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Con le leggi truffa

 

L’attuale legge elettorale per la Camera prevede che la lista che arriva prima (qualsiasi sia la percentuale di voti) si prende 348 deputati su 630 cioè il 55,2%!

In sole due altre occasioni è successo qualcosa d’analogo: nel 1923 con la Legge Acerbo (bastava il 25% per vedersi assegnato il 66% dei seggi) e si apri con questa la porta “legale” al regime fascista; e nel 1953 con la cosiddetta ”legge truffa” con cui si attribuiva alla coalizione o lista che otteneva il 50 % + 1 dei voti validi il 64,4 % dei seggi. Non produsse risultati per il non raggiungimento da parte della DC e dei suoi alleati di questa soglia. Attenzione: questa radicale distorsione della democrazia rappresentativa è oggi immediatamente percepibile con la scelta di Veltroni, e in una certa misura dello stesso Berlusconi, di correre da soli. Non lo era nel 2006 perché le due coalizioni alla conta raccoglievano comunque il 49,8% e il 49,7 % dei voti validi e il premio andava alla coalizione che s’era quasi avvicinata alla maggioranza assoluta. Insomma, nel 2006 aveva funzionato un meccanismo simile a quello della legge del 1953; ora siamo alla legge Acerbo!

( per chi volesse approfondire segnalo: Roberto D’Alimonte e Alessandro Chiaramonte - Proporzionale ma non solo – le elezioni politiche del 2006 – Il Mulino/Studi e Ricerche).

 

ai nastri di partenza… Berlusconi e Veltroni

 

Berlusconi a Milano apre la campagna elettorale con insulti alla sinistra, estremista, comunista, massimalista, nemica della proprietà, espropriatrice delle imprese, nemica della Chiesa, della Famiglia e della Patria, nemica della polizia. Si scaglia contro la scuola pubblica, infiltrata da professori atei e sovversivi (e dunque viva le scuola private). Lo Stato deve  stroncare con ogni mezzo le opposizioni dei territori e della comunità che difendono la loro vita contro gli “interessi generali”. Apre a Veltroni, che, anche se con decenni di ritardo, ha portato la sua sinistra all’approdo moderato. Per l’economia basta riprendere la strada del 2001-.2006. Poi qualche biascicamento sulle tasse, sui malati, sui bambini, sugli anziani. Furibonda l’aggressione a Prodi (che lo ha sconfitto due volte!) responsabile della monezza della Campania, dell’immigrazione clandestina, e d’ogni altra nefandezza. Grido finale: “Italia rialzati!” (Deutschland erwache!)

Per Veltroni campo lungo su Spello cittadina dell’Umbria magnificamente restaurata e bandiere tricolori al suo fianco. Bravo il volontariato, una lacrima sul pensionato povero ed onesto; e …non si può risparmiare sull’assistenza ai down! Per la Resistenza una letterina che rievoca la Patria tricolore; e le rosse bandiere? mai esistite?. Il paese ha bisogno di modernizzazione e liberalizzazioni ma non è oggi il momento delle precisazioni, il programma verrà tra una settimana. Ora, il messaggio, al giovane ambizioso e frustrato come all’imprenditore onesto e innovativo, è uno solo: finalmente, per l’interesse nazionale del paese “ c’è un programma, un partito, un leader” . Evviva, si riapre la speranza …e il sogno.

La differenza tra i due discorsi?

L’uno aggredisce, l’altro rassicura. L’uno compatta, l’altro si allarga. L’uno fa appello alle frustrazioni dei rampanti o aspiranti  tali, l’altro al tiepido moralismo di un popolo abbastanza sazio e con delle evanescenti solidarietà. Entrambi si ritraggono dalla consapevolezza che la crisi è nello sviluppo.

 

E noi?

 

Mi pare che il ceto politico non legga quasi più nulla, non mediti, non faccia ricerca mentre anche i cosiddetti eventi di massa mostrano la corda. Eppure ci sono compagni e compagne che studiano non per se stessi ma attingendo ad altre inchieste e ad altre percezioni. Ho ricominciato in questi mesi ha comprare Liberazione; appaiono assieme alle solite questioni (gli accordi e i disaccordi, la sinistra unita e plurale e la simbologia, le falci e i martelli e via dicendo) interventi che mi emozionano. In pochi giorni, quello di Amato responsabile esteri del PRC in dissenso senza essere tranchant per l’infatuazione per Obama,  Andrea Colombo che ho conosciuto – critico anche allora - nei giorni di elaborazione del mega-programma prodiano, che richiede imperiosamente alla Sinistra Arcobaleno chiarezza ed autonomia; oggi Emiliano Brancaccio con un saggio che andrebbe completato, sull’Italia nella morsa di profitto e famiglia;  e su Queer una emozionante Angela Azzaro (“Io ridico: l’aborto non è un dramma”)… Quanti altri ci sono che intrecciano l’impegno sociale con l’approfondimento critico e rifuggono dal mimetismo nelle burocrazie?  Sono tanti ma ancora non fanno tendenza. A loro mi unisco.

 

Vincenzo Simoni – 10.02.08


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