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UN PROBLEMA GRANDE COME …UNA CASA

Documento presentato alla Commissione Casa del partito della Rifondazione Comunista dal responsabile settore Casa Franco Pallone

 

SCHEDA  CASA E QUALITA’ DELL’ABITARE

 

Dai dati più recenti emerge che il territorio del Lazio avrebbe bisogno di almeno 50mila alloggi . Il disagio abitativo è concentrato in ben 78 comuni, tutti ad alta densità abitativa. Le cifre del problema sono: 80mila inquilini coinvolti in vendite di enti previdenziali e società private, troppo spesso senza adeguate protezioni sociali, ad esempio in favore di anziani e  famiglie a basso reddito; 26.500 famiglie ammesse in  graduatoria per l'assegnazione di una casa popolare e, tra queste, oltre 10mila famiglie con sfratto esecutivo o con sentenza di  sfratto non eseguito; 21mila  famiglie in coabitazione e/o sovraffollamento; più di mille famiglie senza fissa dimora o ricoverate in centri di accoglienza diurna o  ancora alloggiate nei residence; 17mila famiglie  con requisiti per avere il buono casa, di cui solo 9600 hanno potuto ottenere il contributo a causa dei fondi disponibili; quattromila persone che vivono in case occupate della città e  ben 90mila studenti universitari provenienti da altre regioni. Alla regione spetta la valorizzazione di ogni iniziativa volta al riutilizzo degli  immobili abbandonati. Nei cinque anni appena trascorsi la regione Lazio non ha realizzato nessuna residenza popolare, a fronte della vendita, attraverso cartolarizzazione, del patrimonio abitativo delle Asl e degli enti disciolti e presto si arriverà alla vendita di parte del patrimonio ATER. Anche il comune di Roma, dopo la vendita del patrimonio disponibile, ha intenzione di procedere alla vendita di parte del patrimonio ERP.

Più in generale, inoltre, sul mercato delle locazioni si registrano forti incrementi soprattutto nelle     grandi città; un caro-affitti in grado di incidere sulla mobilità e di creare un disagio sociale nelle fasce a medio reddito. E’ sempre più evidente l’allargamento delle fasce sociali in sofferenza, mancando in Italia un’offerta di abitazioni in locazione adeguata, per costi e tipologie, alle nuove esigenze di mobilità , flessibilità, e protezione sociale. La ripresa del bene-casa ha determinato diverse tensioni, evidenziando una rigidità del mercato immobiliare nell’incontro tra domanda ed offerta, tensioni che si sono soprattutto manifestate in un aumento dei prezzi  delle case, sia per la compravendita sia per gli affitti. L’Italia si colloca al terz’ultimo posto in Europa sulla percentuale delle abitazioni in affitto, con il 19%, sul 55% della Germania e sul 31% della Gran Bretagna. L’incidenza delle abitazioni sociali in Italia è del 21% contro il 77% dell’Olanda e il 68% del Regno Unito; la spesa in Europa per la politica sociale della casa è di oltre dieci volte superiore a quella del nostro Paese. La crescita di valore di mercato delle abitazioni ha trainato in questi anni le attese di redditività per i proprietari. I canoni medi dei nuovi contratti locativi sono cresciuti, nel periodo che va dal 1998 al 2004 del 49% a livello nazionale, dell'85% nelle grandi città con picchi del 139% a Roma, del 105% a Catania e del 92% a Torino.

 Nello stesso periodo il sostegno all'affitto da parte dello Stato è calato del 48%.

Le famiglie italiane si indebitano sempre di più per acquistare la casa: la consistenza delle somme da restituire alle banche ha ormai superato i 160 miliardi di euro.  Negli ultimi 5 anni, l'indebitamento e' cresciuto del 130%.  

Poco meno di 8 famiglie italiane su 10 hanno una casa di proprietà. Le  famiglie affittuarie sono scese dal 47% del '61 al 19% del 2004, passando per il 36% dell'81 e il 20% del 2001. Da 34 mila abitazioni nell'84 a 1.900 nel 2004 è la produzione edilizia annuale di nuovi alloggi sovvenzionati. E’ evidente il forte "disimpegno pubblico" nel settore: i trasferimenti per cassa dallo Stato alle Regioni per l'edilizia residenziale sono diminuiti costantemente nell'ultimo triennio, passando dagli 1,5 miliardi del 2002 agli 808 milioni del 2004, con una riduzione del 55%. Poco confortante anche il confronto con i paesi europei: la percentuale sul prodotto interno lordo (pil) dei sussidi governativi alla casa è dell'1,9% in Francia, dello 0,73% in Spagna, dello 0,70% in Svezia, dello 0,60% in Olanda, dello 0,50% in Portogallo, dello 0,30% in Germania, dello 0,20% in Belgio, dello 0,10% in Irlanda e dello 0,07% in Italia. Dopo di noi, solo la Grecia, con lo 0,01% (ma il governo di quel paese offre garanzie per prestiti pubblici per un’ incidenza sul pil pari allo 0,73%).

