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CRONACA

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I palazzi di proprietà pubblica vengono sistemati dai futuri inquilini Dal Collatino a Trastevere, tutti gli esempi di un nuovo modo di abitare

Le case create con l'auto-recupero
a Roma sono già una realtà

di ALESSANDRA BADUEL

<B>Le case create con l'auto-recupero<br>a Roma sono già una realtà</B>

 

Al tema dell'autocostruzione e dell'autorecupero è dedicato uno speciale all'interno di "D" in edicola con Repubblica sabato 14 luglio 2007, da cui anticipiamo questo reportage.

 

ROMA - Se hai meno di 66mila euro l'anno, non puoi fare un mutuo agevolato - né, spesso, riesci a pagare un affitto. Se non fai parte delle categorie previste, non puoi entrare in graduatoria per la casa popolare. Se ne fai parte, forse dovrai accettare un appartamento fuori città. L'alternativa, oggi, si chiama autorecupero. Almeno a Roma, dove l'applicazione di una legge regionale del '98 ha permesso di trasformare tredici palazzi di proprietà pubblica - tutti occupati da chi, appunto, non aveva alternative - in altrettanti cantieri di ristrutturazione. A spese del Comune per gli esterni, e per gli interni della cooperativa formata dagli abusivi, diventati legittimi inquilini per cifre fra i 150 e i 300 euro al mese. Mentre la casa resta di proprietà dell'ente pubblico e dopo una generazione può essere assegnata ad altri. Il futuro è nel quattordicesimo indirizzo, quartiere Tufello: edificio vuoto e da non occupare, ma da chiedere come cooperativa di autorecupero. L'intero esperimento romano, una volta portato a termine, darà un tetto a 250 famiglie. Poche, ma il metodo è così interessante da aver fatto arrivare lo scorso aprile, a un convegno sul tema, studiosi della materia anche dall'Europa. Perché quell'esperimento mostra come risolvere vari problemi di una metropoli occidentale: sociopolitici, dialogando con le tensioni cittadine, urbanistici, sfruttando edifici vuoti (nella capitale, gli addetti ai lavori ne stimano almeno 50mila) ed ecologici, sia ristrutturando con criteri di bioarchitettura sia diminuendo man mano la costruzione di nuove case popolari.

Via Rinaldo Rigola 26

 

Tre palazzine di cinque piani al Collatino, periferia Est di Roma. È qui che l'architetto Mauro Riccardi ha lavorato per le 49 famiglie della cooperativa "Trasformare ecologicamente casa, lavoro e ambiente". I primi abitanti si sono sistemati nel 2003. Gli ultimi lo scorso maggio. Il progetto di Riccardi è compiuto. Lui ormai ha 47 anni. Quando l'ha concepito, era trentenne. E compagno d'idee del futuro assessore alle Periferie Dante Pomponi. "Con due colleghi ambientalisti", racconta, "avevamo fondato l'associazione Diametro, dedicata alla "riutilizzazione" urbana. Gli occupanti di via Rigola ci chiamarono nei primi anni Novanta. Abbiamo trasferito la sede da loro. E insieme abbiamo affrontato tutto". Un percorso a ostacoli fatto di burocrazia, difficoltà per avere i fondi, assemblee, nottate, picchetti. Nascevano figli, intanto - e c'era chi, in omaggio al sogno di quella casa, li chiamava Rinaldo. I lavori sono iniziati nel '99. "La gente viveva qui da anni, i bambini andavano a scuola: abbiamo ristrutturato una scala alla volta, creando alloggi provvisori nelle future zone comuni". Gli architetti hanno applicato i loro studi di biocompatibilità a un palazzo costruito in anni in cui nell'edilizia popolare nessuno pensava "verde". E tenendo conto di un indispensabile contenimento delle spese. I risultati, dagli infissi in legno all'eliminazione dei campi elettromagnetici nelle zone notte, sono stati combattuti uno per uno. Ogni appartamento, grande fra i 45 e gli 80 metri quadrati, è costato circa 25-30mila euro. E costa agli inquilini fra i 200 e i 300 euro al mese. Hanno tutti la casa su misura: una stanza per ogni figlio se c'è, solo la tua se sei ingle. Il responsabile dei lavori, Sergio Saladino, indica di fronte, oltre un bel parco. "Lì stanno costruendo. E mettono in vendita gli appartamenti a 400-500mila euro l'uno".

