizione temporanea esclusivamente  per le finalità di cui al comma 1, gli immobili di grandi proprietà immobiliari pubbliche o private come definite dal decreto dei Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze del 14 luglio 2004, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 266 del 12 novembre 2004;

3. Gli immobili di cui al comma 1 possono essere assegnati dall’Amministrazione comunale a famiglie sottoposte a sfratto esecutivo o con sfratto eseguito ovvero a famiglie in particolari condizioni di disagio abitativo, in particolare per quelle composte da anziani ultrasessantenni, o da portatori di handicap e/o malati terminali indipendentemente dall'età, o con presenza di minori di età, con reddito non superiore al limite fissato per la decadenza a livello regionale dall'assegnazione di alloggio di edilizia residenziale pubblica, ovvero a famiglie collocate utilmente nella graduatoria generale per l’accesso ad alloggi di edilizia sovvenzionata.

4. Alle grandi proprietà immobiliari proprietarie degli immobili oggetto della requisizione è riconosciuto un risarcimento del danno pari ad un canone di locazione mensile fissato sulla base del minimo della fascia relativa alla zona ove è ubicato l’immobile oggetto di requisizione temporanea,  definita dall'accordo locale per i canoni agevolati di cui all'articolo 2 comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n. 431.  Il canone così individuato  potrà essere portato in detrazione dalla dichiarazione dei redditi da parte del soggetto proprietario,  a valere per l'intera durata della requisizione temporanea. L’amministrazione comunale, relativamente alle unità immobiliari oggetto del provvedimento di requisizione temporanea,  con apposita delibera approvata dal consiglio comunale può, con apposita delibera prevedere  l’azzeramento dell'imposta comunale sugli immobili.

 


SENATO DELLA REPUBBLICA                      CAMERA DEI DEPUTATI

 

 

DISEGNO DI LEGGE N. 5

 

D’INIZIATIVA DEI GRUPPI PARLAMENTARI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disciplina del recupero di unità immobiliari residenziali nei centri storici dei comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti e nei comuni capoluogo di provincia

 

 

 

 

Onorevoli Colleghi! - Nei centri storici delle città italiane si registrano gravi situazioni di emergenza abitativa, con rischio di ulteriore impoverimento dei livelli di residenzialità. In questa situazione, una consistente quota del patrimonio residenziale privato rimane vuota ed inutilizzata dal punto di vista abitativo, con il rischio di un ulteriore degrado urbano.
Si calcola che, solo nei grandi centri storici delle città italiane, gli alloggi vuoti e in stato di degrado siano almeno 600.000: di questi, 5.000 sono ubicati nel centro storico di Venezia e oltre 50.000 nella sola città di Roma. Porzioni consistenti del patrimonio residenziale privato non utilizzato si registrano anche a Firenze, Genova e Pisa.   A questo punto, si ritiene utile un provvedimento che obblighi e acceleri l'iter amministrativo per il recupero degli alloggi vuoti ed inutilizzati e per il loro inserimento nel mercato delle locazioni.  Il presente disegno di legge è composto da otto articoli.
L'articolo 1 individua, quali luoghi di maggiore sofferenza, i centri storici delle città con popolazione superiore a 100.000 abitanti ovvero i comuni capoluogo di provincia, nei quali sono consentiti (articolo 2) progetti di recupero di singoli edifici residenziali o di loro porzioni, i cui proprietari (articolo 3) non abbiano ancora chiesto la concessione o l'autorizzazione al restauro, alla ristrutturazione o alla manutenzione ovvero siano decaduti dalle medesime o siano inadempienti rispetto agli obblighi ed ai termini previsti da eventuali piani di recupero di iniziativa pubblica.
Gli articoli da 4 a 6 stabiliscono l'iter di attivazione delle istituzioni locali e le modalità politico-amministrative relative ai progetti di recupero urbano. Particolare importanza riveste l'articolo 7, perché stabilisce l'intervento dell'ente locale comunale mediante occupazione temporanea, nel caso in cui i proprietari non ottemperino ai provvedimenti prescritti. L'occupazione temporanea prevista è stabilita per una durata che consenta al comune di eseguire l'intervento e di recuperare il costo sostenuto e gli eventuali oneri e spese. L'articolo 8 prevede la possibilità per
il proprietario di ricorrere al tribunale amministrativo regionale competente contro il progetto di recupero e l'eventuale provvedimento di occupazione comunale.


Art. 1.


1. Nei centri storici dei comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti e nei capoluoghi di provincia, il recupero delle unità immobiliari residenziali non utilizzate ed utilizzabili a tale fine soltanto previa realizzazione di opere edilizie può essere effettuato con progetti di recupero riguardanti singoli edifici o loro porzioni.

 

Art. 2.


