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A caldo dopo le manifestazioni del Centro Destra

A caldo dopo le manifestazioni del Centro Destra, con un serio interrogativo.

 

Libertà: per Berlusconi e i suoi vuol dire non tollerare controlli, sguazzare nella giungla dell’illegalità pecoreccia e se serve andare oltre.

L’enfasi su questa parola “libertà” si accompagna con botte da orbi a quei rompicoglioni di comunisti. Come non sentire nella fraseologia di Berlusconi il puzzo delle cosche, dei riciclaggi, dei furbetti dei quartierini?

Non mi hanno disgustato le interviste, né mi sono sembrate particolarmente pregnanti le risposte banali, melense di questa piazza fino alla scurrilità di qualche sua parte.

 

La piazza di destra è una cosa che pesa per disgustosa ipocrisia del gruppo maggioritario di centro sinistra. Di questo m’interessa dir qualcosa a caldo.

Insomma, come si fa ad opporre una nostra alternativa a quella parte della popolazione quando i segnali che provengono dalla Finanziaria sono punitivi per il nostro popolo?!

Segnali come …

-         il superbollo per le auto dei poveri

-         la nessuna esenzione dell’ICI per la prima casa ma anzi il preannuncio della stangata con la revisione degli estimi catastali

-         la rapina del TFR con la connivenza dei sindacati confederali

-         il niente per qualche milione di precari della casa

-         una modulazione dell’IRPEF che toglie ai pensionati e lavoratori con redditi superiori a 15.000 euro

-         la minaccia di altre privatizzazioni dei servizi essenziali (privatizzazione = tutto più caro)

-         il ticket sul pronto soccorso

 

… si inseriscono con un sistema vessatorio di bollette per acqua, gas, luce, nettezza, con canoni esosi anche per zero consumi; con il nessun freno agli speculatori immobiliari; in le città stravolte nel sistema della mobilità e della sosta a misura del massimo introito per congreghe pubblico-private.

Una parte cospicua della popolazione, povera e impoverita, quella che paga e ha pagato sempre e tutto (sarà un terzo o qualcosa di più), se gli va bene, galleggia, altri con questa finanziaria e le sue connessioni sul territorio vanno più a fondo.

 

Dice Prodi: tra dieci mesi capirete e ci sosterrete.  Fassino s’è impegnato la scorsa settimana in tre giorni affannosi per spiegare alla base come stanno davvero le cose.

E nel frattempo? Chi può mette le mani sul provvedimento, cerca di tirare per se, si confezionano assurdi maxiemendamenti (ho scaricato 120 pagine!!!), al Senato ne verrà fuori un altro. Provate voi a decifrarli!

Ed ecco l’ultima colossale balla: che questa sarebbe una finanziaria segnata dalla influenza della cosiddetta sinistra “radicale” cioè dai comunisti di Rifondazione e del Pdci. E questo perché? Perché, per ora, non si sono messe le mani su un sistema pensionistico già duramente taglieggiato.

 

Rotta di collisione? Inevitabile. Lacerazioni sociali: crescenti.

Sì, se prevalgono i Rutelli, i Visco, i Bersani, le Lanzillotte, se nei feudi metropolitani-regionali si consoliderà ulteriormente il coacervo autoritario, se i conti in tasca saranno quelli anticipati dalla scarica di ingiustizie di quel parziale elenco.

 

Non solo per la consistenza della piazza di sabato, ma soprattutto per quello che ci succede sarebbe necessaria una nostra spallata. Nostra, intendendo quello che sta dentro e fuori il governo. Ci sono degli snodi, uno è politico e si celebrerà il 16 e 17 dicembre nel Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista, partito che è essenziale per la rotta dell’insieme della sinistra politica e sociale. L’altro è sindacale e investe in primo luogo la CGIL (in misura diversa CISL e UIL) che non può non registrare una crescente inquietudine da parte non solo dei suoi aderenti ma di ampi settori del suo apparato.

Ci vogliono segnali di massa chiari, prima che sia troppo tardi; è un braccio di ferro che va scelto per forza per cambiare rotta a questo Governo. E possibile? E se no, che altro?

 

3 dicembre 2006. Vincenzo Simoni


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