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Idee e proposte per una nuova politica abitativa: dal Convegno del 12 gennaio 2008 a Milano con la partecipazione del Ministro Paolo Ferrero

di Piero Basso (DAR)

Sabato 12 gennaio scorso, organizzato dal Partito della Rifondazione Comunista in un salone di Palazzo Isimbardi, si è tenuto un interessante convegno sulla politica della casa. Dopo un'introduzione di Gianni Confalonieri, senatore PRC della legge sul disagio abitativo, e di Angelo Gerosa, consigliere ALER, sono intervenuti esponenti delle diverse forze politiche della sinistra, appresentanti dei sindacati inquilini (Chiappelli del SUNIA, Spinelli del SICET e Belli dell'Unione Inquilini), Luciano Cecchi, presidente di Federcasa (l'associazione di tutte le ALER d'Italia), rappresentanti di diversi comitati di cittadini, e, da ultimo, molto atteso, il ministro del Welfare Paolo Ferrero. Non erano stati invitati, come purtroppo avviene spesso, i rappresentanti del movimento delle cooperative di abitazione (il cui fondamentale ruolo nell'assicurare una casa a decine di migliaia di milanesi è stato ricordato dal capogruppo PRC in consiglio comunale, Vladimiro Merlin), e il gran numero di interventi programmati ha escluso la possibilità di interventi dal pubblico, in particolare a DAR, presente al convegno con Sergio D'Agostini, Sara Travaglini e il sottoscritto.

Non sono in grado di riferire l'intero dibattito, e comunque sarebbe troppo lungo per il nostro notiziario. Accenno solo ad alcuni punti che sono stati affrontati ed hanno anche visto il manifestarsi di posizioni diverse.

Un tema che,  come DAR, ci riguarda da vicino, è quello dell'accesso a risorse pubbliche: poiché è evidente che la possibilità di edificare a basso costo, e quindi di affittare a canoni sostenibili, r
richiede un sostegno pubblico (nella forma, per esempio, di terreni a costo basso o nullo, di mutui agevolati, di finanziamenti a fondo perduto), ci si chiede se queste risorse pubbliche debbano essere interamente destinate alle fasce di popolazione più svantaggiate o anche a ceti medio-bassi, al fine di realizzare il cosiddetto "canone concordato" o "canone moderato". Questo secondo tipo di intervento ha il vantaggio di richiedere alle istituzioni un contributo molto inferiore per ogni metro quadro costruito (nel caso di DAR, ad esempio, il contributo pubblico è stato di poco superiore al 15% del costo per la realizzazione di Seregno, e circa del 30% per Grazioli, consentendoci, in entrambi i casi, di praticare affitti a "canone concordato", il più basso tra i canoni convenzionati con comuni e regione).

Altri punti affrontati nel dibattito l'emergenza sfratti, le occupazioni abusive, i criteri per l'ammissione e la permanenza nelle case popolari. Non sono mancate alcune espressioni verbali che ritengo inaccettabili, come gli attacchi all'ALER per i ritardi nelle ristrutturazioni e assegnazioni di alloggi vuoti, o al SUNIA, considerato responsabile di alcuni sfratti particolarmente penosi per aver preso posizione in favore dei cittadini in graduatoria per l'assegnazione.

Credo che anche a queste manifestazioni estreme di dissenso si sia rivolto il ministro quando ha invitato ad evitare guerre tra poveri.
Il ministro ha iniziato ricordando per sommi capi la situazione attuale:

- Una svendita del patrimonio pubblico in atto da tempo e accelerata dal governo Berlusconi che con la cartolarizzazione ha messo in moto un meccanismo ormai inarrestabile, e la cessazione, con la fine della GESCAL, di ogni finanziamento pubblico per l'edilizia sociale, due elementi che hanno contribuito ad aggravare la situazione dell'Edilizia Residenziale Pubblica, che in Italia rappresenta circa il 4% del patrimonio abitativo contro una media europea del 16%.
- Un'estensione della proprietà della casa, favorita negli ultimi tempi anche dai bassi livelli dei tassi sui mutui, che ha dirottato ingenti risorse verso la rendita fondiaria distraendole da altri impieghi ed allo stesso tempo inibisce o rende più difficile la tanto invocata "flessibilità" sul lavoro.
- La dimostrazione della falsità dell'assunto che il "mercato", una volta liberato dai lacci dell'equo canone, potesse risolvere il problema della casa.

