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La questione casa al Consiglio dei Ministri:

La questione casa al Consiglio dei Ministri:

i movimenti per il diritto alla casa tra la sfiducia e l’attesa.

 

 

Nota di Vincenzo Simoni – segretario nazionale dell’Unione Inquilini

 

Roma, 22 settembre 2006

 

Alla vigilia le agenzie stampa raccoglievano ancora brutte voci su un ulteriore rinvio. Poi in serata l’ufficialità dell’ordine del giorno.

Nel Consiglio dei Ministri di questo venerdì “entrano” le proposte del Ministro della Solidarietà, Paolo Ferrero.

Il presidio davanti a Palazzo Chigi segnala un clima teso; se ne discuterà subito? Si aggiorneranno? Cominceranno ad invocare “approfondimenti”? Troppo determinanti sono state in questi anni le posizioni dei padroni delle città e delle abitazioni, trasversali anche tra i diversi gruppi parlamentari, per non dubitare.

E tuttavia la tenacia di Ferrero, l’aver scelto subito di stabilire “fisicamente” un rapporto con i movimenti reali, ai quali non tacere nulla delle contraddizioni politiche esistenti, non è poca cosa; è la diversità.

 

Nel merito di che stiamo parlando? Il provvedimento in discussione è stato “quasi” segregato per una giusta cautela rispetto alle subdole attenzioni del fronte della rendita. Però qualcosa si sa, anticipato in incontri propedeutici alla proposta: non una proroga di un pacchetto di sfratti scollegata da un indirizzo generale, ma un atto supportato da provvedimenti che costano e con una richiesta cogente di impegno degli enti locali.

E si sa anche che qualcosa manca ed è purtroppo moltissimo: manca qualsiasi protezione per chi  non può pagare; i morosi sono ancora “invisibili”, anche se compongono ormai i tre quarti del popolo degli sfrattati.

Per loro no n ci sono proroghe né sostegni economici; su di loro un assurdo ostracismo, non solo dei governi (*), ma di gran parte delle Regioni che non ammettono questi disgraziati cittadini nemmeno ai bandi per le case popolari.

E questo non potrà essere accettato da nessuna associazione.

Bene, la giornata è lunga; ci risentiremo domani.

 

(*) Nel 1980, con la legge 25 varata dall’allora ministro Andreatta, i morosi con redditi modesti ottenevano un grosso sostegno economico finalizzato a pagare il debito ai loro padroni di casa; in valori attuali intorno ai 5 mila euro. Da allora più nulla. A mio avviso andrebbe ripresa l’ispirazione sociale di quel periodo se si pensa che allora la morosità era derivata… dall’introduzione dell’equo canone!

 

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