Questi in estrema sintesi sono i dati della condizione abitativa che emergono da un’indagine dell’ANCI-CRESME e la realtà, quindi, dimostra quattro fatti:

·        l’assenza di una politica sociale della casa in Italia; 

·        le conseguenze devastanti che ciò comporta : costrizione all’acquisto, marginalizzazione di chi è fuori dalla proprietà (nuove povertà , sfratti, coabitazioni coatte, etc);

·        l’arretratezza dell’Italia rispetto all’Europa;

·        una situazione di completo strapotere della proprietà privata, che  nelle grandi città ha condizionato pesantemente le politiche di sviluppo urbanistico favorendo gli interessi dei grandi costruttori , che hanno reso sempre più la casa , da bene d’uso, investimento e bene speculativo, determinando altresì consumo di territorio ed inquinamento ambientale.

Da ultimo il 22 settembre c.a. il Consiglio dei Ministri, grazie all’impegno del compagno Ferrero, ha approvato un decreto legge di proroga degli sfratti di almeno tre mesi per i nuclei familiari, non morosi, che abbiano un reddito annuo non superiore a 27mila euro. Per ottenere la proroga la famiglia dovrà avere un altro fra i seguenti requisiti: 1) un ultrasettantenne; 2) figli a carico; 3) un malato terminale; 4) un portatore di  handicap superiore al 66%. La proroga degli sfratti durerà fino al 30 giugno 2007 per quei comuni che hanno presentato la documentazione per il piano abitativo. La proroga degli sfratti durerà fino al 30 giugno 2008 per coloro che risiedono nell’abitazione  di un proprietario che abbia la proprietà di altri 99 appartamenti.

Questo decreto legge è sicuramente  un passo in avanti rispetto al recente passato: blocca gli sfratti per almeno 100mila famiglie, evidenzia le differenti caratteristiche delle concentrazioni di proprietà, stanzia dei fondi e stimola l’intervento degli Enti Locali. Però è sicuramente parziale rispetto alla precarietà abitativa  che attraversa i diversi settori sociali del nostro Paese. Non si può non evidenziare che oggi, come dicono tutti i dati, la stragrande maggioranza degli sfratti non avviene per finita locazione, ma per morosità, in quanto la precarietà abitativa non è altro che una delle tante facce della molteplice precarietà sociale.

La conseguenza politica da trarre è che è necessario un intervento pubblico, in grado di promuovere un piano complessivo, che metta insieme una serie di interventi coordinati tra Stato, Regioni ed Enti Locali. Occorrono, perciò, alcuni strumenti essenziali:

  • una nuova legislazione che determini la possibilità, per chi possiede un reddito medio-basso, di accedere al mercato della locazione, determinando un meccanismo di proporzionalità economica tra redditi e fitti (tipo equo-canone);
  • una nuova legislazione che blocchi gli sfratti che non prevedono il passaggio da casa a casa;
  • il blocco della alienazione di tutto il patrimonio pubblico;
  • investimenti finanziari verso l’edilizia pubblica;
  • finanziamenti adeguati per la politica sociale della casa;
  • uso della leva fiscale sia da parte del governo centrale che di quello degli enti locali al fine di incentivare l’affitto degli alloggi e disincentivarne l’uso speculativo;
  •  interventi legislativi rivolti al recupero di patrimonio edilizio, sia pubblico che privato,  inutilizzato.  

Su queste ed altre proposte è necessario aprire un ampio confronto tra le forze politiche e sociali, affinchè il Governo Prodi elabori un piano di intervento pluriennale di politiche abitative che affronti con la massima articolazione possibile la garanzia sociale del diritto all’abitare. Recependo in tal senso le proposte , le esperienze e le lotte di questi anni portate avanti dai  movimenti di lotta per il diritto alla casa e dalle organizzazioni sindacali e sociali degli inquilini e dei senza casa.

