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UNIONE INQUILINI di Padova

UNIONE INQUILINI

via Bettella, 2/ter (Arcella)- Padova – telfax 049617672-

www.unioneinquilini.it - e-mail: info@habitants.org

 

 

ALCUNE PROPOSTE PER FRONTEGGIARE L'EMERGENZA SFRATTI E RILANCIARE IL SERVIZIO PUBBLICO DELL'ALLOGGIO SOCIALE

 

Priorità all'emergenza sfratti, no al ddl della regione Veneto che distrugge il diritto alla casa

 

L'Unione Inquilini considera prioritaria l'attivazione di tutte le parti sociali ed istituzionali per fare fronte all'emergenza sfratti, predisponendo nel contempo le misure necessarie per una vera svolta nelle politiche abitative del nostro paese.

Il Decreto legge n. 261 del 29/9/06 di proroga degli sfratti rappresenta infatti un'utile ancora di salvezza ma, se non sarà gestito con accortezza e tempestività a livello comunale, regionale e nazionale, rischia di trasformarsi in un'arma spuntata.

Per questi motivi, considerando inoltre il concomitante impegno dell'amministrazione comunale per lo svuotamento e il recupero di via Anelli, proponiamo al comune di Padova di concentrare il dibattito su questo punto, rinviando la discussione sul ddl regionale “Disciplina degli interventi regionali nel settore abitativo”.

Questo ddl interviene su una materia controversa, in evoluzione stante i nuovi orientamenti governativi nel settore dell'edilizia residenziale pubblica e l'intervento dell'Unione Europea in materia di servizi pubblici di interesse generale. Peraltro, il ddl vorrebbe introdurre una forte limitazione del principio del “diritto alla casa” stabilito dalla normativa internazionale, avente valore legale a livello nazionale perché vigente e ratificata dal Parlamento: la Dichiarazione Universale sui Diritti Umani (art. 25), il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (art.11), la Convenzione sui Diritti dell'Infanzia (art.27), la Convenzione per l'Eliminazione delle Discriminazione contro le Donne (artt. 14 e  15), la Convenzione per la Protezione dei Diritti umani e delle Libertà Fondamentali (art. 8), la Carta Sociale Europea (artt. 15, 16, 19, 23, 30, 31), la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea (art. 2, comma 94).

Il ddl riduce infatti la capacità quantitativa del settore residenziale pubblico di intervenire come calmieratore del mercato immobiliare privato, introducendo le regole della redditività degli investimenti e della precarizzazione dei rapporti locativi anche i questo settore. Si tratta di elementi incompatibili con la normativa vigente, la nozione e la storia del servizo sociale pubblico di interesse generale anche nella stessa regione Veneto.

 

Alcune proposte urgenti per la gestione del Decreto legge n. 261 del 29/9/06 di proroga degli sfratti

 

Dal 30 settembre 2006 il decreto sfratti proposto dal Ministro della solidarietà sociale è in vigore. Il decreto non era scontato; anzi, solo la tenacia del Ministro Ferrero e l’inusuale unità dei sindacati inquilini e dei sindacati dei lavoratori, una volta tanto in piena assonanza con i movimenti di lotta, hanno permesso questo primo risultato.

Si apre ora una fase importante che deve essere utilizzata anche per agire d’anticipo nei confronti dei tanti, davvero tanti, indifferenti o avversari del diritto alla casa.

 

Raccomandiamo all'Ufficio casa:

1.      massima informazione sulle procedure dell'art. 1 - come ottenere la sospensione dell'esecuzione dello sfratto (conferenze stampa, comunicati, inserzioni)

2.      assistenza nella compilazione delle autocertificazioni

3.      vigilanza su sfratti programmati con forza pubblica e lettera preventiva al Prefetto, al Questore e al Comando dei Carabinieri.

 

Considerando i gravosi impegni a cui l'Ufficio casa è sottoposto nonostante la carenza di organico, tale struttura dovrebbe essere rapidamente rafforzata

 

Ricordiamo le scadenze:

1.      da subito i comuni possono avviare la costituzione delle "commissioni" (art. 3 comma 2 e 3) per "l'eventuale graduazione delle azioni di rilascio..."

2.      entro 60 gg dal 30 settembre 2006 i comuni devono presentare i piani pluriennali di edilizia sovvenzionata ed agevolata - dovranno pervenire ai Ministeri delle infrastrutture e della solidarietà.

3.      entro 90 gg dal 30 settembre 2006 il Ministero delle infrastrutture (che è titolare della realizzazione delle opere) deve convocare il "tavolo di concertazione sociale” (art. 4, commi 1 e 2) che deve redigere entro 60 giorni dalla sua convocazione il "piano" casa. Dunque il tempo massimo sono 5 mesi, ma - volendo - la cosa potrebbe essere accelerata per pesare anche sul dibatti della finanziaria 2007 o per determinare dei successivi aggiustamenti. Sulla convocazione del Tavolo bisogna agire subito a livello nazionale con il massimo di convergenza.

 

 

Sul programma pluriennale di edilizia sovvenzionata e agevolata 

 

La novità strutturale della proposta è data dal collegamento delle sospensioni massime delle esecuzioni degli sfratti a documentati programmi pluriennali di edilizia sovvenzionata e agevolata dei comuni da definire d'intesa con le regioni. Complementare a tale impegno è l’attivazione del tavolo nazionale.

