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RESOCONTO STENOGRAFICO

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente BACCINI

 

Discussione del disegno di legge:

(1048) Conversione in legge del decreto-legge 29 settembre 2006, n. 261, recante interventi urgenti per la riduzione del disagio abitativo in favore di particolari categorie sociali (Relazione orale) (ore 9,45)

 

Approvazione di questione pregiudiziale

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1048.

Prima di dare la parola ai relatori, vorrei invitare il Governo ad osservare con maggiore scrupolo l'orario dei lavori del Senato per evitare in futuro sospensioni determinate da ritardi.  I relatori, senatori Brutti Massimo e Confalonieri, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Confalonieri.

CONFALONIERI, relatore. Signor Presidente, onorevoli senatrici e onorevoli senatori, signor Ministro, ci apprestiamo oggi a convertire in legge il decreto-legge n. 261 recante interventi urgenti per la riduzione del disagio abitativo, un provvedimento legislativo che ha suscitato e sta suscitando molte aspettative, sia per il tema che tratta che per le modalità con cui lo tratta; aspettative ed ampi consensi dalla maggior parte dei soggetti interessati: dagli inquilini ai Comuni, dalle Regioni alle associazioni sindacali e di categoria.

Debbo anzi dire che, seppure in un tempo ristretto, il rapporto con questi interlocutori istituzionali e sociali ha portato a modificare in talune parti il decreto medesimo, rendendolo ancora più pregnante negli scopi che si prefigge. Stiamo parlando infatti di un provvedimento legislativo che si propone di affrontare il disagio abitativo per particolari categorie sociali, guardando oltre l'emergenza sfratti. Stiamo parlando di un decreto innovativo che prevede per la prima volta non solo la proroga, ma anche un avvio, con tempi certi e determinati, di un programma di edilizia agevolata e sovvenzionata per lo sviluppo e l'aumento di alloggi in locazione. Naturalmente, una sospensione degli sfratti - così come previsto - si è resa necessaria e urgente per evitare pesanti effetti sociali, quantomeno con riguardo alle grandi città (Roma, Milano e Napoli) alle quali si riferiva il precedente decreto, i cui effetti sono scaduti il 3 agosto scorso: l'esecuzione degli sfratti, che ha avuto una flessione nel periodo estivo, sta infatti riprendendo, con gravi conseguenze sociali. (Brusìo).

 PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Confalonieri. Prego i colleghi di ascoltare questa interessante relazione su un argomento così importante e, comunque, di evitare dialoghi ad alta voce per dare un minimo di dignità a quest'Aula. Prego, senatore Confalonieri.

 CONFALONIERI, relatore. Il decreto affronta tale questione nel contesto più ampio del disagio abitativo così come diffuso in Italia. Basti pensare che sono 600.000 i nuclei familiari collocati nelle graduatorie per l'accesso alle case popolari. Alcuni dati indicano le cause che hanno portato a tale situazione. Nel 1984 si costruivano in Italia circa 36.000 case popolari, nel 2004 queste erano scese a 1.900. Dal 1997 la morosità è diventata la principale motivazione di sfratto, tanto che oggi rappresenta il 70-80 per cento del totale. I canoni di locazione in pochi anni hanno visto aumenti stratosferici, spingendo nella precarietà abitativa persino fette consistenti di famiglie di ceto medio che hanno un reddito troppo alto per poter anche solo partecipare ai bandi per l'assegnazione di alloggi popolari, ma troppo basso per sostenere sia il mercato della locazione a canone libero, sia il mercato della compravendita. Si calcola che l'indebitamento degli italiani per acquistare la casa superi i 200 miliardi di euro. Le politiche di privatizzazione e di cartolarizzazione di grandi patrimoni immobiliari negli ultimi anni hanno azzerato anche quella parte di patrimonio abitativo che si frapponeva fra gli alloggi di edilizia sovvenzionata e il libero mercato. In Italia gli alloggi sociali rappresentano il 4 per cento del patrimonio costruito, mentre in Europa la media è del 16 per cento. (Brusìo).

 PRESIDENTE. Mi scusi nuovamente, senatore Confalonieri. Prego tutti i colleghi presenti in Aula di adottare un atteggiamento di ascolto e di mantenere comunque un livello di brusìo accettabile, perché il relatore fa fatica a parlare e noi ad ascoltare. Quindi, vi esorto ad abbassare il tono del brusìo perché è inammissibile.

Continui, senatore, riproviamo.

CONFALONIERI, relatore. Riproviamo.

Se tutto ciò corrisponde al vero, non è certo con la politica delle proroghe e degli sfratti che si può pensare di affrontare tale questione abitativa. Questa tende, anzi, a perpetuare una situazione emergenziale in un campo che abbisogna, al contrario, di politiche strutturali in grado di dare certezza a inquilini e proprietari. La scelta del Governo in tale contesto è stata quella di proporre un percorso che porti all'abbandono delle proroghe per le proroghe. Si è fatta così una scelta avanzata anche rispondendo agli ammonimenti della Corte costituzionale enunciati nella sentenza n. 155 del 2004, nella quale, pur non ritenendo incostituzionale la proroga per cui era stato presentato il ricorso, si faceva presente al legislatore che non erano più accettabili simili provvedimenti destinati a tradursi, senza interventi capaci di affrontare la questione, in ulteriori proroghe fini a sé stesse. Il provvedimento al nostro esame è così finalizzato a dare inizio ad un percorso, attraverso la programmazione dei Comuni in termini certi e l'avvio di un tavolo di concertazione da parte dello Stato, capace di avviare risposte strutturali e non puramente emergenziali. Si sottolinea, in particolare, che rispetto all'ultimo decreto di sospensione degli sfratti sono state apportate sostanziali modifiche: si sono introdotti, tra i soggetti interessati, i nuclei familiari con figlio a carico e malati terminali, oltre che con portatori di handicap e ultrasessantacinquenni; si è definito un limite di reddito pari a 27.000 euro lordi; si è infine ampliato il numero dei Comuni interessati. Nel precedente decreto erano solo quelli con più di un milione di abitanti. La durata della sospensione delle esecuzioni di sfratto si protrae al 30 giugno 2007 per i piccoli proprietari e al 30 giugno 2008 per la grande proprietà, in quei Comuni che entro tre mesi presenteranno ai Ministri delle infrastrutture e della solidarietà sociale un piano nel quale dovranno essere indicati quanti sono i soggetti interessati e il numero di alloggi necessari, siano essi di edilizia sovvenzionata o agevolata destinati alla locazione. Il decreto-legge, anche in questo caso rispondendo ai rilievi della Corte costituzionale, prevede all'articolo 1, comma 6, una comparazione tra inquilino e proprietario e, laddove il proprietario abbia condizioni simili o peggiori dell'inquilino, egli può chiedere al giudice di non accordare la sospensione. Nel dettaglio, l'articolo 1 disciplina la sospensione delle procedure di sfratto, individua i Comuni interessati, indica le categorie sociali destinatarie del provvedimento, prevede la possibilità per il proprietario, sussistendo determinate condizioni, di chiedere al giudice di non accordare la sospensione, riconosce il diritto al rinnovo per 9 anni del contratto di locazione a conduttori di immobili appartenenti a soggetti oggetto di operazioni di cartolarizzazione. L'articolo 2 riporta i benefici fiscali già previsti dalla precedente legge; l'articolo 3 riguarda i programmi pluriennali che i Comuni devono predisporre d'intesa con la Regione; l'articolo 4 istituisce il tavolo nazionale di concertazione. Con l'articolo 5 si compensano le spese per la copertura dell'articolo 2, riducendo la detrazione forfetaria prevista per coloro che affittano a canone libero. L'articolo 6, infine, indica la copertura finanziaria del provvedimento richiamando l'articolo 5. In conclusione, la conversione in legge del decreto 29 settembre 2006, n. 261, rappresenta una grande opportunità per affrontare l'annosa e a volte drammatica questione degli sfratti uscendo dall'ottica puramente emergenziale delle proroghe. Si tratta di avviare, e questo decreto lo fa, con il concorso decisivo delle Regioni e dei Comuni, una nuova stagione per una politica abitativa, in particolar modo nel campo della locazione, capace di risposte strutturali e sicure sia per gli inquilini che per i proprietari. Onorevoli senatrici, onorevoli senatori, sono certo che a tutti noi non sfugge la drammaticità del disagio abitativo per migliaia di famiglie nel nostro Paese, né l'importanza di superare l'emergenza all'interno della quale da anni è collocata. Questo decreto apre una strada nuova e convincente che prelude alla necessità di affrontare la questione abitativa nel nostro Paese assumendola come una delle priorità per il prossimo futuro. Per queste ragioni e con molta convinzione sono a chiedervi il voto favorevole per la conversione in legge del decreto-legge n. 261 del 29 settembre 2006. (Applausi dai Gruppi RC-SE, Ulivo e IU-Verdi-Com).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Brutti Massimo.

BRUTTI Massimo, relatore. Signor Presidente, il collega senatore Confalonieri ha già riferito sui contenuti e sulle finalità del decreto-legge. Voglio soltanto richiamare un aspetto: le norme in esame incidono su due diritti fondamentali costituzionalmente garantiti, da una parte il diritto di proprietà, dall'altra il diritto all'abitazione, che trova il suo fondamento negli articoli 2 e 3 della Costituzione e la cui configurazione può determinarsi anche sulla base dell'articolo 42, secondo comma, della Costituzione stessa, che riguarda - come è noto - il diritto di proprietà, i suoi limiti, la sua funzionalizzazione per finalità sociali. Nel corso degli anni la Corte costituzionale si è più volte espressa in materia di blocco degli sfratti, da ultimo con la sentenza n. 155 del 2004. Allora la Corte era stata adita per giudicare della legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 20 giugno 2002, n. 122, con il quale era stato prorogato il periodo di sospensione delle procedure esecutive di rilascio di immobili a carico di conduttori appartenenti a categorie protette. La Corte costituzionale aveva censurato la disparità di trattamento tra i locatori titolari di un diritto a ottenere la restituzione dell'abitazione a seconda che gli inquilini soggetti passivi di tale rapporto e di tale diritto appartenessero o meno a categorie protette. Essa aveva rilevato che il regime della concessione delle proroghe ai termini delle procedure esecutive per gli sfratti impediva, di fatto, la consegna dell'immobile al legittimo proprietario, addossando esclusivamente ai locatori l'onere dell'attuazione del diritto all'abitazione.

Ora, questo decreto-legge tiene conto delle indicazioni della giurisprudenza costituzionale e, da ultimo, della sentenza che ho appena citato. La giurisprudenza costituzionale ha insistito sul fatto che il regime di proroga non potesse essere che transitorio. Ebbene, il decreto-legge va incontro a tre criteri prospettati dalla Corte costituzionale: in primo luogo, la necessità che la proroga sia limitata nel tempo; in secondo luogo, il reddito di conduttori con a carico persone anziane (ultrasettantenni o ultrasessantacinquenni, a seconda della scelta che compiremo in sede di conversione del decreto), con figli a carico, portatori di handicap o malati terminali; infine - terzo criterio - la residenza nei Comuni capoluoghi di Provincia e Comuni limitrofi con oltre 10.000 abitanti (quale era la stesura originaria del decreto-legge) oppure (come meglio credo possa determinarsi nella logica della norma come approvata in Commissione) prevedendo la possibilità di estendere tale disciplina alle situazioni di particolare tensione o densità abitativa. Il comma 6 dell'articolo 1, nel prevedere la non operatività della sospensione in danno del locatore che dimostri di trovarsi nelle stesse condizioni richieste per ottenere la sospensione o nelle condizioni di necessità sopraggiunta dell'abitazione, viene incontro alle esigenze di comparazione tra la posizione del locatore e la posizione del conduttore, mentre l'articolo 2, in virtù della previsione di benefici fiscali, allevia il carico economico in capo al locatore.

L'articolo 3 dispone una soluzione graduale del problema abitativo attraverso lo strumento dell'edilizia sovvenzionata e agevolata, mentre l'articolo 4 prevede un piano pluriennale per l'edilizia residenziale pubblica. Dunque, la proroga disposta viene strettamente agganciata ad una prospettiva di graduale risoluzione del problema abitativo. Desidero richiamare l'attenzione ancora su due aspetti. Il primo concerne la differenziazione dell'entità della proroga prevista ai commi 3 e 7 dell'articolo 1. In questo caso, vi è una proroga più estesa nel tempo sulla base di una logica perequativa. Infatti, la proroga più lunga si riferisce alle locazioni in cui il locatore è un contraente particolarmente forte. In particolare, il comma 7 dell'articolo 1 prevede una garanzia a favore di conduttori di abitazioni coinvolte nel processo di cartolarizzazione. In sostanza, si tratta di una garanzia a favore di conduttori deboli. È questo il quadro normativo che emerge dal decreto-legge e dai lavori svolti nelle Commissioni riunite ambiente e giustizia. Mi trovo però di fronte, signor Presidente, signor rappresentante del Governo, ad un problema che desidero immediatamente evidenziare e che - a mio giudizio - deve trovare soluzione. La questione fondamentale è che in particolare su due punti qualificanti - a giudizio dei relatori - della normativa contenuta in questo provvedimento la Commissione bilancio ha espresso parere contrario. Mi riferisco al parere contrario sugli emendamenti 1.101 e 1.102 e al parere della stessa Commissione che ci indurrebbe ad approvare gli emendamenti soppressivi 1.111, 1.214 e 1.215, presentati da senatori dell'opposizione, facendo così saltare il comma 7 dell'articolo 1, quello che introduce garanzie a favore degli inquilini delle abitazioni oggetto delle procedure di cartolarizzazione. A nostro giudizio, questa è una garanzia irrinunciabile, poiché riguarda ceti popolari, poiché riguarda conduttori deboli. È necessario garantire agli inquilini di queste case, che sono degli enti previdenziali - e la periferia di Roma, ma anche di altre grandi città, è piena di simili abitazioni - un periodo di tempo, soprattutto quando si trovino nelle condizioni di disagio indicate all'inizio dell'articolo 1. Non è possibile sbattere gli inquilini fuori di casa da un giorno all'altro. Ripeto, il comma 7 è un elemento qualificante di queste norme. Chiedo quindi una pausa affinché il Governo indichi una copertura finanziaria che ci consenta di approvare i due emendamenti censurati dalla 5a Commissione e, soprattutto, di tenere fermo il comma 7 dell'articolo 1, che consideriamo qualificante. (Applausi del senatore Confalonieri).

BOCCIA Antonio (Ulivo). Domando di parlare. (Brusìo).

 PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCIA Antonio (Ulivo). Signor Presidente, nella confusione che c'è in Aula...

PRESIDENTE. Invito i colleghi ad abbassare il livello del brusìo.

BOCCIA Antonio (Ulivo). ...forse non è stata percepita bene la richiesta avanzata dai relatori. Su alcuni emendamenti presentati al provvedimento la 5a Commissione ha espresso un parere contrario ai sensi dell'articolo 81, comma quarto, della Costituzione, il che crea dei problemi seri alla validità del provvedimento, a prescindere da maggioranza e opposizione. E' stata quindi chiesta una pausa per consentire al Governo di individuare le coperture necessarie. Allora, signor Presidente, è inutile, a mio avviso, procedere nell'iter ordinario dei lavori parlamentari se prima non sappiamo qual è il testo del quale dobbiamo discutere. Chiedo dunque che si prenda in considerazione la richiesta dei relatori di una breve pausa per consentire alle Commissioni e al Governo di trovare un punto di chiusura sulle questioni che riguardano gli emendamenti 1.102 e 1.104 e, soprattutto, gli emendamenti 1.111, 1.214 e 1.215, presentati, rispettivamente, dai senatori Leoni, Centaro e D'Alì e Scotti, che chiedono la soppressione del comma 7.

PRESIDENTE. Informo i colleghi senatori che, a prescindere dal dibattito, sono state presentate due questioni pregiudiziali che, come sappiamo, hanno il diritto di precedenza su tutto.

D'ALI' (FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALI' (FI). Signor Presidente, credo sarebbe il caso di procedere, come lei ha detto, con le questioni pregiudiziali. Il presupposto della richiesta di sospensione non è rappresentato dai tre emendamenti da noi presentati, ma dal parere contrario della 5a Commissione sul comma 7 dell'articolo 1. Noi possiamo essere anche favorevoli ad una sospensione, ma sempre dopo avere esaminato le pregiudiziali, se il Governo annuncia il ritiro del comma 7. Diversamente sarebbe, come già successo purtroppo in Commissione, un precedente gravissimo.

Ho solo una breve esperienza governativa, però mai un Governo o una maggioranza in Commissione si erano permessi non solo di ignorare il parere della 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, ma addirittura di dichiarare che quel parere non rilevava ai fini delle valutazioni della volontà della maggioranza. E il Governo non è intervenuto!

Sappiamo benissimo - ne parleremo nel corso della discussione delle questioni pregiudiziali - che questo parere impone al Capo dello Stato di non firmare il provvedimento.

