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Giovedì 30

Giovedì 30.11.2006

 

Alt all’asta delle case»

 

I sindacati inquilini Sunia Sicet Uniat: vogliamo parlare con sindaco e assessore

 

 

 

 

 


 LIVORNO. Il Comune ha messo all’asta alcune case: oggi è previsto il secondo incanto. Ma la protesta non si ferma, anzi adesso scendono in campo anche le organizzazioni sindacali dell’inquilinato Sicet, Sunia e Uniat: lo fanno per dire senza giri di parole che sono «contrarie alla vendita all’asta delle case di proprietà del comune di Livorno, così come appreso dagli organi di stampa».
 Giancarlo Braccini a nome del Sunia, Geremia Merlone per il Sicet e Roberto Vivaldi per conto dell’Uniat alzano la voce per confermare che «da sempre» dicono no alla vendita del patrimonio pubblico. Anzi, sottolineano che «non comprendono il fine sociale di questa vendita».
 Le tre organizzazioni dell’inquilinato mettono l’accento sul fatto che da Palazzo civico si dice che «i ricavi sarebbero finalizzati a non meglio precisate operazioni nel sociale». Benissimo, - ribadiscono - ma allora non bastano enunciazioni generiche: «Vorremmo sapere la natura di questi interventi ricordando che alcuni giorni prima in una riunione con l’assessore Baldi sulle problematiche abitative di questa vendita non ne è stato fatto cenno».
 Braccini, Merlone e Vivaldi fanno che il ruolo dei sindacati inquilini «è stato sempre costruttivo e di massima partecipazione»: perché dunque si è proceduto così «nel metodo e nel merito»? Sunia, Sicet e Uniat chiedono un «immediato incontro con il sindaco e l’assessore alle politiche abitative»: vogliono chiarire le motivazioni che hanno portato il Comune a «procedere alla vendita all’asta di questi alloggi ed eventuali future vendite».

 

 

MERCOLEDÌ, 29 NOVEMBRE 2006

 

 

Pagina 5 - Livorno

 

«Stop alle occupazioni»

 

Linea dura del Comune contro gli abusivi

 

 

 

 

 


LIVORNO. L’amministrazione comunale cercherà di agire con maggiore severità nei confronti delle occupazioni abusive delle case popolari: nella seduta congiunta di 4ª e 5ª commissione consiliari (rispettivamente Urbanistica e Affari Sociali, presiedute da Fabio Altini, Ds, e da Letizia Costa, Pdci) il Comune ha risposto così a un’interrogazione dei consiglieri diessini Gabriele Cantù e Susanna Mainardi. L’oggetto vero del contendere dell’interrogazione, per la verità, si occupava dell’emergenza abitativa nei quartieri nord.
 I ritardi complessivi alla riqualificazione di aree del quartiere, dicono per sommi capi i due consiglieri, hanno reso non disponibili 31 alloggi in Corea, rimandando gli assegnatari nella graduatoria. E, dunque, i diessini Cantù e Mainardi sono arrivati dritti al nodo chiedendo, tra le altre cose, all’amministrazione entro quanto tempo rimane per il completamento dell’area e l’atteggiamento del Comune nei confronti dell’occupazione abusiva.
 Su quest’ultimo punto gli assessori comunali competenti Alfio Baldi e Bruno Picchi (era presente anche Fabio Canaccini, presidente della commissione speciale sull’emergenza abitativa) hanno assicurato che, intanto, le ultime situazioni di occupazione sono state gestite e superate. E che, poi, nel futuro si cercherà di essere ancora più severi in casi come questi.
 Alla fine la commissione si è aggiornata con l’obiettivo di intraprendere un’indagine conoscitiva sulla politica abitativa e cercando di raccogliere materiale per istruire un consiglio tematico solo sull’argomento.
D.P.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MERCOLEDÌ, 29 NOVEMBRE 2006

 

 

Pagina 5 - Livorno

 

Appello all’amministrazione. «Se continua a vendere, presto non ci saranno più alloggi per le famiglie meno agiate»

 

Unione Inquilini e PrecAut: fermate l’asta di domattina

 

 

 

 

 


