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20.06.08. Primo commento al DDL sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali (Marco Bersani - Attac)

a)      il Governo ha optato di procedere attraverso un Disegno di Legge e non per Decreto. Questa scelta è dettata innanzitutto dalla impossibilità di dimostrare i requisiti di “necessità ed urgenza”, obbligatori per procedere attraverso decreto. Data l’indifferenza dell’attuale Governo per il rispetto delle procedure, dobbiamo pensare che la scelta del DDL è probabilmente anche dettata da contrasti interni sulla direzione da prendere in merito ai servizi pubblici locali (possibili resistenze da parte della Lega Nord e da una parte di An). La scelta del DDL comporta tempi di approvazione più dilatati, anche se il Governo ha annunciato la volontà di chiudere la partita entro fine luglio;

b)      il DDL ricalca sostanzialmente il precedente DDL Lanzillotta, con l’aggiunta del servizio idrico integrato fra i servizi da liberalizzare, che allora era stato escluso grazie alle lotte dei movimenti e alle posizioni tenute dalla sinistra a quel tempo parlamentare; nell’attuale quadro parlamentare, il DDL parte da una sostanziale unanimità;

c)      il DDL si basa su un impianto totalmente liberista, come ben espresso dal primo comma, laddove si parla di “favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale di rilevanza economica in ambito locale”;

d)     primo elemento da rilevare per le lotte per la ripubblicizzazione dell’acqua : il DDL fa esplicito riferimento ai “servizi di interesse generale di rilevanza economica”. Poiché, come diciamo da tempo, non esiste una classificazione dei “servizi di interesse generale di rilevanza economica” che li differenzi dai “servizi di interesse generale” e poiché la gestione di tali servizi, stante la riforma del Titolo V della Costituzione, sono prerogativa degli enti locali, è sufficiente che un ente locale deliberi di definire il servizio idrico –o qualunque altro servizio- come “servizio di interesse generale privo di rilevanza economica” ai sensi dell’art.43 della Costituzione, per poterlo sottrarre al DDL sulle liberalizzazioni e gestirlo attraverso enti di diritto pubblico;

e)      le modalità di affidamento considerate prioritarie sono l’affidamento a privati o a società miste, in cui il privato abbia almeno il 30%; tutte le altre modalità di affidamento sono da considerarsi residuali, con tempi di scadenza e con scelte, che per essere effettuate, devono essere adeguatamente motivate (comma 4);

f)       secondo elemento da rilevare per le lotte per la ripubblicizzazione dell’acqua : tra le forme di gestione, vengono previste solo le SpA (comma 3); tuttavia, ai commi 9 e 10, si fa esplicito riferimento, tra le gestioni “in house” alle aziende speciali; aldilà dell’incongruità del testo normativo, questo significa che il legislatore ritiene le aziende speciali tra le forme di gestione possibili;

g)      il comma 4  si conclude con il seguente capoverso : “Alle società in house si applicano le procedure di selezione pubblica del personale e quelle ad evidenza pubblica per l'acquisto di beni e servizi.” Ulteriore dimostrazione del fatto che le SpA si fanno per deregolamentare i contratti di lavoro e per avere mano libere sugli appalti (vedi le recenti inchieste su Acqualatina e Sorical);

h)       il DDL, al comma 5, dice che tutti gli enti gestori titolari di affidamenti diretti fatti in maniera difforme da quanto previsto (ovvero senza gara), non possono dal giugno 2009 operare in qualsiasi forma su altri territori; dubitando che, nel corso della discussione parlamentare, tale comma rimanga inalterato, il testo comprende anche molte delle attuali SpA che dal 30 giugno 2009 non potranno più operare fuori dal proprio territorio;

i)        con il comma 10, tutti gli affidamenti diretti –da intendersi come aziende speciali, SpA a totale capitale pubblico e SpA miste con affidamento difforme da quanto previsto dal DDL – cessano entro il 31 dicembre 2010. Questo significa, oltre a un attacco alle gestioni “in house”, anche il fatto che molti degli attuali affidamenti a Spa miste cessano alla medesima data (anche qui, è bene dubitare che il testo rimanga tale); per rafforzare questo principio, il comma stabilisce inoltre che, a partire dal 1 gennaio 2011, tutti questi affidamenti saranno soggetti al patto di stabilità interno (strano modo di procedere : si dice che gli affidamenti cessano e poi si dice che dal giorno dopo saranno soggetti al patto di stabilità interno.. dunque non cessano?). In realtà questo comma è sicuramente rivolto a scoraggiare le ripubblicizzazione del servizio idrico, mettendo esplicitamente i costi delle aziende speciali dentro il patto di stabilità interno

 

: 16/06/2008 7.20

 


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