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Perché no

Referendum costituzionale, perché no.

 

Dichiarazione di Vincenzo Simoni,

segretario nazionale dell’Unione Inquilini

 

Un imbroglio, come tutto il resto. Capite di che si parla!? Altro che intercettazioni e diritti alla privacy; un’enorme porcata copre l’Italia e non è solo il fasullo Vittorio Emanuele o il portavoce di Fini, o i moggi che traboccano.

Ma certo che voto no! Ma non per questo dico sì al coacervo di opportunisti di centro sinistra che costretti al no preconizzano l’apertura del dialogo con la Banda Bassotti.

Vogliano per un momento entrare nel merito?

Il federalismo spinto è fatto per diluire l’opposizione sociale in venti vertenze dove sei magari sempre minoranza; inutile andare a Roma, inutile bloccare un ministero; ci troviamo invischiati in una falsa democrazia regionale, che altro non è che un ritorno a schemi feudali.

Il presidenzialismo lo conosciamo bene, è quello di sindaci-principi, con consigli comunali grigi e depotenziali e assessori nominati e revocati dal Signore del luogo, superbo e inavvicinabile, con frequentazioni particolari, in una rete di complicità e di incarichi esterni che hanno rese servili le redazioni degli organi di informazione locali e piatti i notiziari delle TV regionali.

La “riforma” proposta dal centro destra per nuovi poteri al presidente del consiglio esiste già, è appunto quella dei sindaci, delineata da un certo Bassanini, che ora è per il no, ma a collo torto.

Il mio è un NO molto netto per tenere aperto un passaggio democratico.

Guardando all’indietro? All’indietro sì, per come erano autentici i partiti popolari, per come rappresentavano interessi vasti, idealità autentiche anche se contrapposte.

Ma non all’indietro agli anni ’80 e ’90 di una partitocrazia affarista e cinica che degenerando ci portò diritti diritti a Mani Pulite e al ricorso al Capo.

Ritorno all’apertura di questa pagina.

Non si può voltare la testa, chiudere la porta, fuggire dalle città.

Non si può convivere nel disordine, nella dissimulazione fiscale, nel sotterfugio come sistema delle stesse amministrazioni pubbliche.

Una parte di noi, che è tanto popolo, ne sarebbe  “democraticamente” sterminata.

Per legittima difesa contro un presente melmoso, dove il lucro si coniuga con l’associazione criminale, dove l’onesta impresa è dileggiata, dove il lavoro è schernito dal camorrismo diffuso, il NO al referendum è un colpo di scopa non definitivo ma molto utile.

Poi vedremo. Ci sarebbero da rifondare “partiti” che ci rappresentino davvero e che siano guidati da nostri simili…

Ne parliamo da tempo, anche nelle nostre sedi, tra chi soffre e cerca di rialzare la testa.

C’è bisogno di riconoscerci tra simili e così ritrovare le forze

Si farà, si sta già facendo.

 

 

 

21 giugno 2006


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