1. Il progetto di recupero di cui all'articolo 1 è consentito solo con riferimento ad unità immobiliari che abbiano destinazione residenziale secondo le norme urbanistiche vigenti all'epoca della notifica del progetto di recupero di cui all'articolo 6, che non siano utilizzate a fini residenziali e siano al medesimo fine utilizzabili soltanto a seguito di opere di restauro o di manutenzione straordinaria o di ristrutturazione.

 

 

Art. 3.

 

1. Il progetto di recupero di cui all'articolo 1 è consentito solo nel caso in cui il proprietario non abbia ancora chiesto la concessione o autorizzazione edilizia al restauro, alla ristrutturazione o alla manutenzione ovvero sia decaduto dalle medesime o sia inadempiente rispetto agli obblighi ed ai termini previsti da eventuali piani di recupero di iniziativa pubblica o privata approvati o dalle relative convenzioni ai sensi della legge 5 agosto 1978, n. 457, e successive modificazioni, e delle leggi regionali in materia.

 

Art. 4.


1. Ai fini di cui all'articolo 1 gli uffici comunali competenti segnalano gli immobili per i quali abbiano accertato la presenza delle condizioni di cui agli articoli 2 e 3.
2. Sulla base della segnalazione di cui al comma 1 il dirigente dell'ufficio comunale competente ai sensi dello statuto e dei regolamenti interni comunali, con ordinanza notificata ai proprietari nelle forme degli atti processuali civili o tramite il messo comunale almeno dieci giorni prima, fissa la data stabilita per l'accesso dei tecnici del comune nelle unità immobiliari al fine di accertarne le condizioni di carenza manutentiva di cui all'articolo 1 e di effettuare i rilievi volti alla redazione di eventuale progetto di recupero.

3. Se nessuno dei proprietari è presente nel giorno e nell'ora fissati ai sensi del comma 2 o, pur presenziando all'accesso, non lo consente, in base al processo verbale redatto dal tecnico comunale di cui al medesimo comma 2 si provvede ai sensi dell'articolo 696 e seguenti del codice di procedura civile.

Art. 5.


1. Il progetto di recupero di cui all'articolo 1, che deve avere le caratteristiche di un progetto esecutivo, indica, precisandole in elaborati grafici adeguati al tipo di intervento proposto, le opere da eseguire affinché l'unità o le unità immobiliari interessate dal progetto stesso possano essere utilizzate per gli usi consentiti dagli strumenti urbanistici vigenti.

2. Al progetto di recupero deve essere allegata la seguente documentazione, relativa all'unità o alle unità immobiliari interessate:           

 a) certificato catastale;   

b) certificato di destinazione urbanistica;  

c) relazione illustrativa contenente, in particolare, il computo metrico estimativo delle opere da eseguire, il preventivo di spesa e la previsione del tempo per eseguirle.

Art. 6.


1. Il progetto di recupero di cui all'articolo 1 è approvato dal sindaco previa acquisizione di tutti i pareri, autorizzazioni e visti di altre autorità richiesti dalla legislazione vigente.
2. Il provvedimento di approvazione di cui al comma 1 è notificato ai proprietari nelle forme degli atti processuali civili tramite il messo comunale, con invito a darvi esecuzione e con l'assegnazione di un termine non inferiore a sei mesi per l'inizio dei lavori e di un termine congruo per il loro completamento.
 3. Nel provvedimento di cui al comma 1 deve essere altresì previsto che il proprietario ha facoltà di effettuare opposizione nei termini e ai sensi dell'articolo 8.

 

Art. 7.


1. Se i proprietari non danno esecuzione al progetto di recupero di cui all'articolo 1 nei termini di cui all'articolo 6, comma 2, il comune attua il medesimo progetto di recupero mediante occupazione temporanea per una durata atta a consentire la realizzazione dell'intervento ed il recupero dei costi sostenuti, concedendo a tale fine l'immobile in locazione al canone stabilito ai sensi della legge 9 dicembre 1998, n. 431, e successive modificazioni.

 

Art. 8.


1. Avverso il progetto di recupero di cui all'articolo 1 e avverso l'eventuale provvedimento di occupazione temporanea di cui all'articolo 7 è ammesso ricorso al tribunale amministrativo regionale del luogo ove è situato l'immobile nei termini e con le procedure di cui all'articolo 23-bis della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, introdotto dall'articolo 4 della legge 21 luglio 2000, n. 205.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SENATO DELLA REPUBBLICA                      CAMERA DEI DEPUTATI

 

 

DISEGNO DI LEGGE  N. 6

 

D’INIZIATIVA DEI GRUPPI PARLAMENTARI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Norme per il recupero ad uso abitativo di immobili di proprietà pubblica e privata attraverso cooperative di autorecupero

 

 

 