Pertanto, signor Presidente, ci dichiariamo assolutamente favorevoli alla sua proposta di esaminare subito le questioni pregiudiziali e favorevoli ad un'eventuale sospensione solo nel caso in cui il Governo annunci il ritiro del comma 7 dell'articolo 1; diversamente, chiediamo di procedere.

PRESIDENTE. Mi sembra che le argomentazioni esposte non incidano sull'ordine dei lavori della seduta. Come tutti sappiamo, le questioni pregiudiziali sono state presentate dai senatori Pastore e Ferrara. Pertanto, a termini di Regolamento, procediamo con la loro illustrazione.

PASTORE (FI). Domando di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 PASTORE (FI). Vorrei ricordare ai colleghi che, in parte, ci siamo già occupati di tali questioni quando abbiamo sollevato in Aula il problema dei presupposti di necessità e urgenza del provvedimento in esame. Dopo la relazione del collega Brutti ci sarebbe poco da aggiungere, perché in realtà le perplessità che trasparivano dalle sue parole costituiscono, a mio parere, un macigno sulla strada del provvedimento. Per quanto riguarda il cuore del provvedimento, ossia il comma 1 dell'articolo 1, vorrei far presente ai colleghi che, dopo la sentenza della Corte ricordata dal collega Brutti, il legislatore ha proceduto in modo da rendere sempre meno rilevanti, da un punto di vista soggettivo, i provvedimenti di sospensione degli sfratti, "caricando" - tra virgolette - sulla solidarietà sociale, e quindi sugli interventi pubblici, la soluzione di questi gravissimi problemi umani, che non vogliamo certamente sottovalutare e che non sottovalutiamo. Ma essi, come ci ha insegnato la Corte, vanno risolti o avviati a soluzione a carico della fiscalità generale e non certamente a carico del malcapitato proprietario, che ha la legittima aspettativa di riavere la disponibilità dell'immobile di sua proprietà. Vi è stato un percorso che ha portato alla riduzione dell'incidenza di provvedimenti di questo tipo; infatti, l'ultimo provvedimento di proroga di sospensione degli sfratti si limitava alle città con popolazione non inferiore a un milione di abitanti. Il decreto‑legge in esame estende invece a macchia d'olio la ricaduta del provvedimento, stabilendo che si applichi nei Comuni capoluoghi di provincia, che probabilmente non hanno situazioni così gravi da non poter essere risolte con gli ordinari strumenti di solidarietà previsti dal nostro ordinamento, e nei Comuni limitrofi con oltre 10.000 abitanti. Noi abbiamo chiesto al Governo - e mi sembra che gli emendamenti presentati dalla stessa maggioranza dimostrino di aver colto nel segno - di spiegarci quale estensione avrebbe avuto tale provvedimento. L'estensione, evidentemente, era così ampia da indurre alla presentazione dei due emendamenti che fanno riferimento ai Comuni ad alta tensione abitativa, che sono certamente di entità ridotta rispetto a quelli indicati nel comma 1.Rimane comunque la pregiudiziale sul testo del provvedimento. Noi - lo ripeto - invochiamo il rispetto della sentenza della Corte e, soprattutto, il rispetto di un percorso che avrebbe dovuto portarci a rendere assolutamente neutrale per la proprietà l'esistenza delle situazioni di grave disagio, facendone invece carico alla collettività. Vi sono altre due questioni che riguardano l'articolo 1. Il comma 3, con normativa alquanto originale, prevede che per particolari soggetti, probabilmente ritenuti non meritevoli di tutela (tra questi i soggetti che fanno del reddito e della proprietà immobiliare una fonte di equilibrio finanziario, come gli enti di previdenza), il termine di sospensione, invece che al 30 giugno 2007, sia fissato al 30 giugno 2008. Viene poi stabilito per le grandi proprietà il tetto di 100 unità abitative che indubbiamente è assolutamente discrezionale, per non dire arbitrario, perché potrebbero essere anche 90 o 190: in realtà si tratta di una scelta senza alcuna logica di base.Tuttavia è l'ultimo punto, quello già richiamato delle questioni di copertura, concernente il comma 7, da ritenersi in contrasto sostanziale con la Costituzione. Tale comma prevede - credo che i colleghi debbano rendersene conto - che per gli alloggi che hanno formato oggetto di transazioni nell'ambito delle procedure delle famose SCIP (operazioni di vendita di immobili pubblici per ristorare le casse dello Stato sulla base di precise regole, che hanno indotto le società e gli enti acquirenti a fare precisi e fondati calcoli economici) non si applica il comma 1 di questo decreto-legge. Quindi non vi è la sospensione degli sfratti, laddove vi siano sfratti esecutivi, ma addirittura il rinnovo di contratti già scaduti, e non per la durata di quattro anni, come prevedeva la materia dell'equo canone, non per sei anni, come per gli esercizi commerciali, ma addirittura per nove anni. In sostanza, si prevede un rinnovo per legge dei contratti di locazione per nove anni, prescindendo dall'applicazione o meno del comma 1 dell'articolo 1 perché si potrebbe applicare in questo caso tale norma colpendo anche situazioni di equilibrio economico-finanziario di soggetti che si sono fidati e hanno confidato nel rispetto delle regole da parte dello Stato. Il comma 7 è uno schiaffo alla certezza del diritto, ma soprattutto alla serietà di un legislatore che promette ad alcuni che incasseranno, ma poi con una mano toglie dal portafoglio di chi già ha dato. Questo è il punto forse più grave del provvedimento in esame, anche perché vi sono collegamenti con questioni di copertura, delle quali non mi occupo, ma che ritengo assolutamente rilevanti.

FERRARA (FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FERRARA (FI). Signor Presidente, la questione di cui trattiamo preoccupa per i suoi effetti dispositivi; quindi, la pregiudiziale di costituzionalità trova ulteriore se non maggiore fondamento nella contrarietà che rileva sotto il profilo della legge sulla contabilità pubblica e, quindi, sotto il profilo dell'articolo 81 della Costituzione. Nel provvedimento - come è stato già detto dal relatore e dal senatore Pastore - sussistono due disposizioni, una al comma 7 dell'articolo 1 e, aggiungo, una all'articolo 5, che è un articolo di copertura, che sono palesemente incostituzionali. Il comma 7 dell'articolo 1 è volto ad attribuire ai conduttori - ripetiamo ancora una volta in quest'Aula - di immobili destinati ad uso abitativo oggetto della cartolarizzazione SCIP, se appartenenti a particolari categorie, il diritto di rinnovo per nove anni del contratto di locazione di cui sono titolari. Ma cosa succede? Questa introduzione dispositiva determina una scopertura oltremodo patente delle norme. Cerchiamo di spiegare il perché. Se così fosse, se cioè i locatari potessero prorogare il contratto di locazione di nove anni, così come disposto dal comma 7, rispetto al valore stimato dalla società di cartolarizzazione, cioè dalla SCIP, si andrebbe incontro ad una svalutazione evidente dell'immobile: più sono gli immobili che possono essere detenuti in locazione, più il loro valore sarebbe svalutato sul mercato per un periodo maggiore di tempo. Cosa succede? È obbligatorio da parte dello Stato che questa svalutazione, per gli effetti delle disposizioni vigenti, venga indennizzata. Ricordiamo e leggiamo che il decreto ministeriale del 21 ottobre 2002, attuativo delle disposizioni in ordine alle autorizzazioni di cartolarizzazione degli immobili, oggetto del provvedimento, stabilisce che al momento del trasferimento degli immobili dagli enti previdenziali alla SCIP, la società di cartolarizzazione versi un prezzo iniziale a titolo definitivo, e corrisponda all'importo effettivamente incassato, sempre dalla stessa SCIP, a fronte della emissione di titoli, un importo commisurato all'85 per cento - lo sottolineo poiché è un punto molto importante del ragionamento che sto per fare - del valore stimato nel mese di novembre 2002. Inoltre, lo stesso decreto ministeriale stabilisce che si determineranno oneri per lo Stato nell'eventualità in cui il ricavato della vendita degli immobili sul mercato non sia sufficiente alla società di cartolarizzazione per far fronte agli obblighi derivanti dai prestiti contratti. È più che evidente che il valore di un immobile libero è valutato dal prezzo di mercato; invece, nel caso vengano prorogati i contratti, l'immobile detenuto in locazione sarebbe svalutato e quindi, qualora le società di cartolarizzazione potessero vendere l'immobile (bisogna infatti verificare se ciò sia possibile), immobile per il quale nell'incontro tra domanda e offerta il mercato comunque individuerebbe un valore, il prezzo sarebbe di gran lunga inferiore all'85 per cento, con un pericolo ben più che ipotetico di una riforma che, in sede comunitaria, potrebbe essere fatta sul debito pubblico. Perché? Bisogna ricordare tale aspetto che non è stato ancora affrontato nelle Commissioni di pertinenza anche se risulta dai documenti: ricordiamo che le società SCIP hanno emesso dei bond sulle operazioni, con il conseguente interessamento bancario garantito dallo Stato. Se, però, registrassimo un abbassamento della percentuale, superiore al limite dell'85 per cento dettato dal decreto ministeriale del 21 novembre 2002 allora, per decisione EUROSTAT del 2005, l'indennizzo sarebbe valutato - così come tutta l'operazione - come un elemento dello stock di debito. Vi è una conseguenza non solo sotto il profilo del dettato dell'articolo 81 della Costituzione e per quanto attiene alla legge di contabilità; esiste un pericolo molto, molto più grave, cioè la revisione del debito pubblico dello Stato. È una questione che deve essere affrontata perché, ancorché venisse coperta dal Governo l'entità della risorsa valutata da una relazione tecnica, che ora non c'è, sul comma 7 dell'articolo 1, se la copertura fosse pari ad una cifra superiore all'85 per cento, rimarrebbe sempre possibile una riforma del debito pubblico, che determinerebbe non solo una conseguenza sotto il profilo della costituzionalità, ma anche una conseguenza evidente per la strutturazione propria del sistema a supporto della conduzione del Tesoro. Bisogna poi aggiungere che se il comma 7 comporta due effetti, uno certo, cioè la necessità che la norma deve essere coperta ex articolo 11 della legge di contabilità, l'altro,pericolosamente possibile, è la riclassificazione del debito pubblico: questo non è detto soltanto dall'opposizione e dalla minoranza, ma dallo stesso relatore in Commissione bilancio. Era infatti il relatore in Commissione bilancio a chiedere al Governo di fornire chiarimenti sullo stato delle operazioni di cartolarizzazione e, in particolare, proprio come stiamo continuando a dire, sulle eventuali ripercussioni negative che potessero coinvolgere il rimborso dei bond da parte della SCIP. Ancora, non è soltanto l'articolo 1, al comma 7, che ha patenti profili di incostituzionalità. Vi è nel provvedimento in esame l'articolo 5 che abbassa dal 15 al 14 per cento la deducibilità dei contratti di locazione, se stipulati a canone libero, cioè il cosiddetto canone non concordato. Si dà la possibilità di una valutazione da parte del locatore di passare dal canone non concordato a quello concordato, che, come sappiamo, ha un migliore trattamento ai fini fiscali. Cioè il locatore che vedesse la possibilità di una riduzione della deduzione dal 15 al 14 per cento potrebbe decidere di passare dal canone libero al canone concordato, perché avrebbe un maggiore beneficio dal punto di vista fiscale. Ma tale beneficio a livello fiscale si traduce in un minor gettito per lo Stato, e se c'è un minore gettito per lo Stato questa norma deve essere coperta. Il Governo la copre con il ragionamento per cui anche se i canoni non concordati, che sono oggi del 2 per cento, passassero al 20 per cento, la cifra individuata dalla relazione tecnica, per gli effetti dell'articolo 5 del provvedimento, sarebbe ben superiore al necessario. Ma è evidente che esistono due motivi di contrarietà: innanzitutto l'estrapolazione fatta nella relazione tecnica non indica come la valutazione del 2004 si possa riportare al 2006; in secondo luogo, la relazione tecnica non dice nulla, così come invece disposto dalla legge di contabilità, sui dati e sui metodi utilizzati per la quantificazione e, in particolare, sul cosiddetto sistema economico adottato per dichiarare il 20 per cento bastevole al fine di conseguire l'obiettivo di compensazione degli effetti contabili. In definitiva, la norma non risponde al contenuto dell'articolo 11-ter, comma 2, della legge di contabilità, e quindi deve essere respinta così come la Commissione bilancio ha fatto. In conclusione, il provvedimento determina evidentemente una voragine nei conti pubblici e, anche se coperto, per quanto abbiamo argomentato sullo stock, influenzerebbe molto negativamente il rating dello Stato. E proprio alla luce di quanto è stato deciso negli ultimi giorni sul rating dello Stato, che sia ulteriormente abbassato per una decisione del Governo, di un provvedimento così mal fatto non abbiamo certamente bisogno. (Applausi dal Gruppo FI).

PRESIDENTE. Ricordo che nella discussione sulle questioni pregiudiziali può prendere la parola non più di un rappresentante per ogni Gruppo parlamentare, per non più di dieci minuti.

*VILLONE (Ulivo). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VILLONE (Ulivo). Signor Presidente, intervengo per esprimere la nostra convinzione che sussistano i presupposti di necessità ed urgenza e che quindi la posizione espressa dai colleghi dell'opposizione non debba essere accolta.

Credo che le due relazioni iniziali svolte dai colleghi Confalonieri e Brutti Massimo abbiano ampiamente illustrato che, in questo caso, il decreto-legge risponde davvero ad un'emergenza in atto, un'emergenza certamente antica, ma non per questo meno seria, e che anzi si sta aggravando.

In particolare, il collega Confalonieri ha tratteggiato come vi siano varie concause che determinano... (Brusìo)

PRESIDENTE. Scusi, senatore Villone; pregherei i colleghi di accomodarsi. Prego, senatore Forte, si accomodi!

VILLONE (Ulivo). Dicevo che il collega Confalonieri ha tratteggiato come vi siano varie concause che determinano la situazione nella quale ci troviamo: il venir meno dei programmi di costruzione di case popolari; l'aumento forte ed indiscriminato dei canoni e la conseguenza che ormai la gran parte delle questioni che sorgono riguarda sfratti per morosità; la svendita sostanziale del patrimonio immobiliare pubblico che storicamente è stato un tampone ed ha fatto da ammortizzatore alla domanda di abitazione.

In realtà, in questo Paese da tempo non abbiamo più politiche pubbliche strutturali per la domanda abitativa. Di tali politiche c'è bisogno. Il punto è che per metterle in campo si richiedono tempi non brevi. Di qui la scelta opportuna del decreto-legge, che interviene, da un lato, tamponando l'emergenza in atto - i numeri sono noti, le famiglie che rischiano di andare per strada sono tante - e, dall'altro, mettendo in campo una prima idea, un avvio, di politica strutturale. Non c'è dubbio che da questo punto di vista sussistano i presupposti di necessità e urgenza. Nel merito, siamo di fronte a un provvedimento che è anche strettamente mirato nei suoi requisiti soggettivi e oggettivi. Gli argomenti che portano i colleghi dell'opposizione, in realtà, attengono a supposti profili di incostituzionalità di questo o quel punto del testo. Ciò però non incide sulla sussistenza dei presupposti di necessità e urgenza (si tratta di una confusione abituale che fanno i colleghi dell'opposizione). Capisco che si possa dire che un decreto-legge non può essere necessario e urgente se è incostituzionale: ma dovrebbe trattarsi di un'incostituzionalità talmente palese e talmente inoppugnabile del decreto nel suo complesso da non poter reggere l'adozione in sé. Tale certamente non è il caso di questo decreto. Non è vero, come si dice, che sia troppo esteso nell'ambito di applicazione: comunque è l'emergenza abitativa quella che esso intende affrontare. Non c'è alcun atteggiamento discriminatorio a carico di questa o quella categoria. Va anche detto che sono pienamente soddisfatti i parametri posti dalla giurisprudenza della Corte costituzionale, che nelle sue sentenze ha detto in sostanza due cose: in primo luogo, non ci possono essere proroghe continue a tempo indeterminato e a catena, e, in secondo luogo, non può farsi carico il solo locatore della necessità di soddisfare il diritto all'abitazione. Questo è esattamente quanto si fa con tale decreto, che non solo avvia la prospettiva del superamento dell'emergenza ma prevede discipline differenziate a carico del locatore per condizioni allo stesso inerenti. Questo è evidente quando si fa una disciplina diversa per la grande proprietà immobiliare. Non c'è dubbio alcuno che ci sia una situazione diversa per la grande proprietà immobiliare rispetto al piccolo proprietario e non c'è dubbio che questa sia una disciplina differenziata che non guarda solo alle condizioni soggettive di chi prende in affitto l'immobile ma parte invece dalla condizione diversa di chi ne dispone in qualità di proprietario. Quindi, l'impianto di tale decreto è chiaramente nel solco della giurisprudenza della Corte costituzionale. Fa poi sorridere l'argomento che in questo modo si turberebbe addirittura l'equilibrio finanziario di tali enti, in particolare di quelli previdenziali. Si può mai pensare che tale equilibrio sia turbato dal fatto che qualche poveraccio non va a finire per strada e non va a dormire sotto i ponti, o piuttosto tale equilibrio è stato turbato dalle dissennate politiche di svendita del patrimonio che ha fatto il centro-destra per anni, le quali hanno letteralmente dissipato il patrimonio immobiliare di tali enti e ne hanno messo - loro sì, con le loro scelte politiche - a rischio l'equilibrio finanziario? Infine, per quanto riguarda il punto degli emendamenti non coperti è evidente che esso non ha a che fare con i presupposti di costituzionalità. Non so quello che deciderà di fare la Presidenza o il Governo, ma è chiaro che su questi emendamenti si voterà, in ogni caso, secondo il Regolamento. Noto, tuttavia, che sarebbe davvero singolare che l'avere avanzato un emendamento nel corso della discussione del decreto-legge determinasse ora qui in Aula la decisione sulla esistenza dei presupposti che, lo ricordo sempre ai colleghi, comporta la decadenza immediata del decreto. Quindi, un emendamento che non è ancora parte del testo, che non è ancora stato approvato dall'Aula, che non esiste normativamente, dovrebbe indurre quest'Aula a far decadere immediatamente il decreto nella sua interezza, come accadrebbe se dall'argomento che è stato posto noi arrivassimo alla conclusione di un voto negativo sull'esistenza dei presupposti. È del tutto evidente che questa sarebbe cosa insensata. Quindi, a prescindere dalle decisioni da assumere nel merito specifico di questi emendamenti, è del tutto ovvio che la cosa non deve riguardarci adesso, nel momento in cui votiamo sui presupposti di necessità e di urgenza. Credo, signor Presidente che, come sempre, la questione risieda nel bilanciamento degli interessi. Anche in questo caso, esiste un bilanciamento di interessi; per una volta si bilancia a favore dei deboli e di chi versa in condizioni di difficoltà. Non mi stupisco che i colleghi del centro-destra siano, come sempre, dalla parte opposta.

