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Il precario della casa: invisibile tra gli invisibili

Il precario della casa: invisibile tra gli invisibili!

 

Editoriale di Vincenzo Simoni, segretario nazionale dell’Unione Inquilini

 

Il 4 novembre a Roma in oltre 100.000 si è manifestato contro la precarietà.

Ne abbiamo condiviso i motivi e una delegazione è stata presente con striscioni e bandiere dell’Unione Inquilini al grande corteo.

Ma, nonostante che qualche settimana prima avessimo segnalato al comitato organizzatore l’assenza di qualsiasi riferimento alla tremenda precarietà dei senza casa e degli inquilini, nei comunicati e nei manifesti non è apparsa nemmeno la parola… casa!.

Domani, venerdì 17 novembre tutto il sindacalismo di base, del quale, riferendomi alla CUB, siamo parte fondante, scende in sciopero CONTRO questa finanziaria. E’ prevedibile che in diverse mobilitazioni regionali i nostri compagni saranno presenti e in modo visibile.

Ebbene, ancora una volta non si fa alcun riferimento alla questione abitativa.

Devo di nuovo ricordare che una parte enorme dei precari del lavoro sono doppiamente in crisi per non poter affrontare un mercato immobiliare senza freni? E che tra questi i giovani e gli immigrati, che in massa hanno partecipato al corteo del 4 novembre, si vedono letteralmente sbattute le porte in faccia?

E che la crisi sta ora investendo milioni di proprietari della prima casa impoveriti?

Devo ricordare che sta emergendo l’esigenza di una nuova fase di enormi investimenti pubblici in questo settore e che la questione divide e lacera la politica?

Come non collegare questo scontro all’unico drammatico episodio di rigetto di un decreto legge del Governo, il noto decreto “su e oltre gli sfratti”?

C’è qualcosa di inquietante in questa rimozione in ambienti sindacali di base; quasi che l’amnesia provenisse da qualcosa di naturale, di non riflettuto, di non preordinato; come se i gruppi dirigenti e i partecipanti alle riunioni che decidono, non coinvolti nella precarietà abitativa, ne scordassero la devastante portata sociale.

E questo è peggio di una scelta consapevole, che così potrebbe essere discussa e corretta.

Con questo arrivo alle conclusioni: per noi è essenziale essere parte integrante di un grande movimento; ci sosterrebbe in una difficile risalita verso la riconquista di un diritto totalmente negato.

E’ anche vero che non abbiamo altra alternativa che quella di reagire, di produrre più adesione, più organizzazione, più eventi e atti anche traumatici.

Lo stiamo già facendo e siamo impegnati ad andare oltre, al limite delle nostre forze.

Ma non possiamo non denunciare una condizione paradossale: il precario della casa è l’invisibile tra gli invisibili!

 

Con amaro spirito unitario.

 

 


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