In questo contesto sono fondamentali tutte le iniziative, adottate dalle amministrazioni degli EELL di centro-sinistra, tese a bloccare  la vendita del patrimonio abitativo pubblico, a sostenere i nuclei famigliari in difficoltà, a creare piani di edilizia residenziale pubblica, ad incentivare - attraverso la leva fiscale - l’adozione da parte delle proprietà di contratti di affitto a canale concordato e sociale, a prevedere nei nuovi piani regolatori generali il riutilizzo delle edificazioni sia pubbliche  che private esistenti a fini abitativi, a imporre che nei nuovi piani di sviluppo urbanistico  siano previste abitazioni a canone calmierato, a determinare modalità istituzionali di blocco degli sfratti.

La Deliberazione sulle politiche abitative approvata dal Consiglio Comunale di Roma nel mese di maggio 2005 è un esempio importante di quanto auspicato, sia per i contenuti che per il percorso con il quale si è giunti all’ approvazione della stessa. Infatti i contenuti  della Deliberazione  non sono solo la fotografia dell’esistente ma anche il tentativo di dare delle risposte concrete al fabbisogno abitativo della Città. Questo è avvenuto attraverso un percorso di lotte e proposte sviluppatesi negli ultimi anni e animate da diversi soggetti sociali, politici e sindacali che hanno affrontato il tema della precarietà abitativa nei suoi diversi aspetti (lotta contro le cartolarizzazioni pubbliche e private, occupazioni di edifici pubblici e privati non utilizzati, autorecupero di alloggi , picchetti e rete anti-sfratto). Ora si tratta di attuare quanto scritto e  non disperdere questo patrimonio di esperienze,  iniziative e  progetti, ma di riannodare i fili del confronto continuando le iniziative  di mobilitazione e di lotta.

La proposta di iniziativa politica della nostra  federazione non può che essere in continuità con il lavoro svolto negli ultimi anni. Un lavoro che ci ha visti impegnati su tutti i fronti: cartolarizzazioni degli enti pubblici e privati, patrimonio pubblico comunale e ATER, spazi sociali occupati, autorecupero abitativo, nuovo piano regolatore generale e qualità dell’abitare. Su tutti questi temi abbiamo promosso e praticato iniziative di lotta sociale e di sostegno istituzionale a tutti i livelli, dal parlamento al municipio. In questo percorso abbiamo incontrato e attraversato movimenti e associazioni di lotta per il diritto all’abitare, organizzazioni sindacali e comitati degli inquilini e dei senza casa. La nostra proposta politica è quella di continuare sia nell’approfondimento dell’analisi dei fenomeni economico-sociali riguardanti il tema dell’abitare, sia la pratica della mobilitazione. Le iniziative dei picchetti, la partecipazione  alla rete anti-sfratto ed ai coordinamenti di lotta per il diritto alla casa sono esperienze da valorizzare e da rafforzare anche con un maggiore  protagonismo dei nostri circoli. Tentare di costruire gli sportelli casa in tutti i circoli è un progetto ambizioso utile al territorio e alla nostra stessa crescita sociale, umana e politica. Di fronte all’estendersi della precarietà sociale, la precarietà abitativa ha assunto, per diversi strati della popolazione, caratteristiche devastanti che fino a qualche anno fa erano impensabili. Iniziative come l’inchiesta sociale e la comprensione dei processi economico-finanziari che incidono sulla qualità del vivere è fondamentale per elaborare una proposta politica articolata ed efficace. Rispondere al bisogno della casa rispondendo anche alla domanda della sua qualità. Non è secondario valutare il patrimonio abitativo pubblico e privato esistente e cosa, come e dove costruire o ricostruirne dell’altro. Ragionare sullo sviluppo urbanistico delle metropoli e delle contraddizioni e delle sofferenze sociali che esprimono, significa anche dare risposte ad altri temi ad esso collegato: degrado ambientale, inquinamento elettromagnetico, servizi pubblici e scolastici, servizi culturali e sportivi, aree verdi, spazi sociali, barriere architettoniche, mobilità pubblica, materiali edili ecologici, energia alternativa e pulita, non sono temi indifferenti alla qualità dell’abitare.

Pertanto lo strumento di lavoro proposto è quello di una commissione aperta al contributo di tutti i nostri iscritti ma anche ai singoli ed alle realtà associative, sindacali e di movimento che vogliano costruire ed elaborare con noi progetti e lotte. La commissione dovrà essere un soggetto che respira e vive nell’intreccio sociale e non solo nelle stanze della federazione, insomma uno strumento di lavoro che articolandosi per temi d’intervento agisce e pratica elaborazione politica e conflitto sociale.

 

Roma, 02 ottobre 2006

 

                                                                                    Franco Pallone


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