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Roma 2 aprile 2008

Roma 2 aprile 2008

 

Un affitto per un milione di famiglie: la proposta  cgil, sunia, spi, lega ambiente

 

Segue un comunicato del sicet nazionale

 

La Cgil lancia un piano nazionale che prevede l’abbattimento dei canoni di locazione e un riequilibrio tra le case in proprietà e quelle in affitto. Paola Agnello Modica: 'Ci sono milioni di giovani esclusi completamente dal mercato della casa

 

ROMA - Un milione di appartamenti in affitto. Costruzione di nuovi alloggi di edilizia pubblica residenziale con criteri di compatibilità ecologica ed energetica, o in alternativa ristrutturazione (anche con abbattimento e ricostruzione di intere aree degradate delle città). Apertura di tavoli di negoziato per l’attuazione di una nuova politica degli affitti con gli enti locali a cominciare dal comune di Milano in vista dell’Expo’. Sono alcune delle richieste della Cgil, che ha lanciato oggi un ambizioso “piano casa” elaborato con i sindacati dei pensionati (lo Spi), degli edili (la Fillea), il Sunia (sindacato inquilini) e Lega ambiente. La segretaria confederale Paola Agnello Modica ha detto che è arrivato il momento di ribaltare una politica della casa che ha premiato finora solo la rendita e la speculazione immobiliare. Il piano non deve essere però l’occasione per una nuova cementificazione del paese. L’obiettivo vero - ha spiegato Massimo Serafini di Lega ambiente, che è intervenuto questa mattina alla presentazione del “piano casa” - è quello di ricominciare a costruire abitazioni popolari (o ristrutturare quelle vecchie) con criteri eco compatibili che ci facciano risparmiare anche in termini di consumi energetici. L’altro obiettivo proprietario del piano è quello di abbassare i canoni di locazione che oggi escludono milioni di cittadini, coma ha ricordato per esempio il segretario del Sunia, Pallotta. Abbiamo deciso di lanciare oggi questo piano casa – ha spiegato Paola Agnello Modica, segretaria confederale della Cgil – perché pensiamo che questi temi sociali debbano entrare nella campagna elettorale. Oggi invece ci sembrano trascurati, oppure trattati in modo superficiale. Si tratta prima di tutto di un ripensamento culturale perché in questi ultimi anni siamo stati condizionati troppo dall’ideologia della casa in proprietà”. E invece, dopo le tante campagne politiche che hanno spinto milioni di persone a indebitarsi per avere un tetto di proprietà, si è scoperto che da una parte non è vero che l’80% degli italiani è proprietario (visto che una buona parte di questi sono in realtà indebitati con le banche) e dall’altra che ci sono milioni di persone (si calcola tra i 5 e i 6 milioni) che rimangono fuori sia dal mercato della proprietà, sia dal mercato degli affitti. Una volta si trattava dei ceti più poveri e marginali della popolazione, oggi si tratta invece di fette consistenti del ceto medio. In una situazione del genere, l’idea di rilanciare il mercato degli affitti diventa una necessità, prima ancora che una buona intenzione. La Cgil, per suffragare la sua tesi, ha fornito alcuni dati generali.

Prima di tutto è ormai dimostrato che le spese per l’affitto, i servizi o il mutuo hanno un peso rilevante sul bilancio delle famiglie: si passa dal 30% al 60%. Dal 1988 a oggi sono stati realizzati in Italia 320 mila alloggi l’anno, tutti destinati al mercato della proprietà, mentre in Francia o in altri paesi nello stesso periodo si è rilanciata l’edilizia residenziale pubblica e anche quella sociale. In questo momento ci sono 40 mila sfratti per morosità, mentre per 750 mila famiglie hanno il contratto di casa scaduto e sono in difficoltà per gli aumenti del canone. In Italia si calcola che ci siano almeno 600 mila domande inevase di edilizia pubblica. Su 9 milioni di giovani tra i 20 e i 34 anni, quasi 8 milioni e mezzo vivono ancora in famiglia perché non hanno la possibilità di comprarsi una casa o sostenere i livelli degli affitti delle città.. Un altro dato interessante fornito questa mattina dalla Cgil  riguarda il rapporto tra i redditi e il costo delle abitazioni. Dal 2000 a oggi, il reddito dei lavoratori dipendenti è risultato pressoché stazionario. Il costo delle aree edificabili nello stesso periodo è cresciuto del 35%. Il costo della costruzione è cresciuto del 18%. Ma sono questi ultimi due dati (quello relativo al prezzo medio delle abitazioni e quello dei canoni di affitto) che danno il senso di quello che veramente è successo nella società negli ultimi otto anni. Dal 2000 a oggi il prezzo medio delle abitazioni è lievitato del 70%. I canoni di affitto hanno subito un’impennata del 114%.

