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Nota per Vincenzo Simoni

Dal decreto sfratti la possibile svolta si può determinare solo con il reperimento di ingenti risorse per il piano casa. Alcune proposte. L’appello all’unità cooperante.

 

Editoriale a cura della redazione nazionale di www.unioneinquilini.it .

Martedì, 3 ottobre 2006.

 

Dal 30 settembre 2006 il decreto sfratti proposto dal Ministro della solidarietà sociale è in vigore.

Si apre una fase importante che deve essere utilizzata anche per agire d’anticipo nei confronti dei tanti, davvero tanti, indifferenti o avversari del diritto alla casa che si annidano non solo nel campo avverso ma anche nel “nostro”.

Il decreto in vigore non era scontato; anzi, solo la tenacia del Ministro Ferrero e l’inusuale unità dei sindacati inquilini e dei sindacati dei lavoratori, una volta tanto in piena assonanza con i movimenti di lotta, hanno permesso questo primo risultato.

Ora si deve passare alla sua applicazione a partire dal vincolo per i comuni a presentare i loro programmi; meglio ancora se questi programmi fossero la sintesi di un intenso percorso partecipativo..

 

Venerdì 29 settembre il Consiglio dei Ministri dopo ore e ore di riunione ha varato la legge finanziaria per il 2007. Sembra che sia rimasto aperto, tra gli altri, il punto del finanziamento del piano casa accennato e avviato dal decreto sfratti.

Non si tratta di un aspetto secondario; anzi, molta della partita che si gioca sul decreto sta proprio nella garanzia che il Governo finanzi in maniera adeguata ma soprattutto continuativa il piano casa.

 

Noi vogliamo dire la nostra.

Il Governo ha stabilito che i lavoratori dipendenti potranno, volontariamente, destinare il 60% del loro TFR all’INPS. Si è parlato di circa 10 miliardi di euro che ogni anno si riverserebbero nelle casse del maggiore istituto previdenziale pubblico.

Noi proponiamo che almeno il 20% di queste risorse siano destinate a sostenere il piano nazionale casa. Si tratterebbe di circa 2 miliardi di euro che, se investiti in alloggi sociali, darebbe un significativo impulso all’edilizia residenziale pubblica.

Ciò sarebbe vantaggioso anche per i lavoratori che non metterebbero una parte del loro salario differito nelle mani d’investimenti azionari a rischio, ma ad un soggetto pubblico che garantirebbe, attraverso l’investimento in immobili sociali, una redditività derivante da affitti e da una riserva tecnica non indifferente, e in ultimo potrebbe rappresentare anche per una parte di questi lavoratori la possibilità di trovare risposte ai loro problemi abitativi..

Altro concorso al possibile finanziamento del piano caso potrebbe derivare dalla riduzione all’1% della detrazione forfetaria per i proventi derivati da affitti a libero mercato che fino ad oggi era fissata al 15% (è del 14% dall’entrata in vigore di questo decreto). Si tratterebbe comunque di maggiori entrate per 650 milioni d’euro all’anno.

Con questa operazione si eliminerebbe, quasi del tutto, una detrazione inaccettabile in un mercato libero e selvaggio che ha prodotto l’80% di sfratti per morosità, e si renderebbe più appetibile il canale concordato su cui concentrare tutte le agevolazioni fiscali pei locatori.

Un terzo canale di finanziamento potrebbe riferirsi a tutte quelle risorse, in gran parte provenienti dalla ex contributo Gescal, formalmente impegnate ma a tutto oggi mai utilizzate. Da informazioni attendibili dovrebbe trattarsi di 1,3 milioni di euro ancora giacenti…. Che si aspetta ad utilizzarli ridefinendo la loro allocazione con stringenti priorità territoriali e programmatiche?

Se le nostre considerazioni e proposte sono sensate, e lo sono, il piano casa già nel primo anno, cioè nel 2007, potrebbe avere a disposizione oltre 3 miliardi di euro, ovvero circa  6 mila miliardi di lire.

Non vale la pena affrontare la questione finanziamento dell’Erp da subito invece di prefigurare una specie di autofinanziamento del settore derivato da operazione drastiche sul livello dei canoni sociali?

E fin qui il quadro nazionale delle risorse potenziali; che assume una valenza ulteriore se passiamo alla finanza locale. Non è concepibile che – salvo scampoli irrisori – le regioni e i comuni utilizzino per l’edilizia sociale e per il sostegno alla locazione solo delle risorse derivanti dal bilancio dello Stato; dobbiamo intervenire sulla formazione dei bilanci di previsione 2007, connessi alle ventilate tasse di scopo e alle cosiddette rimodulazioni degli estimi catastali non solo per contrastarne gli ingiusti effetti punitivi per gli onesti contribuenti ma per vincolare i previsti maggiori introiti a forti investimenti per la nuova edilizia residenziale pubblica.

 

Ecco allora l’appello che rivolgiamo agli aderenti all’Unione Inquilini, alla rete dei movimenti per il diritto alla casa, agli amministratori locali, a partire dagli assessori casa comunali e regionali, ai parlamentari, ai sindacati inquilini e perché no, anche alle associazioni dei proprietari:

usciamo dalle secche dei dibattiti sterili con la ripetizione di analisi sulla questione abitativa francamente irritanti: misuriamoci sulla concretezza delle nostre stesse contraddizioni non per attorcigliarci nelle maglie dell’impotenza ma per accettare la sfida che il decreto sfratti ci porge.

 

La redazione di www.unioneinquilini.it 

 

 

P.S: restano da affrontare almeno due altre cruciali questioni: la nuova normativa sui canoni e sui contratti di locazione e un check up sulle aree di resulta o di trasformazione d’uso, che vanno individuate, vincolate e/o acquisite per la realizzazione del Piano Casa.

Una cosa per volta incominciando … dai soldi.


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