 Onorevoli Colleghi! - Nelle grandi aree urbane, ma non solo, la questione casa riveste sempre più il carattere di grave emergenza abitativa a causa della scarsa offerta di alloggi pubblici a canone sociale. Nel contempo, si assiste al fatto che notevoli patrimoni immobiliari di comuni, regioni, province e privati, in particolare nei centri storici, e non, sono lasciati nel più completo degrado. Tale degrado spesso diviene occasione di speculazioni in quanto gli enti locali si trovano a decidere di dismettere tali immobili per poche lire in favore di privati che li destineranno ad attività del terziario o del grande commercio. Si tratta di uno spreco inammissibile, al quale va data una risposta.
Con il presente disegno di legge, che si sottopone alla vostra attenzione, si intendono sostenere quelle iniziative, ancora sporadiche, di cooperative di autorecupero di immobili di proprietà pubblica ad uso abitativo che in alcune città italiane hanno avuto riscontri positivi. Si tratta di riutilizzare i patrimoni immobiliari in degrado ad uso abitativo e farli rimanere di proprietà pubblica. Le cooperative di autorecupero si dovranno formare con la partecipazione di senza casa e sfrattati e dovranno applicare gli stessi meccanismi previsti dalla normativa regionale in materia di assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica. In questo modo si potrà aumentare l'offerta di alloggi in locazione a canone convenzionato e programmare reinsediamenti abitativi nei centri storici.
 Non è certo questo disegno di legge esaustivo della problematica casa ma può contribuire ad alleviare le necessità di tanti cittadini. Non è un caso che nel 1990 alla riunione dei Ministri europei della casa, l'autorecupero presentato dall'Unione inquilini e da alcune cooperative di autorecupero di Bologna e Roma è stato indicato dagli stessi Ministri europei come una strada da percorrere.
 La partecipazione diretta dei cittadini sfrattati e senza casa alle spese di recupero può permettere ai comuni di procedere a quei programmi di recupero ad uso abitativo che altrimenti, per la limitazione dei finanziamenti, non possono essere avviati.


Art. 1.

(Censimento degli immobili pubblici).


1. I comuni, entro e non oltre un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, provvedono al censimento degli immobili di proprietà pubblica, non destinati a finalità di edilizia economica e popolare, presenti sul loro territorio e alla loro catalogazione, con riferimento in particolare alla presenza di unità immobiliari e fabbricati inutilizzati, al loro stato di manutenzione e allo stato di manutenzione degli immobili utilizzati.

2. Dal censimento sono esclusi gli immobili istituzionalmente adibiti ad edilizia economica e popolare di proprietà dei comuni e degli istituti autonomi case popolari e sono ricompresi, in particolare, gli immobili di proprietà di regione, provincia e degli enti di assistenza e beneficienza disciolti, nonché di proprietà statale o di altri enti pubblici.

3. I comuni, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, approvano i programmi di recupero integrale all'uso sociale del patrimonio pubblico inutilizzato e di recupero e manutenzione del patrimonio già adibito ad uso abitativo.

4. I programmi di cui al comma 3 possono essere realizzati per intervento diretto del comune e, per una quota da definire nell'ambito dei citati programmi, attraverso l'apporto dei cittadini riuniti in cooperative di autorecupero formate da soggetti senza casa e sfrattati.

 

Art. 2.

(Autorecupero di immobili).


1. I comuni, nell'ambito dei piani integrati e con riferimento a quanto previsto dalla delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) del 27 ottobre 1988, individuano gli immobili di loro proprietà o di proprietà di altri enti pubblici o di privati da acquisire e da recuperare con l'apporto dei cittadini associati in cooperative di autorecupero formate da senza casa e sfrattati. L'individuazione di detti immobili può avvenire anche al di fuori dei piani attuativi richiamati ed essere oggetto di programma specifico di recupero promosso dal comune, dalla regione o dalla provincia nel cui territorio insiste l'immobile da recuperare.

Art. 3.

(Bandi di assegnazione di immobili soggetti ad autorecupero).


1. Al fine di promuovere l'apporto dei cittadini ai programmi di recupero di cui all'articolo 2 il comune emana un bando pubblico per l'assegnazione di alloggi da ristrutturare aperto a cooperative di autorecupero.

2. Il bando dovrà contenere:

a) l'indicazione del numero degli immobili soggetti a recupero e la loro ubicazione;

b) i requisiti soggettivi degli aspiranti assegnatari associati in cooperative di autorecupero corrispondenti ai requisiti per l'accesso all'edilizia agevolata;

c) i requisiti delle cooperative di autorecupero per la partecipazione al bando, le condizioni contrattuali della assegnazione e i criteri di assegnazione dei fabbricati alle cooperative di autorecupero.

3. Entro tre mesi dalla data di chiusura del bando, il comune rende pubblico l'elenco delle cooperative di autorecupero a cui vanno assegnati gli immobili oggetto del bando.
4. Le cooperative di autorecupero, alle quali sono stati assegnati gli immobili da recuperare ad uso abitativo, entro i successivi due mesi assegnano al loro interno gli alloggi, secondo criteri stabiliti dalla assemblea dei soci, a coloro che posseggono i requisiti per l'accesso all'edilizia agevolata.
5. Qualora entro i termini di cui al comma 4 le cooperative non abbiano effettuato le assegnazioni, provvede il comune sulla base dei criteri di assegnazione previsti dalla normativa regionale in materia di edilizia residenziale pubblica.