Personalmente, ritengo che questa maggioranza stia dalla parte giusta e debba sostenere le ragioni della necessità e dell'urgenza.

RUBINATO (Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUBINATO (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, chi mi ha preceduto ha già ampiamente motivato la insussistenza delle prospettate questioni di pregiudizialità costituzionale. In ogni caso, anch'io cercherò di argomentare al riguardo. Credo che il decreto-legge che ci accingiamo a convertire rappresenti un forte segnale di discontinuità rispetto al passato proprio nel senso dell'attuazione dei principi costituzionali. Sappiamo che in materia le norme vanno ad incidere su due diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione: da una parte il diritto di proprietà, dall'altra il diritto all'abitazione, appunto, che trova fondamento negli articoli 2, 3, e 42, comma secondo, della Costituzione. La Corte costituzionale ha avuto modo di esprimersi in materia di blocco di sfratti plurime volte. Vorrei qui ricordare i passaggi più rilevanti di due sentenze in materia che indicano la rotta che, in qualche modo, questo decreto-legge cerca di seguire.

Nel 2003 la Corte ebbe a rilevare in modo molto chiaro che il legislatore deve certo farsi carico «delle esigenze di coloro che si trovano in particolari situazioni di disagio, in quanto appartenenti a categoria protetta, ricorrendo ad iniziative del settore pubblico o accordando agevolazioni o ricorrendo ad ammortizzatori sociali; ma non può indefinitamente limitarsi, per di più senza alcuna valutazione comparativa, a trasferire l'onere relativo in via esclusiva a carico del privato locatore che potrebbe trovarsi in identiche o anche peggiori situazioni di disagio». Successivamente, nel 2004, con la sentenza n. 155, la Corte ha ribadito ulteriormente che la sospensione delle procedure di rilascio di immobili può trovare giustificazione soltanto se incide sul diritto alla riconsegna dell'immobile per un periodo transitorio ed essenzialmente limitato. La Corte ha altresì fatto presente che, ove le scelte del legislatore dovessero ulteriormente seguire la logica del susseguirsi di proroghe e differimenti del termine di sospensione delle procedure di rilascio, queste «non potrebbero sottrarsi alle proposte censure d'illegittimità costituzionale, anche in considerazione del vulnus che il protrarsi delle proroghe arreca al principio della ragionevole durata del processo e alla coerenza dell'ordinamento». Ebbene, con questo provvedimento si prevengono le censure di disparità di trattamento dei locatori, si previene la censura relativa all'indiscriminata sospensione e proroga degli sfratti e si prevedono dei meccanismi compensativi per il danno subito dai locatori in conseguenza del mancato rilascio dell'immobile. Un provvedimento, dunque, che finalmente va nella direzione di ottemperare i precetti costituzionali. La segnalata discontinuità in particolare si rileva nella previsione di cui all'articolo 1, comma 6, il quale dispone che «la sospensione non opera in danno del locatore che dimostri, nelle forme di cui al comma 2, secondo periodo, di trovarsi nelle stesse condizioni richieste per ottenere la sospensione medesima o nelle condizioni di necessità sopraggiunta dell'abitazione»; nella previsione della decadenza del beneficio della sospensione nel caso di mancato pagamento dei canoni, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo; nella corresponsione della maggiorazione del canone a titolo di risarcimento del danno per il prolungamento dell'utilizzazione dell'immobile. In questo testo di legge, dunque, ritroviamo le norme che consentono di ottenere la piena comparazione tra la condizione del conduttore e quella del locatore, come imposta dalla Corte costituzionale e quindi dalla nostra Costituzione. All'articolo 2 sono stabilite congrue misure che addossano alla collettività l'onere economico di proteggere gli inquilini, alleviando il sacrificio del locatore, con benefici fiscali a vantaggio dei proprietari, sia da parte dello Stato che, eventualmente, dei Comuni. Per quanto attiene infine al profilo della durata della sospensione, la sospensione generalizzata è limitata a soli due mesi, mentre l'ulteriore periodo di sospensione previsto è condizionato alla predisposizione da parte dei Comuni, di intesa con le Regioni, dei programmi di edilizia indicati all'articolo 3, che va predisposto entro due mesi. Ebbene - per quanto ho cercato di sintetizzare - il provvedimento è ben diverso rispetto a quelli che sono stati oggetto più volte di precedenti sanzioni e censure da parte della Corte costituzionale che esaminava decreti di mera proroga e non funzionali ad alcun intervento strutturale e sostanziale. Certamente, la logica del provvedimento in esame cambia radicalmente la prospettiva perché non si propone una mera proroga fine a sé stessa, ma una sospensione finalizzata e condizionata all'effettivo avvio di programmi per la soluzione del problema abitativo delle categorie interessate. In proposito, mi soffermo brevemente anche sull'ultimo rilievo di pregiudizialità costituzionale, ovvero sulla sussistenza dei requisiti di necessità e urgenza per l'adozione di un decreto-legge. Ebbene, il presente decreto-legge ha lo scopo, comune a una numerosissima serie di altri decreti-legge, di contenere il disagio abitativo di particolari categorie di soggetti svantaggiati, soprattutto nelle aree metropolitane. La norma che ci accingiamo a convertire è la conseguenza del fatto che non ci sono stati, con gli interventi legislativi adottati in precedenza, soluzioni strutturali a un problema che è innegabile e che rischia di provocare effetti sociali incontrollabili, anche vista la prossima scadenza al 3 agosto della precedente proroga. Questo - a mio avviso - comprova la sussistenza, nel caso in esame, dei requisiti di necessità e urgenza per l'adozione del decreto-legge. Vorrei qui rilevare - l'ha già fatto bene chi mi ha preceduto - la responsabilità anche da parte del legislatore di aver portato la situazione a tale aggravamento soprattutto, ma non solo, nelle aree metropolitane, dove abbiamo un'elevata concentrazione di famiglie a basso reddito, un numero di sfratti, anche per morosità, cresciuto in maniera esponenziale, un'offerta di alloggi pubblici del tutto ridotta, anche per effetto - com'è stato ben ricordato - della dismissione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali, un'elevata percentuale di immobili non occupati, l'aumento della povertà materiale e immateriale, senza contare i processi migratori e le difficoltà cui assistiamo quotidianamente nelle nostre aule giudiziarie in questa materia. A fronte di questo scenario, noi pensiamo che il decreto‑legge in esame dia un'immediata risposta ai problemi che ho cercato di evidenziare e lo faccia in ottemperanza ai precetti costituzionali. (Applausi dal Gruppo Aut).

BARBATO (Misto-Pop-Udeur). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARBATO (Misto-Pop-Udeur). Signor Presidente, colleghi senatori, siamo contrari alla questione pregiudiziale posta dall'opposizione perché essa ha un carattere meramente ostruzionistico. La maggioranza si trova a dover affrontare un problema che è stato lasciato insoluto dai cinque anni di Governo del centro-destra. Per questo, ci sorprende che l'opposizione, su una questione così delicata e che coinvolge direttamente la vita di molti cittadini che si trovano ad affrontare situazioni di autentico bisogno, non senta il dovere di dare il proprio contributo. Il decreto in esame, non contenendo mere proroghe degli sfratti, ma entrando nel merito delle soluzioni al disagio abitativo, è un decreto nel pieno dei requisiti di necessità ed urgenza, che non corre il rischio di affrontare valutazioni contrarie della Corte costituzionale, come qualcuno ha paventato. Il regime di proroghe è transitorio in quanto è limitato nel tempo, legato a precisi parametri di reddito e tiene conto del carico di figli e portatori di handicap. Esso tiene inoltre conto della popolazione: Comuni con almeno 10.000 abitanti in cui si verificano situazioni di particolare disagio. Il Governo è arrivato all'emanazione di un decreto proprio per evitare i gravi effetti sociali che sarebbero derivati dallo sfratto di centinaia di famiglie, ma soprattutto perché senza di esso città come Milano, Roma e Napoli non avrebbero potuto trovare soluzioni abitative alternative poiché neanche i Comuni avrebbero potuto nell'immediato dare un tetto a chi ne aveva bisogno. Le Commissioni competenti hanno già abbondantemente esaminato il provvedimento nel merito e hanno apportato modifiche opportune per dare prima soluzione ad un tema che l'opposizione, se solo provasse ad approfondirlo, si renderebbe conto di quanto vasto e delicato sia. È ovvio che questa maggioranza intende tornare ad affrontare tutte le questioni connesse al disagio abitativo nelle sedi opportune e con soluzioni che non siano solo temporanee, ma che tengano nella dovuta considerazione tutto quanto ruota attorno al mondo della casa. Il mercato immobiliare, ormai incontrollabile e ingovernabile, pone un ulteriore problema: le soluzioni abitative di tutti quei nuclei familiari che già vivono un enorme disagio. La soluzione - è ovvio - è quella di poter disporre di un numero maggiore di alloggi. E' necessario quindi un piano di edilizia pubblica di lungo periodo che, con il contributo fondamentale dei Comuni, ponga soluzione al problema, che è enorme, sia nelle grandi città, sia nei centri di media grandezza.Ci rendiamo conto che, accanto al problema di chi è in affitto e chiede una casa, esiste anche il problema dei proprietari, spesso piccoli proprietari che hanno investito i propri risparmi nel mattone e che devono poter disporre legittimamente del proprio investimento, quasi sempre frutto dei sacrifici di un'intera vita. Riteniamo che le misure oggi in esame debbano essere approvate dall'Aula. La nostra valutazione sulla questione pregiudiziale è pertanto certamente negativa, per il metodo e per il merito della stessa. Ci saremmo aspettati un atteggiamento più responsabile da parte dell'opposizione che, invece, si oppone ostruzionisticamente a tutto, senza distinzione di tema e senza entrare nel merito dei provvedimenti. Ancora una volta l'opposizione, con questo atteggiamento, ignora un legame con il Paese su un tema importante ed urgente, da porre come priorità della politica di un Paese moderno. Queste sono le ragioni per cui il nostro Gruppo voterà contro la questione pregiudiziale. (Applausi dal Gruppo Ulivo).

D'ALI' (FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALI' (FI). Signor Presidente, noi voteremo in maniera molto convinta a favore delle questioni pregiudiziali, non solamente per il merito delle stesse, al quale mi rifaccio (merito che è stato illustrato dai senatori Pastore e Ferrara e che il Gruppo di Forza Italia perfettamente condivide), ma anche per una grande preoccupazione in ordine ai nostri lavori parlamentari. Il senatore Villone ha parlato di emendamenti; noi siamo entrati nel merito del provvedimento. Siamo in presenza, signor Presidente, onorevoli colleghi, di un parere contrario della 5ª Commissione bilancio, convintamente sostenuto da membri della maggioranza in ordine a una parte del provvedimento. Innanzitutto, è singolare che un disegno di legge recante la firma del Ministro dell'economia - spero che il collega Pinza mi ascolti - attiri il parere contrario della 5ª Commissione del Senato, ma è assolutamente allarmante che in Commissione la maggioranza e il Governo, nonostante tale parere, decidano deliberatamente di andare avanti, di ignorarlo e di portare in Aula il testo nella sua interezza. Non si tratta di discutere sul merito del provvedimento (lo hanno già fatto egregiamente i colleghi Pastore e Ferrara), che riteniamo profondamente incostituzionale: qui si tratta di difendere le prerogative dell'intera Assemblea del Senato, di maggioranza ed opposizione. (Applausi dei senatori Amato e Pastore). Non si era mai verificato che un Governo e una maggioranza, in presenza di un parere contrario della 5a Commissione ex articolo 81 della Costituzione, non apportassero direttamente in Aula o correttivi o stralci della parte del disegno di legge bocciata dalla 5ª Commissione. Onorevoli colleghi, è un problema di difesa delle prerogative di questa Assemblea. Se la maggioranza e il Governo ritengono di andare anche contro se stessi, ignorando il suddetto parere, noi non possiamo che essere non solamente sorpresi, ma estremamente preoccupati. Il voto favorevole alla questione pregiudiziale, oltre a riguardare, a nostro parere, il merito del provvedimento, concerne la difesa di tutti noi: le prerogative dei Gruppi, delle Commissioni e dell'iter procedurale delle nostre leggi. Ripeto: se dovesse essere posto in discussione il provvedimento nella sua interezza, comprese le parti giudicate incostituzionali, ciò verrebbe a significare l'inutilità che ogni provvedimento - come prevede il Regolamento - sia esaminato dalla 5ª Commissione per il giudizio di merito e, come in questo caso, per il giudizio sulla costituzionalità. Pertanto, collega Villone, non interveniamo adesso sugli emendamenti, ma lo faremo nella sede opportuna; interveniamo sul testo e lei lo sa benissimo. Il nostro non è un atteggiamento ostruzionistico, senatore Barbato; al contrario, è prevaricatore e sprezzante quello della maggioranza e del Governo, è un modo di agire preoccupante. (Applausi dal Gruppo FI). Il voto sulla questione pregiudiziale, in questo caso, non è solo sul merito del provvedimento, ma sulla difesa delle prerogative del Parlamento. Il Governo ieri ha taciuto in maniera inquietante sul parere di non costituzionalità espresso dalla 5ª Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Rammento che, anche per casi di gran lunga meno rilevanti, il Capo dello Stato si è sempre rifiutato di apporre la sua firma su provvedimenti recanti tale giudizio contrario; esso non mancherà di essere ricordato oggi, dinanzi a quest'Aula, nella fase della lettura dei pareri. Penso in ogni caso che, qualora la maggioranza dovesse ritenere di appoggiare se stessa da un parte e di autosmentirsi dall'altra, sostenendo l'inquietante silenzio del Governo sul provvedimento e bocciando le questioni di pregiudizialità, sarà sicuramente necessario presentare - lo annuncio sin d'ora - una proposta di non passaggio agli articoli, affinché tale situazione possa essere sottoposta alla nostra attenzione, nell'interesse - ripeto - di tutti. Tutti noi (la maggioranza, prima ancora che l'opposizione) abbiamo interesse che i provvedimenti siano adottati nell'osservanza della Costituzione e che i pareri espressi in difesa della stessa vengano rispettati. Non approvare oggi la questione pregiudiziale sarebbe un oltraggio alla Costituzione e alla 5ª Commissione, la quale, certamente, dovrebbe trarne le conseguenze attraverso la decisione di dimissioni di parte dei suoi componenti. L'intero Parlamento sarebbe privato del diritto di esercitare il controllo sugli atti del Governo e sarebbe sottoposto all'obbligo di approvarli senza esprimere un suo giudizio critico. (Applausi dai Gruppi FI e AN).

