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il manifesto del 04 Maggio 2008
«A furia di spostarsi a destra adesso il partito è morto»
Parla Neal Lawson, lo spin doctor di Brown quando era ministro: «La middle class si è stufata, la working class l'abbiamo tradita»
Orsola Casagrande

Neal Lawson è stato consulente di Gordon Brown quando era ministro del tesoro. Critico dell'operato di Tony Blair assieme a altre personalità politiche, sindacali, intellettuali Lawson ha dato vita a Compass, una sorta di think tank che si propone di indicare una via alternativa al New Labour, così come lo aveva pensato Blair.
Un commento su questo voto disastroso?
Il New Labour è morto. E' finita la strategia che ha visto il partito spostarsi progressivamente a destra, cercare di anticipare i Tories nelle loro politiche, ossessionato da mitica middle England e negando che le politiche del libero mercato stiano avendo un effetto devastante sulla società. Queste elezioni hanno dimostrato che la strategia di Blair, resuscitata da Gordon Brown, che puntava sulla conquista del voto della middle class dando per scontato il sostegno incondizionato della working class non regge più. La realtà è che la working class o resta a casa o vota per chiunque ma non per il Labour in alternativa ai Tories. Milioni di persone ancora si identificano con questo partito ma non lo votano perché le scelte di questi anni sono state devastanti.
Nel senso che hanno allontanato sempre più la base, la gente dalla politica.
Assolutamente. La situazione del centro sinistra in tutta Europa, con qualche eccezione, non brilla. Anche in Gran Bretagna le politiche del New Labour sono state vissute dalla gente, dai nostri elettori tradizionali, come ostili. E poi ampi settori della middle class sono tornati a votare Tories, per la prima volta dalla fine degli anni '80. Su libertà civili, welfare e perfino povertà è il leader dei conservatori David Cameron a segnare il passo del dibattito nel nostro paese. La strategia elettorale del New Labour è andata in frantumi.
Quattro milioni e mezzo di voti persi dal 1997: e ora?
Soltanto un cambio di direzione netto e chiaro potrà rimettere in sesto il partito. Io penso che a questo punto il problema non sia nemmeno più definire se il Labour è il partito della middle class o della working class. Deve essere il partito di entrambe, perché oggettivamente i problemi dell'una e dell'altra classe ormai non sono così diversi. Così come non lo sono in Europa. Ed è quello che la sinistra non capisce. La gente chiede risposte su questioni come l'insicurezza causata da un mercato del lavoro sempre più flessibile, la difficoltà nell'acquistare una casa, le pensioni, l'immigrazione, la sicurezza, il welfare. E bisogna essere in grado di dare queste risposte. Tenendo presente che se questi problemi condizionano ormai tutti, è evidente che sono le classi meno abbienti a pagare il prezzo più alto. Fammi dire con una battuta che un cambiamento di rotta non è una necessità ideologica ma un imperativo elettorale.
Sei stato consulente di Gordon Brown. Dopo il voto c'è già chi reclama la sua testa. Tu come la vedi?
Brown aveva detto in autunno che avrebbe fatto slittare le elezioni politiche per avere il tempo di definire e spiegare la sua visione, la sua idea per il paese. Sono passati sei mesi e mi sembra che Brown si sia fatto prendere dal panico e invece di proporre una sua visione abbia deciso di riproporre le politiche fallimentari del blairismo. La classe operaia non è stata solamente ignorata ma attaccata su questioni come la casa, i benefits. Anche i sindacati e la loro azione in difesa dei lavoratori sono stati criticati. Voglio dire che se il brownismo si riduce al blairismo ma senza il boom economico che ha assistito almeno in una prima fase Blair, allora il partito laburista è finito. Per un momento Gordon Brown ha rappresentato la speranza del cambiamento. I suoi messaggi iniziali parlavano di un contenimento della privatizzazione della sanità e della scuola, di politiche abitative serie, di una riforma costituzionale significativa. Ma sono rimasti messaggi. E nel momento in cui è diventato chiaro che Brown sarebbe stato il primo ministro della continuità e non del cambiamento, il sostegno elettorale è crollato.
La domanda adesso è se il Labour riuscirà a risollevarsi.
Soltanto se il governo abbraccerà senza riserve il cambiamento. Una mossa da fare subito o il partito ne pagherà le conseguenze. I bisogni della società, della gente devono diventare la priorità, venire prima dei bisogni dell'economia.


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