 

Art. 4.

(Convenzione per l'assegnazione di immobili in autorecupero).


 1. Gli immobili in degrado da recuperare ad uso abitativo vengono assegnati a cooperative di autorecupero o consorzi tra le stesse per mezzo di una convenzione con la quale la cooperativa o il consorzio di cooperative si impegnano a realizzare l'intervento di recupero in tempi certi tramite la partecipazione diretta agli oneri economici e col lavoro stesso dei soci, salvo il diritto di rivalersi del valore delle opere eseguite sul canone di locazione.

2. Nella convenzione devono essere stabiliti: il valore, valutato in base ai capitolati di appalto per lavori analoghi, delle opere a carico delle cooperative di autorecupero o dei consorzi tra le stesse; l'ammontare del canone di locazione per singolo alloggio definito sulla base della normativa regionale in materia di determinazione di canoni per l'edilizia residenziale pubblica; il periodo di tempo durante il quale il socio assegnatario sconterà in conto canone di locazione il valore delle opere realizzate; gli impegni della amministrazione comunale nella realizzazione di parte degli interventi di recupero; le penali e i motivi della rescissione del contratto in caso di inadempienze.
3. La cooperativa di autorecupero o il consorzio tra le stesse è direttamente responsabile della esecuzione a regola d'arte dei lavori di recupero. Dal momento della fine dei lavori, di cui si dà atto con verbale firmato dal presidente della cooperativa e da un rappresentante dell'amministrazione comunale, i soci assegnatari sono direttamente responsabili del pagamento degli oneri, delle spese accessorie e del canone di locazione.

 

Art. 5.

(Realizzazione dell'autorecupero).


1. Il progetto di recupero è redatto a cura degli uffici tecnici dell'amministrazione comunale in collaborazione diretta con le cooperative di autorecupero o loro consorzi. L'amministrazione comunale può delegare la redazione del progetto direttamente alla cooperativa; in tale caso il valore del progetto è computato per il 50 per cento a carico della cooperativa di autorecupero e per il restante 50 per cento a carico dell'amministrazione comunale.

2. Sono in ogni caso di competenza dell'amministrazione comunale i lavori inerenti: le fondazioni; le coperture; gli interventi di consolidamento e di rifacimento dei solai; gli impianti elettrici, idrici, di riscaldamento e similari fino al pavimento del piano terra; il rifacimento delle facciate.
3. Sono di competenza delle cooperative di autorecupero o loro consorzi i pavimenti, gli intonaci, i serramenti interni ed esterni, gli impianti esterni.

4. La convenzione stipulata tra le cooperative di autorecupero o loro consorzi e l'amministrazione comunale regola con apposito capitolato di appalto i lavori di competenza delle cooperative di autorecupero o loro consorzi.

5. La direzione dei lavori è di competenza della cooperativa di autorecupero sotto la diretta sorveglianza dell'amministrazione comunale.

6. Al fine del computo del valore del lavoro erogato dai soci assegnatari della cooperativa di autorecupero questo è valutato sulla base della paga oraria prevista dai contratti collettivi di categoria dei lavoratori dipendenti relativamente alle mansioni corrispondenti.

7. Gli oneri per i materiali ed ogni altro onere aggiuntivo relativo ai lavori di competenza delle cooperative di autorecupero sono a carico delle stesse.

8. Le cooperative di autorecupero possono, al fine di realizzare l'intervento, ricorrere a ditte o professionisti per una parte dei lavori non superiore al 20 per cento del valore dei lavori.

 

Art. 6.

(Compiti delle regioni).


1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nell'ambito dei loro fondi per i programmi di edilizia economica e popolare, definiscono la quota di stanziamento destinato all'autorecupero di immobili in degrado da destinare ad uso abitativo.
2. I comuni sono tenuti a presentare alle regioni o alle province autonome di Trento e di Bolzano i piani di autorecupero di immobili in stato di degrado. La regione approva i piani entro e non oltre due mesi dal ricevimento dei suddetti piani.

3. I piani di autorecupero presentati dai comuni devono contenere una scheda per ogni edificio interessato con la quantificazione della spesa prevista suddivisa tra gli interventi di competenza dell'amministrazione comunale e gli interventi di competenza delle cooperative di autorecupero o loro consorzi.

4. Nell'approvare i piani la regione assegna nell'ambito dei fondi destinati all'edilizia sovvenzionata e agevolata finanziamenti ai comuni presentatori dei piani di recupero. Contestualmente la regione dispone i fondi relativi alla accensione dei mutui agevolati da assegnarsi alle cooperative di autorecupero assegnatarie degli interventi.

