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Pagina 1 - Livorno

 

«Stop alle case del Comune all’asta»

 

Precari e Unione Inquilini chiedono che siano affittate ai più poveri

L

 

 

 

 


 LIVORNO. «Quest’asta non s’ha da fare, la bloccheremo». Sono arrivati in una decina, quelli dei PrecAut (Precari autorganizzati) e dell’Unione inquilini, di prima mattina, al secondo piano del Comune, dove nell’ala riservata all’Ufficio contratti era fissata la vendita all’asta di sei lotti che consistono in tre appartamenti, un garage, un fondo e un fabbricato che contiene tre unità abitative. Patrimonio che il Comune ha ricevuto come lascito, a scopo sociale, dalla Fondazione Dal Borro e che adesso viene ceduto ai privati. Una situazione che non è piaciuta assolutamente ai manifestanti, disposti a tutto pur di far saltare l’incanto, nonostante la presenza della polizia e del direttore generale di Palazzo Civico, Riccardo Pucciarelli.
 «Non è giusto vendere queste case - diceva Daria Faggi, dell’Unione inquilini - che potrebbero essere date in affitto alla cosiddetta fascia grigia, alle famiglie che non ce la fanno a pagare un affitto di mercato pur non potendo entrare nelle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, mentre altrove si costruisce». Intanto, il collettivo dei precari copriva l’accesso alla stanza dove si svolgono le aste con uno striscione: «Svendite di immobili e speculazione edilizia, ora basta».
 Alla fine, l’asta c’è stata. E’ cominciata con un’ora di ritardo ma è stata celebrata regolarmente. E vi ha preso anche la stessa rappresentante dell’Unione inquilini, che ha voluto assistere ufficialmente alle operazioni dirette dal responsabile dell’ufficio contratti Lorenzo Patania. Nessun amministratore, invece, si è fatto vedere nei paraggi.
 Dei sei lotti, ne è stato aggiudicato solo uno: un garage in via Campania, nel quartiere di Coteto, per 20.400 euro, mentre per i due appartamenti che si trovano sempre in via Campania (che hanno come prezzo base 112 mila e 159 mila euro) l’asta è andata deserta, così come per il fondo di piazza delle Carrozze (20 mila euro per 16 metri quadrati di superficie catastale). Tre giorni fa, invece, il dirigente dell’ufficio patrimonio del Comune aveva disposto l’annullamento dell’asta per gli altri due lotti: un appartamento in via Santa Barbara (base d’asta 83.200 euro) e un fabbricato al Castellaccio, che comprende tre piccole unità abitative, che parte da 176 mila euro. Che fine faranno questi due lotti non è dato saperlo: non è stato spiegato se l’amministrazione abbia deciso di non venderli più o se si tratta solo di un rinvio, né è chiaro se entrambi siano liberi oppure no. Si sa, però, che per quanto riguarda appartamenti e fondo per i quali ieri non si sono presentati offerenti, l’appuntamento è già fissato a giovedì 30 novembre, per il secondo incanto.

«Quei soldi li reinvestiamo nel sociale»

 

La replica di Baldi e Del Nista: non disperderemo il patrimonio comunale

 

 

 

L’assessore al ramo: «Capisco le battaglie politiche, ma per legge non è possibile sistemare chi occupa le case»

 

 


