Back

Indice Comunicati

Home Page

RESOCONTO STENOGRAFICO seduta del Senato del 26 ottobre 2006

RESOCONTO STENOGRAFICO seduta del Senato del 26 ottobre 2006

Presidenza del vice presidente BACCINI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,30).

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,34).

 

Seguito della discussione sulle comunicazioni del Governo in ordine alle politiche per la riduzione del disagio abitativo (ore 9,34)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione sulle comunicazioni del Governo in ordine alle politiche per la riduzione del disagio abitativo.

Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri è intervenuto il Ministro della solidarietà sociale ed ha avuto inizio la discussione sulle sue comunicazioni.

È iscritto a parlare il senatore Bonadonna. Ne ha facoltà.

BONADONNA (RC-SE). Signor Presidente, credo sia stato un atto di grande sensibilità e lealtà da parte del Governo e del ministro Ferrero venire ieri pomeriggio in Aula a riprendere il filo del ragionamento nel merito di un provvedimento molto atteso e peraltro socialmente significativo che riguarda la tutela del diritto alla casa per una fascia debole della popolazione sottoposta allo sfratto. Si tratta di un provvedimento che, oltre ad intervenire nell'emergenza degli sfratti, per la prima volta, fin dal suo primo articolo, si pone l'obiettivo - sempre ribadito, ma mai concretizzato in un provvedimento - della garanzia del trasferimento da casa a casa. Penso che tutti si siano resi conto che ieri in quest'Aula c'è stato un cortocircuito tra un dichiarato ed esplicito consenso alla finalità di assicurare una condizione di garanzia per la tipologia di famiglie sottoposte a sfratto, quelle particolarmente deboli, e la necessità dell'opposizione di cogliere l'occasione di segnalare la debolezza della maggioranza, possibilmente dando un colpo anche al Governo, obiettivo assolutamente legittimo conseguito attraverso la presentazione di una questione pregiudiziale, sollevata, alimentata e in qualche modo legittimata da un voto della Commissione bilancio, che per molti versi ha dell'incredibile. Ho visto gli atti della Commissione e francamente è incredibile che il Sottosegretario al bilancio sia venuto a dire in quella sede che vi sono problemi di copertura di un provvedimento che è stato presentato dal Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della solidarietà sociale e il Ministro delle infrastrutture. Poiché non è la prima volta che in Commissione bilancio si propongono correzioni o si fanno dichiarazioni dello stesso tipo da parte del Ministero, mi chiedo se ci troviamo di fronte ad una sorta di coazione a reiterare provvedimenti, che vengono presentati quasi con l'obiettivo di essere affondati. Voglio dire che la Commissione bilancio ha alzato una palla talmente bella che l'opposizione avrebbe fatto un errore gravissimo a non coglierla e a non schiacciarla contro il Governo. Non è però di questo argomento che voglio parlare adesso, ma del fatto che abbiamo il dovere, entro il 29 novembre, di assicurare a queste famiglie una condizione di garanzia, perché sulla questione dell'abitazione e del diritto all'abitare convergiamo tutti. Ho ascoltato tutti gli interventi svolti nella mattinata e anche ieri sera che hanno affrontato questo aspetto. Non c'è dubbio che il decreto che ieri è decaduto aveva il pregio di avviare un piano per l'edilizia residenziale pubblica, un piano per la casa. Ieri il senatore Andreotti ricordava come la politica della casa, a partire dal piano Fanfani, sia stata una delle costanti, cioè lo Stato si è preoccupato di garantire alle fasce più deboli, ai lavoratori, ai cittadini in condizioni di indigenza, il diritto alla casa, il diritto costituzionale all'abitazione. Voglio ricordare che c'era alla base di questo anche uno strumento, che è stato poi cancellato un po' più di dieci anni fa: mi riferisco alla GESCAL, ovvero uno strumento finanziario che aveva anche una funzione per certi versi redistributiva e solidaristica, che finanziava i piani di edilizia residenziale pubblica, la gestione per le case ai lavoratori. Con la privatizzazione degli enti previdenziali, la GESCAL è stata sciolta, i suoi fondi sono stati distribuiti alle Regioni. (Brusìo).