5. Le cooperative di autorecupero o i consorzi tra le stesse hanno accesso ai fondi destinati ai singoli interventi sulla base della assegnazione degli immobili da recuperare da parte dell'amministrazione comunale.
6. I comuni possono comunque procedere ad interventi di autorecupero anche con fondi propri e senza la assistenza di mutui agevolati per le cooperative di autorecupero.

 

 


SENATO DELLA REPUBBLICA                      CAMERA DEI DEPUTATI

 

 

DISEGNO DI LEGGE  N. 7

 

D’INIZIATIVA DEI GRUPPI PARLAMENTARI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

 

 

 

 

 

 

Disposizioni in materia di dismissioni di immobili delle grandi proprietà immobiliari private

      

 

 

 

Onorevoli Colleghi! - Negli ultimi anni il mercato immobiliare ad uso residenziale, in particolare nelle grandi aree urbane, registra da parte di grandi proprietà, siano esse enti assicurativi, previdenziali privatizzati o soggetti fisici, passaggi di proprietà in blocco spesso a società create ad hoc dai soggetti venditori o a società partecipate. In particolare la città di Roma è segnata dal passaggio di decine di migliaia di unità immobiliari a società che hanno come unico fine di vendere in maniera frazionata agli inquilini o a terzi. Questi passaggi di proprietà portano ad aumenti abnormi dei prezzi di vendita finali che vedono gli inquilini come i terminali di quelle che appaiono come vere e proprie operazioni di speculazione edilizia. È accaduto, infatti, che immobili, composti da centinaia di unità immobiliari, siano stati acquistati in blocco da società a responsabilità limitata con capitali di 10.000 euro, per un valore di circa 900 euro a metro quadro, e che si sia proposto agli inquilini di acquistare i medesimi per un valore pari a 3.000 euro a metro quadro. Tale situazione è vissuta con angoscia da decine di migliaia di inquilini, anche con redditi di medio livello, che sono costretti ad affrontare la questione dell'acquisto della casa spesso senza alcuna possibilità di aprire una trattativa per definire prezzi sostenibili o forme di reale tutela per coloro che sono impossibilitati all'acquisto.  Di fronte a questa drammatica situazione non possiamo restare inerti e, come sanno numerosi colleghi parlamentari, sempre più pressante è la richiesta di un intervento legislativo che punti a tutelare concretamente gli inquilini e che impedisca operazioni che puntano esclusivamente a imporre un approccio subalterno alla speculazione e a un obiettivo economico di guadagno che va molto oltre quanto sarebbe equo.  Per i motivi esposti abbiamo predisposto il presente disegno di legge, composto di un solo articolo. Con il comma 1 prevediamo che le compagnie assicurative, gli enti privatizzati e le persone fisiche o giuridiche detentori di grandi proprietà immobiliari, che decidono di dismettere i propri patrimoni in blocco, sono obbligati a offrire la prelazione d'acquisto, anche in forma collettiva, agli inquilini sia con contratti di locazione vigenti, sia con contratti scaduti e non rinnovati.  Il comma 2 definisce quali sono le grandi proprietà, recependo in tale senso la definizione presente nel decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 30 dicembre 2002, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 85 dell'11 aprile 2003, relativo ai criteri generali per la realizzazione degli accordi locali per la stipula dei contratti di locazione ai sensi della legge n. 431 del 1998.
Il comma 3 stabilisce che a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge tutti i contratti di locazione, stipulati da grandi proprietà, devono prevedere per gli inquilini il diritto di prelazione all'acquisto in caso di vendita sia frazionata che in blocco. Tale diritto deve essere esplicitato nel contratto di locazione.  Il comma 4 è una norma transitoria che tende ad affrontare la questione relativa alle dismissioni in blocco in atto a decorrere dal 1o gennaio 2001. In questo caso si prevede che gli immobili acquistati in blocco non possano essere oggetto di ulteriori dismissioni prima di un periodo di cinque anni. È, altresì, prevista una possibilità di deroga solo per l'offerta di acquisto agli inquilini a un prezzo che non superi del 10 per cento quello di acquisizione.
Il comma 5 prevede forme di tutela per conduttori con redditi inferiori al limite fissato per la decadenza dall'assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica e per nuclei familiari con anziani ultrasessantacinquenni o con portatori di handicap. Per questi soggetti si prevede il diritto al rinnovo contrattuale non inferiore a nove anni e la possibilità di acquisto dell'usufrutto, anche rateizzato, per una somma non superiore all'ultimo canone corrisposto alla proprietà.
Il comma 6 esclude dall'ambito di applicazione della legge le unità immobiliari soggette a cartolarizzazione ai sensi del decreto-legge n. 351 del 2001, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 410 del 2001, e successive modificazioni, e le unità immobiliari di edilizia residenziale pubblica.

 


Art. 1.