 LIVORNO. Fermate l’asta del 30 novembre: Unione Inquilini e PrecAut lanciano un messaggio al Comune, che domattina metterà all’asta due appartamenti di via Campania 87. «Noi saremo lì per assistere e invitare ancora una volta a ripensarci» dice Daria Faggi, Unione Inquilini. «Altrimenti si arriverà al momento in cui la città una mattina si sveglierà e non avrà più nulla, tra le cartolarizzazioni di Berlusconi e le vendite di Comune e Spil».
 E’ solo l’ultimo capitolo di una storia che parte da lontano. «Si deve cambiare indirizzo - continua Faggi - perché non ci saranno più case disponibili a chi ha diritto all’Erp (Edilizia Residenziale Pubblica) e dal Comune si dirà che non si hanno più case disponibile: il problema è che sarà vero, perché avrà venduto tutto quello che ha, per questo diciamo di cambiare direzione». Gli esempi di Daria Faggi sono soprattutto le 94 proprietà «che potevano essere tenute per sanare l’emergenza abitativa» e che invece sono state vendute: tra queste, l’ex-Pascoli di via San Jacopo, via Tonci e via Palestro e l’ex-Eca di via Pietro Paoli.
 «Anche economicamente, poi, sono scelte discutibili - aggiunge la segretaria dell’Unione Inquilini - non certo oculate. L’assessore Fabio Del Nista parla sempre di economia del padre di famiglia, ma quale padre venderebbe tutto in questo modo, per quale motivo?». Dall’amministrazione è stato anche detto che quei soldi saranno riutilizzati per scopi sociali, ma se la proposta saranno i “centri di raccolta” (i prefabbricati, insomma) né l’Unione Inquilini né i PrecAut accetteranno l’opzione: «Di baracche, davvero, non ne vogliamo più a Livorno» chiude ogni possibilità Faggi. Sulla stessa frequenza Giovanni Ceraolo, dei Precari Autonomi, che la scorsa settimana hanno manifestato proprio sul tema: «L’occupazione di casa non è simbolica - dice Ceraolo - quelle case erano del Comune, non dovevano essere vendute. La crisi abitativa non si risolve con i “centri di raccolta”». Ceraolo è anche dubbioso sulla destinazione dei soldi ricavati dalla vendita degli immobili: «La legge dà un indirizzo, non l’obbligatorietà, quindi vedremo se il denaro verrà davvero utilizzato per quello scopo». Una linea in parte seguita anche da Sergio Nieri, che in una nota scrive: «Una vendita di incerta entità ed estensione se solo consideriamo il basso livello di trasparenza che accompagna l’operazione». In più, aggiunge Nieri, «nel gioco delle aste deserte si possono manifestare due conseguenze: la manifestazione di appetiti speculativi e il ricorso ad ulteriori varianti urbanistiche per rendere più appetibile la vendita tramite i “pubblici incanti”».
 «Noi non vogliamo la guerra fra poveri - spiega Ceraolo, PrecAut - Non vogliamo occupare case già assegnate a chi è in graduatoria. Ma ci deve essere una soluzione che non sia solo per tamponare le circostanze del momento, ma che possano essere a disposizione della crisi abitativa, specie a sostegno dei morosi che non hanno diritto all’Erp e anche, diciamo noi, per chi non ha continuità di reddito». Dunque, domani Unione Inquilini e PrecAut saranno presenti all’asta di quei due appartamenti per chiederne l’annullamento e un cambio di direzione della politica abitativa dell’amministrazione. (d.p.)

 

 

 

 

 

VENERDÌ, 01 DICEMBRE 2006

 

 

Pagina 3 - Livorno

 

Alla fine il Comune è riuscito a cedere solo un garage. Non ci sono state proteste durante il secondo incanto

 

Asta deserta: nessuna offerta per le case

 

Soddisfazione dei precari, che avevano chiesto la sospensione delle vendite

 

 

 

 

 


 LIVORNO. Molto rumore per nulla. E’ proprio il caso di dirlo, visto che la tanto contestata asta del Comune per la vendita di alcuni immobili non ha sortito alcun effetto, o quasi. Al termine dei due incanti che erano stati previsti nella procedura d’asta (il secondo, brevissimo, si è svolto ieri mattino in un ufficio del 2º piano del Municipio), l’amministrazione comunale è infatti riuscita a vendere solo un garage di 23 metri quadri posto in via Campania 87 (era il lotto nº 4), il cui prezzo a base d’asta era di 17mila euro: l’acquirente si è aggiudicato il fondo offrendo il 20% di aumento. Tutti gli altri lotti, per un motivo o per l’altro, sono rimasti invenduti. E quindi, almeno per il momento, continueranno a far parte del patrimonio comunale, Così come invocavano gli inquilini precari.
 L’asta relative ai lotti 1 (appartamento al quinto piano in via Santa Barbara 20, quattro vani e mezzo, prezzo a base d’asta di 83.200.00 euro) e 5 (fabbricato posto da tre piccole unità abitative con cortile esclusivo in via del Castellaccio, prezzo 176.000 euro), per le quali non erano arrivate offerte al primo incanto del 23 novembre scorso, erano state poi annullate su disposizione del dirigente dell’Ufficio Patrimonio.
 Rimanevano altre tri lotti (due appartamenti in via Campania e un locale in piazza delle Carrozze), per i quali l’Unione Inquilini e l’associazione PrecAut (ma successivamente anche le organizzazioni sindacali dell’inquilinato Sicet, Sunia e Uniat) avevano chiesto l’annullamento dell’asta fissata per ieri mattina. L’asta si è invece svolta regolarmente, ma senza alcun esito. Il secondo incanto ha infatti registrato lo stesso andamento del primo: nessuna offerta è stata presentata al Comune, e quindi la commissione - constatato che anche il secondo incanto era andato deserto - ha definitivamente chiuso l’asta. Il tutto nel giro di dieci minuti: dalle 9,15 alle 9,25.
 Sarà stato forse per questo motivo che ieri in Municipio non ci sono state le vibranti proteste dei precari che avevano invece caratterizzato l’asta della settimana scorsa. I rappresentanti dell’Unione Inquilini e del PrecAut hanno seguito in silenzio lo svolgimento della procedura e poi se ne sono andati. (a.gu.)

 


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