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Nota della segreteria nazionale dell’Unione Inquilini sullo schema di disegno di legge in materia di disagio abitativo in favore di particolari categorie sociali

 

Roma, 11 novembre 2006.

 

Abbiamo esaminato il testo comparandolo al precedente decreto legge non convertito.

Di seguito le nostre osservazioni:

1)     l’impianto di fondo del precedente art. 1 è stato mantenuto, con alcune modifiche migliorative per quanto riguarda l’individuazione dei comuni soggetti a sospensione delle esecuzione degli sfratti e dei soggetti fruitori, non più ultrasettantenni ma ultrasessantacinquenni, in questo omogeneizzandosi a tutta la normativa nazionale sulle erogazione delle prestazioni sociali; qualche scrematura è stata fatta sui periodi di sospensione di tali esecuzioni, che hanno una durata più limitata nel tempo; il testo recepisce – se non andiamo errati – le eccezioni di costituzionalità emerse nel dibattito al Senato in particolare per la norma di salvaguardia contrattuale (nove anni) per gli inquilini in alloggi ex cartolarizzati: si tratta di un aspetto negativo.

2)      Da verificare la portata di alcune modifiche agli art. 3 e 4 del precedente decreto: non è chiarito chi ha il potere di costituire le commissioni (facoltative) per la graduazione degli sfratti; i comuni dell’area provinciale indicati nell’art. 1 o i prefetti? Ma i prefetti nel testo del disegno di legge avrebbero il compito di definire il funzionamento e la composizione di tali commissioni, non di emanare l’atto costitutivo. Attenzione: questa carenza di attribuzioni potrebbe essere di ostacolo all’attivazione di uno strumento essenziale di graduazione degli sfratti correlato alla programmazione degli interventi sociali. Lo spacchettamento dell’art. 4 in due commi può diventare di sostanza: il tavolo di concertazione sociale esprime delle proposte “sulle politiche abitative” indicate in modo generico mentre è un’altra istanza, tutta istituzionale, i Ministri d’intesa con la Conferenza Unificata Stato Regioni, che predispone il programma nazionale.  E’ questa una riduzione della portata innovativa della proposta originaria: il ruolo delle Regioni almeno sul terreno delle politiche abitative non è stato incoraggiante; la loro crescente influenza potrebbe portare ad un progressivo appiattimento delle istanze espresse dai movimenti e dai sindacati inquilini, che già nel tavolo in cui sono presenti devono confrontarsi con le posizione delle associazioni della proprietà.

Ancora più urgente, per i rischi che paventiamo, è l’attivazione di un fronte unitario a difesa del diritto alla casa – contro la precarietà, che agisca tempestivamente e con atti pubblici significativi. I tempi massimi dei lavori dei diversi tavoli sono abbastanza ridotti – nel senso che si vuole rapidamente arrivare al dunque: 90 giorni per concludere il tavolo di concertazione generale (quello “sociale”, 60 giorni a partire dalla conclusione di tali lavori per la definizione del programma nazionale da parte del tavolo “istituzionale”. Cioè non più di 5 mesi dalla eventuale (diciamo per prudenza: eventuale!) approvazione in sede legislativo di tale testo. Inverno e primavera di grosso confronto e scontro, che vanno gestiti con molta lucidità. L’unità è davvero auspicabile perché interagiscono forze potenti, che finora hanno giocato su un mercato immobiliare senza regole, con le operazioni più spregiudicate e dagli effetti disastrosi per intere generazioni.

 

 

Nota della segreteria nazionale dell’Unione Inquilini sullo schema di disegno di legge in materia di disagio abitativo in favore di particolari categorie sociali licenziato dal Consiglio dei Ministri.

Roma, 10 novembre 2006

 

Ogni giorno le nostre città sono percorse dallo stillicidio di infami sfratti, che colpiscono davvero i più deboli. Resistono al loro fianco n questi giorni solo i presidi antisfratto con tutti i rischi legale del caso. Non ci sottraiamo a tale obbligo di soccorso, che vorremmo comunque fosse affiancato dai Comuni, anche con le sacrosante requisizioni.

E’ pertanto apprezzabile la sollecitudine con la quale il Governo sta cercando di rimediare al cosiddetto incidente di percorso verificatosi al Senato. Il testo licenziato dal Consiglio dei Ministri sarà analizzato in modo accurato, anche se da una prima lettura ci pare che sia confermato l’impianto di fondo del precendente decreto. Ora però la questione di fondo è sui tempi della discussione e della auspicata approvazione dalle due camere. Non sono tollerabili tempi lunghi; è essenziale che il testo sia posto in calendario con un percorso prioritario.

Poi vedremo, andrà ben gestito e lo sarà con una auspicabile unità sotto una unica parola d’ordine sociale:

DIRITTO ALLA CASA PER TUTTI – BASTA PRECARIETA’

 

Il segretario nazionale

Vincenzo Simoni

 

 

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