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"Il Secolo XIX Web" Roma 14-01-2008 - Sei povero? Il Comune ti sfratta

Sei povero? Il Comune ti sfratta Vincenzo Galiano Poveri senza casa
che, conquistato finalmente un alloggio del Comune, lo perdono dopo poco
tempo perché non riescono a pagare l'affitto e, soprattutto, le spese di
amministrazione. Un paradosso che, ogni anno, si concretizza mediamente in
una quarantina di sfratti ad opera della stessa amministrazione comunale.
Anche sul fronte abitativo, si manifestano sempre più le nuove povertà. Per
capire le dimensioni dell'emergenza, basta un dato: nell'ultima graduatoria
per le case popolari, su 2170 genovesi in lista di attesa, ben 702 - vale a
dire un terzo del totale - "esibiscono" un Isee pari a zero. L'Isee
(Indicatore di situazione economica equivalente) misura la capacità
economica della famiglie tenendo conto non solo del reddito ma anche della
disponibilità patrimoniale e della composizione del nucleo familiare. «È
tutta gente che praticamente non riesce ad arrivare a fine mese, persone
seguite dai servizi sociali oppure che lavorano saltuariamente e in nero»,
scuote la testa l'assessore di Tursi alle Politiche della casa, Bruno
Pastorino (Rifondazione). Che ammette, sconsolato, la propria impotenza: «La
legge ci impone di sfrattare gli inquilini degli alloggi pubblici dopo tre
mesi di morosità, al massimo dodici mesi per particolari situazioni di
disagio sociale». «Ma chi non riesce a sostenere neppure le minime spese di
una casa popolare, con affitti tra i 29 e i 99 euro - continua l'assessore -
è quasi sempre in condizioni economiche drammatiche. Le stesse per cui aveva
ottenuto l'appartamento del Comune che, alla fine, si riprende le chiavi».
Il problema è anche politico: «La Liguria è tra le poche regioni che non
consente agli inquilini delle case popolari di attingere al fondo pubblico
di sostegno per il pagamento degli affitti sul mercato privato». Tredici
milioni di euro in totale, di cui tre milioni per gli affittuari genovesi in
difficoltà. Che continuano ad aumentare: l'anno scorso le domande di accesso
al fondo sono state 4.100, circa il dieci per cento in più rispetto all'anno
precedente. Per chi abita nelle case comunali nessun paracadute, a parte un
piccolo fondo accantonato per legge da Arte. «Il Comune ha solo due strade
per gli inquilini morosi - spiega Pastorino -: avviare la procedure di
sfratto oppure ripianare di tasca propria i debiti. Ma la seconda
alternativa è impraticabile per le note ristrettezze di bilancio e
considerando che negli alloggi pubblici abitano 10.500 famiglie». Il destino
degli sfrattati di Tursi è anche peggiore dei circa 700 affittuari in media
"espulsi" ogni anno dal settore immobiliare privato. «Perché - spiega
ancora l'assessore - per cinque anni non possono più accedere a un alloggio
di edilizia residenziale pubblica». Nel 2007 sono stati 177 gli ex sfrattati
esclusi dalla graduatoria del Comune. Quale sarà il loro destino? «Capita
spesso che chi esce da una casa popolare per morosità, finisca poi a
chiedere aiuto ai Servizi sociali. Ma il rischio più grosso, assolutamente
da evitare - continua Pastorino - è lo smembramento dei nuclei famigliari: i
bambini in qualche istituto e i genitori a vivere, magari, in locali
insalubri e privi persino dell'abitabilità. E c'è pure chi, pur di avere un
tetto, si rifugia in qualche piccola località dell'entroterra». Casi del
genere, secondo Pastorino, sono sempre più frequenti: «Dobbiamo mettere fine
a quello che chiamo il sistema delle porte scorrevoli: con una mano il
Comune dà le chiavi di una casa e con l'altra se le riprende per non
incorrere nelle sanzioni della Corte dei conti». Un sistema implacabile,
anche e soprattutto nei confronti degli indigenti, e che solo «la generosità
e la sensibilità di qualche dirigente riesce a rendere appena più
tollerabile». «Dirigenti comunali - chiarisce Pastorino - che spesso
ritardano l'esecuzione degli sfratti, assumendosene la responsabilità, per
non gettare in mezzo alla strada intere famiglie bisognose di tutto».Di
recente, l'assessore alle Politiche abitative della giunta Vincenzi ed ex
segretario provinciale di Rifondazione aveva denunciato il riflesso del
caro-affitti sull'incremento degli sfratti esecutivi (701 su 2.424 richieste
nel 2005, 667 su 2.271 istanze nel 2006 e 348 nel periodo gennaio-giugno
2007 a fronte di 1.143 domande di sfratto). «Per quanto riguarda l'edilizia
residenziale pubblica - riprende Pastorino - non è tanto il canone di
locazione a gravare sui poveri bilanci familiari (gli affitti oscillano tra
i 29 euro e i 99 euro mensili), quanto le spese condominiali, prima di tutto
per il riscaldamento centralizzato». Infine un appello alla Regione: «Deve
istituire un fondo specifico per aiutare gli inquilini morosi delle case
popolari».

Leggi la notizia dal sito:
http://www.ilsecoloxix.it/genova/view.php?DIR=/genova/documenti/2008/01/14/&CODE=7e02d6f0-c267-11dc-b9aa-


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