Siamo oggi in una situazione che vede l'enorme potenza della lobby dell'edilizia, in grado di influire sulle leggi, sull'amministrazione, sull'assegnazione di risorse, a fronte dell'isolamento del cittadino sfrattato, o non più in grado di pagare l'affitto o le rate del mutuo. Ferrero, parlando da dirigente politico più che da ministro, ha quindi invitato tutti a cessare le guerre tra poveri e ad impegnarci per saldare insieme la denuncia, la rivendicazione immediata, la capacità di indicare proposte, a costruire insieme conflitto e solidarietà sociale.

Il governo ha cominciato a muoversi, in particolare a riproporre il tema della casa come tema centrale. Dopo il decreto del settembre 2006 per il rinvio degli sfratti per alcune categorie deboli (non convertito in legge, per cui per il rinnovo del provvedimeno si è preferita la strada, più lunga ma più sicura, del disegno di legge), è stata varata la legge 9 dell'8 febbraio 2007, "Interventi per la riduzione del disagio abitativo per particolari categorie sociali", che non solo prevede interventi immediati per l'emergenza, ma prefigura un piano d'azione per la casa, meglio delineato nelle "linee guida" uscite dal tavolo di concertazione generale sulle politiche abitative. Questo "tavolo" è particolarmente importante perché ha visto un confronto approfondito tra governo e parti sociali (rappresentanti degli inquilini, delle ALER, della proprietà edilizia, delle imprese di costruzione) che ha portato a proposte in gran parte unitarie sulle priorità e sugli strumenti a lungo termine.

Alcuni primi interventi in questa direzione sono presenti già in questa finanziaria, a cominciare dai 550 milioni di euro stanziati per il recupero (e, in minor misura, la nuova costruzione) di 10-12.000 alloggi di proprietà pubblica destinati a ricevere i soggetti deboli sfrattati per fine contratto. Questi fondi sono stati stanziati sulle maggiori entrate fiscali disponibili quest'anno (il cosiddetto "tesoretto") e dovranno essere trovate altre fonti per poter continuare anche nei prossimi anni.

Più modesto ma molto più significativo lo stanziamento di 100 milioni di euro a favore dell'Agenzia del demanio per la rivalutazione di beni demaniali, in particolare caserme, interrompendo la lunga tradizione di svendita del patrimonio pubblico a privati, e al contrario mantenendolo alla proprietà dello Stato e destinandolo alla realizzazione di circa 8.000 alloggi a canone moderato. [Caserme trasformate in case: è passato quasi mezzo secolo dalla liberazione di Cuba dalla dittatura di Batista, ma non posso dimenticare l'emozione che ho provato al visitare la caserma Moncada, "prima caserma trasformata in scuola"].

Non si è potuto aumentare la dotazione del Fondo di Sostegno per l'Affitto: Ferrero non si nasconde le difficoltà di tante famiglie (e di tanti sindaci impossibilitati a rispondere alle attese), ma ricorda che il movimento operaio si è sempre mosso su due piani, del breve e del lungo termine, e di fronte alla scarsità di risorse disponibili, dovendo scegliere tra sostegno alle famiglie con denaro che alloa fine andrà alla rendita e dovrà continuamente essere rinnovato, e la ristrutturazione di alloggi pubblici vuoti, la preferenza va
all'investimento, destinato a rimanere nel tempo.

Da ultimo Ferrero affronta alcuni punti ancora aperti: concorda pienamente con l'esigenza di azzerare l'ICI per l'ALER, ma su questo non c'è una maggioranza parlamentare. Potrebbe forse essere possibile ricercare una sorta di "scambio": ridurre il carico fiscale complessivo sul reddito fondiario al 20% (il livello richiesto dalla sinistra per le rendite finanziarie) per chi affitta a canone moderato o concordato, e viceversa consentire l'innalzamento dell'ICI sulle case sfitte. Si sta preparando un decreto per la definizione di "alloggio sociale" (definizione necessaria per consentire l'erogazione di contributi pubblici in armonia con la legislazione europea): attualmente la finanziaria considera "alloggio sociale" quello affittato a un canone convenzionato per almeno 25 anni, ancora lontano dall'auspicabile affitto permanente, ma già superiore agli otto anni di affitto indicato da alcune regioni!
In conclusione il ministro ha ricordato che se anche riuscissimo a raddoppiare o triplicare l'impegno attuale (recupero di alloggi degradati, residenze sul demanio militare, blocco di tutti gli sfratti, fondo di garanzia per i mutui) questo non basterebbe a risolvere il problema della casa per tutti. E' quindi necessario un grosso impegno di elaborazione e di iniziativa da parte di tutti.


 


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