SAPORITO (AN). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SAPORITO (AN). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, nella passata legislatura sono stati approvati provvedimenti finalizzati a risolvere il problema sociale, politico e umano dell'emergenza abitativa, a far data dalla legge finanziaria 2001, il cui articolo 80, comma 22, sancì la sospensione per sei mesi delle procedure esecutive di sfratto nei confronti degli inquilini nel cui nucleo familiare vi fossero soggetti ultrasessantacinquenni o portatori di handicap grave e che non disponessero di altre abitazioni o di redditi sufficienti ad accedere all'affitto di nuova casa. Quindi, nessuno può accusarci e accusare il Governo Berlusconi di non essere stato sensibile ai problemi socialmente importanti quale quello in discussione oggi in quest'Aula. Successivamente, però, vi sono state diverse proroghe su cui è intervenuta la Corte costituzionale che, con la sentenza n. 310 del 2003, ha sancito l'eccezionalità dei provvedimenti di sospensione dell'esecuzione per il rilascio, chiedendo al legislatore di rendere più leggera e meno punitiva la norma eccezionale, per non ridurre il diritto dei soggetti proprietari provvisti di titolo esecutivo giurisdizionale.Sulla linea di questo orientamento era legittimo attendersi dal Governo Prodi un provvedimento legislativo più leggero, meno punitivo del privato proprietario di immobili, soprattutto con l'avvio di iniziative nel settore pubblico, ricorrendo ad agevolazioni e ad ammortizzatori sociali per non far ricadere tutto l'onere dell'intervento sociale sui proprietari di case. Nel decreto-legge 29 settembre 2006, n. 261, di cui stiamo oggi discutendo, si va in una direzione del tutto opposta alla decisione della Corte costituzionale che, con successiva sentenza n. 155 del 2004, ha stabilito che ulteriori differimenti del termine di sospensione delle procedure di rilascio «non potrebbero sottrarsi alle proposte censure di illegittimità costituzionale».In tale quadro, sono d'accordo - e lo affermo a nome del mio partito - con i colleghi senatori Pastore e Ferrara, che hanno correttamente sollevato questioni pregiudiziali all'ulteriore prosieguo dell'esame del provvedimento, che anziché alleggerire il rapporto tra bisogni sociali e diritti dei soggetti in causa lo aggrava, aumentando il numero dei Comuni interessati anziché ridurlo, facendo diventare ancora più divaricante l'equilibrio tra il diritto dei proprietari e le aspettative delle categorie da proteggere.Per tali motivi, il Gruppo di Alleanza Nazionale voterà a favore dell'accoglimento delle questioni pregiudiziali. Preciso che il mio partito e il mio Gruppo non sono contrari ad ulteriori iniziative di proroga, tenuto conto dell'antica, forte e consolidata attenzione del mio partito ai problemi delle categorie più deboli del nostro ordinamento, ma a condizione - lo hanno affermato altri colleghi e lo ribadisco a nome del mio Gruppo - che il provvedimento d'urgenza venga armonizzato con il quadro indicato dalla Corte costituzionale e delineato dalle proposte emendative presentate dalla Casa delle Libertà nelle Commissioni consultive e di merito. (Applausi dai Gruppi AN e FI).

TECCE (RC-SE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TECCE (RC-SE). Signor Presidente, quello al nostro esame è un decreto-legge sicuramente indifferibile ed urgente: la relazione allegata al provvedimento e i due relatori, senatori Confalonieri e Brutti, lo hanno richiamato. Aggiungo anche che esso è di rilevante interesse pubblico, vista sia la situazione delle grandi aree metropolitane come Milano, Roma, Torino, Napoli e Firenze, sia quella di tanti Comuni ad alta densità abitativa. Vorrei richiamare i pronunciamenti dei sindaci, al di là dei colori politici, e quelli dell'ANCI, organismo che rappresenta tutti i Comuni italiani, che con forza - è bene ricordarlo - a fine luglio, quando si avvicinava la scadenza del precedente provvedimento, prevista per il 3 agosto scorso, chiedevano al Governo di fare presto. Ricordo di avere personalmente sollecitato i Ministeri competenti in relazione alla situazione drammatica della città di Napoli, che ben conosco. Ebbene, nessuno faccia finta di dimenticare che migliaia di cittadini più deboli senza questo decreto-legge oggi non vedrebbero risolta la loro problematica abitativa. Si tratta - lo ricordo - di persone il cui reddito familiare complessivo è inferiore ai 27.000 euro, che sono o hanno a carico persone ultrasettantenni, figli, portatori di handicap. Stiamo parlando, in sostanza, delle donne e degli uomini più deboli di questo Paese. In secondo luogo, l'aspetto positivo di questo provvedimento è che, a differenza di tutti gli altri (senza polemizzare con i decreti-legge presentati dall'allora vice ministro Martinat), non soltanto risolve un problema oggettivamente urgente - ripeto, si è verificato un rischio di scopertura tra il 3 agosto e la data di presentazione di questo decreto-legge - ma addirittura lo fa nell'ottica dei due rilievi espressi nelle varie sentenze della Corte costituzionale. Si passa, cioè, dall'emergenza ad un inizio di nuova programmazione dell'edilizia. E ciò riguarda la stessa durata delle sospensioni. Per conferire maggiore responsabilità alle Regioni e ai Comuni al tavolo di concertazione di cui all'articolo 4 del provvedimento, è stabilito che la proroga sarà legata ai tempi nei quali essi definiranno i piani. Sia chiaro: quei Comuni che non predisporranno, entro sessanta giorni, un programma di edilizia faranno decadere i benefici. Inoltre - altro aspetto di rilievo - gli interessi del conduttore e del locatore questa volta sono ben individuati. Non è vero che saranno i proprietari a dover pagare la proroga. Ci sono evidenti vantaggi per i locatori, sia attraverso la maggiorazione del canone del 20 per cento sia da parte della fiscalità generale, mediante la riduzione forfetaria al 14 per cento del canone del reddito - mi riferisco all'articolo 4 - assunto come base imponibile. E' questa la copertura finanziaria del provvedimento a cui si provvede proprio con le maggiori entrate derivanti dalla rideterminazione dei redditi da fabbricati di cui all'articolo 5. Pur essendo in fase di esame di una questione pregiudiziale sul testo, senatore D'Alì, da parte di qualche collega si è fatto riferimento agli emendamenti. Mi sembra del tutto logico che, se anche la stessa Commissione bilancio ha detto che la copertura - affronterò poi l'obiezione che fa lei - assumendo la percentuale del 14 per cento va bene, diventa molto faticoso sostenere che se con un emendamento si allarga la platea dei beneficiari dai settantenni ai sessantacinquenni, dai Comuni capoluogo e Comuni limitrofi al di sopra dei 10.000 abitanti a quelli invece compresi nell'elenco della delibera CIPE n. 87 del 2003 e si abbassa al 13 per cento la percentuale forfetaria, con ciò determinandosi un raddoppio delle entrate, le cose non siano chiare. E' bene che il Governo faccia luce se questo rischia di ampliare la platea dei beneficiari e, nel rischio, si possono creare cambiamenti di preferenza tra contratti liberi e contratti concordati, ma mi sembra che un chiarimento del Governo, come da me più volte sollecitato in 5a Commissione, possa dissipare i dubbi sollevati dalla Commissione bilancio sui commi 4 e 5. Quanto al parere contrario, esso riguarda esclusivamente una formulazione del Governo in Aula. Il sottosegretario Casula ha chiesto di ritirare l'attuale comma 7 dell'articolo 1 ed eventualmente procedere ad una sua nuova formulazione. Quindi, la 5a Commissione ha espresso un parere ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione semplicemente perché il Governo aveva detto che non era possibile mantenere l'attuale formulazione. I tempi stretti non hanno permesso di attenderne una nuova. Se però essa sarà presentata in Aula, se ne terrà conto. Quanto all'ultimo aspetto della vicenda, vi è da fare una valutazione politica. L'opposizione deve dire se, nei territori ad alta densità abitativa, come, ad esempio, Milano, ritiene utile un provvedimento di legge per uscire dall'emergenza abitativa. Credo che se c'è spirito di collaborazione si possono tranquillamente superare questioni interpretative che anche da parte della Commissione bilancio sono state affrontate con particolare rigore. Ma c'è un punto innegabile. Questo decreto, rispetto agli altri che vengono citati nelle relazioni, esce dalle fasi delle proroghe sic et simpliciter e prevede una proroga differenziata per Comuni, tra quelli che faranno un programma per uscire dall'emergenza e quelli che non lo faranno, una proroga i cui oneri non ricadranno solo a carico dei proprietari. Infatti, sia con interventi agevolativi dei Comuni sia con interventi di fiscalità generale, ci sono evidenti vantaggi per i locatori proprietari. Se c'è una preoccupazione che noi esprimiamo, è che l'eventuale inadempienza dei Comuni e delle Regioni possa penalizzare i cittadini, non in relazione al loro reddito, non in relazione alla loro drammatica condizione abitativa, ma alla maggiore o minore capacità dei Comuni, che diventa un parametro dei tempi della proroga. Ecco perché convintamente, non solo e non tanto come Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, ma come Unione, voteremo contro la questione pregiudiziale che riteniamo, dal punto di vista della incostituzionalità, totalmente infondata, perché raramente ci sono stati provvedimenti così urgenti e così indifferibili (per avere degli interessi costituiti e un rilevante interesse pubblico) e raramente c'è stata una tale adesione nel provvedimento alle preoccupazioni e alle indicazioni espresse dalla Corte costituzionale. (Applausi dal Gruppo RC-SE. Congratulazioni).

DE PETRIS (IU-Verdi-Com). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 DE PETRIS (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, il nostro Gruppo ritiene che le questioni poste alla base delle pregiudiziali oggi presentate siano assolutamente infondate; quindi, voterà contro. Vorrei ricordare che questo è il primo decreto sugli sfratti e sul disagio abitativo che va incontro ai rilievi formulati dalla Corte costituzionale, che aveva invece espresso una serie di osservazioni significative, senza comunque giungere ad una dichiarazione di incostituzionalità, sui provvedimenti precedenti. In questa occasione ciò non accade, perché le proroghe non sono fini a se stesse, ma sono collegate ad un piano delle Regioni e dei Comuni sul disagio abitativo, ma soprattutto perché tiene conto anche dei diritti del locatore (argomento oggetto invece in passato di rilievi da parte della Corte costituzionale). In merito al parere contrario espresso dalla 5a Commissione sul comma 7 dell'articolo 1, vorrei far presente al senatore D'Alì, che forse era distratto, anche perché arrivato in ritardo in Commissione, che non è assolutamente vero che in quella sede la questione non sia stata posta. Nelle Commissioni riunite in sede referente, il parere della 5a Commissione è stato correttamente letto da parte del Presidente. Se i membri delle Commissioni hanno poi deciso, come poi è accaduto anche sugli emendamenti, di andare avanti e di confermare il loro voto, hanno semplicemente esercitato la loro prerogativa. Non è la prima volta che accade, anzi, anzi, anzi. Il suo ragionamento, senatore D'Alì, avrebbe potuto avere validità se noi avessimo ignorato il parere, ma i membri della 5a Commissione erano pienamente coscienti e, in piena coscienza, esercitando le loro prerogative di parlamentari, hanno deciso diversamente. Peraltro sono assolutamente convinta di una certa infondatezza di quel parere contrario, ma poi ne discuteremo e troveremo - credo - anche delle soluzioni. Basterebbe andare a vedere il parere sul decreto-legge n. 351 del 2001. Respingendo le pregiudiziali difendiamo dunque le prerogative dei parlamentari che, in scienza e coscienza, decidono di andare avanti sul provvedimento, di trovare soluzioni. D'altronde, lei sa perfettamente che il relatore aver chiesto una sospensione proprio per trovare una soluzione e superare così una serie di rilievi. Per tali motivi, ribadisco l'infondatezza delle questioni pregiudiziali. Mi rivolgo al presidente Baccini, che in questo momento presiede l'Aula: lei sa perfettamente, signor Presidente, qual è la situazione drammatica che si verrebbe a creare non solo a Roma, ma in tutte le grandi città e nell'intero Paese se questo decreto dovesse oggi trovare una battuta d'arresto. Abbiamo trovato una situazione seria che si è incancrenita col passare degli anni, perché non si è fatto assolutamente nulla dal punto di vista degli interventi. Le cartolarizzazioni, il punto di cui al comma 7, hanno creato ulteriori problemi e disagio facendo venir meno un patrimonio pubblico su cui si poteva intervenire per far fronte alle esigenze dei cittadini più bisognosi. Il decreto in esame non solo prevede una proroga, ma mette in atto una serie di provvedimenti; rappresenta l'inizio di un percorso per cominciare ad affrontare tali problemi. Per queste ragioni, invito l'Aula a respingere le pregiudiziali, avvalendosi anzi, a maggior ragione, delle proprie prerogative di parlamentari. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com e RC-SE).

ANDREOTTI (Misto). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 ANDREOTTI (Misto). Signor Presidente, credo che se questo decreto-legge fosse bloccato creeremmo una situazione obiettiva di grande disagio in quella parte della popolazione interessata dal provvedimento. Vorrei ricordare però - ho chiesto la parola proprio per questo - che nell'immediato dopoguerra, per anni, abbiamo sempre avuto all'ordine del giorno il problema della carenza di abitazioni e quello di una certa regola limitatrice da porre ai canoni di affitto. Abbiamo avuto ministri benemeriti a mio avviso (Fanfani, Alvisio, Tupini) che, o con le "case Fanfani" o favorendo le cooperative, hanno consentito a un numero notevole di famiglie italiane di non avere più il problema di come fronteggiare la condizione di inquilini. Oggi però - e per questo ho preso la parola - ci troviamo in una situazione di emergenza nata da un fenomeno che, nella mia limitatezza mentale, non so spiegarmi. Perché molti istituti di previdenza, che avevano le loro riserve in immobili (quindi quello che è considerato il modo migliore di disporre di una riserva), hanno massicciamente proceduto ad una smobilitazione, permettendo il formarsi di un potentato immobiliare italiano - mi riferisco adesso al problema romano che conosco - che è alla base di tanti sfratti che sono stati eseguiti negli ultimi tempi? Forse il Governo dovrebbe aiutarci a dare una spiegazione a questo fenomeno, che penso possa essere giustamente considerato inquietante. Ci sono poi gli aspetti che riguardano l'articolo 81 della Costituzione e il parere della Commissione bilancio, ma se ne occuperanno i colleghi tecnici. Personalmente volevo solo richiamare l'attenzione su tale aspetto, perché la stessa configurazione sociale della nostra società nazionale ha avuto motivi di inquietudine per quanto sta succedendo. Non è un fatto limitato ad una città o ad alcune città. Quindi, avere qualche mese per poter approfondire questo problema e decidere tutti, senza pregiudiziali e con maggiore serenità di coscienza, credo che sia indispensabile. (Applausi dal Gruppo Ulivo e del senatore Bonadonna).

D'ONOFRIO (UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 D'ONOFRIO (UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, relatori, onorevoli rappresentanti del Governo, ho chiesto di intervenire, per la verità, dopo aver ascoltato l'illustrazione delle questioni pregiudiziali fatta in quest'Aula e, in particolare dopo le considerazioni del collega D'Alì, alle quali in qualche misura è stata data una risposta politico-sociale e non costituzionale dai colleghi De Petris e Andreotti. Ma non voglio sfuggire di fronte alla questione che è stata posta.È evidente che se dovessimo scegliere tra la tutela del diritto alla casa come valore, e la tutela dell' inquilino permanente sceglieremmo la tutela del diritto alla casa. Questa è stata la battaglia storica della Democrazia Cristiana e dei suoi alleati dal 1948 in poi. Lo dico ai colleghi di sinistra: la scelta tra proprietà di casa e non proprietà di casa, di questo si è trattato e ha fatto bene il senatore Andreotti a ricordare i meriti straordinari che Ministri di parte democristiana, e non solo di tale parte, hanno conseguito in ordine alla tutela della proprietà dell'immobile destinato a casa. Abbiamo visto questa posizione contrastata da coloro i quali invece per anni hanno finito con il sostenere che l'inquilino era un valore in sé; mancava una politica dell'accesso alla proprietà dell'immobile casa.Oggi non possiamo essere presi per il cuore e dire che c'è il problema della casa di alcuni; o ci si dice da parte della maggioranza di Governo - ecco la questione posta da D'Alì - che il diritto ad acquisire la proprietà di casa è un diritto costituzionalmente e politicamente tutelato, allora la pregiudiziale non è una pregiudiziale contro la proprietà dell'immobile destinato a casa, ma è una pregiudiziale per consentire l'accesso alla proprietà di casa e, allora, noi vinceremmo una battaglia storica in questo Parlamento. Non è questione dei diritti dei parlamentari; è questione di uno scontro sociale drammatico che per oltre 30 anni ha visto contrapposti i partiti alleati con la Democrazia Cristiana e i partiti della sinistra in questo Paese. Dico questo alla collega De Petris. Sono stato candidato alle elezioni comunali di Roma qualche anno fa e avevo come manifesto di base «Giù le mani dalla prima casa»; mi sono scontrato anche allora con colleghi della sinistra, presenti oggi in Aula, che sostenevano che non esisteva il diritto alla proprietà dell'immobile destinato alla casa; di questo tema oggi si sta ancora una volta trattando. Allora, sarebbe opportuno da parte della maggioranza politica e del Governo una dichiarazione del ritiro di quel famoso comma, in modo che non si possa più considerare irrilevante il parere della Commissione bilancio dalla maggioranza e dal Governo: di questo si tratta, non del diritto dei singoli parlamentari, collega De Petris. È il diritto della maggioranza a dirci una volta per tutte in modo chiaro se c'è o no il diritto alla proprietà dell'immobile. Non possono esserci da parte della maggioranza di Governo due proposte! (Applausi dai Gruppi UDC e FI). Alla commissione sugli sfratti si è parlato del problema del cuore, dell'immobile, dei problemi sociali; il Ministero dell'economia ha risposto che non ci sono soldi. Si dica una volta per tutte se c'è una maggioranza che sul diritto alla casa ha una politica o due! Per questa ragione, la pregiudiziale è un fatto politico di rilievo; il Gruppo dell'UDC, se il Governo ritirerà il comma in oggetto, chiederà ai colleghi di ritirare la pregiudiziale, ma se il Governo non lo farà l'UDC voterà a favore della pregiudiziale stessa. Attendiamo una risposta del Governo, il quale non può tacere a lungo su tale questione. (Applausi dal Gruppo UDC).