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Bonadonna, mi consenta; pregherei i colleghi di prendere posto perché è difficile per il senatore Bonadonna intervenire, c'è un brusìo inaccettabile. (Brusìo). Colleghi senatori, pregherei di abbassare il tono della voce, altrimenti è impossibile parlare in questo contesto. (Brusìo). Non ci siamo capiti, forse. Senatore Bordon, la prego, prenda posto. Invito i colleghi a sgombrare l'emiciclo; per favore, senatore Martone, sottosegretario Vernetti. Ristabiliamo un po' d'ordine, capisco che i colleghi stanno entrando, ma possibilmente lasciamo l'emiciclo libero e abbassiamo il tono della voce per consentire a tutti di ascoltare e di parlare. Senatore Cabras, per cortesia, cerchiamo di recuperare un po' di ordine.

Prego, senatore Bonadonna, e mi scusi.

BONADONNA (RC-SE). Grazie, Presidente. Evidentemente, non essendoci la tensione verso uno scontro squisitamente politico e politicista, l'attenzione dell'Assemblea cala. Dicevo, improvvidamente è stata cancellata la GESCAL e nel 1992 sono stati sostanzialmente distribuiti i suoi fondi alle Regioni. Il fatto è che questo Paese, oltre ad avere il 4 per cento di edilizia residenziale pubblica contro il 16 per cento della media europea (come ricordava anche ieri il Ministro), si trova da ben quindici anni a non avere alcun finanziamento per l'edilizia residenziale pubblica. Questo rappresenta un elemento gravissimo su cui bisogna intervenire.

Nell'esposizione fatta ieri dal ministro Ferrero si propone un percorso: il Governo sta studiando la possibilità di produrre un nuovo decreto, cosa che ritengo e che riteniamo assolutamente possibile perché la questione ha i requisiti dell'urgenza, tanto più che il Ministro ha dichiarato che già ieri il Governo era pronto a ritirare il comma 7 dell'articolo 1, quello tanto contestato; quindi lo strumento del decreto a nostro avviso può essere utilizzato e, se ho capito bene, grazie alla sensibilità dimostrata anche da interventi che sono venuti ieri dall'opposizione (mi riferisco in modo particolare all'intervento del presidente Matteoli), anche con una corsia preferenziale accelerata che produca un intervento fattivo entro il 29 novembre, in modo da garantire... (Il microfono si disattiva automaticamente).

 

PRESIDENTE. Senatore Bonadonna, concluda, prego.

 

BONADONNA (RC-SE). Ho concluso, Presidente.

L'importante è che tutti noi abbiamo la consapevolezza che c'è una priorità: il diritto alla casa per i cittadini; poi c'è pure la difesa degli interessi delle società immobiliari, ma mi permetto di dire che non solo queste vengono dopo, ma che anche in questo decreto sarebbero state abbondantemente ristorate dagli sgravi fiscali contemplati per coloro i quali avessero continuato a mantenere l'inquilino, il conduttore dell'alloggio, così come all'articolo 2 del decreto decaduto era previsto. (Applausi dal Gruppo RC-SE).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pastore. Ne ha facoltà.

PASTORE (FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, mi rifaccio al suo intervento perché ho colto alcuni elementi, naturalmente dal suo punto di vista assolutamente comprensibili, che possono così riassumersi: è stato un intervento riduttivo sul valore politico della pregiudiziale di costituzionalità; pochi cenni sul da farsi; e una enfatizzazione degli effetti sociali collegati al blocco di questo provvedimento. Pur comprendendo, naturalmente, le ragioni che le hanno ispirato questo suo modo di porgere la questione all'Aula, devo però dissentire profondamente, perché il voto di ieri ha un notevole valore politico; naturalmente, quando dico «notevole valore politico» non intendo riferirmi a possibili crisi di Governo, a divisioni o ad altro, ma sicuramente il voto di ieri è stato, per usare una formula pugilistica, un uppercut, un colpo allo stomaco al Governo, che credo ne abbia fortemente risentito. Vede, signor Ministro, anche la questione delle presenze in Aula va vista nella sua giusta ottica: abbiamo registrato, in questo inizio di legislatura, parecchie vicende nelle quali la maggioranza ha prevalso per un voto, in assenza di senatori dell'opposizione per le ragioni più varie, per lo più per ragioni giustificate; eppure, in quei casi noi avremmo potuto accampare queste assenze per sostenere che in quell'ipotesi la maggioranza sarebbe andata sotto e quindi avrebbe dovuto lasciare gli scranni del potere. In democrazia i voti si contano, non si pesano e i voti o i non voti hanno valore prescindendo dalle ragioni del loro esserci o del loro non esserci. Il dato importante, però, che abbiamo potuto verificare è che ieri vi è stata una flebile mobilitazione dei banchi della maggioranza o probabilmente una debole risposta alla mobilitazione per occupare i banchi della maggioranza.

