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Politica della casa: il governo procede a zig-zag e con grandi falle. 1. Cominciamo con l’abrogazione dell’ICI sulla prima
casa; viene estesa alle case popolari e questo è giusto. Dovrebbe essere
sottoposta ad un attento esame critico il modo con cui viene compensato il
mancato gettito al Comuni; lo si ricava con dei tagli su altre voci. Le
indichiamo di seguito:
Non
escludiamo che alcuni finanziamenti corrispondessero ad “elargizioni” mirate,
oppure a impieghi differibili nel tempo; ma altre sottrazioni appaiono
francamente molto censurabili. Torniamo
a noi ripartendo dall’ICI sulle case popolari; la soppressione libera notevoli
risorse e contrasta la pretesa da parte di diversi enti (denominati IACP, Ater,
Aler e via dicendo) di aumentare i canoni sociali. Tali
risorse dovrebbero essere destinate a improrogabili manutenzioni ma anche a
nuove costruzioni. Bisognerebbe vincolare in tal senso il maggior attivo
d’esercizio e questo deve essere fatto con indirizzi nazionali e regionali. E’
un impegno ad una immediata vertenza a cui non possono sottrarsi unitariamente
tutti i sindacati inquilini che hanno una forte rappresentanza tra gli assegnatari. Problemi
di applicazione riguardano sicuramente il patrimonio di edilizia pubblica della
Toscana; si ricorda che - contro la nostra durissima opposizione – gli ATER di
questa regione furono trasformati in Spa e il patrimonio trasferito ai comuni,
che non avevamo impiegato nessuna risorsa di loro bilanci per realizzare case
popolari (tutto derivava dai fondi Gescal). Una
volta che la proprietà degli alloggi diventa comunale, l’ICI non era. più
dovuta. I Comuni che ricevevano un minor gettito in modo surrettizio lo hanno
imputato nei contratti di servizio con quelle pseudo Spa. Ora però ai Comuni
della Toscana così zelanti nella loro smania di privatizzazione – se non viene
introdotto ad hoc un emendamento all’art. 3 del D-L 124/2008 – non arriverebbe
alcuna compensazione. Su
tale aspetto va accertata anche la situazione dell’Emilia Romagna. 2. Altra questione, per noi “principale”: quali alloggi
pubblici per chi è sfrattato e senza casa ed è utilmente collocato nei bandi ERP?
A
tutt’oggi, almeno fino alla recentissima riunione della Consulta Casa ANCI, il
Tesoro non aveva trasferito nella “cassa” delle Regioni – e dunque dei comuni –
i 550 milioni di euro del programma straordinario… e questo comporta il blocco
dei programmi di recupero e nuova costruzione da parte di Comuni, IACP, Ater
ecc. Vergognoso. 3. Ed ancora: si stanno assegnando gli alloggi nel
programma dei 20.000 alloggi in affitto. Sorprese amare per i neo-inquilini e
proteste sindacali: le proprietà (comprese le cooperative) hanno imposto una
rivalutazione dei canoni: tutta l’Istat per quattro anni e pagamento dell’IVA al
10% del canone. E non ultimo tre mesi di caparra (media 1.500 euro per contratto!).
Ci si sta così progressivamente avvicinando ai prezzi di mercato, anche perché
gli alloggi vengono commisurati alla cosiddetta superficie commerciale. Ecco
perché sul social –housing bisogna avere idee chiare e non farci turlupinare di
imprese e fondazioni sedicenti sociali. 4. L’esigenza di una immediata riconvocazione del Tavolo
Nazionale di Concertazione è evidente. L’iniziativa di Federcasa-Aniacap a cui
abbiamo immediatamente aderito, ha avuto il consenso dei sindacati inquilini e
delle associazioni della proprietà (tutte, fuorché, per ora, Confedilizia);
l’Anci ha deciso di mandare una propria lettera al Ministro Matteoli, analoga a
quella promossa da Federcasa. Restano ancora alla finestra le Regioni. E’
evidente che la loro adesione è determinante per “convincere” il ministro. E
altrimenti che si fa? Ci si dovrà muovere in modo diverso. Segreteria
Nazionale dell’Unione
Inquilini Roma, 20 maggio 2008 |
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