 

1        A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge le compagnie assicurative, gli enti privatizzati e le persone fisiche o giuridiche detentori di grandi proprietà immobiliari, definite ai sensi del comma 2, qualora intendano dismettere in blocco in modo totale o parziale propri patrimoni immobiliari a uso residenziale, sono obbligati a offrire prioritariamente l'acquisto a titolo di prelazione, anche in forma collettiva, ai conduttori anche se con contratti di locazione scaduti e non rinnovati.

2         In conformità a quanto previsto dal decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 30 dicembre 2002, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 85 dell'11 aprile 2003, si intendono per grandi proprietà immobiliari quelle caratterizzate dall'attribuzione in capo a un medesimo soggetto di più di cento unità immobiliari destinate a uso abitativo anche se ubicate in modo diffuso o frazionato sul territorio nazionale.

3        A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge tutti i contratti di locazione per immobili a uso abitativo di proprietà delle grandi proprietà immobiliari, come definite dal comma 2, devono prevedere il diritto di prelazione per l'acquisto in forma frazionata o collettiva degli immobili detenuti.  

4        Per le dismissioni immobiliari in blocco da parte dei soggetti di cui al comma 1, avviate a decorrere dal 1o gennaio 2001 ovvero in data antecedente a quella di entrata in vigore della presente legge, i nuovi soggetti proprietari non possono procedere a rivendita nei cinque anni successivi all'acquisto, fatta salva la possibilità di dismettere tali patrimoni prima del citato termine, esclusivamente agli inquilini con contratti di locazione, ancorché scaduti e non rinnovati, sia in forma frazionata che collettiva. In tale caso il prezzo di vendita agli inquilini non può eccedere del 10 per cento il prezzo di acquisto da parte della nuova proprietà. La definizione effettiva del prezzo di vendita e le modalità per l'effettuazione della eventuale dismissione sono definite con appositi accordi da stipulare con le organizzazioni sindacali degli inquilini maggiormente rappresentative.

5        Gli inquilini, conduttori di unità immobiliari soggette a dismissioni in possesso di grandi proprietà immobiliari, possessori di un reddito inferiore al limite fissato dalle regioni per la decadenza dalle assegnazioni per alloggi di edilizia residenziale pubblica che, ai sensi della presente legge, non possono esercitare l'opzione per l'acquisto dell'unità immobiliare occupata, hanno diritto al rinnovo contrattuale di durata non inferiore a nove anni. La effettiva durata e la determinazione del canone di locazione sono stabilite con appositi accordi integrativi da stipulare con le organizzazioni sindacali degli inquilini ai sensi dell'articolo 2, comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n. 431, e successive modificazioni. I nuclei familiari di inquilini composti da almeno un soggetto ultrasessantacinquenne o da un portatore di handicap, indipendentemente dal reddito, possono acquistare l'usufrutto che, su richiesta dell'interessato, può essere rateizzato per una quota non superiore all'ultimo canone corrisposto alla proprietà.

6        Sono esclusi dall'ambito di applicazione della presente legge gli alloggi pubblici soggetti a cartolarizzazione ai sensi del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, e successive modificazioni, e gli alloggi di edilizia residenziale pubblica.

 

 


SENATO DELLA REPUBBLICA                      CAMERA DEI DEPUTATI

 

 

DISEGNO DI LEGGE  N. 8

 

D’INIZIATIVA DEI GRUPPI PARLAMENTARI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

 

 

 

 

 

 

 

Disposizioni in materia di esenzione dall'ICI sulla prima casa e di agevolazioni ai fini ICI

 

 

 