 

Via Gustavo Modena 90

 

A Trastevere, uno dei quartieri un tempo più popolari del centro di Roma, un metro quadrato vale sui diecimila euro. Prezzi adatti ai nuovi abitanti: intellettuali, politici, stranieri, artisti. Ma la cooperativa "Vivere 2000" resiste. Da quando, il 14 luglio 1989, presero la loro Bastiglia: un ex convento che affaccia su piazza Sonnino. L'ingresso però è di lato. Salvatore Di Cesare fa strada. "Il Comune in passato ha venduto i piani terra ai negozianti. Ma nessuno si era accorto che un magazzino era l'antico atrio. Ora sistemeranno l'ingresso provvisorio fatto da noi, che passa dall'antico cortile". Salvatore, 56 anni, è il responsabile tecnico della cooperativa, fondata nel '90. È da allora che qui pensano all'autorecupero. E che lui, aiutato dagli altri, monta, smonta, aggiusta. In un palazzo dove, giura, "al nostro arrivo c'era quasi solo il tetto". E dove dodici famiglie hanno ricavato i loro appartamenti. In casa di Leonetta Marcotulli, 79 anni, scultrice, ci sono i ricordi di una vita benestante e creativa. "In famiglia ho architetti e ingegneri: il giorno dell'occupazione ho capito subito dov'era lo scarico del bagno, e sono corsa a comprare un gabinetto. Così c'era il servizio igienico e la polizia non ha potuto cacciarci. Ho preso anche dei gerani - ci voleva un poco di poesia, no?". Salvatore spiega: "Qui, occupando, si voleva dimostrare che le graduatorie dell'edilizia popolare escludevano ingiustamente l'anziano solo, la giovane coppia, il disoccupato. Arrivata la legge, abbiamo partecipato alla gara e sono stati stanziati i soldi". Dei lavori, per ora, ci sono solo le impalcature. Vuote. Nel frattempo, anche il capannone semidistrutto che occupava il cortile già nell'89 è stato sistemato. La sera ospita spettacoli, di giorno corsi di yoga, danza, musica. Ogni gruppo lascia quel che può: parte degli incassi, un impianto elettrico, le sedie nuove. E Salvatore, se serve, aggiusta.

 

Via Marica 84

 

Anna Magnani, Pasolini, Elsa Morante: quando era un suburbio con i lotti popolari, Pietralata ha fatto da palcoscenico per tutti. Ora è il quartiere dove sta per prendere forma il sogno del Sistema direzionale orientale, ideato per decentrare funzioni pubbliche nella periferia Est già cinquant'anni fa, gli stessi in cui Pasolini scriveva Una vita violenta. Arriveranno sedi di ministeri, università, Istat. A quel punto, in via Marica 84 dovrebbero già abitare 27 famiglie. Al momento c'è un cantiere, fine lavori prevista: 2008. Era una scuola con pareti di metallo. È diventato un caso modello di bioarchitettura. Mattoni in truciolato di legno mineralizzato, lucernari, ventilazione, fontana dell'atrio: tutto è concepito con criteri ecologici, di risparmio energetico, antisismici. E sei appartamenti sono per portatori di handicap. Manfredo Proietti, 57 anni, è presidente della cooperativa "Inventare l'abitare". La lotta per la casa è entrata nella sua vita per via di un ente previdenziale: il palazzo dove viveva con moglie e figlia fu venduto senza offrire sconti agli inquilini. Dal '99 aspettano il loro appartamento in via Marica a largo Monte San Giusto, Borgata Fidene, in tre stanze ricavate dentro un'altra scuola - piena di futuri inquilini dell'autorecupero. "Accanto al palazzo di via Marica", spiega, "c'è l'ex palestra. E lì faremo una sala computer e una scuola di pittura e scultura aperta ai ragazzi del quartiere. Insegnerò io: è una mia passione".

Via Isidoro del Lungo 50

 

A Monte San Giusto aspettano anche la postina Stella Forconi, 44 anni, il compagno e i figli gemelli di 15 anni. "Sono nati in via Isidoro quando occupammo, adesso spero di riportarceli presto". La meta di Stella e di altre otto famiglie è il quartiere Talenti, sempre nell'area Est della città, in fondo alla Nomentana, oltre corso Sempione e le villette di Montesacro.
Anche Bruno Papale, del Coordinamento cittadino, lotta per la casa, è coetaneo di Pomponi. "Ma ho scelto di restare nel movimento", tiene a dire. Camminando fra i calcinacci dei lavori di via Isidoro, racconta: "Qui negli anni Ottanta era rimasto tutto vuoto. Abbiamo occupato nel '92. A Roma il problema casa c'è da sempre e non è stato mai risolto. Sugli alloggi popolari, per esempio, c'è un mercato di compravendita senza controlli: paghi 40-50mila euro di buonuscita e subentri come abusivo. Poi sai che tanto arriva una sanatoria". Qui invece finirà in un altro modo. E c'entra, di nuovo, anche l'associazione Diametro. "Lanciammo l'idea insieme", prosegue Papale. "E anche se l'attesa è lunga, c'è chi non rinuncia. Per restare in città e in palazzine dove ci sono sempre spazi sociali, dove comunichi con gli altri. Questo in una casa popolare te lo sogni".

