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La politica: fuori fase chi

Editoriale e appello

 

La politica e il caro-vita: fuori fase chi?

 

24 febbraio 2008

 

E’ più lungo del solito per la serietà della questione:

non basta la denuncia se non si comincia almeno a proporre

 

 

Curzio Maltese sul Venerdì di Repubblica (22 febbraio 2008) nei confronti della sinistra che s’aggrega è di una violenza inusitata.

Scrive “ i due partitini comunisti, tanto gelosi della propria identità, hanno buttato alle ortiche in un giorno la falce e il martello per confluire nell’alleanza con il peggior partito ambientalista d’Europa, nell’urgenza di mantenere le poltrone di ceto politico”.  Qualche riga dopo l’affondo sui rifiuti : “ Se in Campania quattro anni fa fossero stati costruiti i termovalorizzatori, impediti dalla mobilitazione di verdi, rifondaroli, neofascisti e camorristi, ora la gente non vivrebbe nell’incubo”. Duro, esagerato, offensivo, ma non so fino a che punto senza alcuna ragione, se si ricorda che in questi giorni in Campania il PRC e i suoi partners di sinistra non vogliono ancora a staccare la spina a Bassolino; e che nei giorni scorsi il Comitato Politico Nazionale del PRC si è aggrovigliato sulle candidature e sul simbolo; mentre davanti centro congressi di Via dei Frentani altri compagni manifestavano per il mantenimento della falce e martello.

Tutto importante? E come no! Ma quanto sfasamento su quello che veramente conta!

In questi giorni la stampa e le TV ritornano, ma con un’ampiezza impressionante, sul caro vita Su Repubblica, la prima, la seconda, la terza e la quarta pagina e così sul Messaggero e via dicendo. Su Liberazione di Domenica 24 febbraio solo una lettera.

E gli altri? Il Sole 24 Ore non è da meno anche se non si perita di avallare l’assurda posizione di Maurizio Beretta direttore generale della Confindustria che chiede “contro i rincari un sistema incentrato su liberalizzazione, privatizzazione e concorrenza”..

C’è qualcuno che parla di calmiere, di prezzi politici, di tariffe sociali, cioè di una difesa del reddito sul piano anche dei consumi? Tabù. E via i grafici, le tabelle, i lamenti, gli avvisi di mobilitazioni mai viste: “ rivolte dei consumatori!” Ma quando mai?! Per Damiano, ministro del lavoro, ancora per poche settimane, la ricetta è una sola:” Contratti e fisco per ridare potere d’acquisto”. Quanto l’aumento e quanti gli sgravi? Robetta, come lo sono quei poco più di cento euro strappati con tanti scioperi e blocchi stradali e ferroviari dai metalmeccanici.

Certo che ci vuole il recupero salariale e delle pensioni! Ma questa è solo come una delle componenti; l’altra non può che derivare da una rivolta di popolo, nei mercati e davanti alle sedi delle cosiddette utilitys (gas, luce, acqua, rifiuti). Certo,una rivolta che abbia effetto deve essere di massa, non solo preannunciata dalle sigle delle associazioni del consumatori che non fanno paura a  nessuno. Non può essere una dichiarazione di guerra ad uso elettorale o di posizionamento politico.

La questione è serissima. Non si risolve nemmeno mandando lettere ed appelli (e lo dovremmo comunque fare) ai sindacati dei pensionati che mai si sono davvero mossi su questi terreni – vi ricordate qualche loro posizione contro il caro-casa? - mentre si sono efficacemente schierati a sostegno del collaborazionismo governativo delle confederazioni sindacali.

Né si è andati finora molto avanti con le associazioni dei consumatori.

 

***

 

Può essere utile un richiamo alla prassi degli anni 70 con i comitati contro il carovita e la riduzione delle bollette; ma oggi troppe cose sono cambiate: ci disaggrega a tal punto che più di ieri è decisiva oggi una forte volontà politica.

Da mesi, prima e dopo l’imponente manifestazione del 20 ottobre, insisto sulla necessità di organizzare in ogni città, con i circoli di partito disponibili, ma anche con i centri sociali, un nuovo movimento contro il caro-vita. Certo sono indispensabili i “banchetti” di denuncia e di raccolta d’attivisti, ma prima vanno definite le caratteristiche dell’impoverimento, l’in-consistenza delle autority, il collegamento con i movimenti che si oppongono alle privatizzazioni (significativi quelli sull’acqua) e vanno conosciute le posizioni esistenti. Dunque non solo attivismo ma un piano persuasivo..

Distratta da altro, nel panico per la crisi di governo, la sinistra che si aggrega ha poca capacità di azione sociale. Il PRC ha provato a misurarsi al convegno di Torino con la questione operaia;ma oltre?

Mi sono accostato con attenzione a questa sinistra che ora si presenta unita con il simbolo dell’arcobaleno supponendola maggiormente capace di agire. Lo è stata abbastanza sulla laicità, sulle missioni militari, sulle discriminazioni di genere, non sulle questioni che attengono alla materialità della vita quotidiana.  Non mi sono del tutto chiari i motivi di questa difficoltà; se è insensibilità derivata da appartenenze di classe (sono contro il precariato ma vivono in se stessi la condizione dei precari?) o che questo derivi dalla loro stessa formazione - per scissione.. Né mi pare che – almeno in Italia – il modello sempre più debolmente richiamato ai social forum sia idoneo ad una organizzazione sistematica rivolta alle lotte economiche.

Né mi convince chi mi dice che questa sensibilità appartenga ora solo a Beppe Grillo e ai grillini !

 

Che fare ? Mi verrebbe da dire che noi, volontari dell’Unione Inquilini, presenti in parti significative del nostro paese e soprattutto nelle aree metropolitane, per una capacità di tenuta nel tempo, ogni settimana, ogni pomeriggio, aprire le sedi, dialogare con persone investite da problemi talvolta strazianti, e farlo senza compenso e senza afflati religiosi, potremmo assumerci dei compiti di promozione.

Potremmo partire dal fronte unitario contro gli sfratti e in difesa delle occupazioni che in alcune città sta ancora funzionando,  un fronte con dei comitati di residenti, con altri movimenti di lotta ed esteso ai consiglieri comunali più legati alle nostre rivendicazioni; qui – e con tempi accelerati – confrontare le proposte e l’opportunità di dar vita ad assemblee popolari.

Non saprei indicare altre strade che quelle della chiarezza, della condivisione e dell’immediata apertura di massa. Vecchio modello? Il resto è roba da buona digestione.

Ci sono però dei problemi non facilmente superabili; un movimento a partire dalla stessa promozione ha bisogno di tutte le strutture disponibili. Tra queste quelle dei partiti della sinistra, per l’esistenza di numerose sedi, di strumenti per la stampa e via dicendo, ma soprattutto per la persistenza (ma fino a quando?) di compagne e i compagni che si sono misurati con passione ed altruismo con le questioni dei loro territori.

So che verso di loro in altri settori c’è diffidenza, le separazioni sono state dure, fino a produrre una reciproca estraneità; che sicuramente non si supera discutendo di liste e di voti.

Ritengo che noi, che in questi anni abbiamo raccolto un vasto consenso ad una piano complessivo per il diritto alla casa, e per la stima nella nostra onestà e indipendenza, potremmo esporre questa proposta senza alcuna remora di strumentalità o pretese egemoniche !

Chi altri lo potrebbe fare?

Ne discuteremo comunque tra noi molto presto, l’8 marzo a Roma.

 

Vincenzo Simoni

 

 

Scrivete cosa ne pensate a  segr.naz@unioneinquilini.it

 

 

 

 

 

 

 


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