 LIVORNO. Ieri mattina non si sono visti, né il sindaco né gli assessori del Comune. Ma poi, durante la giornata, hanno commentato i fatti di ieri mattina. Da una parte Fabio Del Nista, assessore al patrimonio, dall’altra Alfio Baldi, che ha la delega al patto per il sociale e alle politiche abitative.
 «Quella vendita era decisa dal bilancio e programmata da tempo - dice Del Nista - e serve non per distruggere un patrimonio, ma per rafforzarlo. Perché con le entrate di quest’asta, è possibile investire proprio per dare un’opportunità a quella fascia grigia di cui tanto si parla. Con 200-250 mila euro si dà risposta non a due famiglie, ma a quattro. E’ questa la ragione per la quale vendiamo. A meno che non si voglia mantenere il patrimonio inutilizzato». Quanto alla vendita degli appartamenti a chi attualmente è in affitto, Del Nista assicura: «Possono beneficiare di sconti consistenti, nessuno vuole speculare».
 Baldi, invece, riflette sulla questione degli sfratti per morosità: «Non è possibile, per l’amministrazione, dare soluzioni concrete e immediate per chi viene sfrattato per morosità. Comprendiamo le problematiche di chi non riesce a pagare l’affitto, ma è necessario cercare di prevenire l’emergenza. Io capisco la battaglia politica, anche se non la condivido, di chi non è d’accordo sulla vendita all’asta di quelle abitazioni. Ma un conto è fare una battaglia politica, altro conto è mettersi in una condizione di illegalità occupando una casa o cercando di impedire lo svolgimento di un’asta».
 L’assessore rivendica anche i risultati ottenuti dall’amministrazione con l’emergenza abitativa: «Abbiamo creato una rete che comprende alcuni centri distribuiti in città e che consente di tamponare situazioni che possono diventare gravi. Mi aspetterei, piuttosto, azioni di stimolo per la creazione di altre strutture di emergenza abitativa, che però non sento arrivare».

Sono uscite dopo l’intervento di polizia e vigili

 

Madre e figlia occupano uno di quegli alloggi

 

 

 

 

 


 LIVORNO. Via Campania numero 87, piano terra. 55 metri quadrati, centimetro più centimetro meno. Non ci sono neppure gli attacchi per il gas: l’unico luogo dove è possibile mettere la cucina, spiegano alcuni abitanti di altri alloggi del palazzo, è la veranda. E’ lì che ieri mattina, mentre in Comune quella casa stava andando all’asta (anche se nessuno ha presentato offerte), sono entrate una donna di ventidue anni con una bambina di un anno e mezzo, su cui grava uno sfratto per morosità. Sostenute, anche loro, dal collettivo dei precari. Due piani più su c’è l’altro appartamento finito all’asta. Anche quello, in un primo tempo, era stato occupato da una donna vedova con cinque figli. Ma una casa come quelle di via Campania, 60 metri scarsi, per sei persone non bastano.
 Polizia e vigili urbani hanno parlamentato a lungo con la giovane, chiedendole di uscire dall’appartamento e di liberarsi dalla condizione di occupante senza titolo. Poi è arrivato anche l’avvocato Marco Guercio, che ha discusso a lungo con il dirigente della Digos Daniele Ridente. Alla fine la donna ha raccolto l’invito delle forze dell’ordine lasciando la casa insieme alla sua bambina.
 «A noi interessava effettuare un’azione dimostrativa - spiega Giovanni, il portavoce del collettivo dei Precari autorganizzati - perché se davvero avessimo voluto far rimanere questa donna e sua figlia dentro la casa, non avremmo certo diffuso la notizia dell’occupazione. Il punto è che l’amministrazione comunale ha trattato questa vicenda solo ed esclusivamente come un fatto di ordine pubblico. Abbiamo potuto parlare solo con i vigili urbani, è mancato un interlocutore politico». Secondo il collettivo, quello dell’emergenza casa è un problema che toccherà sempre più da vicino le giovani generazioni. «Ragazzi che non sono disoccupati, ma nonostante lavorino - dice ancora il portavoce dei precari - non possono accedere a un mutuo, né alle case popolari. L’amministrazione deve rendersene conto».
 Intanto alcuni abitanti del palazzo guardano ciò che accade e commentano: «Noi abitiamo qui da una vita, quarant’anni e adesso il Comune vuole venderci le nostre case a 160 mila euro. E’ troppo, per appartamenti che hanno bisogno di essere rifatti». Un affitto lì costa 230 euro al mese. Con la garanzia che il Comune non sfratterà mai nessuno. «Questi ragazzi hanno anche ragione, ma la soluzione non può essere occupare le case».

 


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