Via San Tommaso d'Aquino 11/a

 

Il cancello del cortile-giardino lo apre un gruppo di ragazzini che sta giocando. Nel novembre '95, inizio dell'occupazione, non erano nati. Una delle attività aperte al quartiere è dedicata proprio a loro: ludoteca e film per piccoli. Siamo a poche centinaia di metri dal Vaticano, quartiere Trionfale, ai confini di Prati. Livello medio-alto: nessun clima popolare. "Eppure ci hanno accettati anche quando dormivamo fra le macerie". Corrado Prodi, 49 anni, moglie e tre figli, ha aperto il suo appartamento al piano rialzato. Sabrina Callea, 39 anni e due figli, è scesa dal suo. Raccontano di una Regione proprietaria del palazzo lasciato vuoto decenni: occupato, sgomberato, con lavori lasciati a metà. "Eravamo giovani, qualche anziano, una coppia cileno-tedesca, una ecuadoregna". Si sono divisi i 16 appartamenti, conservando i seminterrati per gli spazi associativi.
Corrado lavora per la cooperativa Corallo, quella dell'autorecupero. "Corallo perché è rosso e nidifica su se stesso", spiega Sabrina. Il progetto pilota partì nel '96, con l'allora assessore Salvatore Bonadonna, di Rifondazione comunista, che li seguiva e preparava la futura legge del '98. "Noi", ricorda Corrado, "avevamo già fatto metà degli interni. E dal 2000 abbiamo allacci regolari di luce e acqua". Sanitari, mattonelle, porte, finestre, li hanno presi nelle discariche: un recupero nel recupero. "C'è la cassa comune, per la manutenzione e per chi ha momenti difficili. Ci aiutiamo con i figli. E abbiamo il nostro alloggio libero per l'emergenza casa: può servire a chi si trovi in difficoltà". Per gli esterni, però, aspettano ancora i soldi di quella stessa Regione che ha varato la legge alla base di tutti gli autorecuperi.

 

(13 luglio 2007)

 

 

 

 

ARTICOLO APPARSO SU REPUBBLICA.IT IL 13 LUGLIO 2007 CHE ANTICIPA L’ARTICOLO DI CUI SOPRA PUBBLICATO NELL’INSERTO “D” DI REPUBBLICA DEL 14 LUGLIO 2007

Il progetto arriva dal Nord Europa: recuperare e creare appartamenti
Giovani, immigrati e precari: lavorano nei giorni liberi e abbattono i costi

Anche in Italia le case costruite da soli
E il ministro promette una legge

di CARLOTTA MISMETTI CAPUA

 

<B>Anche in Italia le case costruite da soli<br>E il ministro promette una legge</B>

Un progetto di autocostruzione in Umbria

I nostri bisnonni l'hanno sempre fatto. Si rimboccavano le mani e si costruivano la propria casa da soli. Allora si poteva fare, non c'erano troppi permessi da chiedere, le pietre si trovavano nei campi dei vicini, la speculazione edilizia non esisteva. Oggi rinasce questa pratica, in chiave sociale. Arriva dal Nord Europa un progetto semplice, innovativo: si chiama “auto-costruzione”, e nasce dal basso. Ci si mette insieme con altri lavoratori, o amici, o immigrati, o vicini di casa. Le amministrazioni offrono dei sussidi o pratiche burocratiche semplificate. E la casa si costruisce collettivamente, lavorando il fine settimana e nelle feste comandate. A costruirsi la casa da soli si abbattono i costi del 40%, e si sfugge agli speculatori. Il progetto sembra talmente innovativo che la Provincia di Napoli e il comune di Padova stanno provando a replicarlo con i Rom. Altre comunità ci stanno lavorando: i Sinti veneti stanno costruendo un intero villaggio. L'associazione Alisei si occupa di auto-costruzione e ha cantieri aperti in Umbria, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Toscana e nelle Marche. Totale: 400 alloggi in auto-costruzione. La stessa Banca Etica ha finanziato cantieri a Ravenna e Perugia con oltre 7 milioni di euro per 86 alloggi. In Lombardia la Regione ha messo a disposizione un fondo per finanziare fino al 20% del costo del progetto, da restituire dopo 10 anni dal termine lavori. Iniziative lungimiranti: in Irlanda l'auto-realizzazione arriva a coprire il 25% dell'edilizia popolare, per dire. In Italia il ministro Ferrero sta pensando ad una legge nazionale. Finora tutte le cooperative al lavoro sono tutte inter-etniche, e per questa ragione il ministro le considera molto importante anche come strumento di coesione sociale. In Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia stanno lavorando a progetti di legge regionali: si pensa ad una agevolazione fiscale sull'Ici o a finanziamenti da restituire in dieci anni. “Al momento abbiamo un tavolo informale, una sorta di gruppo di lavoro. Stiamo cercando di capire come possiamo sostenere questa pratica” dicono dal ministero. La legge nazionale ci sarà, forse con un fondo per sostenere i programmi di auto-costruzione (per ora c'è un fondo di inclusione per gli immigrati a disposizione). “Riteniamo che questa politica debba uscire dalla sperimentazione, e diventare diffusa” dice il ministro Ferrero. “E' una risposta concreta per chi cerca un abitazione e non ha un grande reddito: ma è anche un modello di solidarietà, per imparare a fare le cose insieme”.

(13 luglio 2007)

 


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