BRUTTI Massimo, relatore. Domando di parlare.

 PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 BRUTTI Massimo, relatore. Signor Presidente, i relatori esprimono parere contrario sulle questioni pregiudiziali. Richiamo brevemente i princìpi che emergono dalla giurisprudenza costituzionale e che riguardano la materia.La Corte costituzionale ha stabilito come primo principio che le proroghe, cui si è più volte fatto ricorso, debbano trovare un limite: la proroga deve essere limitata nel tempo. Secondo principio, occorre prevedere una comparazione tra la condizione del conduttore e quella del locatore. Terzo principio, occorre una misura di equità che stabilisca a carico della collettività un onere economico inerente alla protezione degli inquilini che appartengono alle categorie svantaggiate al fine di alleviare il sacrificio dei locatori. Infine, dalla giurisprudenza costituzionale emerge una esigenza che pienamente condividiamo e che trova espressione nel decreto legge: quella di uscire dalla emergenza.

Presidenza del vice presidente ANGIUS (ore 11,17)

(Segue BRUTTI Massimo, relatore). Negli articoli 3 e 4 del decreto-legge si inserisce una norma volta a collocare in una sfera pubblica, o meglio concertata, le iniziative volte ad una graduale risoluzione del problema abitativoed una norma che prevede l'avvio di un piano nazionale dell'edilizia residenziale pubblica. Il decreto-legge quindi si colloca esattamente nella prospettiva indicata dalla giurisprudenza costituzionale. Poiché esso prevede una proroga, è evidente che ricorrono in questo caso i requisiti di necessità e di urgenza. La proroga è agganciata ad un meccanismo, volto a far uscire il problema del disagio abitativo dall'emergenza. Questi argomenti mi sembra siano sufficienti a respingere le pregiudiziali che in termini generali si riferiscono ad una pretesa incostituzionalità del decreto o che comunque negano la sussistenza dei requisiti di necessità e di urgenza. Ho ascoltato sia nell'intervento del collega Ferrara, sia nell'intervento del senatore D'Alì altre argomentazioni. Essi hanno fatto riferimento alle questioni poste dalla 5a Commissione e al parere negativo che riguarda alcuni emendamenti e poi al parere positivo che riguarda gli emendamenti soppressivi del comma 7 dell'articolo 1. Le questioni poste dalla 5a Commissione verranno risolte, come è nella fisiologia dei lavori parlamentari, secondo le regole e sarà l'Assemblea, proprio questa Assemblea del Senato, le cui prerogative in modo così vibrante difende il senatore D'Alì, a decidere in ultima istanza sulle questioni poste. Vorrei anche sottolineare che vi sono nelle norme di questo decreto-legge alcune scelte di valore, alle quali i relatori sono particolarmente sensibili, convinti che le norme che si riferiscono alla tutela dei conduttori deboli e quelle che dispongono una comparazione tra la posizione del conduttore e quella del locatore siano norme di equità che devono essere sostenute e, se corrispondono ad una concezione del diritto all'abitazione, esse corrispondono al programma del centro-sinistra. Tuttavia, permettetemi di chiedere a ciascuno dei senatori dell'opposizione di guardare dietro di sé poiché qui abbiamo a che fare con forze politiche che hanno un ampio elettorato, quindi anche popolare. Mi permetto di chiedere a ciascun senatore dell'opposizione di guardare alle condizioni di vita, ai diritti, alle esigenze di coloro che li hanno eletti poiché tra coloro che li hanno eletti vi sono ceti popolari. Tanto per fare un esempio, le abitazioni coinvolte nei processi di cartolarizzazione sono nella stragrande maggioranza, nella quasi totalità, abitazioni di ceti popolari, di famiglie con redditi bassi, di famiglie nell'ambito delle quali vi sono persone anziane, pensionati al minimo. Allora, ciascuno di voi si domandi se questi interessi non meritino oggi tutela e garanzie, soprattutto quando il locatore è forte, quando si tratta di una grande proprietà o quando si tratta delle società che sono state costituite da enti bancari, per l'acquisizione di quelle case nell'ambito dei processi di cartolarizzazione. Invito il Governo a fare tutto quello che è nelle sue possibilità per garantire che il comma 7 dell'articolo 1 non vada incontro a censure e possa essere conservato e mantenuto nel testo che ci accingiamo a convertire in legge, perché quella norma introduce garanzie a favore di conduttori deboli che hanno di fronte grandi società, grandi enti bancari. Posso allora comprendere che il senatore D'Alì consapevolmente e puntualmente dica che vi è un'esigenza di tutela degli interessi di quei grandi enti. La maggioranza sceglie in questo caso di garantire i conduttori deboli ed io chiedo a ciascun senatore dell'opposizione di domandare a se stesso se, in questo caso, non sia necessario stare dalla parte dei conduttori deboli. (Applausi dal Gruppo RC-SE).

PRESIDENTE. Chiedo al rappresentante del Governo se intende pronunciarsi sulla questione pregiudiziale in esame. (Cenni di diniego da parte del ministro Ferrero). poiché il Ministro non intende intervenire, rimettendosi all'intervento svolto dal relatore Brutti Massimo, metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la questione pregiudiziale, avanzata, con diverse motivazioni, dai senatori Pastore e Ferrara.Per comodità di calcolo del voto, al fine di evitare contestazioni, invito i colleghi senatori ad accomodarsi ciascuno al proprio posto e a rimanere seduti.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

BAIO (Ulivo). (Rivolgendosi ad un senatore di AN). Siediti!

PRESIDENTE. Prego i colleghi di sedersi, evitiamo contestazioni e lungaggini! (Alcuni senatori della maggioranza segnalano luci accese sui banchi del Gruppo AN cui non corrisponderebbe la presenza di senatori). Dichiaro chiusa la votazione.

Il Senato approva. (Vivi applausi dai Gruppi FI, AN, UDC, LNP e DC-PRI-IND-MPA. Commenti e proteste dai banchi della maggioranza).

 Colleghi, sospendo ora la seduta per cinque minuti, perché dobbiamo verificare il passaggio all'altro punto dell'ordine del giorno.

LUSI (Ulivo). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUSI (Ulivo). Signor Presidente, le chiedo innanzitutto di comunicarci l'esito della votazione.

PRESIDENTE. Posso senz'altro rispondere a questa sua richiesta, senatore Lusi.

 LUSI (Ulivo). La ringrazio, Presidente. In secondo luogo, vorrei segnalare che nel penultimo banco in alto... (Proteste dai banchi dell'opposizione). Posso parlare?

  PRESIDENTE. Senatore Lusi, questa sua segnalazione non corrisponde a ciò che i senatori segretari, che hanno seguito attentamente la votazione, hanno sostenuto.

 LUSI (Ulivo). Allora lo dirò ai senatori segretari.

MATTEOLI (AN). Domando di parlare.

 PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 MATTEOLI (AN). Signor Presidente, mi sembra che lei abbia risolto il problema in maniera un po' troppo semplice, chiedendo una sospensione di cinque minuti.

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Matteoli, per dire la verità l'ho chiesto più per me che per i colleghi, perché devo effettuare alcune verifiche in merito al secondo punto all'ordine del giorno dopo quello che stiamo espletando. Soltanto questo. Lo chiedo soltanto come forma di cortesia da parte del Senato.

 MATTEOLI (AN). Signor Presidente, lungi da me voler criticare la sua decisione, però non possiamo non sottolineare l'aspetto politico di quanto accaduto... (Commenti dai banchi del centro-sinistra. Proteste dai banchi del centro-destra).

PRESIDENTE. Senatore Matteoli, di questo aspetto politico avremo modo di discutere alla ripresa della discussione (Commenti del senatore Matteoli). Scusi, senatore Matteoli, le darò nuovamente la parola alla ripresa della seduta.

Poiché la questione fondamentale che mi è stata posta mi sembra invece quella dell'interesse dell'Aula a conoscere esattamente l'andamento e l'esito del voto, non ho alcuna difficoltà a fornire il risultato della votazione: presenti 299; votanti 298; maggioranza 150; voti favorevoli 151; voti contrari 147; astenuti nessuno. Questo è l'esito del voto. (Applausi dal Gruppo FI).

Come ho detto, sospendo la seduta per cinque minuti. Pregherei i colleghi di attenersi al tempo stabilito.

(La seduta, sospesa alle ore 11,28, è ripresa alle ore 11,35).

La seduta è ripresa.

Comunico che, avendo sentito il Presidente del Senato in merito anche all'evoluzione che i nostri lavori hanno avuto dopo la votazione che si è conclusa poco fa, procederemo ora con il successivo punto all'ordine del giorno relativo alla votazione sulle dimissioni reiterate dai senatori Bubbico e Pinza. Successivamente è convocata, naturalmente d'intesa con i Presidenti dei Gruppi, la Conferenza dei Capigruppo.

 Comunicazioni del Governo sulle politiche per la riduzione del disagio abitativo
e conseguente discussione
(ore 19,34)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Governo sulle politiche per la riduzione del disagio abitativo».

Ha facoltà di parlare il ministro della solidarietà sociale, onorevole Ferrero.

FERRERO, ministro della solidarietà sociale. Signor Presidente, nella discussione e nei fatti di stamattina sono state poste questioni su piani diversi. Prima di passare alle proposte sul merito, è opportuno intervenire a questo proposito. La prima questione, il primo punto che è stato posto, è stato il nodo politico di questa mattina. La nostra opinione è che stamattina si sia verificata non una modifica della condizione politica in cui ci troviamo, ma semplicemente una situazione in cui l'assenza giustificata di alcuni senatori della maggioranza ha determinato, in virtù delle determinazioni assunte dall'opposizione, il risultato che conosciamo: non si tratta di una novità, ma di una conferma delle condizioni numeriche in cui ci troviamo al Senato. Dal punto di vista invece del merito della votazione di questa mattina, è evidente che la situazione che ci troviamo a fronteggiare è la seguente. La bocciatura della conversione in legge del decreto sulgli sfratti determina un doppio problema: il primo è quello dei soggetti deboli che venivano tutelati dal decreto e in particolare dei malati terminali, degli ultrasettantenni, degli invalidi al di sopra del 66 per cento e delle famiglie con minori che, a questo punto, dopo la bocciatura del provvedimento, rischiano concretamente, a fine novembre, di essere coinvolti dalle procedure di sfratto. Il secondo elemento di gravità che deriva dalla bocciatura di questa mattina è che quel decreto conteneva anche la predisposizione di un piano, d'intesa con i Comuni e le Regioni, per ricostruire un intervento sul versante dell'edilizia residenziale pubblica, che era strettamente connessa al blocco degli sfratti. Anche questo intervento viene a cadere in una situazione che è, come tutti voi sapete, grave su questo versante, non solo perché circa 600.000 famiglie sono presenti negli elenchi dell'edilizia residenziale pubblica e non hanno, ad oggi, ricevuto alcuna risposta al loro bisogno abitativo, ma anche per l'assenza di politiche sulla casa che è andata avanti per anni. Infatti, confrontando i dati dell'ultimo ventennio, osserviamo che nel 1984 si costruivano 35.000 alloggi all'anno in qualche modo sovvenzionati dal pubblico, mentre nel 2004 se ne sono costruiti 1.900. Viviamo una situazione unica in Europa, in quanto il nostro patrimonio abitativo pubblico rappresenta il 4 per cento del totale, a fronte di una media europea del 16 per cento. La bocciatura del decreto ha determinato che, su entrambi questi fronti (quello dell'emergenza sfratti e quello della predisposizione di un piano di edilizia residenziale pubblica), siamo oggi in una condizione di empasse. Nel merito sono stati avanzati problemi relativamente alla costituzionalità del decreto. Io voglio sottolineare determinati elementi che poi ci permetteranno di ragionare su come andare avanti. La Corte costituzionale, nel 2004, aveva avanzato alcuni rilievi rispetto al cosiddetto decreto di proroga degli sfratti del 2004 su tre profili: la prima questione, diceva la Corte costituzionale, è che non si può proseguire con mere proroghe degli sfratti. Devo dire che il decreto in discussione questa mattina in Aula era stato costruito in modo da non essere una mera proroga, ma collegava il blocco degli sfratti per le categorie di cittadini particolarmente disagiate ad un piano da costruire con i Comuni e le Regioni; quindi, il rilievo di costituzionalità non poteva toccare questo decreto perché, a differenza dei decreti degli anni precedenti, non prevedeva una mera proroga degli sfratti. (Commenti del senatore Storace). Assolutamente no. Il voto è valido e non è contestabile. Sto spiegando le motivazioni sottese al decreto, che porteranno alla proposta che avanzerò alla fine.Inoltre, il secondo rilievo di costituzionalità avanzato dalla Corte costituzionale riguardava il fatto che non fosse possibile scaricare sul solo proprietario l'onere di un beneficio sociale più ampio, cioè che non si potesse scaricare sul singolo individuo proprietario che si trovava ad avere in una casa di sua proprietà un inquilino non sottoponibile a sfratto l'onere del medesimo. Per venire incontro a questa obiezione, nel decreto si era introdotta la possibilità per il proprietario che si veniva a trovare in queste condizioni di praticare una detrazione significativa dalla propria dichiarazione dei redditi, pari all'affitto pagato dall'inquilino maggiorato del 20 per cento. In ultimo, il terzo rilievo di costituzionalità riguardava la mancata comparazione, nel decreto del 2004, delle condizioni tra il proprietario e l'inquilino. Ci si poteva infatti trovare nella situazione in cui un proprietario malato terminale poteva non essere nella condizione di rientrare nel possesso pieno dell'alloggio di sua proprietà perché affittato ad un inquilino malato terminale e, giustamente, la Corte costituzionale segnalava una disparità di trattamento. Anche in questo caso, nel decreto è stato previsto espressamente che, in caso di parità di condizioni, ci fosse la disponibilità dell'alloggio per il proprietario. Dico questo perché a me pare che il decreto fosse costruito esattamente per rispondere ai nodi di costituzionalità sollevati in precedenza dalla Corte costituzionale. Infine, c'è un punto su cui il Governo, in caso le votazioni fossero proseguite, avrebbe espresso parere favorevole ed era la cassazione dell'articolo 1, comma 7, in cui non era prevedibile l'esito sulle quotazioni delle società in oggetto. Il Governo sarebbe addivenuto alla cancellazione dell'articolo 1, comma 7, non perché mancasse il finanziamento del decreto, che invece era previsto in altre forme, ma per evitare di intervenire su altre voci del bilancio dello Stato in una modalità non prevedibile, che mi pare fosse uno dei rilievi avanzati da più voci dell'opposizione.

STORACE (AN). Del Senato!

FERRERO, ministro della solidarietà sociale. Chiedo scusa. In questo caso, ho sentito le voci stamattina, nel dibattito cui ho partecipato e a quelle mi riferisco.

PRESIDENTE. Il senatore Storace è implacabile.

STORACE (AN). Semplicemente, è il Senato che ha bocciato il decreto, non l'opposizione.

