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Un commento critico al documento CGIL + altri sul piano nazionale casa

Qualche osservazione al documento  CGIL sul piano nazionale casa

proposto in questa fase elettorale.

 

La prima: più che opporre affitto a proprietà, ci sembra più corretto distinguere tra casa come valor d’uso o come merce. In questo senso è valore d’uso la prima casa, la proprietà a cooperativa indivisa, l’alloggio in assegnazione pubblica; purtroppo da tempo è solo merce a strozzo la casa in locazione.

Le persone non aspirano a priori alla proprietà ma sicuramente vorrebbe non essere “servi della casa”; e che sia l’alloggio una forma di protezione e di sviluppo e non di abbattimento.

La secondo è sulla pretesa e progressista  necessità di mobilità, contrapposta alla conservazione: la CGIL non può rimuovere i contenuti delle grandi lotte unitarie degli anni ’70 quando si voleva portare il lavoro dove c’era la gente e non la gente dove c’era il lavoro!

Questo fu il senso profondo del movimento verso il Sud, questi i treni dei metalmeccanici che andavano sotto gli attentati fascisti verso Reggio Calabria, questi gli investimenti industriali che si impiantarono a Brindisi, come a Termini Imprese: tutto sbagliato? Ci sembra, senza entrare nel merito sulla loro sincerità, che questo sia il messaggio che cercano di diffondere il pullman di Veltroni, gli incontri di Bertinotti e le convention di Berlusconi.

Ed ancora: si ritiene davvero che il flusso delle badanti dall’Est corrisponda alla loro smania di viaggiare?! Ma se non pensano altro che alle aiutare le famiglie, assicurare un futuro più qualificato ai figli che restano in patria!

Lo schematismo non è una buona cosa. Anche l’Europa sta cambiando: famiglie ridotte come componenti, un invecchiamento che è anche segno di una migliore qualità della vita, tanta voglia di sicurezza e di stabilità.. Il flusso tra proprietà e affitto che si sta invertendo in Germania come in Francia, le vendite, del patrimonio abitativo pubblico, spesso derivate dall’indebitamento dei Comuni, delle Contee, delle Province e Leander, si incontrano e si scontrano (ma solo sui prezzi!) con la propensione popolare a cambiare di status. Questa Europa va conosciuta! Le banlieuse non sono amate da chi ci abita; anche loro vorrebbero qualcosa di diverso, di non massificato; lo vogliono tutti, compresi i casseurs! Ma andiamo avanti.

C’è del buono nel documento CGIL soprattutto sul piano ambientale. La casa eco-compatibile, il riciclaggio delle acque consumate, l’energia autoprodotta; sono cose essenziali che si integrerebbero bene con un impegno pubblico derivato dalla solidarietà generale.

Non ci convince invece, e lo abbiamo ripetuto fatto anche al Tavolo Nazionale sulle politiche abitative, la reiterata privilegiata opzione pubblico-privata. anche se collegata alla prospettiva di 1 milione di alloggi.

Alla fine si rischia di avallare come housing sociale quello che tale non è; perché camuffato da una fiscalità premiale, con aree pubbliche regalate e da sussidi di Stato per gli inquilini incapienti. Si leggano con attenzione le proposte di Assoimmobiliare; si vedrà che così stanno le cose.

Una sterzata pubblica, comunitaria e autogestita, ha bisogno di una radicale revisione della impostazione dei bilanci dello Stato.

I cosiddetti grandi lavori di dubbia utilità complessiva, la dilatazione delle spese militari e gli stessi saccheggi dei beni comuni da parte della casta politica che si fa imprenditrice senza rischio, restringono ai minimi termini ogni prospettiva di rilancio sociale.

E’ cruciale fare chiarezza sull’unilateralità delle scelte dei Governi; è indispensabile definire con precisione l’antagonismo della rendita immobiliare rispetto alla casa come valore d’uso. Noi tutti che diciamo di rappresentare sfruttati e sfrattati dovremmo dire con precisione che cosa vogliano e quanto vogliamo..

 

Ecco perché abbiamo apprezzato la secchezza del comunicato del SICET, che come noi parla di soldi che non  ci sono e di indispensabile immediato raddoppio del fondo sociale nazionale per l’affitto. Non è tutto ma è qualcosa di cui non si può fare a meno.

Le settimane e i mesi che seguiranno alle prossime elezioni saranno davvero cruciali. Ce la faremo a contrastare in modo “costruttivo” (“costruire” altre case!) la voglia di appropriazione, la presunzione d’onnipotenza, la capacità di manovre addirittura internazionali (questo l’affare EXPO per Milano) di questo blocco? Non è scontato; ma che altro dobbiamo fare se non rappresentare il profondo bisogno di sicurezza sociale ed economica di larga parte del nostro popolo?

www.unioneinquilini.it – 4 aprile 2008.


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