 Onorevoli Colleghi! - L'abolizione di ogni imposta sulla prima casa è obiettivo condiviso da molte forze politiche. Dalla legge finanziaria per il  2001, si è raggiunta  la completa esenzione della prima casa dall'imposta sul reddito delle persone fisiche. In realtà, si tratta di una misura che favorisce in particolare i redditi più alti, in quanto si rivolge a tutti gli alloggi con rendita catastale superiore a 180 milioni di lire, già esente dal pagamento dell'IRPEF. Il valore catastale medio degli alloggi di categoria catastale A2 (civile abitazione), la categoria più alta tra gli alloggi non di lusso, è inferiore ai 180 milioni di lire. Quindi, la misura della completa esenzione dall'IRPEF sulla prima casa avvantaggia solo marginalmente i proprietari di case non di lusso, nelle quali solitamente risiedono soggetti con redditi medi e bassi.  Sarebbe stato preferibile, quindi, intervenire escludendo dall'esenzione dall'IRPEF le abitazioni di lusso, destinando le minori spese ad alleggerire l'altra imposta sulle abitazioni che pesa in modo rilevante sui proprietari di prima casa, ovvero l'imposta comunale sugli immobili (ICI). Intervenire, quindi, per eliminare il peso dell'ICI sulla prima casa per le abitazioni non di lusso significa agire nella direzione dell'equità sociale e della redistribuzione del reddito a favore delle fasce più deboli. Con il presente disegno di legge si propone di non fare più pagare l'ICI sulle abitazioni non di lusso adibite ad abitazione principale, né per le unità immobiliari ad uso abitativo di proprietà degli IACP/ATER. Non si tratta di una proposta demagogica, in quanto l'ammontare dell'ICI sulla prima casa rappresenta solo il 20/25% per cento dell'intero introito dell'ICI. Nel disegno di legge, inoltre, non si penalizzano i comuni ma si interviene per compensare il minore gettito dell'ICI sulla prima casa da un lato attraverso maggiori trasferimenti dello Stato, dall'altro dando la possibilità ai comuni di elevare in modo drastico l'ICI sulle case sfitte. In dettaglio, il disegno di legge, costituito da un unico articolo, prevede: al comma 1 l'esenzione dal pagamento dell'ICI in relazione all'unità immobiliare non di lusso adibita ad abitazione principale;  al comma 2 la possibilità per i comuni di elevare l'ICI sulle abitazioni sfitte da oltre dodici mesi, sulle aree fabbricabili e sui fabbricati diversi da abitazioni;  al comma 3, il meccanismo con il quale lo Stato interviene a sostegno dei comuni nel caso si determinano minori introiti;  al comma 4, che i proprietari di alloggi locati, secondo quanto previsto dal canale contrattuale concordato, possano portare in detrazione dal reddito imponibile l'ICI pagata in relazione ai citati alloggi, portando a copertura di tale misura la soppressione della detrazione fiscale forfettaria del 15 per cento per i proprietari che intendono locare gli alloggi a libero mercato (comma 6). Si favorisce, in tale senso, l'abbassamento dei canoni di locazione;
ai commi 5 e 6, infine, le norme per la copertura finanziaria. 

 

 

 

Art. 1.


1. A decorrere dal periodo d'imposta 2007, le unità immobiliari adibite ad abitazione principale, nonché le unità immobiliari adibite ad uso abitativo di proprietà degli istituti autonomi case popolari ovvero loro consorzi comunque denominati,, ad esclusione delle categorie catastali A1, A8 e A9, sono esenti dal pagamento dell'imposta comunale sugli immobili (ICI).

2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Comune approva apposita delibera con la quale si determinano le aliquote, tra il 2 per mille e in 9 per mille, da applicare a partire dalla seconda abitazione in possesso ed in maniera progressiva tenuto conto del numero di unità immobiliari possedute  

3. A decorrere dal periodo di imposta 2007, l'aliquota dell'ICI, in relazione agli alloggi che risultano da dodici mesi non locati, ad eccezione di quelli dichiarati inagibili, non  può essere inferiore al  10 per mille. Nei comuni di cui all'articolo 1 del decreto-legge 30 dicembre 1988, n. 551, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 1989, n. 61, e successive modificazioni, tale aliquota può essere elevata fino al 15 per mille. L'aliquota dell'ICI sulle aree fabbricabili e sugli altri fabbricati diversi da abitazioni, con superficie superiore a 200 metri quadrati  non può essere inferiore  al 10 per mille. 

4. Qualora i comuni, dopo avere applicato l'aliquota massima prevista per gli alloggi non locati e per le aree fabbricabili e altri fabbricati diversi dalle abitazioni con superficie superiore a 200 metri quadri, abbiano in relazione a quanto previsto dal comma 1 del presente articolo un gettito complessivo inferiore a quello dell'anno precedente, la differenza è ripianata attraverso appositi trasferimenti da parte dello Stato, da effettuare entro il 31 ottobre dell'anno successivo a quello cui l'imposta si riferisce. 

5. A decorrere dal periodo d'imposta 2007, i proprietari di unità immobiliari che stipulano o rinnovano contratti di locazione ai sensi del comma 3 dell'articolo 2 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, possono detrarre dal reddito imponibile l'ICI relativamente all'unità immobiliare locata.

6. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge al fine di razionalizzare le procedure di gestione del sistema tributario e l’ottimizzazione dei canali di pagamento e rendicontazione e di accertamento, i comuni stipulano apposite convenzioni con l’Agenzia delle entrate.

7. All'onere derivante dall'attuazione del comma 4 si provvede, a decorrere dal 1^ gennaio 2007, mediante l'istituzione di una apposita unità previsionale di base con dotazione da stabilire annualmente in sede di legge finanziaria. 

6. All'onere derivante dall'attuazione del comma 5 si provvede mediante la soppressione, a decorrere dal periodo d'imposta 2007, della riduzione forfettaria del 15 per cento di cui all'articolo 34, comma 4-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, relativa ai proprietari, che stipulano o rinnovano i contratti di locazione di cui al comma 1 dell'articolo 2 della legge 9 dicembre 1998, n. 431.

