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Un editoriale in due parti: Roma in corteo e collasso mondiale

Un editoriale in due parti: Rom in corteo e il collasso mondiale.

 

I. Rom in corteo domenica 8 giugno dall’ex Mattatoio del Testaccio al Colosseo.

Da Liberazione – edizione di martedì 10 giugno.

 

La parola d’ordine era: “Ora prendiamo noi la parola. Basta assistenzialismo”.  Halidovic va oltre:”Dobbiamo prenderci le nostre responsabilità: se sbaglieremo, il danno l’avremo fatto noi; se faremo bene, ci prenderemo il merito.” Ed ancora, Spinelli, in arte Alexian, musicista e docente universitario, bolla quelli dell’Opera Nomadi come “falsi profeti che vogliono far passare il campo nomadi come espressione culturale, invece è una forma di segregazione razziale”.

L’obiettivo degli organizzatori del corteo è quello di smantellare presto i campi dando una valida alternativa ai rom, e, puntualizza il musicista, “non è vero che l’integrazione pesa sulle tasche degli italiani, perché i progetti ricevono fondi UE”.

Basterà questo per “risolvere” qualcosa di radicato e di ambiguo nella stessa percezione degli “altri”?

“Liberazione” ci propone nella stessa pagina un brano tratto da “Zingari di merda” di Antonio Moresco e Giovanni Giovanetti, ed. Effige, euro 15. Viaggio in Romania alle origini del pregiudizio contro i rom.

Riportiamo questi due brani:

“ C’è chi (dei rom) ne fa un feticcio negativo e ne vede solo il male, i mendicanti, i parassiti, i ladri, gli antisociali, preda di paure dove sembrano riaffiorare le prime laceranti e feroci divisioni tra i nomadi e i sedentari… E poi c’è chi, altrettanto stupidamente, ne fa un feticcio positivo e una caricatura di segno opposto: gli zingari, con la loro libertà e i loro stracci colorati, le loro musiche, i loro balli e le feste, con il loro rifiuto dei nostri modelli economici e culturali (…) ne fanno la versione moderna del buon selvaggio; (costoro) sono sempre in cerca di una causa che li faccia star bene, nel giusto, dopo che altre cause sono miseramente fallite.” Poi l’analisi procede e non dà facili soluzioni, né propone una specie di sistemazione finale. E’ una descrizione onesta.

Non voglio con questo aprirmi a chissà quale “speranza”; si intrecciano in un groviglio insano tante altre cose, più grandi di noi. Ma con questa esposizione di massa e con queste consapevolezze mi sento vicino.

I rom che hanno manifestato e le dichiarazioni con cui si sono presentati mi convincono più di tante altre commiserazioni.

La mano immaginaria con ogni dito che rappresenta una parte dei precari della casa non si è ancora chiusa in pugno, in quel  pugno che è simbolo di lotta ; il pugno chiuso è l’obbiettivo di sempre, poi può non essere compiuto, può essere debole e rattrappito. Chissà quando questo avverrà!

Ma  è già molto se ogni sua parte comincia a capire che si è rispettati solo in una fusione tra diritto e dignità.

Non la voglio fare troppo lunga ed istruita: chi lotta è rispettato, chi mendica non lo è. Sia rom, suddito delle mafie o crumiro. Conosco la mia gente, non tutti saranno con noi verso l’unità necessaria, ma alcuni sì e poi altri ancora, e così si procede.

Sento però il bisogno di aggiungere che l’infelicità è ineliminabile; gli schemi per ripulirla portano alle più tremende aberrazioni (da quelle naziste a quelle dei Kmer Rossi). Si cade, ci si separa, si da di matto, non si regge alla competizione, soccombiamo alla morte nelle nostre aberrazioni religiose; e tant’altro ancora.  L’assistenza intesa come amicizia tra le persone e nelle comunità allargate non può essere esclusa; è dentro la difficile difesa della dignità della persona umana. Perciò nessuna pianificazione totalitaria, nessun ordine globale; ma un modo empirico, fatto di scelte e di dosaggi, di regole e di eccezioni. Questo è quanto ho percepito.

II. Collasso mondiale ? Che fare.

 

Forse qualche assestamento ci sarà, intendo sul prezzo dei carburanti; ma non si può continuare a tirare a campare mentre il metabolismo della “comunità” umana si sta surriscaldando.

Ne scrive addirittura il guru Scalfari, in un editoriale della scorsa domenica, una volta tanto intelligente anche se stupidamente offensivo per noi della sinistra provvisoriamente sconfitta.

Negli Stati Uniti il collasso viene descritto come recessione, depressione o crollo. Altri titoli sono quelli del picco dei prezzi dei carburanti, il cambio climatico, l’estinzione di massa di molte specie vegetali ed animali, la sovrappopolazione… Il summit della Fao riunita a Roma è stato ampiamente commentato, avveniva a caldo, con le rivolte per il grano e il pane che stavano destabilizzando grandi aree del mondo, dall’Africa all’Insulindia. Qualche analisi era corretta, la svolta antispeculativa era da qualche parte preconizzata; troppo forti le Corporation. E così ecco la sintesi finale nella linea cerchiobottisti dello “speriamo che passi la nottata”.

Che fare? Una certa Carolyn Baker (non ho capito bene chi sia, l’ho rintracciata nel mega-motore di ricerca (http://carolynbaker.net  28.05.08) così si esprime:

 “Parlate delle vostre paure con tutti quelli che conoscete (…) cercate quelli con cui potete farlo. E’ l’inizio della “ricerca della vostra tribù”: individuate le persone che hanno capito il problema, che sentono quello che voi sentite e che non cercano più d’ignorare il collasso.” “Ricordate! “ ci ammonisce ancora. “Mentre l’impero fascista si manifesta tutto intorno a noi, non esistono “soluzioni”, ma solo opzioni”… “ Quanto più presto abbandonerete l’illusione di poter evitare il collasso e che esista qualcosa o qualcuno in grado di evitarlo, tante più energie sarete in grado di liberare per agire nell’interesse vostro e della vostra tribù”.

Cose da brividi, che mi ricordano un orrendo senso comune che avverto quando occasionali interlocutori replicano che “Ormai non se ne può fare a meno, il treno è inarrestabile”. e questo con la consapevolezza di essere invischiati in una nevrotica competizione. Carnefici e vittime di se stessi.

Carolyn ci dice: “Chi può e chi sa prepari delle scialuppe di salvataggio”.

Parrebbe qualcosa di artefatto, una specie di Indipendent Day, con le catastrofi definitive in arrivo.

Ho la sensazione invece che ci sia molto di vero.

I governi sbraiatano, ordinano, mostrano i muscoli: ieri sera il Parlamento Europeo ha fatto di peggio; per aumentare il reddito dei subordinati (dice lui) ha emesso una – non so se legge, raccomandazione, ordinanza – insomma ha stabilito che il limite massimo settimanale per il lavoro dipendente in Europa passa a… 60 ore!

Credo che qui possa fermarmi lasciando a chi legge la voglia di riflettere sul futuro che questi potenti/impotenti ci stanno prospettando.

 

Vincenzo Simoni


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