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Ai compagni del Comitato Politico Nazionale del PRC

Ai compagni del Comitato Politico Nazionale del PRC

 

Avrei voluto partecipare alla riunione con un intervento, ma da oltre un mese e mezzo avevo convocato la segreteria nazionale dell’Unione Inquilini per gli stessi giorni.

Se è possibile vorrei comunicare alcune mie riflessioni sulla proposta di Finanziaria 2007..

 

Inizio riferendomi al complesso editoriale di Andrea Colombo su Liberazione del 10 ottobre 2006.

Egli mette in evidenza nella manovra quello “che non c’è da quello che c’è”. Scrive Andrea che era “legittimo temere l’ennesimo massacro sociale”…e che “ il  massacro non c’è stato, il danno è stato decisamente contenuto”. Poi segnala che nel testo sono “disseminati numerosi segnali d’inversione di tendenza. Magari piccoli e di portata soprattutto simbolica, ma pur sempre i primi da un venticinquennio a questa parte” (e qui esagera).

Prosegue ammettendo che “dipingere la manovra come passo finale ed estremo sulla strada della redistribuzione comporta un comprensibile sconcerto, per non dire disappunto, in quelle fasce sociali deboli che (…) conti alla mano sanno fin troppo bene (…) che si tratta solo di un primo passo e dal punto di vista del reddito materiale ancora del tutto insufficiente”.

Parrebbe tutto sensato.

Ma così non è. Le falle del ragionamento ci sono, eccome! E mi spiego.

 

Il massacro sociale c’è già stato e percorre con colpi successivi non i venticinque anni trascorsi ma i quindici anni iniziati dal primo governo Amato (era il 1992). Si è cominciato il pressing con gradualità, il processo si è accelerato nella primavera del 1998, si è violentemente scatenato su milioni di inquilini, amplificato con l’effetto euro sui prezzi, si aggrava con la liberalizzazioni de facto delle tariffe sui gran parte dei servizi pubblici e alla persona, e si salda con la crescente precarizzazione del lavoro.

Ma mentre c’è chi si restringe e di molto, c’è chi di converso s’allarga e di parecchio; non sono solo gli immobiliaristi e i neo-monopolisti delle utilities; è tutta la congerie dei trafficanti, quasi tutti i commercianti, molti cosiddetti artigiani; forse un po’ meno i professionisti? Si sono enfiati a dismisura, mentre gran parte dei pensionati e dei lavoratori dipendenti in poco più di quattro anni ha subito una riduzione del potere d’acquisto di oltre il 40%.

E come non ricordare il popolo che non arriva alla terza settimana, alla morosità dilagante nei rapporti di locazione, ad un immiserimento osceno per milioni di anziani, che staccano il telefono, non si riscaldano, chiedono un sussidio per pagare almeno la bolletta dell’acqua?

Mi si dice: ma a questi mica si toglie nulla con la finanziaria!

Lasciamo perdere; chi non capisce ha qualcosa di malsano nella sua testa.

Un inciso: non vi sembra che sarebbe stato (o sarebbe ancora ) meglio sopprimere del tutto lo schema dei due tempi? Si dovrebbe cioè dare subito qualcosa di essenziale al popolo precario e, contestualmente, prelevare risorse da chi da vero e proprio “grassatore”, ha lucrato nel quinquennio trascorso.

Così invece si appare “nemici del ceto medio” senza dare nulla di sostanziale ai poveri.

 

Peggio di Lula, che qualcosa ha fatto, che ha iniziato in altro modo, che ha dovuto certo piegarsi parecchio, ma che ancora, per il segno che ancora gli si riconosce, non crolla di fronte ai candidati … moderati.

L’intera maggioranza, non solo il corpo grosso del Governo, mi sembra non sensibile – non dico ai valori sociali più autentici – ma neppure al quel certo buon senso che apparteneva a tutti i partiti di massa.

Vogliamo parlare di casa? Niente è stanziato per un futuro piano casa; ma niente di serio neppure per l’emergenza, di chi non può pagarsi l’affitto. Si sta ritagliando un altro pezzetto del misero stanziamento per il contributo all’affitto, i 230 milioni per tutto il paese passano  … a 212 milioni di euro, dando uno schiaffo a tutti i sindacati confederali e degli inquilini che ne avevano chiesto almeno 500.

Così si rischia di sterilizzare lo stesso impianto del buon decreto legge Ferrero sugli sfratti e oltre gli sfratti.

In una noticina di una settimana fa sul sito web dell’Unione Inquilini avevo scritto che ininfluente sulle condizioni di vita di molti milioni di persone era l’intervento sull’IRPEF;

Ben altro andrebbe fatto, sul caro casa approntare subito un massiccio pronto soccorso, sul caro bollette imporre una globale ricontrattazione con le utilities, che sia contestuale a un indirizzo vincolante per gli enti locali; questo ora, non chissà quando.

 

Cari compagni,

Sintetizzando per flash una elaborazione che appartiene a un collettivo ampio termino con una nota: in questi giorni il popolo di sinistra vorrebbe ancora difendere il Governo, quello più politicizzato regge al clima d’incertezza, accetta il luogo comune che “poteva andar peggio” e spera che il governo regga, perché lo sente comunque come un suo governo.

Ma questo sentire politico, anche se diffuso, non è tutta la vita; tanto meno influisce sulla sofferenza.  Tenerne conto va bene, ma non dovrebbe essere la dominante che determina le scelte.

O mi sbaglio? E quel che importa è … la convenienza?!

 

 

Vincenzo Simoni

 

Firenze, 11 ottobre 2006.

 


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