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Finanziaria senza casa – con un fronte sindacale e sociale disarticolato

Finanziaria senza casa – con un fronte sindacale e sociale disarticolato.

Così non va!

 

Nota di Vincenzo Simoni, Segretario Nazionale dell’Unione Inquilini

 

Passata alla Camera, la Finanziaria va ora al Senato. Pochi giorni per qualche emendamento; forse sui ticket al pronto soccorso. Il fondo nazionale L. 431/98 resta inchiodato a 212 milioni di euro (stessa cifra per il 2008 e 2009). Una miseria, lontana dai 500 milioni di euro richiesti dai sindacati confederali (noi 1 miliardo), addirittura in riduzione di 80 milioni rispetto allo stanziamento del 2006!

Ma il contributo all’affitto è anch’esso una specie di pronto soccorso, una misura straordinaria in assenza di programmazione per il rilancio dell’edilizia residenziale pubblica.

La sua riduzione è come sparare sulla Croce Rossa.

In queste ore, per linee interne, la segreteria nazionale dell’Unione Inquilini cerca di forzare l’assetto della Legge Finanziaria; con Di Pietro, Bindi e Ferrero disponibili a riunire le loro voci si potrebbe forse aprire il confronto nel Consiglio dei Ministri. Obiettivo: superare in modo serio la soglia dei 212 milioni. La copertura da noi, e non solo da noi, proposta è arcinota: abrogare la no-tax area sui contratti a libero mercato, quel 15% percepito su cui oggi non si paga un euro di tasse. E’ parecchio, è tanto, potremmo andare oltre ai 500 milioni per il fondo per l’affitto e alimentare l’apertura di un capitolo ERP.

Vedremo, non è facile farcela.

I cortei e gli spezzoni casa hanno insufficientemente manifestato l’urgenza del problema e quel che è peggio né il documento unitario presentato al Governo da Cgil, Cisl, Uil, né la piattaforma per la manifestazione contro il precariato del 4 novembre e neppure l’elenco delle rivendicazioni nello sciopero generale del 17 novembre promosso dai sindacati di base hanno incluso nei loro testo la parola “casa”.Andiamo avanti:  il 6 novembre i segretari generali di Sunia, Sicet e Uniat si sono visti con Bertinotti, il giorno dopo sono riusciti ad  incontrare un “esperto del Dipartimento economico di Palazzo Chigi”; le richieste sono note e condivisibili. Punto e a capo.

Insomma c’è un clima losco; i rinvii, le avance del fronte della rendita, il progressivo deperimento dell’ERP e i silenzi sindacali, concorrono tutti  a declassare la nostra questione. Quello che nella fase finale della campagna elettorale era il nucleo su cui si vinceva o si perdeva è ora ripiombato in una situazione catacombale.

Cosa resta aperto in modo pervicace? Il tentativo dei padroni del mattone di far passare nell’esame della Finanziaria al Senato la tassazione unica del 20% sui redditi da locazione. Uno schifo se si pensa che niente di sostanziale è previsto come detrazione o deduzione Irpef per gli inquilini.

Io non so se tutti si rendano conto cosa vuol dire funzionare come un gruppo di pressione. Quello che è successo in quest’autunno è sotto il segno dell’autolesionismo e per altri versi della presunzione (detta anche auto referenzialità).

L’Unione Inquilini ha ripetutamente promosso riunioni unitarie, prima del voto di aprile qualcosa è successo; poi - nonostante le nostre sollecitazioni – s’è prodotto una scomposizione.

Mi auguro che tutto questo non sia di freno allo stesso iter della proposta di legge che ha sostituito il decreto sugli sfratti e che questo testo, che inizia con l’esame della Camera passi alle forche caudine del Senato; che ci obblighi a correre insieme verso il confronto con i quattro ministri che partecipano al tavole nazionale e … con le Regioni. 

Noi cercheremo rapidamente, con il Coordinamento Nazionale del 16 dicembre, di uscire da un attesismo insensato, che in parte ha coinvolto anche noi.

Dagli altri ci aspettiamo precisi segnali unitari.

 

Per una sintesi della Finanziaria – ad oggi 22 novembre – rimando alle critiche considerazioni di Giovanni Libero (CISL nazionale, responsabile politiche abitative) che titolava un mese fa, prima dello stop al decreto sugli sfratti, in modo amaro: “Ancora una volta: niente è previsto per la casa”. In seguito è andato anche peggio.

 

22 novembre 2006


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