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Untitled Document Mercoledì 21 maggio si è riunito a Napoli il Consiglio dei Ministri dove
sono stati
proposti alcuni provvedimenti in materia di sicurezza pubblica che, se
approvati, avranno forti ripercussioni sulla vita degli stranieri
presenti nel nostro paese.

Noi del Servizio Rifugiati e Migranti della Federazione delle Chiese
Evangeliche in Italia abbiamo accolto
con preoccupazione alcuni dei punti inseriti nel cosiddetto "pacchetto
sicurezza", perché ci sembra che non riconoscano il fenomeno migratorio
come un aspetto strutturale della nostra società e non favoriscano le
possibilità d'ingresso e di permanenza regolare in Italia.

Queste valutazioni derivano, in particolare, dalla nostra esperienza
maturata
negli ultimi 20 anni di lavoro nell'ambito dell'immigrazione e del
diritto d'asilo.

Fra le proposte presentate quelle che maggiormente
vogliamo evidenziare e riteniamo dovrebbero essere oggetto di ulteriore
riflessione sono:

- Introduzione del reato di immigrazione clandestina
e le nuove norme per contrastare l'immigrazione irregolare: il reato di
ingresso clandestino nel territorio dello Stato si configura come una
misura sproporzionata volta a punire una condizione e non un fatto, e
comunque, pur sempre, un'irregolarità amministrativa. Questa norma
presuppone che ogni straniero senza permesso di soggiorno sia un
criminale e sembra voler ignorare la rigidità del sistema per
l'ingresso in Italia, che non permette di convertire i titoli di
soggiorno e di sanare le situazioni di irregolarità.

Se l'obiettivo
prioritario vuole essere quello di prevenire la presenza irregolare sul
territorio, è necessario, come suggeriamo da tempo, prevedere
l'introduzione di strumenti diversificati, come l'apertura di ulteriori
canali regolari di ingresso per motivi di lavoro o la revisione
dell'iter burocratico per i rinnovi e la conversione dei permessi di
soggiorno.

- Prolungamento della permanenza nei Centri di permanenza
temporanea (CPT) fino a un periodo di 18 mesi: la FCEI ha partecipato
durante il 2006 ai lavori della Commissione istituita dal Ministero
dell'Interno che ha svolto un'indagine sulle condizioni dei CPT
presenti in Italia. Nel rapporto conclusivo la Commissione suggeriva,
nell'ottica di una migliore gestione del fenomeno, di andare verso il
graduale superamento di questi centri. È ormai noto come la gestione di
questi centri comporti dei costi elevati con risultati non equivalenti.
Il rimpatrio forzato dovrebbe essere sempre un provvedimento "ultima
ratio" (da svolgere sempre in sicurezza e nel rispetto dei diritti) e
sarebbe invece importante cercare di favorire i processi di rimpatrio
volontario.

- Restrizioni per i ricongiungimenti: si vogliono
introdurre alcune condizioni limitative all'esercizio del diritto al
ricongiungimento nei confronti del coniuge, dei figli maggiorenni e dei
genitori. Si torna sostanzialmente ai requisiti previsti dalla "Bossi-
Fini" prima delle ultime modifiche. Ostacolare il ricongiungimento
familiare non facilita sicuramente la piena integrazione degli
stranieri presenti in Italia. La presenza di un nucleo familiare spesso
sostiene il nuovo arrivato nell'inserimento e aiuta a prevenire i
conflitti sociali. È, dunque, utile riconoscere nelle politiche degli
ingressi il valore di istituti, quali lo sponsor e il ricongiungimento
familiare, che, facendo leva sulle reti famigliari e catene migratorie
di parenti e amici assicurano un buon inserimento e una maggiore
qualità della vita per adulti e minori.

- Nuove norme per i
richiedenti asilo: a gennaio 2008 è stato approvato il decreto
legislativo 25/08 che stabilisce le procedure per l'esame delle domande
di protezione internazionale presentate. Come FCEI avevamo accolto in
modo positivo l'approvazione di questo decreto, che aveva introdotto,
in particolare, il diritto a soggiornare in modo regolare nel periodo
di presentazione dell'eventuale ricorso verso il diniego dello status.
Il pacchetto sicurezza vuole modificare il testo del decreto, limitando
il diritto alla circolazione dei richiedenti asilo, eliminando la
possibilità di soggiornare in modo regolare durante il periodo del
ricorso (se non per gravi motivi personali o di salute), trattenendo
nei CPT i richiedenti asilo che hanno presentato la domanda di asilo
dopo aver ottenuto un provvedimento di respingimento alla frontiera o
di espulsione.

L'introduzione di queste limitazioni non tiene conto
della difficoltà di entrare in modo regolare per chi fugge dal proprio
paese e di portare delle prove certe sul fatto di essere stato vittima
di persecuzione.


Nel pacchetto sicurezza vengono inserite altre
norme che troverete nel documento allegato. Fra queste una norma per
cercare di contrastare i cosiddetti "matrimoni di comodo", che hanno
come fine solamente l'acquisto della cittadinanza. Sembra importante
ricordare in questa sede che, da anni, si chiede la revisione della
legge sulla cittadinanza del 1992, per permettere che di adeguarsi ai
cambiamenti, derivanti in particolare dal fenomeno dell'immigrazione,
avvenuti all'interno della società italiana (presenza di seconde
generazioni e cittadinanza per naturalizzazione).

Chi volesse avere maggiori informazioni circa questo argomento, non esiti a
contattarci,
un caro saluto,

Patrizia Toss - Servizio Rifugiati e Migranti
Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia
Via Firenze, 38 - 00185 Roma


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