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MARZIANI A VERONA

 

“Pazzesco” disse il Sindaco di Verona, mentre con l’avvocato preparava il suo processo per istigazione all’odio razziale.

 

“Inconcepibile” disse il Sindaco di Firenze, mentre toglieva a forza dal marciapiede un’ ingombrante seduta a chiedere l’elemosina.

 

“Esecrabile” disse il Sindaco di Milano mentre guidava le ruspe contro un accampamento rom, accompagnata dall’architetto che le sottoponeva una variante al piano regolatore.

 

 “Incredibile” disse il Sindaco di Bologna, mentre dotava i vigili urbani di spray al peperoncino e di bastoni distanzianti.

 

“Allucinante” disse il Sindaco di Roma, mentre firmava fogli di espulsione per l’ennesimo gruppo di senza fissa dimora.

 

“Inaccettabile” disse il massimo esponente dello schieramento a se stesso avverso, mentre chiedeva l’espulsione di tutti i rom dalla sua ex città cinematografica.

 

“ Dura condanna” disse il Presidente della Regione Veneto, mentre riconoscente distribuiva incarichi ai rampolli della curva sud dell’Hellas Stadium.

 

“Immondo” disse il Sindaco di Padova, mentre armato di cazzuola alzava il muro che separava due quartieri.

 

“Chi l’avrebbe mai detto?” dissero in coro le ronde padane, i volontari civici, i soci dell’associazione carabinieri in pensione, i city angels, i vigilantes contro la prostituzione, i cittadini contro il degrado, affollando le notti per garantire che di notte non ci sia in giro nessuno.

 

 

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità
sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie
coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità
per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità
ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere

 

Smisurata preghiera (di Fabrizio De Andrè e Ivano Fossati)

 

 


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