 

Troppa sproporzione tra proprietà e affitto

Nel nuovo piano nazionale per le abitazioni la Cgil propone di bilanciare il rapporto tra chi vive in case di proprietà e chi è in affitto. Rispetto agli altri paesi europei, l’Italia sconta un fortissimo ritardo nelle politiche abitative pubbliche

 

ROMA – Negli ultimi venti anni l’Europa è andata da una parte e l’Italia dall’altra. E’ questo il dato più eclatante che emerge dallo studio presentato questa mattina dalla Cgil nazionale in vista del lancio del nuovo piano per le abitazioni per il quale è stato scelto un titolo senza ambiguità: Più case in affitto: un programma possibile. La segretaria confederale della Cgil, Paola Agnello Modica, che ha illustrato i termini del progetto, ha spiegato che il nostro paese ha vissuto una sorta di ubriacatura ideologica legata all’individualismo e al mito della proprietà. Perfino a me che continuo a vivere in affitto – ha confessato la sindacalista – gli amici mi criticano perché non ho fatto un mutuo per comprarmi la casa. Agendo così, mi dicono, non sono ancora diventata adulta. In realtà – considerazioni ideologiche a parte – quello che succede oggi è che milioni di gruppi familiari e di individui sono esclusi sia dal mercato dell’acquisto (visti i prezzi delle abitazioni e l’aumento del costo del denaro per i mutui), sia dal mercato degli affitti che proprio perché si è puntato tutto sulla casa in proprietà, oggi risulta praticamente inesistente. Le sproporzioni rispetto agli altri paesi sono evidenti. Nonostante il fatto che il liberismo e il capitalismo siano più spinti che da noi, in Gran Bretagna, Francia e Germania ci sono tuttora più case in affitto e più case popolari che da noi. In Italia la percentuale di case in affitto sul totale si aggira infatti sul 20%. Negli Regno Unito siamo invece sul 31%. In Francia la percentuale sale al 43,8% e in Germania tocca addirittura il picco del 57,4%, ovvero molto più della metà delle abitazioni sono tuttora in affitto.

In Italia, hanno detto questa mattina durante la presentazione del piano casa sia i sindacalisti dei pensionati (lo Spi), sia quelli degli inquilini (Sunia) e degli edili (Fillea) è mancata completamente dalla fine degli anni ottanta una politica nazionale vera sulla casa. L’edilizia pubblica è stata messa in un cantuccio, mentre le città si sviluppavano in modo distorto e spesso contro l’equilibrio ambientale. In paesi più “capitalistici” dell’Italia, ha ricordato un rappresentante del Sunia, si attuano politiche mirate di sostegno agli inquilini. In Francia, ma anche in Scozia., un inquilino non può essere cacciato di casa o sfrattato senza che ci sia una soluzione alternativa. Il diritto all’abitazione è sancito nei fatti e non solo nelle costituzioni. Questo però non vuol dire che ora – passata la moda della casa in proprietà – si rilanci in Italia una cementificazione senza limiti che darebbe spazio solo alle speculazioni dei proprietari dei terreni e agli immobiliaristi. Si tratta – ha spiegato Massimo Serafini di Lega ambiente, di sfruttare la grande occasione del lancio di un vero piano della casa per ripensare tutti i criteri di costruzione. Si può sfruttare cioè la nuova fase di costruzione edilizia per utilizzare materiali sostenibili, istallare ovunque i pannelli solari, ripensare l’urbanistica delle città. Si dovrebbe fare – ha detto il dirigente ambientalista – come hanno fatto i tedeschi a Berlino, dove la parte est della città, dopo l’abbattimento del Muro, è stata ricostruita interamente con criteri eco compatibili. Per capire quanto siamo indietro, basta solo un dato. Mentre la media di consumo energetico per il riscaldamento delle abitazioni in Europa si aggira sui 15-30 kw. l’anno, da noi siamo oltre i 150 kw. Queste cifre danno la dimensione di quale sia lo spazio enorme di innovazione possibile.

Anche gli imprenditori e i costruttori hanno fiutato l’affare – ha detto Enzo Campo della Fillea Cgil – ed è per questo che dobbiamo approfittare dell’occasione anche come sindacato. Oltre a fare le nostre proposte, dobbiamo dire chiaramente quali sono le cose che non vogliamo, che non si devono fare”. E ovviamente Campo si riferiva al superamento del sistema dell’abbattimento continuo del costo del lavoro e del costo dei materiali. Basta insomma con le gare al massimo ribasso. Si tratta di rilanciare l’edilizia sulla base del rispetto dell’ambiente, ma anche dei lavoratori. Il sindacalista ha ricordato per esempio che la classe degli edili è composta oggi quasi esclusivamente di lavoratori immigrati. Sono le stesse persone che non possono poi magari accedere al mercato dei mutui e degli affitti. Sono fuori dal mercato della casa – ha commentato amaramente Campo – ma poi sono gli stessi che vanno a morire nei cantieri per costruire le case per gli altri.