FERRERO, ministro della solidarietà sociale. Ma io non parlavo di chi lo ha bocciato e, in ogni caso, tutti i rilievi di tipo istituzionale non possono che trovarmi concorde sulla precisione del rilievo medesimo. Ciò detto, stiamo verificando con gli uffici quale sia la strada migliore per far fronte al bisogno sociale cui il decreto intendeva rispondere e quindi come si riesca, entro la fine di novembre, a risolvere il problema del blocco degli sfratti per queste categorie di persone e a incardinare la costruzione del piano. Per quanto ci riguarda, a partire dalle posizioni dette, stiamo per verificare se sia possibile la strada del decreto. Stiamo verificando l'aspetto della costituzionalità; ovviamente non è possibile reiterare un decreto che abbia la stessa natura di quello bocciato e quindi stiamo verificando quali modifiche siano necessarie e se si tratti di modifiche che comunque preservino l'efficacia di un eventuale decreto oppure no. Nel caso in cui le verifiche risultassero negative, evidentemente bisognerebbe passare ad un'ipotesi di disegno di legge. Per quanto ci riguarda, come Governo, così come siamo stati disponibili nel percorso che ci ha portato fino ad oggi, siamo disponibili e interessati a svolgere un dibattito parlamentare - in sede di Commissione o in qualsiasi altra sede si ritenga opportuno - per verificare come risolvere il problema sociale presente, come riuscire, cioè, in tempi brevi (nell'arco di un mese), a bloccare gli sfratti per i soggetti deboli e ad incardinare la costruzione di un piano per dar soluzione al problema della casa. Quindi, a questa sera il Governo non ha ancora scelto la strada (se ripresentare, cioè, un decreto-legge o passare ad un disegno di legge), ma la sta verificando, essendo del tutto evidente che quella più breve sarebbe la prima: è molto difficile, infatti, ipotizzare la possibilità di approvare un disegno di legge, nei due rami del Parlamento, nell'arco di 30 giorni (in tempo utile, quindi, per evitare gli sfratti). Tali verifiche, però, ad oggi, a quest'ora, non sono concluse. Pertanto, nelle prossime ore, vedremo quale sarà la strada percorribile. In ogni caso, ribadisco che, per quanto ci riguarda, l'unico punto politico decisivo è la soluzione di questi due problemi, al fine di rinvenire la strada per non trovarci nella condizione di aggiungere a situazioni sociali e a sofferenze particolarmente gravi e pesanti problemi addirittura di ordine pubblico. Non sfugge a nessuno, infatti, il rischio che le forze dell'ordine si producano nel determinare sgomberi di case i cui inquilini si trovino nelle condizioni previste dal decreto‑legge: ne risulterebbe, per il nostro Paese tutto, un alto grado di inciviltà. Per questi motivi, per quanto riguarda il Governo, nella definizione dell'una o dell'altra strada, l'unico problema è tentare di fornire una risposta alla questione, oltre che di incardinare un percorso strutturale, al fine di ricominciare a realizzare una politica sulla casa mirante a fornire una risposta, appunto, strutturale al problema questione. (Applausi dai Gruppi RC-SE, Ulivo e IU-Verdi-Com).

PRESIDENTE. Ringrazio il ministro della solidarietà sociale Ferrero per il suo intervento.

Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Governo.

È iscritto a parlare il senatore Franco Paolo. Ne ha facoltà.

FRANCO Paolo (LNP). Signor Presidente, questo non è certo un question time, ma un intervento che dovrebbe essere conseguente a quanto avvenuto oggi in Aula: mi dichiaro, però, comunque, non assolutamente soddisfatto dell'intervento del Ministro, perché la questione non risiede certo nella spiegazione dell'importanza - a suo dire fondamentale, ma della quale, ad un certo punto, potremmo anche discutere, perché, comunque, non ci vede d'accordo - del decreto-legge, che era in discussione e che è decaduto, in quanto bocciato dal Senato (quindi, non certo dall'una o dall'altra maggioranza). Non è tanto nel merito che voglio entrare, in questo intervento, ma nella conseguenza. Mi auguravo che il Ministro non venisse a farci la lezioncina sul contenuto del decreto (che, naturalmente, conoscevamo già). Il problema è politico; il problema, signor Ministro, non è quanto vi era scritto nel decreto, che - ripeto - non era coperto, all'interno della propria normativa prevedeva ovvietà e riportava considerazioni assolutamente non attinenti alla risoluzione del problema in maniera drastica ed efficace. La questione sta nel fatto che il decreto - e quindi il suo Governo, cui lei appartiene - è stato cassato, in quanto è stata approvata da quest'Aula la questione pregiudiziale di costituzionalità: il decreto, pertanto, è decaduto e così com'è non sarà convertito nel conseguente disegno di legge. Mi auguravo che il Ministro, invece di venire a farci - ripeto - la lezioncina sull'importanza di tale decreto, esprimesse anche una considerazione di carattere politico. È evidente, signor Ministro (e questo non è un incidente di percorso!), che quanto di bello ci ha riferito sull'importanza di tale provvedimento non gode di una maggioranza parlamentare. Quindi, lei dice che, per altri versi, per altre vie, con altri strumenti, lei e il Governo che rappresenta in questo momento verrete e tenterete di dare una risposta, secondo il vostro avviso. Ho visto anche oggi, nelle agenzie di stampa, risposte in maniera inusitata roboanti, sotto questo profilo, ad un problema molto rilevante, al quale noi, nella scorsa legislatura, in più occasioni abbiamo dato risposte, che hanno visto i voti contrari anche della senatrice De Petris, che oggi con tanta cortesia ci ha ricordato la responsabilità che dovrebbe soggiacere all'approvazione di questo decreto. La conclusione è questa: queste belle idee che lei ci ha espresso avranno una maggioranza che permetterà loro di tradursi in un provvedimento legislativo concreto ed efficace? Quello che io chiedo e che la Lega Nord chiede, signor Ministro, è se, dietro alla bocciatura di oggi, ci sia ancora una maggioranza ed un Governo in grado di governare il Paese. Quando si parla, come abbiamo fatto oggi, di responsabilità, mi chiedo: la responsabilità sta in chi fa rilevare quello che già si sapeva (che non c'è una maggioranza in grado di governare questo Paese, almeno in Senato) o l'irresponsabilità sta in chi finge che non ci siano le condizioni per prendere decisioni drastiche e non si accorge che quindi l'unico che deve essere sfrattato è il presidente del Consiglio Prodi? Sappiamo benissimo che la Costituzione dice che non è un voto contrario ad un provvedimento del Governo, da parte di una o di entrambe le Camere, che ne costringa obbligatoriamente le dimissioni. Non è così, questo è evidente e lo dice anche la Costituzione. Ma non è il primo caso: è successo già sull'ordinamento giudiziario ed in altre occasioni importanti; questa è una di quelle. Non è un caso fortuito o unico. Lei non ci ha dato una risposta; forse non poteva, forse non sapeva, forse, all'interno della collegialità del Governo, non è stata data una risposta e si attendono tempi migliori. È tuttavia gravissima la responsabilità che sta dietro a questo fingere che non ci sia la questione di una maggioranza che sostiene il Governo, cercando di nasconderla dietro ai valori di un decreto che prorogava gli sfratti e che attuava una miriade di interventi, a vostro dire importanti sotto questo profilo. Il Paese di cosa ha bisogno? Ha bisogno di un Governo che si piange addosso, signor Ministro, come ha fatto lei stasera, e ci dice che in un modo nell'altro cercherà, per amor di patria, di risolvere questo problema o ha bisogno di un Governo che prenda atto che non ha una maggioranza in grado di permettergli di governare in uno dei due rami del Parlamento? Qual è la responsabilità vera? La responsabilità o l'irresponsabilità è quella vostra. È l'irresponsabilità di chi cerca di dimenticarsi (magari grazie anche al fatto che c'è un po' di sciopero in giro nell'informazione), di far passare la nottata, come dicono in certe parti, in modo che domani ci si dimentichi e che, a fronte di qualche altro voto positivo, possa essere superata questa pseudo, finta crisi parlamentare. Non è vero La realtà dei fatti sta in quello che è successo oggi e la risposta che ci deve dare questo Governo non è come riuscirà a risolvere questo problema né come intende agire nei confronti di questo provvedimento, se lo reitererà (vedremo in che maniera, perché sappiamo che non è possibile farlo per i decreti) o se presenterà un disegno di legge, come ci ha gentilmente spiegato lei. Il punto è la risposta politica che il Governo intende dare al Paese per far fronte gli impegni elettorali che si è assunto, allo scopo, secondo l'illustrazione che ci ha fatto lei anche stasera, di continuare a governare. Questa è la domanda. Lei dovrebbe far capire all'Aula se la politica che intende attuare questo Governo ha un sostegno parlamentare o no. Come? Non lo so. Ce lo dica lei se c'è una maggioranza diversa che può sostenere questo Governo, se d'incanto i parlamentari malati o in missione si ripresenteranno in Aula e saranno sempre presenti; ma sappiamo sia lei che noi che non sarà così.

Questa è la risposta che ci attendiamo: e quale altra? Ci dica se lei sarà in grado di approvare un provvedimento in questi termini: se, senza la fiducia, il decreto fiscale che ci sta arrivando dalla Camera in questi giorni sarà convertito in legge: no! Nonostante le belle intenzioni e le considerazioni di principio, non c'è una risposta a tale quesito. Questo volevo attendere e sapere. Per carità, poteva essere una risposta assolutamente politica e di buone intenzioni; un richiamo alla pseudomaggioranza di centro-sinistra ad essere presente, a votare e ad archiviare quanto successo oggi come un incidente di percorso. Spettava a lei, come rappresentante del Governo, venire a riferire in Aula. Invece, non ho sentito nulla sotto questo profilo. Quindi, temo, signor Presidente, che la conduzione politica, la gestione del Governo continuerà facendo orecchie da mercante ai fatti parlamentari che occorrono e che accadono, cercando più o meno di far leva dove sarà possibile in caso di emergenza con il voto di fiducia. Non so quante volte abbiate intenzione di chiederlo. Sempre a questo punto è meglio al Senato far leva sul voto dei senatori a vita, sulla loro assistenza politica e sociale - lei ha parlato dell'importanza sociale di questo provvedimento - il voto dei quali diventa ovviamente una assistenza sociale ai provvedimenti del Governo, che voi ritenete così fondamentali.La realtà è questa: non abbiamo avuto risposta al quesito per il quale avevamo chiesto al Governo di presentarsi in Aula. Non abbiamo avuto una risposta univoca, chiara che dovrebbe venire anche dalle altre parti della maggioranza, per chiarire quali sono le politiche che intendete fare a livello parlamentare affinché non succeda quanto successo adesso. Altrimenti, in caso contrario ed opposto, signor Ministro - questo è un messaggio che le voglio adesso comunicare, visto che lei non ci ha dato alcuna indicazione in questo senso - significa che questa è la via della irresponsabilità: continuerete, facendo - ripeto - orecchie da mercante, tirando la palla lunga alla «spera in Dio» o alla «viva il parroco», che qualcosa succeda! Succederà ancora, signor Ministro, che i decreti verranno bocciati, che i disegni di legge passeranno solo con la fiducia. Quindi, accadrà che il Paese alla fine dovrà pagare in maniera molto cara la irresponsabilità che lei oggi ha dimostrato, non parlando delle questioni politiche, e che evidentemente sta dimostrando il Governo Prodi. (Applausi dal Gruppo LNP).

 PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, ringrazio ed apprezzo le dichiarazioni del Ministro perché ci riporta tutti - mi dispiace che il richiamo di stamani al senso di responsabilità possa essere frainteso - alla questione davanti a noi: come oggi, cioè, il Governo intende affrontare l'emergenza che si è creata. Il decreto a questo punto decadrà naturalmente il 29 novembre. È chiaro che in questi 30 giorni bisogna trovare una soluzione - mi permetto di avanzarne alcune - che venga incontro alla risoluzione del problema. Le pregiudiziali - vorrei ricordare ai colleghi dell'opposizione - non fanno in alcun modo riferimento ai presupposti di necessità ed urgenza del decreto, in base all'articolo 77 della Costituzione. Quindi, è evidente a tutti che, anche se sono state approvate dal Senato le pregiudiziali, il non aver esse riguardato i presupposti della necessità ed urgenza del decreto, riconsegna al Governo la possibilità appunto di poter e di dover intervenire per necessità ed urgenza. Spesso abbiamo assistito anche nella scorsa legislatura ad un utilizzo smisurato dei decreti, che non avevano nulla a che fare con l'articolo 77 della Costituzione: non erano cioè certamente basati sui presupposti di necessità ed urgenza. Questo lo era, eccome!  Si tratta, infatti, di un decreto-legge che rispetto alla mera proroga degli sfratti faceva uno sforzo in più e su tale punto vorrei richiamare la vostra attenzione. Lo sforzo maggiore era finalizzato proprio a venire incontro alla sentenza della Corte costituzionale n. 155 del 2004 in due modi: introducendo una parità tra il locatore e il conduttore (pur sapendo che nel caso delle grandi proprietà tale parità non esiste ma forniva gli strumenti per superare anche una possibile disparità) e, cosa più importante, legando le proroghe a piani abitativi affidati ai Comuni, ai quali veniva riconosciuto un periodo di tempo per realizzare programmi di edilizia e censire il fabbisogno abitativo; tutto questo allo scopo di arrivare ad un piano nazionale sul problema dell'emergenza casa e quindi di edilizia residenziale pubblica. Questo rappresentava un grande passo in avanti - lo voglio ricordare con forza - proprio perché il decreto non si basava unicamente sulla proroga di termini. Pertanto, il danno arrecato è abbastanza grave. Se non poniamo rimedio ci troveremo di fronte ad una situazione di grande disagio per moltissime famiglie con gravi problemi. Come sapete, i beneficiari dell'articolo 1 del decreto-legge in questione sono soprattutto anziani, malati terminali, portatori di handicap e persone con gravi necessità. Signor Ministro, vorrei sottolineare che nella stessa discussione che oggi ha riguardato le pregiudiziali possiamo individuare gli elementi per intervenire con necessità ed urgenza, la qualcosa non è stata affatto messa in discussione dalle pregiudiziali. Credo sia ancora possibile e sacrosanto intervenire con un decreto-legge, che certamente dovrà essere compatibile con l'articolo 15, comma 2, della legge n. 400 del 1988, in base al quale il Governo non può rinnovare le disposizioni di un decreto-legge decaduto. Ma proprio perché il provvedimento non riguardava solo ed unicamente le proroghe ma individuava anche la strada dei piani su cui intervenire, credo che il Governo in questi 30 giorni possa ancora emanare un provvedimento con i presupposti di necessità ed urgenza per dare risposta ai problemi in essere. Tanti, infatti, erano i motivi che avevano portato il Governo ad emanare un decreto-legge. Vorrei anche ricordare la necessità e l'urgenza di intervenire per definire i rapporti giuridici posti in essere in questo mese, che rendono auspicabile l'emanazione di un decreto. Vorrei, altresì, ricordare al Ministro che nella scorsa legislatura si è verificato un caso analogo. Il decreto-legge 29 marzo 2004, n. 81, recante interventi urgenti per fronteggiare situazioni di pericolo per la salute pubblica, di fatto non fu convertito alla Camera. Immediatamente dopo il Governo ha presentato un altro decreto-legge che solo in pochissime parti differiva dal decreto decaduto. Tra l'altro, vorrei far presente che quel decreto era decaduto alla Camera proprio a seguito dell'approvazione di due pregiudiziali di costituzionalità, che, tra l'altro, facevano riferimento ai presupposti di necessità e urgenza. Nonostante ciò esso è stato poi reiterato, con gli stanziamenti praticamente identici. Da questo punto di vista, quindi, abbiamo la possibilità di intervenire anche rapidamente. Soprattutto vorrei sottolineare la responsabilità di tutti noi. Capisco che l'opposizione voglia ovviamente tentare strumentalmente di averne un beneficio politico da tutta questa vicenda, però - lo ripeto stasera che siamo tutti più pacati - vorrei invitare i colleghi del centro-destra ad intervenire e a dare il proprio contributo. Il problema è tutto dinanzi a noi: è nelle città e nella gravità della situazione che si è venuta a creare. Vorrei dire anche con altrettanta chiarezza che dovremmo ancora una volta riprendere lo spirito del decreto-legge, che era quello di andare avanti e di andare oltre rispetto alla vera proroga. È un aspetto al quale credo dovremmo essere tutti interessati per poter finalmente cominciare in questo Paese, dopo cinque anni in cui il dramma della casa si è solo aggravato, a trovare e a mettere finalmente in atto tutti gli strumenti necessari a riavviare una seria politica della casa nel nostro Paese. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com, Ulivo, RC-SE e dal senatore Formisano).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cutrufo. Ne ha facoltà.

CUTRUFO (DC-PRI-IND-MPA). Signor Presidente, penso che la Provvidenza stamattina ci abbia messo mano, perché, senatrice De Petris, questo provvedimento non è affatto un buon provvedimento. Siamo purtroppo abituati a vedere le cose dal punto di vista della nostra convenienza politica. C'è un passaggio del programma di Prodi che riguarda l'emergenza abitativa e le sue soluzioni. Ebbene, se la soluzione è quella di questo decreto-legge per fortuna esso non esiste più, grazie a un voto del Senato. È un decreto che mette povera gente contro povera gente; è un decreto non soltanto ingiusto ma dal punto di vista sociale - questo sì - è un mezzo per aizzare le folle. Perché non ci convinciamo una volta per tutte che è vero che esiste un'emergenza abitativa e che delle persone e delle famiglie hanno la necessità del supporto dello Stato? Parlo di supporto dello Stato, colleghi senatori, non di altri privati; lo Stato costringe, da qualche anno, gruppi di privati a sostenere mancanze di altri gruppi di privati, che noi condividiamo essere mancanze gravi. Come non pensare al pensionato che con lacrime e sangue si è fatto una seconda casetta, o che magari sta in affitto e si è fatto finalmente una casa di proprietà, e al quale viene requisita l'abitazione da un altro privato, grazie alle leggi di questo Stato? In relazione a questa problematica si passa, ormai da decenni, di proroga in proroga, immaginando che da una parte vi siano sono alcuni stolti e sciocchi ricchi che debbono dare ad altri e, fra questi, alcuni molto furbi e nemmeno poveri. Basta pensare allo scandalo degli IACP. A tal proposito, voglio sapere se il Ministro ha la stessa esperienza di altri qui dentro che magari hanno fatto gli amministratori locali, anche in grande metropoli come Roma, per esempio. Lo scandalo dello IACP che, quando nacque, grazie alla Democrazia Cristiana, riuscì...

