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Una domenica al Rom-pride - Flavia Amabile

Una domenica al Rom-pride -  Flavia Amabile

Sfilano con dei triangolini di cartone nero spillati sui vestiti. Sopra hanno scritto, a penna, la lettera «Z». Z come zingaro, ed è la prima volta che scendono in piazza a sbattere in faccia a tutti la loro origine. E' il Rom-pride, la giornata del loro orgoglio. «Siamo ventimila», sostengono. Forse saranno meno della metà ma non è questo che importa. Quello che conta è gridare a tutti: «Alemanno non ci fai paura, per la prima volta non abbiamo paura». E infatti partono dal Colosseo a testa alta, con i vestiti colorati, la musica delle Nuove Tribù Zulu, band italiana dal sound gitano e i balli delle Chèjà Celen, danzatrici professioniste del campo rom di Monte Mario a Roma. «Siamo più romani di Alemanno», urla al microfono Luigi Amidovic. «Siamo qui da quarant’anni. Basta con i campi, vogliamo case popolari, vogliamo lavoro, vogliamo vivere come gli altri. Siamo tutti uguali. Sam sa isti, nella nostra lingua». Tutti d’accordo su questo. Alexian Santino Spinelli, presidente dell’associazione Then romano onlus che ha organizzato il corteo: «Gli italiani non sono razzisti ma c’è in questo Paese una disinformazione dilagante. Il campo nomadi è una forma di segregazione razziale, i rom non vogliono vivere in questo modo. E non è vero che l’integrazione pesi sulle tasche degli italiani perchè passa attraverso fondi comunitari che o non sono attivati o finiscono con il finanziare progetti fasulli di pseudo associazioni di volontariato. Ma ai rom non arriva nulla». Parole che non fanno piacere al mondo della politica. Alla manifestazione oltre ai loro colori sventolavano alcune bandiere dell’Arci e una bandiera della Roma. «I politici non ci vogliono ma faremo da soli, arriveremo in Parlamento a chiedere i nostri diritti», annunciano. Insieme ai rom, marcia Rita Bernardini, segretaria dei radicali e deputato Pd, l’unica a poter fare promesse politiche: «Ci batteremo perché venga approvata una legge che riconosca la minoranza etnico-linguistica dei rom». Ci sono alcuni politici di Rifondazione come Salvatore Bonadonna e Franco Russo Spena. Giornalisti di sinistra come Furio Colombo, ex direttore de l’Unità o Piero Sansonetti, direttore di Liberazione. Gli altri si sono tenuti alla larga. «I rom sono l’unico popolo al mondo a non aver mai dichiarato guerra a nessuno, e a non aver compiuto atti terroristici», afferma Mesic Iliri. Le violenze - spiegano - loro le subiscono. «Domani presentateremo una denuncia contro ignoti per l’aggressione ai danni di una rom di 16 anni, incinta di sei mesi avvenuta sul lungomare di Rimini venerdì sera», racconta Roberto Malini, presidente di Everyone, che ha partecipato all’organizzazione del Rom-pride. Il problema dei rom è lontano dall’essere risolto ma anche gli altri stranieri non se la passano meglio in questo momento in Italia. «L’immigrazione, quando è legale, quando riesce a integrarsi sul lavoro, è un fattore molto importante», ricorda il sindaco della capitale, Gianni Alemanno. Anche il vicario di Roma, il cardinale Camillo Ruini, chiede di «coniugare l’accoglienza con la formazione degli immigrati al rispetto della legalità». Il governo ha risposto introducendo il reato di clandestinità e ora i più preoccupati sono i magistrati. Il segretario dell’Anm sottolinea le «difficoltà» che verrebbero a pesare sugli uffici giudiziari e spiega: «Vogliamo evitare che un domani si possa indicare la magistratura come responsabile dell’inevitabile fallimento».

 


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