 

Edilizia residenziale pubblica: servono 100 miliardi in 10 anni

E’ questa la cifra stimata nel piano nazionale della Cgil per rilanciare l’edilizia pubblica e rispondere a una domanda di un milione di case. Per il sindacato si potrebbero creare 300 mila nuovi posti di lavoro regolare

 

ROMA – Ci vogliono circa 10 miliardi ogni anno, 100 in dieci anni per costruire o ricostruire (dopo la ristrutturazione o la demolizione) un milioni di alloggi per altrettante famiglie. La Cgil rilancia così la politica per una edilizia residenziale pubblica che in questi anni era stata completamente accantonata. Durante la presentazione del piano avvenuta questa mattina nella sede nazionale della Cgil (vedi lanci precedenti), è stato spiegato che gli obiettivi di fondo sono quelli di rispondere alla domanda abitativa, ricostruire città e quartieri solidali, contrastare il cambiamento climatico e prevenire la recessione rilanciando un lavoro di qualità nell’edilizia. Il piano non si basa dunque solo sulla necessità di rilanciare il mercato negato degli affitti. Ci sono anche in primo piano le priorità ambientali: meno inquinamento, meno consumi di energia, meno rifiuti, più risparmio del suolo, più risparmio idrico e infine una mobilità sostenibile. Ovviamente si tratta di obiettivi che dovranno essere costruiti con soggetti professionali diversi, a partire dagli architetti e dagli urbanisti. Punto qualificante del piano è anche la modalità di individuazione delle risorse necessarie per far marciare il rilancio abitativo.

Non si tratta solo di incentivare nuovi investimenti pubblici. E’ ormai evidente che lo Stato non si può fare promotore, gestore e controllore contemporaneamente dei lavori pubblici. Ma lo Stato deve ritrovare un suo ruolo che negli anni della privatizzazione e della deregolamentazione era stato negato. Innanzitutto tutto come controllore e come ente di indirizzo. E poi, ovviamente, anche come finanziatore dei progetti di rilancio edilizio. Si propone insomma una doppia erogazione;: da una parte lo Stato, dall’altra i privati. Numerosi imprenditori e associazioni di imprese hanno già dichiarato il loro interesse a sostenere un programma di ampio respiro di edilizia residenziale in locazione a canone moderato. Sempre secondo la Cgil e gli altri promotori del piano nazionale, sarà anche necessario creare le convenienze all’investimento nell’edilizia pubblica. Tra queste possibili convenienze si indica la contribuzione con risorse pubbliche dirette, la disponibilità di aree edificabili a costi accessibili, la riduzione degli oneri sui costi di costruzione e infine la certezza dei tempi di ritorno degli investimenti. E’ dunque evidente che per coagulare e indirizzare questo insieme di interessi per l’edilizia residenziale in locazione, lo Stato deve svolgere un ruolo fondamentale. Tra le altre misure di politica abitativa che vengono proposte dalla Cgil ci sono l’equiparazione delle aree per l’edilizia sociale alle aree per i servizi, l’introduzione del principio della perequazione urbanistica, la restituzione alla collettività della quota parte degli incrementi di valore delle aree (rendita) dovuta all’intervento pubblico e infine l’aggiornamento del catasto. E’ anche molto importante dedicare una parte del piano casa alle esigenze specifiche dei soggetti sociali più deboli, a cominciare dagli anziani. Il piano casa deve poi soprattutto rispondere alle nuove esigenze della mobilità. E’ infatti contraddittorio proporre un modello abitativo rigido (basato solo sulla casa in proprietà) e poi contemporaneamente spingere per una estrema flessibilità del lavoro e dei tempi della vita.

 

Sicet: ''Due milioni e mezzo di famiglie non riescono a pagare l'affitto''

 

Roma - Due milioni e mezzo di famiglia non riescono a pagare l'affitto. Servono misure straordinarie. E' quanto denuncia il Sicet, sindacato inquilini della Cisl. L'emergenza di perdere l'alloggio causata da difficoltà economiche nel pagamento del canone interessa il 63% di chi vive in affitto, e che ha redditi modesti, inferiori a 20 mila euro annui. Gli ultimi dati sugli sfratti del ministero dell'Interno- spiega il Sicet- rilevano che sono oltre 100 mila le richieste di esecuzione, 45 mila i provvedimenti convalidati e quasi 23 mila gli sfratti eseguiti l'anno passato. Il Sicet chiede quindi a tutte le forze politiche, oltre ad interventi strutturali sull'edilizia pubblica e la riforma delle locazioni private, delle misure straordinarie per tamponare l'emergenza.

Nel documento di programmazione economica e nella prossima legge finanziaria, aggiunge il sindacato inquilini della Cisl, dovrà essere presente un capitolo per fronteggiare questa difficoltà. La dotazione nazionale del fondo sostegno affitto dovrà essere portata a 500 milioni di euro. Inoltre, aggiunge Sicet, va immediatamente costituito un fondo nazionale straordinario a favore degli inquilini in difficoltà nel pagamento dell'affitto, con 100 milioni di euro annui. Queste risorse, conclude il sindacato inquilini, dovranno essere messe a disposizione dei comuni tramite le commissioni prefettizie che le utilizzeranno per la graduazione dei provvedimenti esecutivi di sfratto per morosità".


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