 BONADONNA (RC-SE). Prima della Democrazia Cristiana.

CUTRUFO (DC-PRI-IND-MPA). Con Mussolini, molto prima.

BONADONNA (RC-SE). Ancora prima di Mussolini.

CUTRUFO (DC-PRI-IND-MPA). Ma poi lo attuò la Democrazia Cristiana e continuò con la legge Fanfani e con la legge Tupini, se si vogliono proprio precisare le vicende della casa e della Democrazia Cristiana, rendendo proprietari in Italia circa l'80 per cento dei cittadini italiani. Ancora molti degli abitanti dei cosiddetti IACP, gli istituti autonomi delle case popolari, sono gli stessi entrati nel 1950, nel 1956, nel 1965, nel 1970. Oggi i loro figli sono affermati dentisti, professionisti, ingegneri, avvocati, ed è giusto che sia così, proprio grazie a quella politica. Sono ancora lì dentro, però, a sottrarre la casa, la prima abitazione, a chi oggi ha realmente bisogno, alle famiglie di oggi che vogliono nascere e non hanno la possibilità. Allora, cosa fa lo Stato? Anche con il suo provvedimento, Ministro, chiede di nuovo ai privati di avere pazienza, di lasciare le cose così come stanno perché le case gli servono ancora, perché, come negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, non si riesce a risolvere l'emergenza abitativa.  Voglio segnalare, a proposito del sindaco Veltroni, che dopo circa 25 anni tornano le baracche - mi dispiace che non sia presente il senatore Bettini, ma c'è la senatrice De Petris - nel comune di Roma. Sempre riguardo a questo provvedimento, Ostia che cos'è? Un quartiere di Roma o una cittadina di villeggiatura? Anche lì ci sono le famiglie povere; ci sono, ci sono, lo so bene. Ma quanti furbi sono annidati dietro una dichiarazione di 10.000 euro all'anno per rientrare nella no tax area quando invece non sono affatto bisognosi di una casa e stanno alle spalle di un altro privato che magari è bisognoso, dentro il suo appartamento. Si tratta di una legge truffa per questi cittadini italiani che hanno gli stessi diritti di coloro i quali hanno l'esigenza di avere una casa, ma non la loro. Allora, intanto ristabiliamo un principio di equità e di eguaglianza tra i cittadini italiani e finalmente lo facciamo, perché non è il torto di questo Ministro, è una vicenda che si trascina negli anni e in questi governi. Smobilitiamo gli IACP, ad esempio; utilizziamo quei soldi per costruire nuove case per chi veramente ha bisogno, oppure facciamo un buono affitto con quei soldi di 300-400 euro al mese. Liberalizziamo il mercato degli affitti e vedrete come crolleranno i prezzi d'affitto delle case quando stabiliremo con la normativa - ed è una prima proposta che le faccio, Ministro - una cosa sola: una data certa e non la finita locazione dopo quattro anni, rinnovabili per altri quattro. Tutto passa per anni di cause e qui sono scritte cose - mi scusi se uso questo termine - anche un po' furbescamente, perché si dice che le cause per finita locazione, ma passate in giudicato, sono 12.000. Lei ha idea di quante centinaia di migliaia di cause ci sono per finita locazione che giacciono nei tribunali intasando la giustizia civile - come lei sa bene - e non trovano soluzione da 10-20 anni? Non è vera, quindi, nemmeno questa dichiarazione. Senatore Bonadonna, lei che si è occupato di casa, qui ci sono delle cifre non veritiere. Vogliamo approfittare dell'incidente avvenuto stamattina? Allora, parliamo di finita locazione con chiavi in mano al proprietario di casa senza passare per i tribunali e diamo noi una soluzione alternativa. Vedrete come crolla il mercato perché qualunque proprietario di casa, se ha la certezza di rientrare in possesso della propria abitazione dopo quattro o cinque anni, è disponibile anche a diminuire del 30 per cento il valore del contratto di affitto dell'appartamento. Si tratta soltanto di ribadire un principio - e non so se sono tutti d'accordo sul punto - la proprietà privata non è un furto e lo Stato non può approfittare della presunta agiatezza di altri cittadini per risolvere i problemi di chi ritiene essere più povero, ma insisto sulla furbizia di questa fascia. Quanti realmente bisognosi, tra quelli che occupano case di terzi, sono meritevoli di questa attenzione da parte dello Stato? Dovremmo approfondire un'indagine patrimoniale su questi cittadini, perché poi sono quelli che hanno in garage macchine di grossa cilindrata. Ricordo un episodio che ha fatto storia a Spinaceto, una zona della città di Roma che non tutti conoscono. Santoro strumentalizzava, intervistando dallo Zen, e chiedeva: «Ma questa è la situazione dell'Italia?», e gli rispondevano: «Sì, purtroppo qui moriamo tutti di fame». Ricordate la trasmissione «Il rosso e il nero»? Era il più grande disinformatore nella storia della televisione italiana. Io, che a ventisette anni ero presidente dell'associazione commercianti del Laurentino 38 - e chi conosce questa zona sa che è lo Zen di Roma - ero anche il presidente della squadra di calcio del Laurentino 38 ed ero anche un punto di riferimento in quel quartiere, so bene quali bisogni e quali mancanze vi fossero e da buon democristiano me ne sono sempre occupato: siamo arrivati anche alla demolizione di alcuni ponti, perché totalmente nelle mani della malavita. Vorrei fare un confronto con Santoro su queste vere informazioni: cosa hanno fatto lo Stato o il Comune per risolvere realmente questo conflitto d'interessi che c'è tra povero e povero? Dobbiamo agire più in profondità, Ministro. Se vuole realmente approfittare dell'occasione, non risolva il problema dicendo «Facciamo un'altra proroga degli sfratti», perché ci saranno migliaia di persone che a queste parole avranno un brivido lungo la schiena, come del resto alcune altre migliaia lo avranno se questa proroga non ci sarà. Allora diamo tempi certi e diamo soluzioni immediate. Quando vedo che si vuole fare un provvedimento del genere senza copertura economica, capisco che non c'è una vera buona fede, perché senza una copertura economica, i Comuni che dovrebbero individuare le zone da destinare alla costruzione di alloggi a carattere economico o popolare ai sensi della legge n. 167 del 1962 - anche in questo caso mi dispiace che non siano presenti i senatori Bettini e Montino - non possono farlo; a Roma, ad esempio, migliaia di ettari di terreni agricoli sono stati trasformati in terreni edificabili senza che fossero individuate le aree di cui alla legge n. 167. Parliamo di questo e con queste carte andiamo a prendere il giudizio di queste che noi definiamo oggi persone che hanno bisogno, ed hanno veramente bisogno. E allora dotiamo i Comuni anche degli strumenti economici, per risolvere soprattutto i problemi delle grandi metropoli; distinguiamo aree ed aree e non facciamo di tutta l'erba un fascio, perché ci sono Comuni come Rapallo che sono effettivamente Comuni turistici, anche di un certo livello, che secondo questa normativa avrebbero anch'essi case bloccate, magari da qualche furbo. (Congratulazioni).

 PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Matteoli. Ne ha facoltà.

MATTEOLI (AN). Signor Presidente, onorevoli senatori, onorevole Ministro, lei è stato mandato qui - uso un termine che non vuole essere assolutamente offensivo - e come ha affrontato questo suo intervento? Tornando a discutere del contenuto del decreto, ma non è questo l'argomento, non è questo il motivo per cui l'Assemblea del Senato ha chiesto la presenza del Governo. Noi abbiamo chiesto la presenza del Governo perché il Governo doveva dimostrare, attraverso il suo intervento, di avere ancora una maggioranza. Me lo consenta, non è sua competenza specifica, è sua competenza in quanto - mi scusi il bisticcio di parole - è componente di un Governo, ma non è competenza sua. Se affrontiamo l'argomento ed entriamo nel merito, vediamo che in Italia - questo lo diciamo - ci sono stati Governi di centro-sinistra, di centro-destra e centristi, ma non si è mai risolto il problema di fondo su chi deve ricadere il costo dell'abitazione. In Italia, da questo punto di vista, il costo ricade sul proprietario della casa, ricade sull'affittuario quando paga l'affitto o ricade sulla mano pubblica? È un miscuglio che non è mai stato risolto. Ma questo era un argomento da affrontare durante il dibattito sul decreto: un decreto che non c'è più, signor Ministro, perché il Senato l'ha bocciato. Lei, iniziando il suo intervento, ha dichiarato (forse le è scappato, mi passi il termine poco parlamentare) che il voto del Senato è grave. Non esistono voti del Senato gravi: i senatori votano liberamente e questa volta hanno votato in un modo diverso da quello che lei auspicava. È venuto ad illustrare ancora una volta il decreto, mentre ci aspettavamo che venisse ad avanzare una proposta. Ha detto invece che state studiando e «a questa sera» - cito le sue parole - «il Governo non ha ancora scelto la strada». Non voglio entrare nel merito del decreto. Il decreto non c'è e non può essere reiterato. L'argomento oggetto della discussione, ripeto, è un altro: siete in condizione di continuare a governare? Se volevate entrare nel merito non del decreto ma del problema (perché è questo l'argomento), vi dovevate rivolgere all'opposizione, oggi diventata maggioranza almeno su questo argomento. Era necessaria umiltà, tesa a contattare i leader dell'opposizione, oggi maggioranza, per trovare insieme una soluzione. Nessuno vuole, infatti, tanto meno noi, mettere cittadini in mezzo alla strada. Sarebbe veramente criminale se, della mancata conversione di un decreto di questa natura, ne facessero le spese proprio i meno abbienti. Non è questo l'obiettivo che vogliamo raggiungere. Se vi fosse stata più umiltà, si sarebbe trovata una soluzione. Il problema, ripeto, è politico. Ma non ci sono novità: anche la giornata odierna si è aperta all'insegna della confusione e della contraddittorietà di opinioni all'interno del Governo, tra Governo e maggioranza e all'interno della stessa maggioranza. Ha cominciato questa mattina il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, l'onorevole Enrico Letta che, probabilmente per rimediare all'impatto mediatico negativo sulla questione del 45 per cento di tasse per i redditi più alti, è sceso nella sala stampa di Montecitorio per chiarire che il Governo non condivideva l'emendamento presentato dall'Ulivo. Poco dopo, il ministro Damiano (Enrico Letta e Damiano fanno parte dello stesso Governo) in una dichiarazione ha, invece, affermato che l'aliquota del 45 per cento è una buona idea. Per carità, discutiamo pure, ma mettetevi d'accordo: quale delle due strade volete seguire? Successivamente si è proseguito con una ben nota bocciatura del Governo sul decreto sugli sfratti, un provvedimento che - intendo qui sottolinearlo - non presentava la copertura finanziaria: questo, infatti, è il motivo della bocciatura. Il decreto era, quindi, incostituzionale e non era stato concordato, come gli altri decreti-legge, con l'opposizione. Il collega Baldassarri - che se ne intende certamente più di me - in una sua dichiarazione afferma che il decreto è «palesemente privo di copertura finanziaria, tanto che la stessa Commissione bilancio del Senato ha espresso parere contrario in Aula. Così l'Aula del Senato ha battuto il Governo votando una sacrosanta pregiudiziale di incostituzionalità». Ebbene, la maggioranza è stata battuta, in maniera clamorosa, dall'opposizione, divenuta quest'oggi maggioranza, almeno su questo argomento. Ma la cosa più grave è che il Governo era rappresentato in Aula da tanti Sottosegretari e da alcuni Ministri, tra cui il Ministro di riferimento, che era lei, onorevole Ferrero (ho visto il suo imbarazzo questa mattina: ha preferito prendere la porta e uscire), e nessuno ha ritenuto di dover prendere la parola e spiegare cosa intendesse fare, come intendesse proseguire e come volesse rimediare ad una questione che presenta profili sociali che debbono essere affrontati e risolti. È veramente curiosa l'accusa che viene rivolta dai colleghi dell'estrema sinistra nei confronti dei banchi della destra: la colpa è vostra - cioè nostra - se è caduto il decreto che risolveva i problemi abitativi della povera gente. Ma come? Quando vi rivolgete alla destra ci tacciate da padroni della ferriere e ora ci riconoscete una forte sensibilità sociale, tanto che vi meravigliate che abbiamo bocciato il decreto? (Applausi del senatore Storace). Il decreto non l'ha bocciato un'opposizione, ma il Senato, perché tredici assenti hanno compiuto una scelta diversa. Un po' di rispetto - lo dico soprattutto all'estrema sinistra - per la vostra storia politica e anche per la vostra propaganda. Diceva Lenin che una bugia ripetuta mille volte diventa realtà; ebbene, voi per mille volte avete ripetuto che la destra non si occupava del sociale; questa mattina, però, tanti interventi erano del tenore: ma come, voi che andate nelle periferie, a difendere gli sfrattati, ora votate contro questo decreto‑legge? Un po' di coerenza, colleghi della maggioranza, oggi opposizione. Il Governo è fuggito dall'Aula lasciando soli i Presidenti dei Gruppi della maggioranza. Ho apprezzato molto - lo dico senza nessuna ironia, credetemi, perché sono un uomo politico da tanti anni e, quindi, conosco questi passaggi - il fatto che oggi i Presidenti dei Gruppi della maggioranza, oggi minoranza, abbiano ricoperto tre ruoli: quello istituzionale che compete loro come Presidenti dei Gruppi di appartenenza, quello di segretari di partito e quello di rappresentanti del Governo. C'è stato, infatti, il silenzio di tutti i segretari di partito nei confronti del Governo e nessun rappresentante dell'Esecutivo ha parlato fino a quando è intervenuto il ministro Ferrero, che ringrazio. Egli, tuttavia, è venuto a riproporci un dibattito sul decreto-legge che non c'entra più, l'argomento è un altro. Avete parlato solo voi perché siete stati lasciati soli dalla vostra maggioranza, dal Governo e dai leader di partito, perché non sanno più cosa dire per difendersi, tant'è vero che il senatore Salvi - come ho detto in un precedente intervento - parla di «una conduzione da parte del Governo che denuncia un agire con un po' di dilettantismo». Il vice presidente del Consiglio Rutelli, raggiunto dai giornalisti che gli chiedono un parere sull'argomento, dice di non sapere nulla e di essersi occupato di libri. Si è occupato di libri, non dei problemi degli sfrattati. D'Alema, ancora più curioso di tutti, fa affermazioni del seguente tenore: non sono io che ho convocato la riunione di sabato e non sarò io a fare la relazione; chiedetelo al presidente Prodi. Subito dopo, alla domanda se sia vero che al Governo dell'Unione manca lo spirito del 1996, come ha affermato il vice premier D'Alema, il presidente Prodi è netto e risponde: «Nego alla base la verità di questa affermazione: non è vero che non c'è lo spirito del '96. La Fabrica del programma...»(Commenti del senatore Morando).

PRESIDENTE. Ognuno interviene come ritiene, senatore Morando. Deve, però, concludere, senatore Matteoli. (Commenti del senatore Buccico. Richiami del Presidente).

MATTEOLI (AN). Il presidente Prodi risponde con ironia; tutto si può concedere al presidente del Consiglio Prodi, ma che sia capace di fare ironia è un po' difficile; ebbene, qui ci ha provato e ha detto: «E tutto il resto è musica. Andatelo a dire a Vasco Rossi, non a me».  Di fronte a questo, signor Ministro, noi ci aspettavamo una sua presa di posizione nei confronti del Governo per chiarire se avete ancora una maggioranza, se siete nelle condizioni di poter continuare a governare. Il problema del decreto-legge non esiste più: esso non c'è più, è stato bocciato. Siamo disponibili ad esaminare insieme a voi la possibilità di risolvere il problema degli alloggi, soprattutto per gli aspetti sociali molto forti che ne conseguono, ma dovete essere voi a chiederlo, certamente non possiamo essere noi a proporlo. (Applausi dal Gruppo AN).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Formisano. Ne ha facoltà.