Dico ciò, cari colleghi, perché questo decreto-legge, al di là delle misure sociali in esso contenute, era assolutamente ideologico, alla sua base vi erano ragioni ideologiche ed esso, utilizzando il pericolo degli sfratti esecutivi, cercava di introdurre nel nostro ordinamento una serie di norme punitive per la proprietà e per la proprietà delle abitazioni in particolare. Questa volontà politica, questa scelta ideologica ha determinato le forzature costituzionali che noi abbiamo lamentato, cioè l'estensione praticamente a quasi tutto il territorio nazionale del provvedimento, l'esaltazione, quasi, di valori pauperistici ed antiborghesi contenuti nel provvedimento, che certamente la sinistra radicale ha imposto alla maggioranza della quale fa parte. Signor Ministro, sappiamo benissimo che questo decreto‑legge fa parte del pacchetto preteso dalla sinistra radicale, magari per ingoiare qualche altro rospo da parte della maggioranza della quale è costitutiva e parte fondamentale. Credo che in questo decreto-legge vi siano tutti questi segnali, tutti questi elementi, non ultimo lo svuotamento del valore degli immobili delle SCIP, cioè del patrimonio pubblico acquisito dalle società che hanno partecipato a queste operazioni, e che è dettato, non da ragioni funzionali alla tutela delle famiglie disagiate, ma da ragioni puramente ideologiche. Si è voluto infatti quasi punire chi ha osato acquisire, a prezzi di mercato, il patrimonio pubblico per metterlo a disposizione della collettività. Signor Ministro, colleghi, questo è un provvedimento che guarda al passato perché è frutto di una visione della proprietà immobiliare e della proprietà in generale che non è propria di quest'epoca: è una visione ottocentesca, o della prima metà del Novecento. Questa visione è però fatta propria da una parte fondante della maggioranza, cioè dalla sinistra radicale, dimenticando che in questi anni vi sono stati un boom dell'edilizia e, soprattutto, una diffusione della proprietà immobiliare grazie alla quale i problemi sociali sono enormemente diminuiti; non dico che non ve ne siano più, ma, ripeto, sono enormemente diminuiti. Questo è un dato di fatto: quasi il 90 per cento delle famiglie italiane è proprietario della casa nella quale abita e questo è un dato che non possiamo assolutamente dimenticare. Ogni azione diretta contro la proprietà degli immobili e in particolare dell'abitazione, è pertanto un'azione socialmente negativa perché colpisce tutti e soprattutto, in questo caso, le famiglie più deboli. Il secondo capitolo è cosa fare per il futuro. Noi non vogliamo naturalmente sminuire l'importanza soprattutto della prima parte del provvedimento, l'importanza di venire incontro a famiglie che si trovano in situazioni di gravissima difficoltà. Ricordo che il Governo Berlusconi, nel febbraio di quest'anno ha emanato l'ultimo suo decreto-legge proprio per venire incontro a queste situazioni di disagio. È però chiaro che il prosieguo, nelle Aule parlamentari, dell'iter di un provvedimento analogo a quello che ieri abbiamo bloccato, è una risposta che devono dare il Governo e la maggioranza. Noi - ripeto - non siamo contrari ad un provvedimento a favore delle famiglie disagiate, ma vogliamo che il provvedimento sia rigoroso e, quindi, rispettoso alla lettera dei precetti contenuti nella Costituzione e sviluppati dalla Corte costituzionale; vogliamo che sia funzionale a risolvere quei problemi, vogliamo cioè che non vi siamo ampliamenti nel provvedimento che siano punitivi per la proprietà immobiliare. Occorre quindi anche verificare quali e quante situazioni di disagio sono presenti nel nostro territorio. Ho ascoltato ieri l'intervento del Presidente del Gruppo dell'Ulivo, che ha parlato di milioni di famiglie; il Ministro ci parla di 600.000; altri dati ci parlano di 40.000-50.000 casi. Vorremmo sapere con una certa esattezza quali sono i casi ai quali occorre provvedere. Infine, dev'essere un provvedimento equilibrato, che non sacrifichi le famiglie, i proprietari di immobili che si trovino costretti a vedere il rapporto di locazione prolungato nel tempo, ma che vada a carico della fiscalità generale, di tutti e non a carico della fiscalità relativa alla sola proprietà immobiliare. Diversamente, il precetto della Corte costituzionale per cui non si può scaricare sul proprietario l'onere della funzione sociale, in questo caso, della proprietà, sarebbe disatteso; alla fine sarebbe sempre la proprietà immobiliare a pagare le conseguenze: devono pagarle, invece, tutti i cittadini.

