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Perché siamo qui

 

 

Perché abbiamo occupato la Gran Guardia

spiegato alla volè in due pagine fitte fitte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perché siamo qui?

 

 

Perché, fondamentalmente, ci serviva un’azione eclatante per far emergere un problema grave, quello della casa. Ci sarebbe piaciuto poter dire la nostra sulla gestione della cultura e dell’arte in questa città, come facemmo tre anni fa occupando l’Odeon.

Ma l’Odeon, cinema storico per questa città e per l’architettura nazionale, è diventato un parcheggio.

 

 

Un brevissimo accenno al passato

 

 

Se prima la questione culturale poteva dirsi marginale (insomma) rispetto alla vita quotidiana di tutti noi, in questi tre anni la precarietà in cui siamo cascati di problema ne ha portato uno ben più grave: la casa.

 

Facciamo il giro largo: siamo molto precari. Magari laureati, magari no. Lavoriamo al callcenter, al bar, in fabbrica, come bagnini d’estate. Siamo i famosi bamboccioni. Siamo anche qualcosa di diverso, ovviamente. Siamo il risultato d’una politica che ha reso quotidianità quella che nelle previsioni doveva essere una proprietà transitoria dello sviluppo: la precarietà. Intesa come impossibilità di trovare una stabilità lunga più d’un mese alla propria vita.

 

Cosa cerca uno, quando vuole farsi una vita? Un lavoro, e già è un casino, e la casa. Che è impossibile, perché se non hai un lavoro non hai un mutuo e spesso nemmeno un contratto d’affitto, e quindi neanche la casa.

 

 

Che fare?

 

 

La mossa da fare, verrebbe in mente, sarebbe rivolgersi al Comune e chiedere aiuto: non elemosina, ma un aiuto vero. Potremmo andare a fare domanda per avere una casa popolare, solo che non ne verranno assegnate a breve: sono tutte già utilizzate da qualcun altro.

Potremmo allora rivolgerci all’Emergenza Abitativa. L’emergenza abitativa, per chi non lo sapesse, è un organo formato per tamponare le situazioni più particolari. Ad esempio quelle dei clochard.

La sorpresa è che anche l’emergenza abitativa non ha più un posto letto disponibile: sono tutti occupati non da senzatetto, ma da persone normali. Tipo quelle che non ce l’hanno fatta a pagare una rata del mutuo e l’hanno preso in culo, per esempio, o quelle sfrattate per morosità.

Insomma, c’è gente normale trattata come gente particolare (passateci i termini, anche se brutti).

 

 

Un po’ di notizie

 

 

Il comune non può quindi aiutarti, caro lettore avido d’indipendenza o di sopravvivenza per te e la famiglia tua. E ti diciamo anche perché.

Innanzitutto, i criteri di assegnazione delle case popolari sono ancora quelli usati trent’anni fa: ne consegue che per acquisire un punteggio elevato nella graduatoria si dovranno avere requisiti che spesso una famiglia normale non ha.

Un esempio: se vivi in una baracca, grotta, caverna, stalla, sotterraneo, soffitta o garage prendi un po’ di punti.

Un altro esempio: se hai un nonno invalido in casa prendi qualche altro punto.

L’ultimo: se sei moroso –anche solo d’un mese- la casa popolare non te la danno proprio.

Come immaginerai, la maggioranza delle persone sotto ai quarant’anni non campa in una balla di fieno, però se gli finisce il contratto da tre mesi è nei casini per pagare l’affitto.

Non è un caso che, infatti, le domande per il contributo all’affitto siano tantissime (un migliaio quelle del 2007)

 

 

Cosa fa il Comune?

 

 

Niente di buono, in effetti. Nel 1986 le case popolari erano 12000, oggi poco più di 5000.

Inoltre, come è giusto sapere, non tutte le proprietà immobiliari pubbliche sono riservate all’ERP (edilizia residenziale pubblica). La logica farebbe pensare che se ci sono immobili –tra l’altro vuoti- di proprietà del Comune, potrebbero essere fatti rientrare nel “giro” delle case popolari ed assegnate, specialmente quando non ce ne sono, oppure ancora affittate a prezzi concordati –o sociali, o come più vi piace, ma con affitti sostenibili e da pagare al Comune!-

Invece il comune queste case le vende. L’anno scorso riuscimmo a bloccare l’asta, che secondo l’assessore Baldi doveva servire a procurare i fondi necessari alla ristrutturazione di altre case da includere poi nel piano di edilizia residenziale pubblica.

Quest’anno l’asta ha avuto luogo, e c’hanno fregato. Perché i soldi per ristrutturare le case arrivano, e sono più di 3 milioni di euri, e infatti il solerte assessore non ha dato nessuna motivazione alla vendita.

Più in generale, l’amministrazione sembra di fatto negare l’esistenza del problema, come successo recentemente ad una conferenza al quale partecipava anche l’assessore regionale alla casa. Girava voce, tanto per capirci, di buttare giù due dei tre edifici del complesso della Padula e di sostituirli con un parco pubblico.

Che non sarebbe poi male, se le case avanzassero. Ma siccome non avanzano e i soldi devono essere spesi per risolvere il problema, quella ci sembra una gran cazzata.

 

 

Cosa vogliamo?

 

 

Che la caserma Del Fante, ceduta nell’estate dal Ministero della difesa al Comune di Livorno, sia utilizzata al fine di risolvere il problema dei numerosi casi in emergenza abitativa. Secondo il progetto nazionale di dismissione degli immobili sottoutilizzati dai corpi militari (l’ex caserma rientra nell’operazione “Valore Paese”ed è stata trasferita col decreto del 25/07/07), questo immobile è passato dalla gestione del catasto militare a quello civile, quindi il suo uso d’ora in avanti sarà regolato dall’amministrazione locale. E’ quindi indispensabile salvarlo da eventuali mire speculative e inserirlo in percorsi atti a garantire il diritto all’abitare.

 

Che sia bloccata la vendita degli immobili non-erp, e anzi che siano inclusi in un percorso parallelo a quello del bando per le case popolari, mirato a dare una casa anche a chi, secondo la normale graduatoria, non ne potrà mai avere una.

 

Che l’amministrazione cominci ad usare gli strumenti come la requisizione e l’esproprio per tutti quegli immobili privati lasciati all’abbandono e all’incuria dai loro rispettivi proprietari.

 

 

 

 

Movimento Antagonista Livornese


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