Insistiamo sul vincolo per i comuni a presentare i loro programmi; meglio ancora se questi programmi sono la sintesi di un intenso percorso partecipativo.

Per queste ragioni il comune di Padova deve attivare rapidamente un tavolo di confronto comunale raccordato con i comuni contermini. Perché sia cosa seria deve porsi prioritariamente due questioni: quella delle aree disponibili o da rendere disponibili e quella dei finanziamenti.

 

Sulle aree, il Comune deve fare il check up su quello che sta succedendo, operazioni in corso, effetti delle metodologie sperimentate (sui 20.000 alloggi in affitto, sui contratti di quartiere, sugli accordi di programma) da cui derivare le correzioni più o meno radicali. Vanno acquisiti i dati sui processi in atto o in procinto sulle aree ex industriali e nei cambiamenti di destinazioni d’uso.

 

Sul finanziamento del piano casa accennato e avviato dal decreto sfratti, si deve affrontare la questione con decisione.

Non si tratta di un aspetto secondario; anzi, molta della partita che si gioca sul decreto sta proprio nella garanzia che il Governo finanzi in maniera adeguata ma soprattutto continuativa il piano casa.

 

L'Unione Inquilini chiede al Comune di sostenere queste proposte:

·          almeno il 20% delle risorse derivanti dal trasferimento del TFR all'INPS siano destinate a sostenere il piano nazionale casa. Si tratterebbe di circa 2 miliardi di euro che, se investiti in alloggi sociali, darebbe un significativo impulso all’edilizia residenziale pubblica;

·          la riduzione all’1% della detrazione forfetaria per i proventi derivati da affitti a libero mercato che fino ad oggi era fissata al 15% (è del 14% dall’entrata in vigore di questo decreto). Si tratterebbe comunque di maggiori entrate per 650 milioni d’euro all’anno. Con questa operazione si eliminerebbe, quasi del tutto, una detrazione inaccettabile in un mercato libero e selvaggio che ha prodotto l’80% di sfratti per morosità, e si renderebbe più appetibile il canale concordato su cui concentrare tutte le agevolazioni fiscali pei locatori;

·          utilizzare le risorse, in gran parte provenienti dalla ex contributo Gescal, formalmente impegnate ma a tutto oggi mai utilizzate. Da informazioni attendibili dovrebbe trattarsi di 1,3 milioni di euro ancora giacenti.

 

Se le nostre considerazioni e proposte sono sensate, e lo sono, il piano casa già nel primo anno, cioè nel 2007, potrebbe avere a disposizione oltre 3 miliardi di euro, ovvero circa  6 mila miliardi di lire.

 

Valenza ulteriore se passiamo alla finanza locale. Non è concepibile che – salvo scampoli irrisori – le regioni e i comuni utilizzino per l’edilizia sociale e per il sostegno alla locazione solo delle risorse derivanti dal bilancio dello Stato.

È indispensabile intervenire sulla formazione dei bilanci di previsione 2007, connessi alle ventilate tasse di scopo e alle cosiddette rimodulazioni degli estimi catastali per l'ICI, non solo per contrastarne gli ingiusti effetti punitivi per gli onesti contribuenti.

 

L'Unione Inquilini propone perciò di vincolare i previsti maggiori introiti a forti investimenti per la nuova edilizia residenziale pubblica.

 

Su queste basi è indubbio che non vale la pena proporre una specie di autofinanziamento del settore derivato da operazioni drastiche sul livello dei canoni sociali, così come prefigurato dal ddl della regione Veneto “Disciplina degli interventi regionali nel settore abitativo”.

 

Andare oltre

Il principale limite del decreto sugli sfratti è l’esclusione da ogni protezione degli inquilini morosi. Perciò proponiamo l'estensione della proroga anche a questa categoria e a livello territoriale, oltre ad altre modifiche e precisazioni.

Nel frattempo, l'Unione Inquilini ribadisce l’obbligo di soccorso “comunque”, principio sulla base del quale i Sindaci hanno il dovere di intervenire ai sensi della l. 833/78 a tutela della salute fisica e psichica delle persone, anche con provvedimenti di requisizione temporanea ed urgente.

 

Per quanto riguarda il decreto, si possono fare due cose nei tempi della conversione in legge:

1.      rivisitare la legge 25/80 (cosiddetta Legge Andreatta) che disponeva dei contributi per sanare le morosità, con un fondo che era gestito dai Prefetti;

2.      chiedere che la conferenza Stato-Regioni emani un indirizzo che consenta – parificandone i punteggi – agli sfrattati per morosità di partecipare con questo titolo ai bandi per l’assegnazione delle case popolari, facendo riferimento anche alla Legge Regionale del Lazio. In questo modo si può determinare un’omogeneizzazione della protezione per tutti gli sfrattati con medesime condizioni economiche.

 

Che può succedere se ci limitiamo a prendere atto del decreto? Si retrocede.

 

Si può sicuramente andare avanti se si opera con lucidità, comprendendo e intervenendo nei meccanismi complessi con i quali si determinano le cose che contano.

Anche per questi ragioni non ha senso prevedere la riforma della Consulta casa comunale ribadendo, come si sta discutendo in queste settimane, formule volte all'esclusione, perciò votate all'inazione.

Piuttosto, il comune e tutte le parti sociali prendano atto della complessità e varietà delle proooste e delle forme organizzative: queste sono la base per risolvere i problemi, non il problema che qualcuno vorrebbe semplicisticamente ignorare.

 

11 Ottobre 2006

 

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