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Politica della casa: il governo procede a zig-zag e con grandi falle

Politica della casa: il governo procede

a zig-zag e con grandi falle.

 

1. Cominciamo con l’abrogazione dell’ICI sulla prima casa; viene estesa alle case popolari e questo è giusto. Dovrebbe essere sottoposta ad un attento esame critico il modo con cui viene compensato il mancato gettito al Comuni; lo si ricava con dei tagli su altre voci. Le indichiamo di seguito:

 

                           

                                                          

                                                                     

Destinazione precedente

Importo sottratto in milioni di euro

Finanziamenti al sud

1.400

Strada Ionica

350

Metro Leggera Palermo

240

Ferrovia Circum-etnea

250

Piattaforma Logistica Sicilia

247

Superstrada Agrigento-Caltanisetta

180

Trasporto Locale Pubblico e su ferrovia

721

Recupero Centri Storici

30

Isole Minori

60

Fondo per la demolizione eco-mostri

45

Ammodernamento reti idrica nazionale

70

Forestazione e  riforestazione

150

Altri impieghi in attività culturali

76

Sport di “cittadinanza”

95

 

Non escludiamo che alcuni finanziamenti corrispondessero ad “elargizioni” mirate, oppure a impieghi differibili nel tempo; ma altre sottrazioni appaiono francamente molto censurabili.

 

Torniamo a noi ripartendo dall’ICI sulle case popolari; la soppressione libera notevoli risorse e contrasta la pretesa da parte di diversi enti (denominati IACP, Ater, Aler e via dicendo) di aumentare i canoni sociali.

Tali risorse dovrebbero essere destinate a improrogabili manutenzioni ma anche a nuove costruzioni. Bisognerebbe vincolare in tal senso il maggior attivo d’esercizio e questo deve essere fatto con indirizzi nazionali e regionali. E’ un impegno ad una immediata vertenza a cui non possono sottrarsi unitariamente tutti i sindacati inquilini che hanno una forte rappresentanza tra gli assegnatari.

Problemi di applicazione riguardano sicuramente il patrimonio di edilizia pubblica della Toscana; si ricorda che - contro la nostra durissima opposizione – gli ATER di questa regione furono trasformati in Spa e il patrimonio trasferito ai comuni, che non avevamo impiegato nessuna risorsa di loro bilanci per realizzare case popolari (tutto derivava dai fondi Gescal).

Una volta che la proprietà degli alloggi diventa comunale, l’ICI non era. più dovuta. I Comuni che ricevevano un minor gettito in modo surrettizio lo hanno imputato nei contratti di servizio con quelle pseudo Spa. Ora però ai Comuni della Toscana così zelanti nella loro smania di privatizzazione – se non viene introdotto ad hoc un emendamento all’art. 3 del D-L 124/2008 – non arriverebbe alcuna compensazione.

Su tale aspetto va accertata anche la situazione dell’Emilia Romagna.

 

2. Altra questione, per noi “principale”: quali alloggi pubblici per chi è sfrattato e senza casa ed è utilmente collocato nei bandi ERP?

A tutt’oggi, almeno fino alla recentissima riunione della Consulta Casa ANCI, il Tesoro non aveva trasferito nella “cassa” delle Regioni – e dunque dei comuni – i 550 milioni di euro del programma straordinario… e questo comporta il blocco dei programmi di recupero e nuova costruzione da parte di Comuni, IACP, Ater ecc. Vergognoso.

 

3. Ed ancora: si stanno assegnando gli alloggi nel programma dei 20.000 alloggi in affitto. Sorprese amare per i neo-inquilini e proteste sindacali: le proprietà (comprese le cooperative) hanno imposto una rivalutazione dei canoni: tutta l’Istat per quattro anni e pagamento dell’IVA al 10% del canone. E non ultimo tre mesi di caparra (media 1.500 euro per contratto!). Ci si sta così progressivamente avvicinando ai prezzi di mercato, anche perché gli alloggi vengono commisurati alla cosiddetta superficie commerciale.

Ecco perché sul social –housing bisogna avere idee chiare e non farci turlupinare di imprese e fondazioni sedicenti sociali.

 

4. L’esigenza di una immediata riconvocazione del Tavolo Nazionale di Concertazione è evidente. L’iniziativa di Federcasa-Aniacap a cui abbiamo immediatamente aderito, ha avuto il consenso dei sindacati inquilini e delle associazioni della proprietà (tutte, fuorché, per ora, Confedilizia); l’Anci ha deciso di mandare una propria lettera al Ministro Matteoli, analoga a quella promossa da Federcasa. Restano ancora alla finestra le Regioni.

E’ evidente che la loro adesione è determinante per “convincere” il ministro.

E altrimenti che si fa? Ci si dovrà muovere in modo diverso.

 

Segreteria Nazionale

dell’Unione Inquilini

Roma, 20 maggio 2008


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