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Esame controluce del decreto Ferrero

Esame controluce del decreto Ferrero.

 

Il decreto scaduto limitava a tre città (Roma, Napoli e Milano) una sospensione nell’esecuzione degli sfratti per finita locazione; il beneficio era riservato alle tradizionali categorie “deboli” (poveri se molto anziani e/o portatori di gravissimi handicap). Queste limitazioni sono state giustificate appigliandosi ad una sentenza della Corte Costituzionale che non ammetteva provvedimenti di sospensione senza contemporanee iniziative di sostegno alla proprietà su cui gravava la sospensione e corrispondenti programmi di edilizia sociale o quant’altro. Dunque la sospensione era legittima e poteva essere anche più ampia solo se…. E così è stato fatto in questo decreto, con una copertura territoriale e dei soggetti beneficiari che va molto oltre a tutti i vecchi decreti dal 1998 ad oggi. E ciò nonostante avessimo contro un quadro politico male influenzato e informato; nel quale circolavano ancora i luoghi comuni sull’incostituzionalità (Di Pietro), ed erano recepite le assurde lamentele del fronte proprietario che aveva quasi fatto passare la tassazione forfetaria del 20% per tutti i proventi delle locazioni.

Vi ricordo che per tre volte la questione aveva bypassato il Consiglio dei Ministri. Siamo stati in tensione fino alle ultime battute quando ci continuavano a dire che Napolitano era contrario ad un decreto e che Di Pietro ammetteva solo un rinvio degli sfratti per tre mesi. Mi risulta che Ferrero abbia sostenuto in solitudine tra i ministri la necessità di un “inizio” di svolta. Contro questo quadro non incoraggiante - che avevamo ben presente - abbiamo cercato di attivare in modo sinergico un fronte sindacale e di movimento. Questo fronte ha tenuto bene.

Ora dobbiamo applicare al meglio il decreto e andare oltre.

 

Applicare: La novità strutturale della proposta è data dal collegamento delle sospensioni massime delle esecuzioni degli sfratti a documentati programmi pluriennali dei comuni. Il rischio di far pagare agli sfrattati le inadempienze dei comuni esiste ma può essere fronteggiato agendo sui consigli comunali e regionali e sugli assessori. Subito una lettera aperta unitaria che non ammetta nessuna dilazione negli impegni fissati dal decreto (60 giorni dalla sua entrata in vigore).

Complementare a tale impegno è l’attivazione del tavolo nazionale. Perché sia cosa seria deve porsi prioritariamente due questioni: quella delle aree disponibili o da rendere disponibili e quella dei finanziamenti. Check up su quello che sta succedendo, operazioni in corso, effetti delle metodologie sperimentate (sui 20.000 alloggi in affitto, sui contratti di quartiere, sugli accordi di programma) da cui le correzioni più o meno radicali.  Acquisire almeno per le grandi aree metropolitane i dati sui processi in atto o in procinto sulle aree ex industriali e nei cambiamenti di destinazioni d’uso.

Propongo di convocare una riunione nazionale dei movimenti e dei sindacati che affronti l’insieme delle questioni attivate da questo decreto.

 

Andare oltre: Il principale limite della proposta è l’esclusione da ogni protezione degli inquilini morosi. Qualcosa si deve fare nei tempi della conversione in legge del decreto.

Due cose si possono fare: 1) rivisitare la legge 25/80 (cosiddetta Legge Andreatta) che disponeva dei contributi per sanare le morosità, con un fondo che era gestito dai Prefetti; 2) chiedere che la conferenza Stato-Regioni emani un indirizzo che consenta – parificandone i punteggi – agli sfrattati per morosità di partecipare con questo titolo ai bandi per l’assegnazione delle case popolari, facendo riferimento anche alla Legge Regionale del Lazio. In questo modo si può determinare un’omogeneizzazione della protezione per tutti gli sfrattati con medesime condizioni economiche.

Che può succedere se ci limitiamo a prendere atto del decreto? Si retrocede.

Basta leggere le dichiarazioni del fronte della rendita e dei Forza- Italioti che definiscono il decreto un atto sovietico!

Si può sicuramente andare avanti, se si opera con lucidità, comprendendo e intervenendo nei meccanismi complessi (lotte ed egemonia, informazione e relazioni politiche) con i quali si determinano le cose che contano.

 

Vincenzo Simoni – editoriale – domenica 24 settembre 2006


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