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Questa settimana il decreto sugli sfratti e “oltre gli sfratti” (cosi lo definiamo) va al Senato per la sua conversione in leg

DIRITTO ALLA CASA: GIORNI E SETTIMANE CRUCIALI

 

Questa settimana il decreto sugli sfratti e “oltre gli sfratti” (cosi lo definiamo) va al Senato per la sua conversione in legge. Mercoledì 18 ottobre cerchiamo di realizzare un presidio unitario davanti a Palazzo Madama. Per la prima volta da tempo immemorabile la manifestazione non  è di protesta ma di sostegno critico. Si auspica che vengano introdotti dei correttivi migliorativi. Non sarà un passaggio facile. Un esito positivo aprirebbe la strada ad un percorso – un esito diverso sarebbe traumatico.

Parliamo, con i nervi a posto, del percorso, che è comunque durissimo; si incrocia subito con questa proposta di Legge Finanziaria, pessima per i precari della casa che si vedono addirittura decurtata la miseria del fondo nazionale per la locazione, che passa da 230 milioni di euro a 212! Il fronte unito sindacati-comuni-regioni aveva chiesto che salisse almeno a 500 milioni di euro. Niente per ora è previsto per l’edilizia residenziale pubblica, che non riceve organici finanziamenti dalla chiusura della contribuzione Gescal nel dicembre 1998.

Si discute a destra e a sinistra sul contenuto sociale di questa finanziaria; qualche compagno dice che la partita è zero a zero sui versanti dei poveri e dei ricchi, del capitale e del lavoro. Altri affermano che non c’è stato massacro sociale. Può essere che questo valga per chi finora ha retto, con pochissimo risparmio aggiuntivo, avendo la casa in proprietà e già pagata.

Ma per altri il massacro sociale c’è stato e prosegue, con il caro affitti, il caro bollette, per non parlare della coincidenza di tanta precariato del lavoro con la precarietà alloggiativa. Che la nostra non sia una voce isolata ma percezione vasta lo documenta anche una inchiesta molto commentata, quella apparsa nel sito www.contribuenti.it; nello stesso senso gli interventi al programma di Santoro, e via dicendo.

Non fare “niente” corrisponde ad una colossale omissione di soccorso né  mi pare convincente quella parzialissima e settoriale possibilità di detrazione fiscale sul canone a favore degli studenti universitari fuori sede… per un importo massimo di 500 euro. E tutti gli altri inquilini?!

Che fare allora? Subito portare il fondo sociale per l’affitto a 500 milioni, che è sempre pochissimo! Sarebbe un segnale forte, percepito, capace di produrre altri passaggi. La riduzione in Finanziaria ha invece un significato orrendo, segnato dalla insensibilità congenita di un ceto politico-burocratico che lautamente stipendiato soffre (?) di frequenti amnesie. Insistiamo su questo come sul diritto alla detrazione del canone corrisposto ai fini fiscali. Ma la questione determinante è quella dei finanziamenti.

Nel concreto il TFR all’INPS può essere una grande occasione: massima garanzia per i lavoratori, impieghi utili con redditività equa. Il 20% annuo del trasferimento potrebbe già riaprire il capitolo dell’edilizia residenziale pubblica nel bilancio dello Stato; potrebbe essere “arricchito” dalla riduzione ai minimi termini della no-tax area per i canoni a mercato libero: già con queste due operazioni verrebbero contabilizzati 2 miliardi di euro/anno. Ed altro potrebbe derivare da un vincolo generale sulla destinazione del prelievo aggiuntivo ICI, al 50% per l’edilizia residenziale pubblica a canone sociale.

Questo approccio ha delle conseguenze rilevanti su un altro settore, che altrimenti rischia di essere depauperato e stravolto in senso privatistico. Mi riferisco al patrimonio alloggiativo pubblico esistente, che sta subendo una offensiva che non più strisciante e che ancora una volta ha come capifila le Regioni Lombardia e Toscana. Qui si sta predisponendo lo stravolgimento dei canoni sociali, per “valorizzare” tale patrimonio, cioè capitalizzare, realizzare dei “fondi immobiliari” da destinare prioritariamento non più alle “case popolari” ma ad alloggi a canone moderatamente ridotti rispetto a quelli di mercato.

Attenzione: l’assenza di una adeguata politica nazionale sulla casa autorizza il realismo un po’ cinico dai potentati regionali (e di certe aree metropolitane): che scelgono di far cassa con quello che c’è e di utilizzarlo per finanziare una specie spuria di “social housing”. In sintesi, pagano gli assegnatari per altri “inquilini”, alla rendita non si impone nulla: i grandi gruppi immobiliari partecipano ai nuovi affari.

Sono tempi brevi. E’ cruciale questa Finanziaria ed è bene che si intrecci con l’avvio del Tavolo Nazionale previsto dal cosiddetto Decreto “Ferrero”. Può diventare una specie di Stati Generali per il Diritto alla Casa, con un dentro e un fuori che interagiscono e rimbalzano e penetrando a Palazzo Chigi, a Montecitorio e a Palazzo Madama.

Mesi interessanti. Merita impegnarsi a fondo.

Vincenzo Simoni

Segretario Nazionale

Unione Inquilini


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