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16.11.06. FIRENZE: STRANE OCCASIONI (IMMOBILIARI)

 

COMITATI DEI CITTADINI – FIRENZE

 

COMITATO DI COORDINAMENTO CONTRO IL POLO ESTRATTIVO DI CALENZANO

 

 

FIRENZE, LA CITTA' DELLE "STRANE OCCASIONI" (IMMOBILIARI)

 

COSA BOLLE NEL PENTOLONE DEL PIANO STRUTTURALE?

 

 

Una ne fanno e cento ne pensano. Agli amministratori della città di Firenze non manca la fantasia!

 

L’ennesima riprova è venuta dal dibattito sul Piano Strutturale organizzato giovedì 28 settembre a Villa Fabbricotti nell’ambito della “Triennale di architettura”, promossa dall’Ordine degli Architetti di Firenze.

 

Invitati a relazionare sull’attuale situazione del principale strumento urbanistico del Comune, l’assessore Gianni Biagi e il dirigente Gaetano Di Benedetto hanno prima magnificato quella che loro definiscono “partecipazione” e poi hanno messo in scena un moderno “gioco delle tre carte”. Infatti, non si può definire altrimenti ciò che i due esponenti dell’amministrazione cittadina hanno esposto al non foltissimo uditorio presente.

L’amministrazione comunale aveva un problema non piccolo: confermare la sostanza delle sue scelte, facendo però credere di aver “democraticamente” tenuto conto delle numerosissime critiche che dall’aprile 2004 ad oggi sono piovute sulla prima stesura del Piano Strutturale. Fedeli al motto del “Gattopardo” (“cambiare tutto perché nulla cambi”), hanno quindi pensato che fosse sufficiente far scomparire dai documenti i termini che hanno suscitato più opposizione tra i cittadini, per sostituirli con altri dall’apparenza più tranquillizzante, ma che designano gli stessi fatti e le stesse scelte.

 

Il caso più evidente è senza dubbio quello delle aree di “trasformazione”, la cui tipologia di intervento dovrebbe essere accantonata per introdurre le cosiddette “aree di inderogabilità” e “aree di indeformabilità”, non ancora ben definite, che costituiranno quindi il presupposto della futura edificazione.

Nonostante il titolo (apparentemente divenuto il contrario del precedente) in queste zone saranno comunque i privati che, sulla base di un bando pubblico avviato dal Comune, proporranno i progetti. Una volta approvati, questi saranno inseriti nel Regolamento Urbanistico, cioè nello strumento che attua concretamente il Piano Strutturale.

Ma qui sta il vero problema: se prima non si decide chiaramente e in maniera vincolante, nel Piano Strutturale, quali dovranno essere gli obiettivi della pianificazione e della complessiva trasformazione del territorio o di parti di esso, i privati potranno proporre qualunque cosa di loro esclusivo interesse e potremo vedere arrendevoli amministratori pubblici accettare ogni proposta di edificazione, purché sia realizzata!

E non occorre pensar male per immaginare che saranno innumerevoli le occasioni per nuove colate di cemento: la “densificazione urbana” e la “tracimazione” cementizia a nord ovest (Castello) e a sud ovest (Mantignano), già in atto o in preparazione, e prontamente accettate dalla Giunta comunale, devono andare avanti!

 

Per di più è stato confermato il “tubone”, la circonvallazione nord sotto la collina di Fiesole, che tante perplessità ha già sollevato tra cittadini, urbanisti, paesaggisti e geologi, per la quale la Cassa di Risparmio di Firenze ha finanziato uno studio di fattibilità.

 

Viene confermata l’individuazione di una fascia pedecollinare attorno alla città in cui si afferma di voler garantire un maggiore controllo dell’edificazione privata, mentre, in realtà, in questa fascia è stata innalzata la quota-limite di inedificabilità, consentendo laddove il vecchio piano regolatore non lo ammetteva, di realizzare infrastrutture e servizi privati di pubblico interesse (cioè anche alberghi e svincoli autostradali?).

Occorre quindi fare molta attenzione ai prossimi passi del Piano Strutturale, tenuto conto anche che l’assessore Biagi ha promesso un’approvazione definitiva assai rapida per l’inizio del prossimo anno. E perché queste scelte rischiano di avere delle pesanti conseguenze non solo su Firenze, ma anche su altri territori dell’area metropolitana.

Infatti queste colate di cemento non sono altro che la scusa per aprire nuove cave di pietrisco, come per esempio quella che si vuole attivare a Calenzano, dove si prevede di portar via un’intera collina alta circa 400 metri ed estesa 70 ettari per ricavarne ben 20 milioni di metri cubi di materiali da costruzione.

 

Un’ultima considerazione di metodo che poi è di sostanza: i numerosi cittadini che, organizzati nei Comitati o individualmente, hanno partecipato con le osservazioni presentate nei termini di legge dopo l’adozione del Piano Strutturale o nel lungo percorso ”partecipato” organizzato dal Consiglio Comunale devono sapere da un’iniziativa dell’ordine degli architetti ciò che li riguarda? Perché l’Assessore Biagi e questa giunta non hanno sentito il dovere di informare di queste importanti notizie sul P.S. i soggetti che più hanno animato il dibattito e i cittadini che dovrebbero essere considerati i principali referenti del provvedimento?

 

La risposta è una sola: i nostri amministratori credono fermamente in un  principio di concertazione fondato su una gerarchia di interlocutori che parte dai poteri forti (finanziari e imprenditoriali), passa attraverso le categorie professionali e poi si ferma. I passaggi successivi non sono di concertazione ma di informazione, tesi solo a prevenire e neutralizzare eventuali azioni di dissenso da parte della società civile.

 

Da questa vicenda ci sembra derivi un altro buon motivo per mettere all’ordine del giorno dell’agenda politico-amministrativa della Città le dimissioni dell’assessore Gianni Biagi.

 


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