Annuncio anche che Forza Italia ha presentato ieri un disegno di legge a prima firma del senatore Schifani in questa direzione, un provvedimento rigoroso, funzionale ed equilibrato.

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Brutti Massimo. Ne ha facoltà.

BRUTTI Massimo (Ulivo). Signor Presidente, il ministro Ferrero ha enunciato le preoccupazioni del Governo, che il Gruppo dell'Ulivo condivide, in ordine alla bocciatura del decreto-legge in materia di disagio abitativo. Ha anche indicato una via possibile per introdurre nuove norme in tema di edilizia abitativa, norme che dovranno guardare - noi ci auguriamo - oltre l'emergenza, puntando sulla prospettiva dei piani di edilizia residenziale pubblica ed anche su misure equitative a favore dei conduttori deboli. In questo quadro, credo che si dovrà intervenire con una misura a tempo sulle situazioni di particolare disagio, che sono quelle nelle quali è in corso una procedura di sfratto nei confronti di persone e famiglie appartenenti alle categorie più disagiate e alle fasce sociali più deboli. Ci accingevamo ieri ad affrontare i singoli problemi posti da questa normativa e, tra l'altro, a sciogliere le questioni che erano state sollevate dalla 5a Commissione con i suoi pareri: sfavorevoli a due degli emendamenti e favorevoli ad un emendamento soppressivo del comma 7 dell'articolo 1. La pausa di riflessione che avevo chiesto non c'è stata, il Governo si apprestava a presentare emendamenti che avrebbero reso necessaria la fissazione di un termine per eventuali subemendamenti. In quel momento, dopo le nostre relazioni, la scelta dell'opposizione nel suo insieme è stata quella di puntare sull'approvazione di una pregiudiziale tale da far colare a picco l'insieme del decreto-legge. Avremmo potuto risolvere secondo le procedure parlamentari le questioni relative alla copertura di quelle norme e attendevamo la proposta del Governo su questo tema. Invece no: approfittando di una situazione nella quale vi era una temporanea lieve maggioranza a favore delle forze di opposizione, la scelta che avete compiuto è stata di liquidare nel loro insieme queste norme. Voglio rispondere alle questioni poste ieri dal collega Matteoli (che non vedo nei banchi di Alleanza Nazionale), il quale ha sollevato quesiti ai quali è necessario, da parte nostra, fornire una risposta. Il senatore Matteoli ha chiesto se il Governo ha una maggioranza. Ebbene, parliamoci chiaro: voi sapete quali sono i rapporti di forza dentro quest'Aula e come sia ristretto il margine del quale possiamo disporre. Tuttavia, vorrei serenamente rispondere al collega Matteoli: sì, il Governo ha una maggioranza e lo ha dimostrato in un voto politico, qual era quello di ieri pomeriggio sulle dimissioni di uno dei nostri colleghi che fanno parte del Governo; lo ha dimostrato a voto segreto di avere una maggioranza.