 


SENATO DELLA REPUBBLICA                      CAMERA DEI DEPUTATI

 

 

DISEGNO DI LEGGE  N. 9

 

D’INIZIATIVA DEI GRUPPI PARLAMENTARI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

 

 

 

 

 

 

Introduzione dell'articolo 15 bis del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in materia di detraibilità dell'imposta comunale sugli immobili

 

 

 


             Onorevoli colleghe e colleghi! - Scopo del presente disegno di legge nasce dall'esigenza improcrastinabile di giungere alla abolizione dell'imposta comunale sugli immobili (ICI). Improcrastinabile tenuto conto del fatto che si è già intervenuti sull'IRPEF sulla prima casa di abitazione, infatti è possibile per legge dedurla sui redditi relativi al 1999 ed è  di fatto eliminata per una quota rilevante di contribuenti, pari a circa l'85 per cento. L'ICI, come dice lo stesso nome, è un'imposta comunale che per i comuni è essenziale per sostenere importanti interventi a carattere sociale, una  fonte vitale per  gli oltre  8.000 comuni italiani, anche a causa dei pesanti tagli ai trasferimenti operati dal Governo Berlusconi dal 2001 al 2005. Oggi l’ICI sulla prima casa di abitazione infatti è una imposta che varia da comune a comune e le  aliquote possono essere differenziate e variano sulla prima casa dal 4 al 7 per mille, fino al 9 per mille per immobili sfitti, con possibilità di riduzioni ulteriori, per casi particolari e/o  per fasce di reddito svantaggiate. Il presente disegno di legge tende a fare giustizia di tali sperequazioni ed allarga comunque la platea dei beneficiari. Esso, realisticamente e non demagogicamente, non prevede nell’immediato l'eliminazione dell'ICI - in quanto tale imposta, come già detto, rappresenta una fonte di finanziamento primario dei comuni e risponde strettamente ad una logica di ordinamento federale, insistendo le case sui territori comunali - bensì stabilisce la detrazione dell'ICI dall'imposta lorda se il reddito complessivo non supera i 50.000 euro, ovvero la detrazione nella misura del 50 per cento se il reddito complessivo supera i  50.000 euro i 100.000 euro.     

Al comma 2 dell'articolo 15 bis del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, introdotto dal presente disegno di legge, è specificato che tali detrazioni sono possibili a condizione che l'abitazione sia principale ma non di lusso, ai sensi di quanto previsto dal testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 1986, n. 131. Il comma 2 dell'articolo 1 del disegno di legge fissa il termine di applicazione della legge, che decorre dal periodo di imposta 2007.  Il comma 4 indica la fonte di copertura per il minore gettito derivante dall'attuazione del presente provvedimento: si provvede a sopprimere la norma introdotta con il decreto-legge n.203 del 2005, presentato dal Governo Berlusconi congiuntamente alla legge finanziaria per il 2006, con la quale veniva introdotta l’esenzione dal pagamento dell’ICI per gli immobili di proprietà degli enti ecclesiastici, compresi quelli ad uso commerciale. Dalla soppressione della citata agevolazione deriveranno maggiori entrata per la finanza pubblica per un ammontare annuo di circa 600 milioni di euro.

 

 

Articolo 1.

(Modifica del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.917 e successive modificazioni)

 

1. Dopo l'articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, è inserito il seguente:

      «Art. 15-bis - (Detrazione per l'imposta comunale sugli immobili) - 1. L'imposta comunale sugli immobili (ICI) versata relativamente all'unità immobiliare adibita ad abitazione principale fino ad un valore catastale inferiore a 300.000 euro, in deroga all’articolo 17 del decreto  legislativo 30 dicembre 1992 n. 504, è interamente detraibile dall’imposta lorda se il proprietario dispone di reddito complessivo  che non supera i 50.000 euro, ovvero nella misura del 50 per cento se il reddito complessivo supera i 50.000 euro ma non i 100.000 euro, 

      2. La detrazione di cui al comma 1 spetta a condizione che l'unità immobiliare sia una casa di abitazione non di lusso, in presenza delle condizioni di cui alla nota II-bis all'articolo 1, della tariffa, parte I, allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, e successive modificazioni».

2. La disposizione di cui al comma 1 dell'articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, introdotto dal comma 1 del presente articolo, si applica a decorrere dal periodo di imposta in corso alla data del 1o gennaio 2007.

3. All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, valutato in 500 milioni di euro  per l'anno 2007 e in 250 milioni di euro  per gli anni successivi, salvo quando non sia previsto diversamente, si provvede, fino a concorrenza degli importi, mediante le maggiori entrate derivanti dall'applicazione della disposizione di cui al comma 4.

4. Il comma 2-bis dell’articolo 7 del decreto-legge 30 settembre 2005, n.203 convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1 della legge 2 dicembre 2005, n.248, è soppresso.

5. Il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio dell'attuazione del presente articolo, ai fini dell'applicazione dell'articolo 11- ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, ovvero delle necessarie misure, da assumersi anche ai sensi dell'articolo 11, comma 3, lettera i-quater) della medesima legge.

6. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

 

 

 


Top

Indice Comunicati

Home Page