FORMISANO (Misto-IdV). Signor Presidente, svolgerò solo poche e brevi considerazioni, non saranno neanche necessari i dieci minuti a mia disposizione. Un aspetto che mi ha colpito negli interventi che mi hanno preceduto è che tutti i colleghi di centro-destra hanno teso a mettere in evidenza il fatto che il decreto-legge fosse stato bocciato dal Senato, tentando quasi di evitare che si dicesse che ciò è accaduto perché loro hanno votato in un certo modo. Allora, non è una provocazione, ma è quasi come se avessero paura che l'opinione pubblica venisse a conoscenza del fatto che questo provvedimento in Senato è stato bocciato perché un certo numero di senatori di una certa parte politica ha votato contro. Io facevo l'avvocato civilista. Se avessi continuato a fare questo lavoro domani avrei preso il «Corriere della Sera» o «Il Sole 24 Ore» e ai clienti che mi avessero chiesto quale fosse la fine dei provvedimenti di sfratto esecutivo e passivo alla data del 29 novembre, avrei risposto che non era più operante un decreto-legge in vigore fino al 28 novembre in quanto ritenuto non costituzionale e che bisognava quindi aspettare l'intervento del Parlamento in materia. Se mi fosse stato chiesto come mai il Senato avesse bocciato questo decreto-legge, avrei risposto che una maggioranza composta da questi partiti aveva ritenuto di agire in tal modo. La mia, dunque, non è una provocazione; credo però che molte volte noi perdiamo il senso di quanto facciamo in quest'Aula in rapporto a quanto avviene fuori di essa. Questa è la mia preoccupazione. Per la verità, signor Ministro, se la sua precisazione sul comma 7 fosse intervenuta questa mattina, probabilmente molto sarebbe cambiato. Infatti, ho capito che quello era uno dei punti nodali, sul quale si sviluppava la discussione e si attagliavano le critiche maggiori dei colleghi dell'opposizione. Probabilmente, staremmo ora discutendo in positivo e non in negativo. Quali sono le mie conclusioni in base all'esperienza di questa vicenda? Innanzitutto, ringrazio il Ministro per avere indicato quali saranno le linee guida dell'azione di Governo nei prossimi giorni per evitare di arrivare al 28 novembre con una totale scopertura. Soltanto chi non vuole vedere, non riesce a capire cosa possa significare l'assenza di un provvedimento al momento della scadenza dell'efficacia di questo decreto. Ho capito che si tiene, si teneva e si terrà nella debita considerazione tutta la serie di rilievi posti dalla Corte costituzionale. Quella è la strada da perseguire anche con l'adozione di un ulteriore atto avente forza legislativa. A questo punto non so quale possa essere tale atto, ma non escludo che, d'intesa con il Quirinale, si possa procedere ulteriormente a decretazione, fatta in un certo modo. È chiaro, però, che vanno compiuti passi in tal senso. Quanto al provvedimento, in Conferenza dei Capigruppo ho mostrato al presidente Matteoli, ovviamente mettendolo in difficoltà, le dichiarazioni di Alemanno risalenti a poco prima delle elezioni. Egli dichiarava che tale provvedimento andava adottato per incontrare le esigenze dei cittadini. È ovvio che su provvedimenti del genere non c'è colore o parte politica che tengano. Siamo tutti d'accordo che su di essi si debba procedere in un certo modo e trovo strano che in questa occasione non siamo riusciti a fare quanto fatto, anche pochi giorni fa, su altre questioni sulle quali tutti ritenevamo di dover essere d'accordo. Senza che ciò suoni a provocazione, ma ho quasi la sensazione che qualcuno si sia pentito di aver impedito il decorso di questo decreto-legge anche attraverso evidenti - dal vostro punto di vista - miglioramenti del testo. Probabilmente in Aula stamattina c'è stata fretta nell'incardinare questioni pregiudiziali e sospensive quando da più parti, non soltanto dalle opposizioni, provenivano richieste di un maggiore approfondimento e di una sospensione. Ciò mi serve semplicemente per dire che secondo me in questo bipolarismo molte volte le prove muscolari, che pure hanno senso, nel merito non sempre producono gli effetti voluti. Questo vale per voi ma anche per noi, in quanto questo Senato ha dimostrato nei giorni scorsi di saper fare cose buone in modo intelligente e con amplissima convergenza. Allora, la prossima volta non facciamo prove muscolari su argomenti così direttamente incidenti su quanto gli italiani subiranno quale risultato di esse. Probabilmente, in alcuni di voi si è determinato il convincimento di aver sbagliato ad impedire che questo provvedimento seguisse il suo iter fino alla conclusione, anche attraverso miglioramenti che l'Aula e le Commissioni hanno dimostrato di saper fare. Ringrazio ancora il Ministro perché è venuto a riferirci come il Governo si muoverà al riguardo. Sono convinto che non ci sia tempo da perdere perché il 28 novembre è dietro l'angolo. Purtroppo, l'unico di voi che ha parlato di incidente è stato il senatore Cutrufo, che probabilmente ha capito lo spirito nel quale alcuni di noi si sono mossi. Altri invece hanno voluto per forza di cose rimarcare che si trattava del Senato, mentre io affermo che era il Senato in una sua componente ben precisa.Probabilmente la recriminazione è che forse era meglio consentire il miglioramento di questo provvedimento in Commissione e poi in Aula, piuttosto che esporci a quella che potrebbe essere - e alcuni lo hanno già fatto - una facile messa in campo di iniziative politiche contro chi, eventualmente, si sia reso artefice di una iniziativa parlamentare che non blocca più gli sfratti dal 29 novembre. Personalmente non farò questo, né lo farà il mio Gruppo politico, però la prossima volta le prove muscolari facciamole su provvedimenti che hanno minore incidenza diretta sui cittadini italiani. Forse riusciremo a recuperare il clima che avevamo qualche settimana fa, quando, sempre su temi che hanno a che fare con la giustizia, siamo riusciti a produrre una buona norma, abbiamo mostrato una buona capacità di produzione normativa nella quale ci siamo riconosciuti in tanti.

 PONTONE (AN). Allora imparate a scrivere le leggi!

 PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Onofrio. Ne ha facoltà.

D'ONOFRIO (UDC). Signor Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi, credo che le considerazioni da svolgere sulla vicenda che si è verificata oggi al Senato siano essenzialmente due, una di ordine politico generale (e mi auguro che il Ministro possa riferirla al Presidente del Consiglio) e l'altra di ordine più specifico, concernente la questione oggetto del decreto-legge sul quale si è registrato il voto contrario del Senato. Per carità, non ho alcuna preoccupazione che quel voto sia stato espresso prevalentemente dal centro-destra: assumo il merito per questo motivo e dico anche per quale ragione è motivo di merito. Signor Ministro, la prima considerazione di ordine politico: da quando il Governo si è formato, è chiaro che non è possibile governare il Paese avendo in quest'Aula un contesto politico che consente come fatto normale la imprevedibilità di ogni voto su qualunque provvedimento. Questa è la questione politica. Oggi non è un fatto eccezionale il voto contrario a questo decreto-legge, è un fatto del tutto normale.

 BOCCIA Antonio (Ulivo). È la legge elettorale!

 D'ONOFRIO (UDC). È capitato su questo, poteva capitare ieri, addirittura sull'assestamento di bilancio, su cui il Governo ha avuto la maggioranza perché qualche collega dell'opposizione ha sbagliato a votare, potrà capitare domani su altri provvedimenti importanti. Quindi, la questione politica di fondo, non è il voto contrario di oggi su questo decreto-legge: non è questa l'eccezionalità. L'eccezionalità consiste nel fatto che siamo in presenza di un Governo che afferma di voler governare l'Italia per cinque anni, in un contesto nel quale non ci fa capire come intenda affrontare il problema politico del Senato, non il problema giuridico-parlamentare. Questa è una questione seria. Lei è qui stasera per questa ragione signor Ministro (giustamente lo ha detto poco fa il collega Matteoli): non solo e non tanto per la questione degli sfratti - arriverò alla questione specifica, ma fra un attimo - ma per la questione politica generale. Siamo in attesa di conoscere come il Governo intenda affrontare il problema della governabilità del Paese sulla base del suo programma, sapendo che in ogni momento, su qualunque argomento del suo programma, dal bilancio all'assestamento, alla finanziaria, alle case, alla politica internazionale si corre il rischio di avere una maggioranza che diventa minoranza. Questo è il problema politico. Non dica che si è verificata oggi una situazione eccezionale: oggi è stato colpito, per circostanze fortuite, un pezzo importante della politica del Governo. Ieri poteva essere colpito addirittura l'assestamento di bilancio: lei capisce cosa avrebbe significato questo? Se ieri i nostri colleghi, che hanno sbagliato a votare, avessero votato come avrebbero politicamente dovuto, sarebbe stato bocciato l'assestamento di bilancio e non so con quali conseguenze politiche generali. Il problema politico che le chiedo di riferire al Presidente del Consiglio, signor Ministro, e sul quale la invito a svolgere una riflessione sua, come membro del Governo, e della parte politica alla quale lei appartiene, è il seguente: è di tutta evidenza che questo programma di Governo, in quanto tale, non è in grado di andare avanti nelle due Camere, soprattutto al Senato, per la imprevedibilità dell'esito delle votazioni, tranne che del voto di fiducia, ammesso che i senatori a vita sulla fiducia decidano di votare in un certo modo anziché, come può capitare, valutare di volta in volta. Vale a dire che questa maggioranza non è maggioranza strutturale al Senato. Signor Ministro, questo è il problema politico: siamo 322 componenti del Senato, la maggioranza è rappresentata da 162 voti, che la maggioranza in questo momento non ha. Questo è il problema strutturale del Senato ed il problema politico fondamentale. Detto questo, mantengo il rammarico di non aver avuto neanche un accenno di risposta al riguardo da parte sua e preciso che non ho mai ritenuto che fosse in gioco il Governo in quanto tale oggi; ho ritenuto che oggi fosse accaduto un ulteriore episodio di grande rilievo politico. Non era in discussione questo Governo oggi, ma evidentemente in questo momento il Governo stesso sa di non avere, al Senato, la maggioranza sulle basi fondamentali del suo programma: non su singoli punti, ma su provvedimenti a caso; oggi è capitato sul decreto-legge sugli sfratti, domani può capitare su un'altra cosa. Questo è il problema politico che la giornata del 25 ottobre 2006 pone in evidenza; questo problema non ha ricevuto nessuna risposta e non credo che essa sarà data sabato dall'incontro del vertice cosiddetto di maggioranza del Presidente del Consiglio con i segretari dei partiti che ufficialmente sostengono il Governo e che, se anche lo sostenessero tutti, in modo totale, presenti sempre, non formerebbero la maggioranza strutturale al Senato. Questo è il problema politico che noi abbiamo posto. Vengo alla conseguenza del ragionamento politico: quali parti fondamentali del suo programma il Governo - se ancora non lo ha capito è bene che lo capisca - corre il rischio di vedere bocciate? Quelle sulle quali la sua maggioranza è divisa, perché, come lei ha visto essendo presente oggi in Senato, onorevole Ministro, noi non abbiamo votato la pregiudiziale in quanto, per un colpo di fortuna, abbiamo avuto la maggioranza; abbiamo chiesto fino alla fine ed io per primo (credo che se rilegge il mio intervento lo ritrova) ho chiesto che il Governo ritirasse il comma 7 dell'articolo 1 del decreto-legge che era quello sul quale si era dimostrato lo scontro interno alla maggioranza. È una maggioranza che per un verso ci chiede di approvare un decreto che comporta spese, per un altro verso ci dice che quelle spese non le può sopportare. Questo è il problema di questo Governo: ci sono due filosofie politiche di fondo sul rapporto con la proprietà. Questo riguarda le pensioni, la politica sociale, la finanziaria, la politica estera e quindi anche il decreto di cui lei è sostanzialmente il protagonista principale. Le due filosofie di fondo sull'istituto della proprietà privata sono due filosofie che vengono a scontrarsi in Aula per la semplice ragione che su questo scontro l'opposizione non farà sconti al Governo, è bene che lo capisca. E allora la domanda è questa: è in grado il Governo di trovare un punto di equilibrio al suo interno su tale problema, visto che questo decreto‑legge è giunto in Aula con due diverse posizioni, alternative, della maggioranza sul punto fondamentale? Lo risolve questo problema? Dopo ci dirà con quale strumento, disegno di legge, decreto-legge o altro. Comunque, quando avrà risolto il problema interno alla sua maggioranza, risorgerà quello politico generale: su questi temi, con l'opposizione, vuole avere un rapporto preventivo o no? I temi non sono quelli generici di questo o quell'argomento, non sono materie da cosiddetto «inciucio», come ho detto nel mio intervento non si tratta di allargamento della maggioranza o di sostituzione della maggioranza con pezzi da una parte e dall'altra, non c'è nessuna intenzione - parlo come Capogruppo dell'UDC - di fare questo. La domanda è: sulle questioni strutturali questa maggioranza, che è divisa dal punto di vista fondamentale, con l'opposizione si vuole confrontare cercando il punto di intesa, al quale forse faceva riferimento il collega Formisano prima? Allora potrebbe ottenere una larghissima maggioranza. Lo abbiamo tentato positivamente sul tema della religiosità, pochi giorni fa, approvando all'unanimità una mozione su un tema straordinariamente difficile, sul quale non ho motivo di dubitare che la maggioranza abbia opinioni diverse dall'opposizione e all'interno della maggioranza e dell'opposizione ci siano opinioni diverse; ciononostante abbiamo votato all'unanimità. Lo abbiamo fatto in materia di giustizia a proposito di due decreti sui quali il Governo chiedeva la sospensione, quello sull'ordinamento delle procure e quello sulla disciplina dei magistrati, e l'abbiamo fatto con una larghissima maggioranza. Siamo in grado di trovare l'intesa anche sul decreto sugli sfratti. Ma ovviamente è possibile a una condizione: che la maggioranza ci dica cosa vuol fare della proprietà privata della casa. Deve decidere cosa fare, se cioè ritiene che il proprietario della casa è un delinquente e l'inquilino è una persona per bene, secondo modelli paleomarxisti. (Commenti del ministro Ferrero). Il decreto-legge su questo è caduto. Ministro, lei deve sapere che, se ci ripropone questo decreto, o lo approva la sua maggioranza o cade nuovamente. Il fatto dev'essere molto chiaro: non serve l'appello al buon cuore nei confronti degli sfrattati, l'ha detto il senatore Cutrufo prima. Occorre capire: siamo in presenza di una politica che vuol far giungere tutti gli italiani alla proprietà dell'immobile destinato alla casa? Allora, si affronti questa emergenza. O vuole, invece, tenere una quantità di italiani in condizioni di non proprietà per un tempo indefinito, per ragioni strutturali che sono anche di consenso politico e, quindi, di agitazione sociale? Questo il problema, queste le due componenti politiche dell'attuale maggioranza. (Richiami del Presidente).Quando avrà risolto il problema all'interno della sua maggioranza, ci venga a dire, in un altro contesto, che cosa vuol fare con l'opposizione, sapendo che, se il problema è quello delle due culture opposte sul tema della proprietà della casa, voteremo contro. Se, invece, troverete un punto d'intesa accettabile, che risolva l'emergenza, avrete il nostro consenso, sapendo che, però, si va verso la proprietà generalizzata con una politica della casa quale quella seguita da gran parte dei Governi democristiani (prima ancora, durante il ventennio fascista, si è tentato di fare cose che non erano pensabili; in Italia si è giunti a una proprietà privata della casa spaventosa, considerata un bene dal Paese). Se, dunque, il Governo si muove in questo senso, trova il nostro consenso; se si muove contro, invece, no. Questa è la questione che, quindi, dal punto di vista del merito del decreto-legge, avrei piacere che lei ci riferisse, signor Ministro non pretendevo che oggi, in quattro o cinque ore, il Governo risolvesse un problema che è di struttura della sua maggioranza. Non vorrei che ci impiegasse un mese né, soprattutto, che facesse finta di non capire che questa è la questione politica di fondo, perché nascondersi dietro un dito non serve a nessuno: certamente non serve al Governo, ma non serve neanche a lei. Questo il problema, questo il punto fondamentale: o saltate il fossato, cercando su questo - come su altri punti - un'intesa strategica con l'opposizione, o dovrete esserci solo voi per approvare i vostri decreti.

FERRARA (FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FERRARA (FI). Signor Presidente, vi sono ancora quattro iscritti a parlare e abbiamo a disposizione quindici minuti, per cui, chiaramente, dovremo terminare domani mattina. Lo faccio per il senatore Bonadonna e per gli altri colleghi: forse, lo svolgimento di questi interventi si potrebbe rimandare a domattina.

PRESIDENTE. Quindi, senatore Ferrara, lei propone - e mi pare che l'accordo sia unanime - di proseguire domani mattina il seguito della discussione.

FERRARA (FI). Esatto. Ho chiesto tempestivamente la parola, signor Presidente, perché, se fossi intervenuto dopo il senatore Buonadonna, l'avrei fatto prima del discorso del senatore Pastore.

PRESIDENTE. Della sua correttezza ero sicuro, senatore Ferrara.

RUSSO SPENA (RC-SE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUSSO SPENA (RC-SE). Signor Presidente, innanzi tutto sono d'accordo con il fatto che la decisione spetti alla Presidenza.

PRESIDENTE. Certo, questo va da sé.

RUSSO SPENA (RC-SE). Bisogna inchinarsi, in questo momento, all'autorevolezza del Presidente.

Poi, però, senatore Ferrara, dipende anche un po' dal Ministro, che non so se ha impegni che gli impediscano di essere qui domattina, perché sarebbe importante che il dibattito si concludesse con la sua presenza.

PRESIDENTE. Il Ministro, ovviamente, è a disposizione del Senato.

RUSSO SPENA (RC-SE). Allora, se il Presidente è d'accordo, lo siamo anche noi.

PASTORE (FI). Il Ministro è a disposizione!

PRESIDENTE. Poiché non si fanno osservazioni, rinvio il seguito della discussione sulle comunicazioni del Governo ad altra seduta.

 


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