Naturalmente, il percorso di approvazione di norme delicate e oggetto di discussione è sempre accidentato. Capiterà che voi riusciate, facendo leva su qualche assenza, ad avere una maggioranza momentanea in quest'Aula. È successo ieri e, con realismo, dobbiamo prevedere che possa accadere altre volte. Ieri avevate varie possibilità di utilizzare quella posizione di vantaggio nella quale per il volgere di mezza giornata vi siete trovati: lasciatemi dire che avete scelto il modo peggiore per usare quella posizione. Non eravate d'accordo sul comma 7 dell' articolo 1, come ha detto in Aula il senatore D'Onofrio? Potevate aspettare le votazioni su quegli emendamenti soppressivi, tra l'altro assistiti dal parere favorevole della 5a Commissione, per far valere il vostro punto di vista. Non eravate d'accordo su altri aspetti di quelle norme? Potevate far valere questo vostro dissenso. Avete invece scelto la via della pregiudiziale per affossare il complesso del decreto.

   STORACE (AN). Leggi la rassegna stampa.

   BRUTTI Massimo (Ulivo). Mi fa piacere sollecitare qualche reazione, invece che parlare nella                           disattenzione generale. Le reazioni sono benvenute. (Commenti del senatore Storace).

PRESIDENTE. Prosegua, senatore Brutti, non accetti provocazioni. Senatore Storace, per cortesia. (Commenti del senatore Cursi). Senatore Cursi!

  BRUTTI Massimo (Ulivo). Avete scelto quella strada nonostante alcuni di noi avessero richiamato la vostra attenzione sulla natura e sui contenuti di quelle norme. Potevate comunque tutelare e salvare le norme riguardanti i ceti popolari. (Il senatore Matteoli rientra in Aula).

Collega Matteoli, sono contento di poterle rivolgere direttamente la parola, data la sua presenza in Aula. Potevate fare questa scelta e non perché, appellandomi alla vostra attenzione, io formulassi un giudizio di valore sulle posizioni o sulla cultura dell'una o dell'altra forza politica. Vede, collega Matteoli, l'atteggiamento da tenere, a mio giudizio, nei nostri dibattiti e nella lotta politica di cui noi siamo parte e protagonisti, dev'essere sempre improntato al rispetto nei confronti degli avversari. Rispettare gli avversari significa anche, in qualche misura, rispettare sé stessi. Allora, nel pieno rispetto delle vostre posizioni io mi sono limitato ad osservare, e ancora oggi su questo richiamo la vostra attenzione, che le famiglie colpite dall'affossamento del decreto sono le famiglie dei ceti popolari, la gente delle periferie. Siccome i vostri partiti prendono un certo numero di voti è inevitabile che nel vostro elettorato siano presenti anche quelle famiglie e quei ceti popolari. Vi chiedevo di tenerne conto e avreste potuto farlo votando contro le parti del decreto sulle quali non eravate d'accordo! (Applausi dal Gruppo Ulivo). Invece, per una scelta di schieramento voi affossate il decreto rendendo impossibile in questo momento una proroga congrua della sospensione degli sfratti. Questo è il dato politico! Questo è il rilievo della scelta compiuta ieri da voi approfittando della posizione di vantaggio in cui vi trovavate! Il Governo ha assunto degli impegni e la maggioranza farà tutto quel che può affinché norme nuove che corrispondano agli interessi, alle esigenze, ai diritti di quelle persone, di quelle famiglie siano varate quanto prima dal Parlamento italiano. Voglio rassicurare il collega D'Onofrio: non è in discussione il diritto di proprietà. In quelle norme equilibrate ieri in discussione era perfino recepito dalla giurisprudenza costituzionale il principio della comparazione tra la posizione del locatore e la posizione del conduttore. Certo, vi erano maggiori garanzie per i conduttori deboli quando la parte locatrice era una grande proprietà; ma questo corrisponde all'articolo 3 della Costituzione repubblicana ed anche all'articolo 42, secondo comma, della Costituzione repubblicana. Il collega D'Onofrio lo sa bene.  Non vi era quindi scontro ideologico su quelle norme e avremmo potuto comunque trovare un'intesa, anche accogliendo esigenze ed emendamenti da voi posti, come, del resto in Commissione avevamo accolto all'unanimità l'emendamento proposto dal collega Caruso. Avete voluto la rottura per ragioni politiche e di schieramento e di questa scelta dovrete rispondere all'elettorato! (Applausi dal Gruppo Ulivo).

PRESIDENTE. Essendo terminati tutti gli interventi nella discussione sulle comunicazioni del Governo in ordine alle politiche per la riduzione del disagio abitativo, passerei al prossimo punto all'ordine del giorno.

 


Top

Indice Comunicati

Home Page